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Schiuma

Il romanzo della «Feccia» turca

Di

Editore: Einaudi

3.3
(43)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 159 | Formato: Altri

Isbn-10: 8806151908 | Isbn-13: 9788806151904 | Data di pubblicazione: 

Traduttore: A. Orsi

Genere: Fiction & Literature , Mystery & Thrillers

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Descrizione del libro
Il romanzo della feccia turca. Arriva in italia il libro che ha scioccato eaffascinato i lettori tedeschi. L'opera prima di uno scrittore figlio diemigranti turchi in Germania che racconta la spietata lotta per l'affermazioneindividuale e sociale di un gruppo di reietti per lingua, censo e cultura. Unlibro duro e impietoso che mostra il volto feroce dell'integrazione razzialein Europa.
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  • 2

    Il mio episodio preferito? Quello del criceto morto di overdose. Pure la storiella della foto del proprio culo nero e peloso fatto con la polaroid delle polacche è simpatica.

    Ho provato a calcolare quanti anni avesse il ragazzo che si è prestato per offrire una Voce Narrante ai racconti di Feridun, facendo il conto delle pene comminate, al netto di quelli trascorsi in carc ...continua

    Ho provato a calcolare quanti anni avesse il ragazzo che si è prestato per offrire una Voce Narrante ai racconti di Feridun, facendo il conto delle pene comminate, al netto di quelli trascorsi in carcere e non al lordo delle condanne in teoria, quando però s’è capito che in carcere il ragazzo ci stava ancora, alla fine delle storie, mi è passata la curiosità. L’autore che si è travestito da Voce Narrante in una nota finale fa lui il calcolo per me: la Voce Narrata, all’epoca degli ultimi fatti riportati, ha 25 anni. Ehi, non lo facevo così giovane. Da come parlava, da come è fatto parlare, m’era parso che di anni ne avesse giusto il doppio. Il romanzo è di fine Anni Novanta, quindi ora la Voce Narrata dovrebbe averne più di quaranta. Il mio augurio è che non li stia passando in carcere e che non abbia fatto l’epilogo toccato a alcuni dei suoi conoscenti e amici, e che gli si sia ringiovanito il linguaggio: nel libro sembra quello di un pentito dopo la terza decade di isolamento.

    Nel mondo letterario - non è dissociato da quello reale ma va considerato nella sua autonomia - è difficile essere un delinquentello comune e essere interessante e non soltanto grottesco tanto per gradire a chi ne leggerà dal suo riparo domestico. Uno se è delinquente poco cambia lo sia in quanto turco in Germania o in quanto tedesco in Turchia o in quanto napoletano a Milano o in quanto milanese in qualche Little Italy del mondo o in quanto turco e tedesco a fare rispettivamente i delinquenti a centro metri dalla propria casa ancestrale. Variano, e neanche tanto, le giustificazioni che ci si da, dai e dai sei comunque lì che ti buchi, spacci, hai una discreta serie di aneddoti violenti, ti sei beccato qualche coltellata, qualuna l’hai data, in fondo dentro c’hai il male di vivere e meno male, sempre meglio di niente. Se sei stupido, se non fai niente per non esserlo, non sarai mai interessante. Al massimo diventerai un documento, una testimonianza, una scimmia nel circo della lettura per amanti del genere.

    Se la forza del romanzo di Feridun è la lingua dei suoi canachi, la traduzione italiana non ne può sapere niente, giusto due o tre espressioni (falan filan invece di blablabla e l’altra espressione che è l’equivalente turco dell’inglese motherfuchikng, mi ha detto la traduttrice), per il resto è il parlottio povero e sbruffone della mezza tacca che si vuol credere uno stivale ferrato. La Voce Narrata spacciata da Voce Narrante ci fa la figura dello stupidone cronico (va in giro con una giubba viola, pagliaccesco come quelli che Saviano descrive con le tute d'acetato alla Kill Bill in Gomorra), del beota frutto di palestra e discoteca e famiglia distratta e compagnia facsimile di beoni deprivati da qualsiasi forma minima di originalità, e della loro pretesa viriloide di essere antisistema che consiste in una una serie di compromessi e adeguamenti uno più vigliacchetto e spione dell'altro. Truzzi che si gloriano del racconto delle proprie bravate a cui manca lo stile vagamente dissimulatorio che occorrerebbe per farne risaltare la potenza fisica e sessuale. Un bullo che non legge "Il cortigiano" di Castiglione non andrà oltre la scheda segnalatica nell'archivio della polizia. Chi lo legge può ambire a diventare almeno un gerarca, un prefetto, un fumetto americano, e trovarsi grandiosamente romanzato da un Capote, non trascritto da un Feridun che non ci si deve essere sbattuto più di tanto, sui nastri registrati.

