Schneeland.

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Verleger: Suhrkamp

3.9
(1455)

Language: Deutsch | Number of Seiten: 210 | Format: Others | In einer anderen Sprache: (Andere Sprachen) English , Chi simplified , Chi traditional , Japanese , Spanish , Italian , French , Dutch , Portuguese , Catalan

Isbn-10: 3518223763 | Isbn-13: 9783518223765 | Publish date:  | Edition 2., Aufl.

Category: Family, Sex & Relationships , Fiction & Literature , Romance

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Buchbeschreibung
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  • 2

    Bellas palabras sin fondo

    Una gran decepción. Tiene un inicio brillante muy prometedor pero se queda en eso y en las continúas bellas metáforas que hay por todo el texto. El argumento se va desinflando y sólo tiene interés en ...weiter

    Una gran decepción. Tiene un inicio brillante muy prometedor pero se queda en eso y en las continúas bellas metáforas que hay por todo el texto. El argumento se va desinflando y sólo tiene interés en como lo escribe y no lo que escribe, la forma y no el fondo, por lo menos de una forma muy sutil. Una lástima.

    gesagt am 

  • 0

    Lentezza, intensità, silenzio. L'uso della suggestione. Mono no aware: il sentimento delle cose, i tagli e i confini, l'importanza dell'attimo. Un richiamo al romanzo di Yasunari Kawabata.

    gesagt am 

  • *** Dieser Kommentar enthält Spoiler! ***

    3

    è molto bello, ma non lo rileggerò.
    Spoiler:

    per quanto i luoghi e le atmosfere siano poetiche, perfette.... non posso fare a meno di essere irritata dal grande spazio dato a Shimamura e Komako, la cu ...weiter

    è molto bello, ma non lo rileggerò.
    Spoiler:

    per quanto i luoghi e le atmosfere siano poetiche, perfette.... non posso fare a meno di essere irritata dal grande spazio dato a Shimamura e Komako, la cui storia d'amore non è delle più originali, a scapito della psicosi di Yoko e del rapporto col malato, che mi sembrano più interessanti.

    gesagt am 

  • 5

    Una scrittura delicata e con una forte impronta poetica caratterizzano questo romanzo breve. Da leggere con calma e tranquillità per apprezzare in pieno ogni singola sfumatura.

    gesagt am 

  • 0

    Bello, poetico, a tratti struggente, con frasi indimenticabili.
    Quel che affascina in questo libro non è tanto la trama, se non all'inizio, quando si legge di un misterioso incontro sul treno tra il p ...weiter

    Bello, poetico, a tratti struggente, con frasi indimenticabili.
    Quel che affascina in questo libro non è tanto la trama, se non all'inizio, quando si legge di un misterioso incontro sul treno tra il protagonista e una ragazza di rara bellezza, nell'aspetto e nella voce, che accudisce un moribondo di cui non è chiara l'identità: un incontro così emblematico e per certi versi anche inquietante che più che faccia a faccia, si svolge nei riflessi che si formano nel vetro del finestrino, tra occhiate sfuggenti, sguardi pressanti, pensieri, sensazioni, desideri negati; quel che affascina realmente in questo libro, dicevo, al di là della trama è lo stile dell'autore, elegantissimo, raffinato, cristallino e sognante. Le parole sono sempre leggere, sembrano tutte pesate sulla bilancia prima di essere utilizzate in una frase e la musicalità ne riempie le pagine. Non so quante volte venga nominata la parola "pelle" all'interno del testo, eppure non stanca mai: forse perché è proprio tramite la pelle che arriva al cervello questa storia d'amore insensata, destinata a perdere, tra una geisha di paese e un ricco signore di Tokyo, padre di famiglia ed emotivamente legato a un'altra donna, cosa che però non gli impedisce di perdersi nello strano delirio d'amore che la geisha Komako prepara per lui e per se stessa, con picchi di sofferenza, umiliazione grottesca, spaesamento, malinconia. A proposito della pelle, a un certo punto l'autore fa dire a Shimamura, il ricco signore di Tokyo, che se gli uomini avessero la pelle come gli orsi, spessa e ricoperta di peli, non amerebbero come invece sono capaci di amare. Mi è parso un bel pensiero questo: gli uomini amano grazie alla loro pelle sottile e sensibile, che quasi filtra le sensazioni e le restituisce al corpo sotto forma di brividi.
    La natura spadroneggia tra le pagine, i cedri sono protagonisti assoluti insieme alla neve, alla musica dei samisen e alle pareti di carta nelle case, e le emozioni latenti sono ovunque, l'autocoscienza, la riflessione, l'introspezione stanno lì a insegnare al lettore a osservare meglio il mondo, partendo da sé. Conosco ancora troppo poco di letteratura giapponese, finora ho letto solo Murakami e Ishiguro, ma almeno sono ferrata su Miyazaki e Taniguchi, loro sono amici miei, insieme a tutti gli sceneggiatori di cartoni animati ormai datati, e quel tipo di approccio malinconico e surreale alla vita che mi pare tipicamente giapponese mi è già noto in parte. Per questo non è stato difficile fare amicizia anche con Kawabata e con i suoi personaggi così complessi, contorti, che a volte ti fanno saltare i nervi e altre ti chiedi perché tu non sia tale e quale a loro nelle reazioni emotive. La sua bellezza non mi ha sorpresa, me l'aspettavo.

