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Scienza e sentimento

Di

Editore: Einaudi Vele

3.9
(94)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 151 | Formato: Tascabile economico

Isbn-10: 8806193597 | Isbn-13: 9788806193591 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Genere: Education & Teaching , Non-fiction , Science & Nature

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Descrizione del libro
Qualcuno ricorderà il dilemma giornalìstico lanciato sulle pagine di "Repubblica" da Pietro Citati secondo il quale il sapore dei pomodori non è più quello di una volta. Quale fondo di verità abbiano simili discorsi se lo chiede Antonio Pascale che, oltre a essere una delle voci sicure della narrativa italiana contemporanea, è anche agronomo. E da scienziato si misura con gli interrogativi e i timori della scienza che la grande discussione bioetica di questi ultimi anni ha portato tra di noi. Lo fa attraverso una riflessione originale e pragmatica, che parte dal dato quotidiano, per poi spingersi, con ironia e piedi in terra, attraverso le ossessioni, i timori, i luoghi comuni legati al mondo della scienza così come viene comunemente percepito.
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  • 4

    In 152 pagine Antonio Pascale espone e chiarifica -abbastanza- una serie di cose che prima mi facevano confusamente incazzare, anzi, tanto per citarlo, 'mi rovinavano la giornata'. ora la giornata è rovinata lo stesso ma almeno capisco perchè e come.
    C'era bisogno di leggere un libro per qu ...continua

    In 152 pagine Antonio Pascale espone e chiarifica -abbastanza- una serie di cose che prima mi facevano confusamente incazzare, anzi, tanto per citarlo, 'mi rovinavano la giornata'. ora la giornata è rovinata lo stesso ma almeno capisco perchè e come.
    C'era bisogno di leggere un libro per questo? Beh sì, magari anche due o tre, ha sempre a che fare col metodo scientifico, che è il contrario delle affermazioni apodittiche dello zio Beppe.

    Anzi, come correggerebbe un mio amico siciliano, "dello zi'Peppe"

    ha scritto il 

  • 4

    http://antoniodileta.wordpress.com/2013/05/08/scienza-e-sentimento-antonio-pascale/


    “Con cadenza pressoché regolare, almeno una volta a settimana, mi capita di leggere qualcosa sui bei tempi andati. Sono quegli articoli scritti da letterati puri che, per esempio, cercano di affrontare con ...continua

    http://antoniodileta.wordpress.com/2013/05/08/scienza-e-sentimento-antonio-pascale/

    “Con cadenza pressoché regolare, almeno una volta a settimana, mi capita di leggere qualcosa sui bei tempi andati. Sono quegli articoli scritti da letterati puri che, per esempio, cercano di affrontare con la dovuta serietà la seguente questione: che fine hanno fatto i vecchi sapori di una volta? Di conseguenza, con cadenza pressoché regolare, vado a scoprire che le mele non sono più quelle di un tempo, l’uva nemmeno e via via, di settimana in settimana, tutta la produzione ortofrutticola italiana sembra irreversibilmente e orribilmente modificata. Ora, sarà quel tono copiato da Pasolini, falsamente risentito, sarà la palpabile presunzione dell’articolista che finge di sapere a menadito cose che non conosce, sarà che per otto anni della mia vita ho studiato agraria e perché lavoro nel settore agricolo, ma, in genere, questi articoli hanno il potere di rovinarmi la giornata”.

    (Antonio Pascale, “Scienza e sentimento”, Giulio Einaudi editore)

