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Schiavo d'amore

By W. Somerset Maugham

(376)

| Paperback | 9788845921551

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Book Description

Il secondo e più celebre romanzo di W. Somerset Maugham, quello che già alla sua uscita, nel 1915, fece di lui uno scrittore immensamente popolare. Maugham precisò in diverse occasioni che "Schiavo d'amore" non era "un'autobiografia, ma un romanzo au Continue

Il secondo e più celebre romanzo di W. Somerset Maugham, quello che già alla sua uscita, nel 1915, fece di lui uno scrittore immensamente popolare. Maugham precisò in diverse occasioni che "Schiavo d'amore" non era "un'autobiografia, ma un romanzo autobiografico" - e che Philip Carey, pur essendo orfano come lui, medico come lui, e come lui attratto dai lati meno dominabili dell'esistenza, era solo il protagonista di una finzione. Il lettore è quindi libero di seguire Philip prima durante gli studi a Heidelberg, poi negli anni della bohème parigina, e alla fine per tutto il lungo e tormentato amore per Mildred. Dal libro è stato tratto nel 1934 il film "Schiavo d'amore" con Bette Davis nei panni di Mildred.

102 Reviews

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  • 5 people find this helpful

    La gente ti chiede una critica, ma in realtà vuole solo una lode

    “Philip ricordò quel re orientale, il quale, volendo conoscere la storia dell'uomo, si vide portare da un saggio cinquecento volumi: troppo occupato dagli affari di Stato, lo pregò di fargliene un riassunto. Dopo vent'anni il saggio tornò e la sua st ...(continue)

    “Philip ricordò quel re orientale, il quale, volendo conoscere la storia dell'uomo, si vide portare da un saggio cinquecento volumi: troppo occupato dagli affari di Stato, lo pregò di fargliene un riassunto. Dopo vent'anni il saggio tornò e la sua storia era condensata in cinquanta volumi; ma il re, troppo vecchio ormai per leggere tante pagine, lo pregò ancora una volta di riassumerle. Passarono altri vent'anni e il saggio, decrepito e canuto, raccolse in un solo volume le cognizioni che il re aveva cercate, ma il re era sul letto di morte e non aveva più il tempo di leggere neanche quello. E allora il saggio gli riassunse la storia dell'uomo in una riga: è nato, ha sofferto ed è morto.”

    Il libro, quasi un diario, racconta la vita di Philip, piccolo orfano colpito da una malformazione al piede; descrive la sua educazione, i suoi desideri, i suoi amori e le sue esperienze fino al momento in cui diventa uomo capace di prendere in mano il suo destino.
    Il cuore del racconto è il suo amore per Mildred, una donna senza scrupoli, volgare, stupida e ingrata che lo umilia, lo rende passivo e da cui non riesce mai a staccarsi completamente. Una donna di cui nota i difetti, che lo sfrutta e che si fa mantenere con una figlia avuta da un altro. Per questo amore Philip si rovina sia economicamente che psicologicamente. A volte la perfidia di questa donna sembra quasi incredibile.

    "Non sapeva perché l'amasse. Aveva letto delle idealizzazioni che avvengono in amore, ma egli la vedeva esattamente come era: né divertente né intelligente: dotata di una mente volgare e di una furberia altrettanto volgare, che lo disgustava. Nessuna generosità, nessuna dolcezza. Philip trovava spiacevole il suo seno piatto e i suoi fianchi troppo stretti e detestava la volgarità della sua pettinatura. Odiava e disprezzava se stesso perché l'amava. Si sentiva smarrito. Amava quella donna come non aveva mai amato prima. Non gli importava nulla dei suoi difetti. Comunque, non avevano alcun significato per lui. Gli sembrava come se una forza estranea agisse contro la sua volontà, contro il suo interesse ".

    Poi finalmente uno spiraglio di luce interviene nella sua vita. Il lavoro, l’incontro con un uomo buono e la sua famiglia che lo accoglie come un parente, l’amore per una ragazza che sfocia in qualcosa di bello e positivo. Un amore che però non cancellerà il ricordo della donna volgare, ormai diventata prostituta, che Philip idealizzerà fino alla fine.
    L’autore ha una straordinaria capacità di rendere lo stato d’animo di Philip, il suo giudizio sul mondo che lo circonda, la sua sofferenza, il suo sentirsi oppresso da una quotidianità che detesta e lo inaridisce, il suo pessimismo.