    A leggerle per come sono, le storielle di Feridun sono il ritratto di una banda di picchiatori grossolani, dei turisti della criminalità, vanitosi e spacconi che o creperanno di morte violenta o di galera, lasciandosi dietro giusto qualche padre che scuote la testa desolato ma dispiaciuto mica tanto e sorpreso proprio no, qualche gestore di locale che dovrà far riparare un tavolo e due sedie, qualche donnina che si ricorderà di esserseli scopati dando loro il contentino della convinzione di essere stati loro a essersi scopato lei, confondendone uno con l'altro.

    Basta una storiella di uno di loro per aver praticamente esaurito il discorso di tutti: uguali, anonimi, impersonali, a loro agio nel disagio dichiarato dei problemi dell'integrazione che ti dispensa dalla noia di ragionarci ulteriormente, che funziona per chiudere il discorso sulla rabbia che ti porta sfasciare tutto e te per primo. Che fatica, ti immagini? cercare non l'integrazione ma il rispetto, non l'inclusione ma l'uguaglianza dei diritti, non la normalizzazione ma il riconoscimento. Rapine, eroina, puttane, indolenza, violenza, cazzeggio a morte. Duepalle. Chi non si sa raccontare non si sa valorizzare, e in fatti si deve essere dato per due soldi a un autore che ne fa delle rielaborazioni da un tanto a cartella e che lascia trasparire solo l'aggressiva monotonia di chi arriva a 25 anni e si sente come ne avesse vissuti 520 e come si fosse rotto di viverli da che ne aveva due e mezzo.

    L'operazione letteraria di Feridun non è mimetica, è pigra, è arrendevole, e complice dell'autoassolutoria ottusità di chi vuole farla circolare impacchettata dalla più banale mitologia di se stesso. Un articolo di cronaca locale o una casa in periferia o una passeggiata al centro dopo le sette di sera o un cugino con la testa gloriosa possono essere esaustivi allo stesso modo o ancor di di più del libro, di questa serie di confidenze, di questo pseudo risarcimento esistenziale che è la truffa definitiva che ti ridurrà a quel che sei: un guappo di carta per quanto in carne ossa.

    ha scritto il 

  • 5

    La vera storia di Ertan Ongun.

    Scrittore turco, Zaimoglu, raccoglie in "Schiuma" 135 racconti ( o meglio storie) che documentano la vita del 25 enne turco, tossicodipendente Ertan Ongun, giovane dealer che a causa delle sue azioni ...continua