    Su un’insegna di un negozio lessi quello che doveva essere un antico motto popolare: “Si fa quel che si fa, ma si sa quel che si fa”. Come a dire, non ci spingiamo oltre i limiti delle nostre conoscenze, ma almeno potete fidarvi che di quel poco che facciamo ne abbiamo consapevolezza. Certo, se poi dovessimo applicare al tutto il celebre e ultra - citato “so di non sapere” socratico, allora la questione si complica. Mi capita spesso di sentirmi inadeguato nel parlare o nello scrivere di argomenti che non padroneggio e non sto parlando di chirurgia cardiovascolare, della quale non scrivo o parlo mai perché non ne so proprio nulla, bensì di temi sui quali magari mi sono anche documentato, ma non abbastanza da farmi sentire al riparo delle giuste critiche di chi, magari, su quelle materie sta gettando sudore da decenni. È chiaro se non è possibile neanche applicare con estremo rigore certe forme di autocensura, altrimenti, considerando che c’è sempre qualcuno che ne sa più di me, dovrei limitarmi a parlare di come respiro, di come mangio, bevo, dormo, defeco e urino, o forse neanche questo visto che tali attività basilari richiedono spiegazioni anch’esse scientifiche.
    Noto, però, che non tutti si pongono le stesse domande di cui sopra e propongono le loro tesi, sui giornali, in tv, sul web, su qualunque argomenti capiti loro a tiro. Liberi di farlo, certo, ma liberi anche noi lettori di dubitare della fonte. Su queste pagine, nella sezione “Racconti ingabbiati”, c’è anche un mio delirante articolo che riguarda proprio questa tendenza a voler fornire un’Opinione sull’Argomento. Si tratta di uno scritto frutto di una serata un po’ acida, forse, ma quei pensieri li richiamo spesso, soprattutto per fungere da monito a me stesso, quando, per esempio, mi avventuro in pseudo - recensioni su libri di filosofia o di fisica, materie che ho affrontato e affronterò da lettore, appassionato e non da specialista.
    Tutta queste logorroica premessa mi è servita per introdurvi a “Scienza e sentimento” di Antonio Pascale. In questo saggio l’autore affronta proprio il tema di come eccessi di semplificazione, retorica e impreparazione scientifica abbiano portato quelli che l’autore chiama “intellettuali puri” a discettare, con troppa faciloneria, su argomenti che richiedono conoscenze specifiche e studi tali da permettere di non cadere preda di avventurieri alla ricerca dell’applauso facile, di falsi miti e posizioni alla moda, magari atte a nascondere a sé stessi problemi di coscienza ben più sottili di quelli che la dicotomia bene/male è capace di mettere alla luce. Il tema specifico da cui parte l’autore è quello del settore agrario, con particolare riferimento alle rappresentazioni della realtà volte a definire come bene ciò che è naturale, e male ciò che è artificiale, chimico, senza tenere presente che il mondo è più complesso e articolato di tali dicotomie e che soprattutto, per poter parlare di agricoltura con un minimo di cognizione di causa, non basta leggersi due links su internet ma c’è bisogno di studi e di esperienza sul campo. Pascale, infatti, nel testo ricorda, spesso con tono divertito e divertente, aneddoti dei suoi passati studi di agraria, le sue esperienze sui campi alle prese con le coltivazioni, il suo giovanile e troppo assolutistico ambientalismo, proprio per confutare alcuni miti diffusisi anche grazie ad articoli d’intellettuali troppo inclini a fare l’occhiolino al cuore, a scapito del cervello, dimentichi che l’uno e l’altro sono indispensabili alla nostra esistenza.
    Sulle questioni più settoriali toccate da Pascale, per esempio sulla questione degli Ogm, non oso mettere bocca, proprio perché non ho motivo, al momento, di prendere per oro colato né le sue tesi né quelle che egli avversa, per quanto condivida gran parte delle sue osservazioni. Ciò che mi ha interessato di più del saggio è l’impostazione complessiva, la proposizione di un manifesto laico della conoscenza, l’importanza della conoscenza nel suo significato più alto, che non dev’essere vista come qualcosa di freddo e asettico, ma come piena consapevolezza dei nostri limiti e degli sforzi che dobbiamo fare per comprendere di più il mondo che ci circonda, sforzandoci di non cedere a facili populismi di chi, non avendo argomenti da proporre, è solo capace di parlare “contro” qualcuno e non “per” qualcosa. La retorica dell’apocalisse e la demonizzazione della scienza e della tecnologia tout-court si fonda spesso sulla dimenticanza delle più elementari considerazioni, per esempio che è proprio grazie allo sviluppo della scienza, della medicina e della tecnologia che è possibile sopravvivere e magari scrivere articoli su un blog.
    Non ho letto altri libri di Antonio Pascale, non so, al momento, di cosa trattano gli altri suoi scritti, ma dalle brevi note biografiche in coda al libro e dalle sue parole ho intuito che anche lui è un letterato (“impuro”, forse direbbe), che si occupa di svariati argomenti e non posso che apprezzare il suo approccio laico, darwinista e multidisciplinare, convinto come sono, anch’io, che scienza e sentimento non debbano essere visti come mondi disgiunti, ma che bisogna dubitare, domandare, indagare e non cedere alle facili soluzioni che la rabbia del momento o a pigrizia possono offrirci.

    ha scritto il 

  • 0

    Lo dico subito: ho letto questo saggio per essere rassicurato.
    Dovete sapere che ho una sorella che da qualche anno a questa parte, con l'indole di quelli che hanno visto la luce e sono in missione per conto di dio, si è convertita al naturale. Da quando poi è diventata mamma, si è aggiunta ...continua

    Lo dico subito: ho letto questo saggio per essere rassicurato.
    Dovete sapere che ho una sorella che da qualche anno a questa parte, con l'indole di quelli che hanno visto la luce e sono in missione per conto di dio, si è convertita al naturale. Da quando poi è diventata mamma, si è aggiunta la preoccupazione per il figlio ad aggravare la situazione. Quindi non manca pranzo di famiglia nel quale non ci si prenda un po' in giro (io), o non si discuta delle sorti apocalittiche del mondo e dell'individuo se non inizierà a mangiare naturale (lei). Si mangia molta verdura con poco condimento. Si leggono TUTTE le etichette. La chimica è Il Male.
    Io faccio il brillante, mi prendo gioco dei decrescisti, scredito i carlinpetrini. Ma la verità è che mi sento in colpa. Non sarà che non mi sto impegnando abbastanza?
    Badate bene, sono sempre stato cautamente ecologista e mediamente moralizzatore. AH! La differenziata! I mezzi pubblici! La bici! L'auto a metano!
    Eppure, quando trovi qualcuno più puro di te, ti vengono i dubbi.