    “La vita non aveva alcun significato, l'uomo non aveva alcuna importanza. Philip esultò come aveva esultato nella sua giovinezza quando si era liberato dal fardello della religione; gli sembrava ora di essere alleviato dall'ultima responsabilità e di sentirsi per la prima volta veramente libero. La sua nullità si trasformava in forza, ed improvvisamente egli si sentiva uguale al destino spietato che si era accanito contro di lui; se la vita non aveva significato, il mondo non aveva più crudeltà. L'insuccesso non aveva alcuna importanza e il successo non significava nulla. Così piccolo nella massa formicolante di esseri umani che per breve tempo occupavano la superficie della terra, si sentiva onnipotente perché aveva strappato al caos il segreto della sua inesistenza. I pensieri si soverchiavano tumultuosamente l'un l'altro nel suo cervello; ed egli respirò a lungo con gioconda soddisfazione. Aveva voglia di cantare e di saltare; da molti mesi non si sentiva così felice.”

    Philip riesce a capire quindi che ciascuno è al mondo solo per sé, imparando a pretendere meno così dai propri simili. Nel complesso il libro è abbastanza interessante e profondo, anche se forse troppo prolisso e dettagliato in molte parti. Probabilmente alcune minuziose descrizioni, poco funzionali al romanzo, potrebbero essere tranquillamente eliminate favorendone la leggibilità.

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    Roberto said on Sep 5, 2014 | 3 feedbacks

  • 1 person finds this helpful

    Un bellissimo racconto che mi ha ricordato in alcuni punti i romanzi di Dickens. Il protagonista e'Philip Carey , orfano di entrambi i genitori che viene allevato dagli zii materni molto religiosi e alquanto bigotti. Seguiamo questo bambino nella sua ...(continue)

    Un bellissimo racconto che mi ha ricordato in alcuni punti i romanzi di Dickens. Il protagonista e'Philip Carey , orfano di entrambi i genitori che viene allevato dagli zii materni molto religiosi e alquanto bigotti. Seguiamo questo bambino nella sua formazione, nella sua crescita, nella sua educazione, nelle sue scelte di vita e nei suoi amori. Questi ultimi hanno una parte molto importante nella storia . E’ la passione travolgente che Philip ha, per Mildred Rogers il tema principale del racconto. Mildred e’ una donna volgare che accetta i suoi regali, ma gli preferisce un uomo più ricco che però non può sposarla, e’ una donna che non si fa scrupoli a tornare da lui con una figlia per farsi mantenere e che decide poi di sposarlo quando oramai lui è totalmente disgustato da lei. E’ questo l’amore che rovina Philip, sia economicamente che nell’anima. Grazie all’ incontro con un uomo buono e la sua famiglia che lo accoglie come un parente, e l’amore per la figlia , Philip riesce ad uscire da questo vortice di distruzione e a vivere serenamente il suo futuro. C’e’ una punta di amarezza, però: questo antico amore non si cancellerà mai e il ricordo della donna accompagnera’ Philip, come un fantasma. Nonostante il romanzo sia lungo, l’ho letto con piacere , e lo consiglio perche’ la storia sa sottolineare i lati buoni e cattivi della vita.

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    Roby66 said on May 4, 2014 | 1 feedback

  • 1 person finds this helpful

    Splendido, avvincente, con un finale orwelliano che mi ha lasciata un po' delusa.

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    Kriska said on Mar 17, 2014 | Add your feedback

  • 3 people find this helpful

    E’ una storia di formazione in cui il protagonista, Philip Carey, affronta la vita con il peso di un'infanzia infelice e di un piede equino.
    Seguiremo questo bambino per tutte le pagine del romanzo; nella sua formazione, nella sua crescita, nella su ...(continue)

    E’ una storia di formazione in cui il protagonista, Philip Carey, affronta la vita con il peso di un'infanzia infelice e di un piede equino.
    Seguiremo questo bambino per tutte le pagine del romanzo; nella sua formazione, nella sua crescita, nella sua educazione, nelle sue scelte di vita, a volte giuste a volte sbagliate, e nei suoi amori: l’avventura con una donna più grande di lui che un po’ lo disgusta, l’amore per una donna volgare e ingrata che lo umilierà spesso e da cui non riuscirà mai a staccarsi completamente, e l’amore silenzioso e luminoso della figlia di un amico, amore che chiuderà il romanzo con l’effettiva liberazione di Philip.
    Con una punta di amarezza, però… Infatti, è un amore che non cancellerà mai il ricordo della donna volgare che è diventata una prostituta, e di cui Philip inseguirà sempre il fantasma. Ma il finale è comunque positivo, non è sdolcinato e quasi fastidioso come alcuni lieti fine: è il finale è adatto al romanzo. Secco, sofferto, ma speranzoso.

