Scontro di civiltà per un ascensore a piazza Vittorio

Di

Editore: E/O (Tascabili e/o)

3.7
(1553)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 129 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Francese

Isbn-10: 8876418091 | Isbn-13: 9788876418099 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Disponibile anche come: Copertina rigida , eBook

Genere: Narrativa & Letteratura , Umorismo , Mistero & Gialli

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Descrizione del libro
La sapiente e irresistibile miscela di satira di costume e romanzo giallo imperniato su una scoppiettante polifonia dialettale di gaddiana memoria (il Pasticciaccio sta sullo sfondo segreto della scena come un nume tutelare), la piccola folla multiculturale che anima le vicende di uno stabile a piazza Vittorio sorprende per la verità e la precisione dell’analisi antropologica, il brio e l’apparente leggerezza del racconto. A partire dall’omicidio di un losco personaggio soprannominato “il Gladiatore”, si snoda un’indagine che ci consente di penetrare nell’universo del più multietnico dei quartieri di Roma: piazza Vittorio.
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    Sotto un sottile velo di umorismo, ed inserite in una tenue murder story, un campionario di difficili o tragiche storie di ordinaria immigrazione.

    Il racconto, pur rispettando tutti i canoni del giall ...continua

    Sotto un sottile velo di umorismo, ed inserite in una tenue murder story, un campionario di difficili o tragiche storie di ordinaria immigrazione.

    Il racconto, pur rispettando tutti i canoni del giallo e sfoggiando tutti gli incredienti prescritti dal genere (morto, sospettato, indagini e colpo di scena finale), sembra un pretesto per presentare le difficoltà, l'amarezza e la nostalgia che stringono le vite di immigrati e di rifugiati. Vite di cui nessuna sfugge a questo pedaggio di dolore, sia che l'integrazione si realizzi con successo, sia che arranchi faticosamente tra difficoltà e pregiudizi, sia che naufraghi sugli scogli del proprio crollo personale.
    Ho l'impressione che l'A. avesse in mente una serie di storie personali, vere ed emblematiche, e le abbia cucite insieme e narrate utilizzando un'improbabile trama gialla.

    Quindi in realtà un racconto amaro, un racconto di denuncia o, almeno, un tentativo di "raccontare le cose come stanno", sfuggendo i toni sensazionalistici ed evitando la drammatizzazione, raccontato in modo che anche il lettore meno incline a prendere coscienza del problema arrivi alla fine e così facendo non possa sfuggire alla consapevolezza.

    Tutto il racconto tocca sistematicamente aspetti di rilievo ma su alcuni in particolare mi sono soffermato.

    Il primo, certamente, è la diffusione epidemica dei pregiudizi: tutti ne nutrono verso tutti, indipendentemente da nazionalità, età, professione e posizione sociale, e clamorosi sono gli esiti distorcenti che ne derivano: gli stereotipi facilitano il ragionare e semplificano il giudicare ma avvelenano il pensare.
    Non a caso i difetti sono caratteristica "naturale" dei diversi mentre i pregi sono segno "certo" di appartenenza; esemplare la patente di italianità certa attribuita al buon Amedeo !

    Il secondo è che tra immigrati e rifugiati, che agli occhi di noi ospitanti possono sembrare categorie simili, vi sono sostanziali differenze di storia e di stato psichico: non a caso l'unico a rifiutarsi visceralmente (termine appropriato anche fisicamente per il suo disgusto del cibo italiano) di integrarsi è un rifugiato e non un immigrato. Forse la ragione profonda è nella motivazione: l'immigrato lascia il proprio paese per cercare qualcosa nel paese in cui termina il viaggio, egli ricorda, e con quale nostalgia, la propria origine ma guarda al luogo in cui si trova, al contrario del rifugiato che fugge dal proprio paese perché, in un certo senso, ne viene cacciato, in realtà fugge da qualcosa più che cercare qualcosa ed il suo sguardo rischia di rimanere fisso verso ciò che ha perso ed ostile a ciò che trova.