    Scrittore turco, Zaimoglu, raccoglie in "Schiuma" 135 racconti ( o meglio storie) che documentano la vita del 25 enne turco, tossicodipendente Ertan Ongun, giovane dealer che a causa delle sue azioni criminali vive entrando ed uscendo dal carcere.
    Con un linguaggio duro e diretto Zaimoglu ci parla di identità ed integrazione, rendendo questo romanzo forte e crudo. Il libro si presenta come una sorta di intervista- sfogo del giovane Ertan.
    Zaimoglu ci racconta uno spaccato di realtà: quella dei bassifondi dove vivono gli emarginati: giovani turchi chiamati "Kanaken" ( Canachi), termine dispregiativo per indicare persone di origine straniera, precisamente turca.
    Il romanzo vede come protagonisti personaggi borderline: prostitute, drogati, spacciatori, violenti che sono tutti legati e accomunati da un unico importante aspetto: la lingua, carica di rabbia e di ricerca di un'identità sociale. Quest'ultima, da quanto si può comprendere dalle storie di Ertan, si può realizzare solo nella propria divesità e mettendo un muro nei confronti del resto, ovvero la popolazione tedesca, i cosiddetti "Alemannen", ridicoli nei loro stili di vita e costumi, così indifferenti e insofferenti verso gli stranieri. Ma è proprio la lingua a definire l'identità dei giovani turchi, che non si riconoscono né nel tedesco che hanno imparato a scuola, né tantomeno nel turco che parlano a casa con i loro padri. Allo stesso modo non si sentono figli della Germania ( dove vengono emarginati e definiti canachi) e ugualmente nella loro terra d'origine ( dove sono considerati deutschlander). Non resta a loro, dunque, che attingere dalla strada quello che li intendifica: parole, gesti, modi di dire. Trovano modo di esprimersi in una lingua tutta loro, quella canaca appunto. Si tratta di un tedesco "sporco", "macchiato" dall'influenza della lingua turca ( giusto per citare il libro, Amina Koyum!) Il libro in italiano, proprio per questo, toglie un po' di "magia" e non permette di gustare appieno la lingua che poi è, a mio avviso, quello che trascina di più il lettore tra le pagine ( più che le stesse vicende di Ertan, che comunque sono pazzesche e meritano la lettura : vedi storia del criceto, che al di là di tutto fa morire dal ridere). Sembra quasi di esser trasportati nei ghetti americani dove si sentono esclamazioni tipo "eh yo man" e musica rap: infatti Zaimoglu, nel riportare le storie di Ertan, trascrive questa sorta di slang, di lingua metropolitana, una lingua del ghetto. Troviamo numerosi volgarismi che talvolta ci imbarazzano ma allo stesso tempo danno idea di come si esprima Ertan. Lo vedi davanti agli occhi mentre distrugge un locale nazista, o mentre deruba, strafatto, una sala giochi. Una lingua fisica, sensuale che ha molto a che vedere con la fisicità.
    "Schiuma" sembra immergerci un contensto che non ammette dialogo: due mondi così vicini ( quello degli immigrati e quello dei tedeschi) che però non riescono a comunicare. Nonostante ciò a libro finito uno spiraglio c'è, altrimenti Ertan perché si vuole raccontare?
    Certo, di base resta un forte rabbia.
    E' un libro che racconta molto di una realtà che è sconosciuta ai più. L'emarginazione è una brutta bestia e per quanto poco, la conoscenza del background tedesco credo sia fondamentale per poter comprendere fino in fondo un libro come questo.

    " Questo non è uno stato di diritto, a questa merda non ci credo. Non ci sono leggi giuste, a questa merda non ci credo. C'è solo il potere e i potenti e poi l'impotenza e gli impotenti, ecco tutto. La Germania si è truccata un po' la faccia per far vedere: ecco, da noi anche i detenuti hanno i loro diritti, siamo uno stato democratico. Ma quando poi si lavano la faccia e la Germania mostra il suo vero volto, allora è tutto diverso. Ed è proprio così, amina koyum."

    Ps. perché Einaudi non ristampa il libro??!!

    Pps. esiste il film, in tedesco, "kayak attack"

    http://www.youtube.com/watch?v=dtWpj_37DaE

    ha scritto il 

  • 5

    L'importanza del racconto

    Schiuma non è un libro facile da digerire.
    Pubblicato nel 1997 è un testo ancora, purtroppo, iperattuale.

    Uscito dal catologo Einaudi, come molti libri meritevoli, è difficile da trovare.
    Edizione rag ...continua

    Schiuma non è un libro facile da digerire.
    Pubblicato nel 1997 è un testo ancora, purtroppo, iperattuale.

    Uscito dal catologo Einaudi, come molti libri meritevoli, è difficile da trovare.
    Edizione ragionata e tradotta in modo impeccabile. L'introduzione della traduttrice è bellissima perchè da consigli sul modo in cui leggere il libro, una guida per un mondo, quello turco in Germania, che altrimenti sarebbe incomprensibile.

    Romanzo crudo, con un'abilità di linguaggio migliore di quella di Carver. Tutto è perfettamente equilibrato, non una parola in più. Secco e scorrevole, è la narrazione orale che viene tramandata.