    Questo libricino di Pascale ha il pregio di avere un approccio laico ad un problema che è forse ancora più attuale adesso rispetto a quando è stato pubblicato, nel 2008. Il titolo profetico di uno dei capitoli è addirittura "Tutto il potere ai tecnici?". Ma insomma il punto è: lui, ogni volta che qualcuno (un intellettuale, un volontario di Greenpeace, mia sorella) dice qualcosa di antiscientifico per sostenere una tesi del tipo "eh, i vecchi sapori di una volta...", lui, dicevo, gli si rovina la giornata.
    La risposta a questo tipo di nostalgia, ma anche a certe paure che sanno un po' di premodernità, è cercare di trovare una sintesi tra tecnica e cultura umanistica. Scienza e sentimento, appunto. Però tifando per la scienza.
    Trattandosi laicamente di dare un metodo, più che dare delle risposte nette, il risultato è piacevole da leggere, ma non rassicurante come speravo.
    - Del resto il mio inconscio cercava qualcosa che mi permettesse di dire " tutte cazzate!" e uscire tra gli applausi del pubblico pagante. Ma le biowashball non capitano tutti i giorni e se non altro, chi le sostiene, è animato da intenzioni nobili (le mie, invece, sarebbero pigrizia e incapacità di sacrificio). -
    Diciamo che alla fine aiuta a smontare alcuni luoghi comuni e a guardare le cose con un po' di senso critico in più, senza farsi abbagliare da certe narrazioni (approccio che si potrebbe trasferire su qualsiasi altro argomento che si scontra con l'ambiente, che sia la TAV o il nucleare).

    Domenica, tra i pici al ragù senza soffritto e la torta senza burro e con lo zucchero di canna, lo consiglio a mia sorella, poi vi dico.

    ha scritto il 

  • 5

    finalmente un libro in grado di spiegare a chiare lettere il ruolo di OGM e di BIO, capace di illuminarne le ombre, i difetti e gli inganni.
    in un mondo dove solo la pubblicità vince, Pascale cerca di portare una ventata di razionalità e di illuminismo. purtroppo non sarà mai adeguatamente ...continua

    finalmente un libro in grado di spiegare a chiare lettere il ruolo di OGM e di BIO, capace di illuminarne le ombre, i difetti e gli inganni.
    in un mondo dove solo la pubblicità vince, Pascale cerca di portare una ventata di razionalità e di illuminismo. purtroppo non sarà mai adeguatamente letto e commentato.

    consigliato a tutti!!!

    ha scritto il 

  • 4

    Può piacere un libro e non condividerne il contenuto ?

    Io credo di si.
    Pascale non ha capito nulla della teoria delle catastrofi (che non si applica solo alla meccanica quantistica, ma a qualsiasi sistema complesso non lineare); inoltre non si rende conto che il fatto che il DNA si modifichi naturalmente, e le specie nascano e muoiono spontanea ...continua

    Io credo di si.
    Pascale non ha capito nulla della teoria delle catastrofi (che non si applica solo alla meccanica quantistica, ma a qualsiasi sistema complesso non lineare); inoltre non si rende conto che il fatto che il DNA si modifichi naturalmente, e le specie nascano e muoiono spontaneamente, non è di se per se un buon motivo per giocare agli apprendisti stregoni (non fosse altro che per i tempi drasticamente diversi fra ciò che accade spontaneamente, e ciò che può scatenare l'uomo: anche la fissione nucleare è un fenomeno che accade in natura, ma questo non vuol dire che sia un buon motivo per far esplodere le bombe atomiche). Eppure, a fianco di queste critiche, devo dire che alcune cose le ho trovate geniali: come, ad esempio, accusare di neocreazionismo gli ecologisti. In fin dei conti hanno una visione conservatrice della natura, ed il conservatorismo è parente stretto del creazionismo, al contrario dell'evoluzionismo che è dinamismo puro.
    Alla fin fine la risposta migliore a Pascale (che vuol essere sarcastico e feroce con chi non la pensa come lui) l'ha data Pennacchi, in un libro (Canale Mussolini) che per un caso incredibile ho letto immediatamente dopo: gli esperimenti costano, e un po' di cautela contadina vale più di ogni scienziato da laboratorio.

