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Scienza e religione

Di

Editore: TEA

4.0
(57)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: | Formato: Paperback

Isbn-10: 8878195189 | Isbn-13: 9788878195189 | Data di pubblicazione: 

Disponibile anche come: Copertina rigida , Altri

Genere: Philosophy , Religion & Spirituality , Science & Nature

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Descrizione del libro
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  • 3

    Invecchiato maluccio

    I limiti di questo libro derivano in parte dall’anno in cui apparve (1935), in parte da quello che è il punto di vista di Russell stesso. Acutissimo filosofo e brillante scrittore, Russell non sembra invece granché quando veste i panni dello storico. Chiunque abbia un punto di vista forte da gius ...continua

    I limiti di questo libro derivano in parte dall’anno in cui apparve (1935), in parte da quello che è il punto di vista di Russell stesso. Acutissimo filosofo e brillante scrittore, Russell non sembra invece granché quando veste i panni dello storico. Chiunque abbia un punto di vista forte da giustificare finirà inevitabilmente, o quasi, per imporre questo punto di vista sui fatti storici di cui dovrebbe dar conto. L’idea di Russell, fresco testimone di fondamentali progressi del sapere scientifico, è che la scienza sia stata nel corso dei secoli la grande impresa che ha purificato la conoscenza umana da una lunga serie di superstizioni, credenze magiche e compagnia bella. Che la scienza abbia fatto questo, naturalmente, è indubbio. Russell però sostiene anche che vi sia stata una sostanziale e congenita opposizione fra l’impresa scientifica e il pensiero religioso come tali, fra scienza e teologia. Più volte egli impiega termini quali ‘guerra’ e ‘conflitto’. Copernico, Galileo e Darwin forniscono apparentemente, da questo punto di vista, ciascuno un eccellente case in point. Altri capp. del libro sono invece dedicati ai progressi della medicina e a quelli della psicologia, che avrebbero avuto il merito di sgretolare altrettante superstizioni e credenze irrazionali di matrice religiosa. Dall’epoca di questo libro la storiografia è tuttavia giunta a conclusioni molto differenti. Appare evidente che, da fautore della scienza qual è, Russell stia inavvertitamente applicando alla storia quello che è il suo ideale di scienza: un’attività perfettamente razionale, incontaminata, sempre critica e pronta a rivedere le proprie conclusioni, assolutamente al di là dei dogmatismi, dalle ideologie e delle idiosincrasie di ogni genere. Sappiamo oggi che le cose sono molto più complicate, ed è quantomeno dubbio che quell’ideale di scienza abbia avuto un qualche corrispettivo nella realtà. Russell, che non è uno sprovveduto, sa benissimo che storicamente la scienza è risultata spesso commista a concezioni metafisiche, magiche, alchemiche e religiose. Ma per lui non si tratta di aspetti costitutivi della pratica scientifica, bensì di contaminazioni e impurità che di tanto in tanto ancora infestano quella pratica, la quale nella sua essenza è però altra cosa (essenza che poi raggiungerà col tempo scrollandosi di dosso quei residui). Ciò è evidente quando, riconoscendo che molti scienziati del passato sono stati religiosi, scrive: «La guerra avvenne fra la teologia e la scienza, non fra la teologia e gli scienziati» (p. 124). Questa frase è sintomatica, perché mostra come Russell abbia in mente due idee ipostatizzate e astratte di scienza e teologia, piuttosto che quella che è stata l’attività concreta degli individui che ne sono stati protagonisti. Per dire che il rapporto fra scienza e religione è di costitutivo conflitto, si è costretti a liquidare i casi di non-conflittualità e di armonia come eccezioni, come rumore. Ciò però significa che la propria immagine di ‘scienza’ abbia la precedenza sulla storia, sulle pratiche concrete, sui rapporti complessi che l’impresa scientifica ha intrattenuto con altre forme di saperi. Né la scienza né la religione, o la teologia, sono entità astratte trattabili monoliticamente. Sono oggetti complessi che assumono diversi connotati a seconda dei contesti storici e geografici in cui si realizzano. In molti di questi contesti – la maggior parte, in effetti – presupposti teologico-religiosi strutturarono il discorso scientifico, alimentandolo e indirizzandolo. È così nel caso di Copernico, di Newton, perfino di Darwin. Il punto, naturalmente, non è ribaltare la tesi di Russell sostenendo che il rapporto fra scienza e religione è ed è sempre stato di perfetta armonia, ma è dire che non può esserci una sola forma di quel rapporto e che assumere un’idea semplice – conflitto, armonia, indifferenza – applicandola come una regoletta è il miglior modo per non capire cos’è successo veramente in contesti specifici. Non è un caso che Russell si rifaccia spesso alla History of the Warfare of Science with Theology in Christendom di A.D. White, che è oggi considerato il modello di come non vada impostato il problema del rapporto fra scienza e religione. Chiudo consigliando di leggere, specialmente a chi trovasse convincenti le tesi di Russell, l’ottimo libro di J.H. Brooke, Science and Religion (Cambridge University Press, 1991).

    ha scritto il 

  • 4

    "I preconcetti che hanno un'origine estetica sono altrettanto deformanti quanto quelli che ne hanno una morale o teologica".


    Un'analisi dell'eterno conflitto tra scienza e religione. Un conflitto che abbraccia tutti i campi filosofici, dalla metafisica alla fisica, dalla dicotomia tra anim ...continua

    "I preconcetti che hanno un'origine estetica sono altrettanto deformanti quanto quelli che ne hanno una morale o teologica".

    Un'analisi dell'eterno conflitto tra scienza e religione. Un conflitto che abbraccia tutti i campi filosofici, dalla metafisica alla fisica, dalla dicotomia tra anima e corpo all'etica, passando per il libero arbitrio e il suo contrario, il determinismo. Lettura sempre valida.

    ha scritto il 

  • 4

    "Il male che è dovuto al peccato può essere spiegato come risultato del nostro libero arbitrio, ma rimane il problema del male nel mondo preumano." (pp. 175, 176)

    ha scritto il 

  • 3

    Interessante

    Forse meno scorrevole di "Perchè non sono cristiano", che in buona parte scorre via benissimo, è in ogni caso da leggere. Molto bella la parte iniziale sulla rivoluzione copernicana e quella finale sull'etica. E comunque, Russell era 'na cifra avanti :D

    ha scritto il