    In questo libro Zaimoglu diventa un cantastorie, un Omero dei nostri tempi crudo e un pò sboccato.
    Libro da leggere tutto d'un fiato, i pensieri ti assalgono alla fine tutti insieme.
    Ecco qualche estratto:

    Dalla Postfazione a cura dell'autore.

    "Mi ha raccontato tutto questo perché crede che oggi non vale più la storia di Cristiane F. e dei "ragazzi dello zoo di Berlino", oggi la storia da raccontare è quella dei figli di immigrati la cui vita è o sarà come quella che Ertan ci fa conoscere. Il messaggio di Ertan è: ecco i canachi (parola dispregiativa per turco) da cui voi tedeschi volete star lontani. Ci siamo e corrispondiamo perfettamente alla vostra idea e alle vostre paure."

    ha scritto il 

  • 3

    La banalità del male

    Nelle intenzioni dell’autore questo libro doveva essere una sorta di continuazione della storia di Cristiane F. e dei ragazzi dello Zoo di Berlino, solo che i reietti, gli esclusi all’interno della so ...continua

    Nelle intenzioni dell’autore questo libro doveva essere una sorta di continuazione della storia di Cristiane F. e dei ragazzi dello Zoo di Berlino, solo che i reietti, gli esclusi all’interno della società tedesca questa volta sono i ragazzi turchi anziché i drogati.

    Il valore del libro, se lo vogliamo trovare, risiede nel fatto che è una testimonianza diretta circa la vita di questi ragazzi emarginati turchi. Questa testimonianza poi, pur essendo sotto forma di libro, quindi scritta, è una testimonianza orale. Chiaramente è una semplice trascrizione di una intervista fatta dall’autore ad uno di questi ragazzi turchi che racconta le sue bravate (pestaggi, uccisioni, risse, droga, carcere…). Nessun valore sociologico e neppure letterario.

    Un’ultima considerazione che mi viene da fare è che tutte le volte che mi si offre l’opportunità di entrare in contatto con questo tipo di realtà consolido la mia opinione circa… la banalità del male.

    ha scritto il 

  • 4

    kanak sprak (3 stelle perchè, tradotto in italiano, perde forza)

    All'apparenza soltanto la testimonianza di un tossico, spacciatore e gangster raccolta da uno scrittore di lingua tedesca, entrambi di origine turca.
    Le avventure-disavventure si svolgono in germania, ...continua

    All'apparenza soltanto la testimonianza di un tossico, spacciatore e gangster raccolta da uno scrittore di lingua tedesca, entrambi di origine turca.
    Le avventure-disavventure si svolgono in germania, nelle città di amburgo e kiel;le storie sono crude e l'autore le riporta restando fedele al linguaggio del protagonista narrante, quello della strada, colorato dallo slang.
    Ma il libro è molto di più, è un punto di vista sulla germania di oggi, la locomotiva della "fortezza europa", che nella sua corsa pare non voler prestare attenzione alla xenofobia che dilaga all'interno dei suoi confini e all'altra faccia della medaglia, le gang di immigrati di seconda e terza generazione (iconograficamente vicine a quelle degli stati uniti... pistole donne-oggetto e soldi).
    I racconti divengono un modo per mostrare senza ipocrisia queste realtà estreme, skins e giovani immigrati...la cultura dell'odio ad accumunarli.
    Il libro è anche esoprattutto incentrato sulla lingua, quel kanaksprak (fusione di turco e tedesco) per forza di cose penalizzato dalla traduzione; una riflessione sui cambiamenti cui sono soggette le lingue "vive", in particolare gli idiomi delle nazioni caratterizzate da forte presenza di immigrati.
    In definitiva Zaimoglu è l'autore di un volume ben scritto, una testimonianza del dovere di porre all'attenzione quanto accade nell'europa di oggi, della necessità che dialogo e vera integrazione (diritti e doveri uguali per tutti) comincino a prevalere, una ricerca sul linguaggio.

    La rabbia dei giovani di origine turca affidata alla musica e il dibattito sulla lingua che cambia dal punto di vista della comunità italiana in germania:

    http://www.instoria.it/home/alpa_gun.htm

    http://www.myspace.com/alpathegun

    http://www.corritalia.de/?l=775

    ha scritto il