    Il terzo è che il "condominio" è il luogo in cui la convivenza trova le sue espressioni estreme: positive o, più spesso e come anche in questo caso, negative. Il condominio è il luogo condiviso per eccellenza che inevitabilmente sollecita gli istinti territoriali e di possesso e contemporaneamente ne impone l'autolimitazione. Congiuntura che psicologicamente accende un inevitabile conflitto e che NON può avere soluzioni facili e pulite ma può essere risolta solo con l'esercizio della comprensione empatica, della tolleranza e l'accettazione del compromesso. Solitamente i conflitti non si scatenano investendo tutti gli elementi condivisi ma si focalizzano su uno o pochi: in questo caso l'uso dell'ascensore, un classico nel panorama cittadino romano, fors'anche italiano. E non è un caso che il personaggio più "normale" (nordico milanese, acculturato insegnate universitario, cittadino educato e rispettoso) sull'argomento sbrocca completamente in un crescendo wagneriano di esaltazione dell'ordine e del civismo. CONDOMINIO: fonte di questioni banali ma che toccano corde profonde. Scegliere una questione condominiale per "visitare" la galleria dei pregiudizi mi è sembrata una scelta falicemente appropriata.

    Il quarto è la particolare soluzione narrativa per cui si crea un'alternanza tra la voce dei vari testimoni e quella del maggior sospettato (ma solo dalla Polizia Italiana, beninteso!), quel tal Amedeo che è il personaggio centrale, oltre al muto ascensore ovviamente.
    E gli inquilini testimoniando forniscono dell'omicidio una personale e diversa interpretazione e soluzione ma, ed è ciò che ai fini del libro sembra realmente contare, narrano anche la propria storia personale e quale ruolo vi abbia giocato Amedeo . Ed a ciascuna testimonianza si alterna, come detto, la voce di Amedeo che meglio delinea e completa questo suo ruolo, raccontando per quale motivo ed in che modo sia entrato in relazione con quell'inquilino. Ed è proprio la somma di queste due descrizioni che consente al lettore di comprenderne la storia di ciascun personaggio. Comprensione che, a mio parere, è il fine ultimo del testo.

    E qui mi fermo anche se ci sarebbe molto da aggiungere a proposito di ciascuno dei personaggi.

    Concludendo: libro molto banale alla prima lettura e molto interessante e profondo alla seconda!

    ha scritto il 

  • 4

    Scontro fra inciviltà per una ascensore a piazza Vittorio

    Il canovaccio della storia è un giallo piuttosto asciutto con una risoluzione finale che potrebbe esserci o anche no.
    Il punto focale è invece lo scontro fra culture in un condominio (più persone lega ...continua

    Il canovaccio della storia è un giallo piuttosto asciutto con una risoluzione finale che potrebbe esserci o anche no.
    Il punto focale è invece lo scontro fra culture in un condominio (più persone legate in qualche modo ai vari condomini dello stesso) sito in Roma.

    L'ho trovato molto appassionante, soprattutto la costruzione molto semplice dei vari capitoli, che prima propongono la verità "oggettiva" di un personaggio, per poi il capitolo seguente presentare un'altra versione "oggettiva" presentata da qualcun altro. Sostanzialmente, tutti credono di avere ragione, e allo stesso tempo hanno tutti ovviamente torto, il concetto di percezione soggettiva è piuttosto difficile da inculcare nella testa della persona media (e spesso, anche in quella della persona colta, come il prof. del romanzo breve dimostra).

    Onestamente non capisco tutte queste recensioni di anobii che affermano che si tratta di una storia banale e con personaggi-macchietta: non so nel loro paese delle meraviglie che evidentemente hanno in testa, ma ogni giorno mi capita al lavoro di vedere additate con convinzione ostinata persone come "indiane" quando in realtà sono del Bangladesh o del Pakistan, con i qualunquismi ad essi inerenti (come il famoso caso in cui di un ragazzo straniero di carnagione scura si pensava non potesse aprire un conto perché mancava di lavoro fisso e invece era INGEGNERE).

    Sarà un libercolo che non passerà alla storia, ma ogni tanto una dose di leggera satira che parla da sé ci vuole ancora, di questi tempi.

    ha scritto il 

  • 3

    Un'interessante spunto di riflessione sulle uguaglianze/diversità tra persone italiane/immigrate/nonsobenecosasiamo. Un'idea originale che vedrei davvero bene in un film. Interessante il personaggio d ...continua

    Un'interessante spunto di riflessione sulle uguaglianze/diversità tra persone italiane/immigrate/nonsobenecosasiamo. Un'idea originale che vedrei davvero bene in un film. Interessante il personaggio di Amedeo e come lo percepiscono gli altri.
    Un po' fastidioso l'ululato...

    ha scritto il 

  • 2

    Gradevole. Poco di più.