    (recensione di A.)

    gesagt am 

  • 2

    Adelphi doppia Einaudi - 04 ott 15

    Continuo a leggere qualche autore “non occidentale”, che bisogna sempre avere più frecce ai propri archi. Tuttavia, a parte Banana, continuo a non entrare nella mentalità della scrittura giapponese. F ...weiter

    Continuo a leggere qualche autore “non occidentale”, che bisogna sempre avere più frecce ai propri archi. Tuttavia, a parte Banana, continuo a non entrare nella mentalità della scrittura giapponese. Faticai e lasciai più volte Osamu Dazai. Lessi e trovai palloso Yukio Mishima (e ne scrissi male). Ora provo anche Kawabata. Ed il risultato è sempre lo stesso. Forse con qualcosa in più, è vero, che Yasunari ha una sua bellezza di scrittura formale, che prende nelle descrizioni, nell’ambientazione, nello scorrere della storia. Ma tutto il resto mi rimane freddo, come questo paese innevato, sperduto nel Nord del Giappone, dove si svolge questa labile storia. E mi domando se non ci sia anche qualche elemento derivante dalla traduzione, che inopinatamente l’editore confessa aver preso dalla traduzione inglese. Mentre più tardi, nei Meridiani Mondadori, il traduttore della Yoshimoto ne fa una nuova traduzione dall’originale, che forse potrebbe essere migliore. E che sicuramente avrebbe evitato quella catastrofica nota in cui ci spiega come un personaggio avrebbe voluto fare l’infermiera o l’assistente ai nidi infantili, in quanto viene utilizzato il termine inglese equivalente “nurse”. Chissà il termine originale qual era. Come nella migliore tradizione della scrittura giapponese, il racconto è fatto di pochi elementi, e di molte sensazioni (paesaggi e stati d’animo, in primo luogo). Il nucleo centrale è la passione (amore?) tra un signore di Tokyo ed una geisha di provincia, che si dipana nella cittadina termale di Yuzawa (sebbene il nome non compaia nel testo, ma viene desunto dalle descrizioni). Le sorgenti di Yuzawa sono frequentati da uomini che viaggiano soli ed hanno bisogno di relax. Le geishe di Yuzawa non hanno l’esperienza e la preparazione di quelle di Kyoto o di Tokyo, sono un gradino al di sotto, al limite tra lo status di geisha e quello meno onorevole di donne a pagamento. È quindi scontato che il legame fra il ricco cittadino, esperto di balletti occidentali (su carta, non avendone mai visto uno) e la geisha Komako sia destinato al fallimento. Il tentativo di Kawabata è proprio la contrapposizione tra Shimamura, attratto dall’occidente, e la concezione tradizionale di bellezza, che incarna Komako. Sul treno che lo riporta a Yuzawa, al nuovo appuntamento con Komako, il nostro amante è anche attirato da una ragazza che si occupa di un malato, Yoko. Poco succede, in fondo. Komako suona, Shimamura ascolta e pensa. Alla fine, ci sarà una catastrofe, forse morirà Yoko. Di sicuro, Shimamura non tornerà più nel paese delle nevi. Anche nella scrittura si nota la nipponicità della confezione. Kawabata scrive il primo nucleo del romanzo come un breve racconto nel 1935. Per poi ampliarlo, integrarlo, e riscriverlo come se fosse nuovo, per farlo uscire come testo unico solo dodici anni più tardi. Questo per limare ogni frase, ogni parola, ogni descrizione. Per arrivare a dare quello che lo scrittore aveva in mente di rappresentare: uno scontro, lieve eppur profondo, tra due concezioni del mondo, tra una visione modernista ed una tradizionale. Non ci scordiamo poi che in questi 12 anni, poi, il Giappone stesso muta profondamente la sua pelle, attraversando la pesante sconfitta della guerra, e tutti i cambiamenti conseguenti. I sostenitori di questo tipo di scrittura accusano chi non capisce la via giapponese alla lentezza di non saper entrare in questo mondo, e di far meglio a leggere romanzi alla Dan Brown. Io ritengo che ci sia un giusto mezzo tra l’azione e la stasi. Torno ad esempio a molti scritti di Banana Yoshimoto, dove c’è poca azione, ma molte sensazioni passano tra lo scritto ed il lettore. Qui, mi trovo in difficoltà. Ne leggo, seguo i pochi avvenimenti. Ma non riesco ad entrare nel mondo di Kawabata. Ne capisco forse un po’ con la testa, ma il cuore e lo stomaco rimangono distanti. E se non vogliamo tornare a Banana, anche “Il fucile da caccia” di Yasushi Inoue, pur nella sua lievità, mi comunicò molto di più.
    “Fu colpito quando seppe che aveva annotato accuratamente tutti i romanzi e i racconti letti dall'età di quindici o sedici anni. … - Annotate anche le vostre critiche? – Non sarei mai capace di fare una cosa del genere. Semplicemente prendo nota dell’autore e dei personaggi e dei loro rapporti. … - Ma a che serve? – Proprio a niente.” (40)