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    Aspa said on Nov 11, 2013 | 2 feedbacks

  • 1 person finds this helpful

    Particularly with this book Maugham proves to be an exceptional analyser of the human soul. I think everyone has had one of Philip's thoughts in mind at least once in a lifetime and it is almost impossible not to feel an emotional involvement in his ...(continue)

    Particularly with this book Maugham proves to be an exceptional analyser of the human soul. I think everyone has had one of Philip's thoughts in mind at least once in a lifetime and it is almost impossible not to feel an emotional involvement in his affairs. I had to leave the book for three days in a point that I considered dramatic.
    It's no wonder that "on human bondage" and "The razor's edge" are regarded as the best of Maugham's production.

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    Chase Insteadman Mountbatten said on Nov 2, 2013 | Add your feedback

  • 4 people find this helpful

    Ma le parti noiose della vita non andrebbero tagliate dai romanzi?

    Mi ci è voluto qualche giorno per mettere a fuoco il problema di questo romanzo. Poi Hitchcock mi è venuto in aiuto. Così ho capito che una narrazione diventa letteratura se racconta la vita con le parti noiose o poco significative tagliate. Maugham ...(continue)

    Mi ci è voluto qualche giorno per mettere a fuoco il problema di questo romanzo. Poi Hitchcock mi è venuto in aiuto. Così ho capito che una narrazione diventa letteratura se racconta la vita con le parti noiose o poco significative tagliate. Maugham invece in questo romanzo di formazione che è in realtà un diario scritto in terza persona, non ci fa mancare nulla. E così si passa dalle dotte discussioni sulla pittura di Manet alla minuziosa descrizione dello scialletto che portava Mildred, dalle riflessioni avvitate di Phil sul senso della vita, alle disquisizioni sulle regole che la moglie di un vicario deve seguire per fare la spesa. Molte delle pagine scritte sembrano racconti a sé stanti, inutili all’ economia della storia.
    Certo si impara molto sull’ Inghilterra leggendo Maugham, sulla visione classista della società, peraltro condivisa da Phil, sulla povertà e sordidezza della Londra di fine ottocento, sul concetto di donna considerato allora desiderabile, semplice, in carne, senza pretese di intellettualità o di raffinatezza, sull’ incapacità di considerare positivamente le emozioni, sulla negatività di lasciarsi andare alla passione. E la sensazione è che lo scrittore Maugham, nonostante il titolo scelto per questo romanzo-diario, sia egli stesso talmente intriso di questa mentalità inglese, da essere del tutto incapace di raccontare le emozioni e le passioni del suo personaggio.
    Mildred, il grande amore di Phil, è affermato ma non spiegato. Phil non può fare a meno di lei, eppure la trova quasi brutta, la descrive piatta e anemica, la disprezza come persona per la sua incultura piccolo borghese e per le sue bugie, viene da lei sistematicamente maltrattato. L’amica Norah invece ha senso dell’umorismo, intelligenza, calore umano. Ci informa Maugham che Phil era felice di stare con lei, parlarci era divertente e interessante. Norah gli restituisce fiducia in se stesso, gli guarisce tutte le ferite dell’ anima. Phil ammirava il suo coraggio, il suo ottimismo, la sua continua sfida nei confronti del destino. Ma, conclude Maugham, non l’amava affatto.
    Allora da lettrice mi chiedo: ma di che amore mi sta parlando Maugham? E’ evidente che il suo concetto di amore e il mio non coincidono affatto. In realtà, l’idea che mi sono fatta è che Maugham le donne non le abbia mai amate, ma che in questo diario-romanzo parzialmente autobiografico non abbia avuto il coraggio di ammetterlo. Ma al di là della vigliaccheria dell’uomo, è soprattutto lo scrittore qui che fallisce. E così la trama del tappeto persiano metafora della vita, splendida ma senza significato, nel caso di Maugham non è neanche splendida.

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    Cxr said on Aug 22, 2013 | 3 feedbacks

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