    Forse l'ho letto troppo tardi rispetto alla sua originaria collocazione temporale e distante dal contesto che seppur sempre attuale, diversamente era vissuto più di un decennio fa: devo ammettere che ...continua

    Forse l'ho letto troppo tardi rispetto alla sua originaria collocazione temporale e distante dal contesto che seppur sempre attuale, diversamente era vissuto più di un decennio fa: devo ammettere che mi attendevo una scrittura più stimolante ed una lettura più scorrevole. Pochi i punti oltre il discreto, ma nel complesso è un libro che si può leggere con facilità. Discreto, dai.

    ha scritto il 

  • 0

    Abbandonato in quanto portatore di banalità che si sentono tutti i giorni sui giornali dai perbenisti. Stranieri intelligenti, bravi educati..... ma dove e quando.

    ha scritto il 

  • 5

    non voglio saltare a conclusioni affrettate o semplicistiche, ma quante cose sarebbero più facili se fossimo realmente interessati uni agli altri, se fossimo curiosi e parlassimo apertamente invece ch ...continua

    non voglio saltare a conclusioni affrettate o semplicistiche, ma quante cose sarebbero più facili se fossimo realmente interessati uni agli altri, se fossimo curiosi e parlassimo apertamente invece che usare i preconcetti e l'ignoranza per chiuderci in noi stessi e non sentire altra ragione che la nostra......

    ha scritto il 

  • 5

    Roma, piazza Vittorio. Attorno a un misterioso omicidio si raccolgono dieci testimonianze, dieci voci che convivono in un microcosmo poliedrico. Raccontano la verità che i loro occhi hanno saputo cono ...continua

    Roma, piazza Vittorio. Attorno a un misterioso omicidio si raccolgono dieci testimonianze, dieci voci che convivono in un microcosmo poliedrico. Raccontano la verità che i loro occhi hanno saputo conoscere, le lotte quotidiane che li occupano, ma nonostante tutte le versioni derivino da punti di vista diametralmente opposti, esse concordano su una medesima posizione: Amedeo, il principale sospettato, è innocente. "Amedeo è come un bel porto da cui partiamo e a cui torniamo sempre", dice Parviz, uno dei protagonisti del libro di Amara Lakhous. Amedeo è il personaggio attorno al quale si muove tutta la narrazione, l'uomo che tutti ammirano ma che nessuno conosce approfonditamente: solo questa indeterminatezza può salvarlo dalla noia dell'aggettivazione, il prodotto di un automatismo che induce il cittadino medio a catalogare chiunque lo avvicini in "amico" o "nemico", in maniera ovviamente arbitraria.
    Ad unire le testimonianze che compongono quest'opera, vi è solo l'eco lontana di un'emarginazione più radicata di quello che si potrebbe comunemente intendere, una marea di diffidenze e rancori che bagna tutte le culture in cui si imbatte, senza distinzioni, a prescindere da qualsiasi futile pretesa di superiorità. Ogni personaggio è un nucleo chiuso in se stesso, ognuno costretto nella propria trincea, solo Amedeo sa scivolare tra una relazione e l'altra, senza ipocrisia, ma con la sapiente capacità di compenetrare tutte le civiltà che incontra: egli non vive in nessun luogo, è straniero a qualunque confine, giacché abita soltanto la lingua che ha scelto, e che ha appreso con voracità. Ma quello che tutti si chiedono è: dove è fuggito Amedeo? E soprattutto, da cosa?

    Per altre recensioni, sfocature.blogspot.it

    ha scritto il 

  • 0

    Nella piazza che fino a metà del secolo scorso era il centro di una zona bene convivono immigrati di ogni provenienza accanto a rappresentanti di autentica (e un po' becera) romanità.
    La storia, un pi ...continua

    Nella piazza che fino a metà del secolo scorso era il centro di una zona bene convivono immigrati di ogni provenienza accanto a rappresentanti di autentica (e un po' becera) romanità.
    La storia, un piccolo giallo che ruota attorno alla morte di un personaggio soprannominato "il gladiatore", è raccontata secondo prospettive individuali.
    Il dialogo è scarno supporto al ricordo in prima persona.
    Non c'è una verità bensì congerie di punti di fuga.
    Insomma possiamo, potremmo scegliere cosa maggiormente ci aggrada.
    Nel solco tracciato da Gadda l'autore, maghrebino doc, lascia che mediante il personalissimo parlato dei singoli, che è identità e cultura, ci si interroghi sul senso dell'appartenenza, della razza, dell'integrazione, dell'italianità.
    La risposta, persa e recuperata mille volte attraverso un coro volutamente disarmonico, è, forse, nella capacità e nel desiderio di aprirsi al diverso e all'ignoto. Con timore, rabbia e rispetto.

    ha scritto il 

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