    gesagt am 

  • 2

    Dopo aver letto vari elogi, "capolavoro" "premio nobel" e via dicendo..quasi mi dispiace stellinare con 2. Iniziato con tutte le buone intenzioni, volevo un libro ambientato in Giappone e l'ho trovato ...weiter

    Dopo aver letto vari elogi, "capolavoro" "premio nobel" e via dicendo..quasi mi dispiace stellinare con 2. Iniziato con tutte le buone intenzioni, volevo un libro ambientato in Giappone e l'ho trovato. Però non mi ha preso per niente, ma proprio nulla..mi stavo talmente annoiando che alla fine ho preso a leggere velocemente per finire prima. Forse non ero ben disposta verso questo genere di lettura al momento, o forse sono io che non vado tanto d'accordo con il genere romantico, a parte casi che ogni tanto capitano.

    gesagt am 

  • 3

    Questo libro non mi ha fatto impazzire, forse per colpa della traduzione (che in un "capolavoro stilistico" è fondamentale), forse per colpa dell'inevitabile confronto con i contemporanei giapponesi.
    ...weiter

    Questo libro non mi ha fatto impazzire, forse per colpa della traduzione (che in un "capolavoro stilistico" è fondamentale), forse per colpa dell'inevitabile confronto con i contemporanei giapponesi.
    Ritmi lenti, introspettivo, noiosetto. I capolavori non andrebbero giudicati, ma io gli do 3,5.

    gesagt am 

  • 5

    Un libro che distilla l'essenza della letteratura giapponese in un forma che sfiora la perfezione. Per me è uno di quei titoli che mi salva dall'annosa domanda "quali sono i tuoi libri preferiti in as ...weiter

    Un libro che distilla l'essenza della letteratura giapponese in un forma che sfiora la perfezione. Per me è uno di quei titoli che mi salva dall'annosa domanda "quali sono i tuoi libri preferiti in assoluto", essendo un capolavoro *assoluto* della letteratura giapponese, antica e moderna.

    La sola scena iniziale è di una perfezione tale da rendere vacua metà della produzione dell'autore giapponese che ci si ostina tradurre e ritradurre in questi anni, quando un titolo così importante viene purtroppo da noi proposto in una traduzione CRIMINALE da parte di Einaudi.

    Un consiglio: leggetelo sì, ma tentate di procurarvi la traduzione contenuta nel Meridiano Mondadori. Quella Einaudi è una traduzione davvero malfatta da questa edizione inglese della Penguin, altra ottima alternativa, frutto di uno dei traduttori dal giapponese in inglese più famosi di sempre.

    gesagt am 

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