    ha scritto il 

  • 4

    Ho sul comodino questo Scienza e sentimento, e La manutenzione degli affetti, e sembra di leggere due autori diversi. In questo breve saggio riconosco il Pascale tagliente e acuto che ho letto e apprezzato più volte su Limes. Pascale conosce a fondo il mondo dell'agricoltura, e da lì parte, face ...continua

    Ho sul comodino questo Scienza e sentimento, e La manutenzione degli affetti, e sembra di leggere due autori diversi. In questo breve saggio riconosco il Pascale tagliente e acuto che ho letto e apprezzato più volte su Limes. Pascale conosce a fondo il mondo dell'agricoltura, e da lì parte, facendo di questa sua visione necessariamente limitata un pregio: parla di cose che conosce. Una virtù oggi bistrattata, e di cui questo libro è un inno. Documentarsi, studiare, farsi un'idea e poi parlare: questo è iin estrema sintesi il consiglio che Pascale rivolge ai "letterati puri", ai Citati & Fo quando parlano di cose che non conoscono (scienza, quasi sempre). Da scienziato, ricercatore, biologo non posso che apprezzare.

    ha scritto il 

  • 4

    quest'uomo qui mi piace perché sa fare il serio. cioè, la persona seria.
    leggerlo, mo' che si è dato a questa saggistica, me ne fa apprezzare lo stile pulito e pacato e pure preciso che di rado, anzi, proprio per niente risulta noioso.

    le radici di questo modo di fare pascale l'aveva ...continua

    quest'uomo qui mi piace perché sa fare il serio. cioè, la persona seria.
    leggerlo, mo' che si è dato a questa saggistica, me ne fa apprezzare lo stile pulito e pacato e pure preciso che di rado, anzi, proprio per niente risulta noioso.

    le radici di questo modo di fare pascale l'aveva già espresse in un suo romanzo, quando diceva: che fastidio la gente.
    un senso d'insofferenza per la necessaria coabitazione con gli altri: la gente;
    che sono persone di diversa natura e carattere ancorché spesso con facile profezia identificabili come tanti ignoranti,
    e fetenti
    (cfr. ieri oggi e domani; de sica, quello vero*).

    questo fastidio - e la conseguente cazzimma - è all'origine delle giornate storte di antonio pascale. ce lo dice apertis verbis.

    nello specifico una cosa che gli muove lo stomaco, a pascale, sono le argomentazioni infondate e i pregiudizi gabellati per verità patenti che ognuno saprebbe se non fosse per via di qualche oscuro disegno di multinazionali, poteri forti, governi, matusa eccetera;
    queste dietrologie vengono di solito promosse con toni fideistici da gente che s'appassiona spesso senza avere cognizione di causa.

    dalle giornate storte di antonio pascale nascono rovelli urticanti che lui placa affrontando compostamente (ma con le mani che gli prudono) alcune di queste accorate lamentazioni apocalittiche; quante ne avrete sentite anche voi: i pomodori oggi non hanno il sapore d'una volta, gli ogm sono il male assoluto e altre enormità ingenue di questo tenore.

    da queste confutazioni pascale ottiene dunque giovamento per sé (e per me, nel mio piccolo) e inoltre ne approfitta per generalizzare il problema: la gente parlano senza sapere le cose, convincendosi di fatti magari ben esposti ma di cui non capiscono niente e li ripetono a pappagallo. da quando c'è l'internet, poi, non ne parliamo.

    perché succede questo?
    perché è facile, perché il buonsenso dell'uomo della strada (fastidiosissimo) si veste facilmente di presunta antica sapienza, la sana diffidenza del dietrologo che trova motivi e strategie occulte in ogni minima cosa.
    e perché il vibrare della retorica è meno faticoso e più immediatamente efficace per mietere consensi che sbattersi sui libri o nella sperimentazione reale per capirle veramente, le cose.

    in tutto questo l'ottimo pascale non è nè didascalico nè noioso, ti fa vedere quanto si può essere stronzi (perchè le lusinghe di parlare per sentito dire affascinano tutti, ma tutti tutti) e te lo racconta con quel suo modo riflessivo di esposizione e riflessione alternate, e pure apparentemente slegate come succede nei pensieri e nei ragionamenti, quando uno procede pescando argomenti per analogia e ti tira fuori un discorso o un aneddoto che pare che non c'entri proprio niente e invece.

    in questo procedere, detto per inciso, c'è una qualche affinità con i libri dell'avvocato malinconico. e non solo, l'avete letto paolo nori?

    infine: la migliore recensione di questo libro l'ha scritta damiano zerneri, qua su anobii.
    andatevela a leggere, sinceramente.

    ---
    * citare le fonti
    http://www.youtube.com/watch?v=AT-3-2fCnJU

    ha scritto il 

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