Scontro di civiltà per un ascensore a piazza Vittorio

Di

Editore: E/O (Tascabili e/o)

3.7
(1545)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 129 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Francese

Isbn-10: 8876418091 | Isbn-13: 9788876418099 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Disponibile anche come: Copertina rigida , eBook

Genere: Narrativa & Letteratura , Umorismo , Mistero & Gialli

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Descrizione del libro
La sapiente e irresistibile miscela di satira di costume e romanzo giallo imperniato su una scoppiettante polifonia dialettale di gaddiana memoria (il Pasticciaccio sta sullo sfondo segreto della scena come un nume tutelare), la piccola folla multiculturale che anima le vicende di uno stabile a piazza Vittorio sorprende per la verità e la precisione dell’analisi antropologica, il brio e l’apparente leggerezza del racconto. A partire dall’omicidio di un losco personaggio soprannominato “il Gladiatore”, si snoda un’indagine che ci consente di penetrare nell’universo del più multietnico dei quartieri di Roma: piazza Vittorio.
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  • 3

    Un'interessante spunto di riflessione sulle uguaglianze/diversità tra persone italiane/immigrate/nonsobenecosasiamo. Un'idea originale che vedrei davvero bene in un film. Interessante il personaggio d ...continua

    Un'interessante spunto di riflessione sulle uguaglianze/diversità tra persone italiane/immigrate/nonsobenecosasiamo. Un'idea originale che vedrei davvero bene in un film. Interessante il personaggio di Amedeo e come lo percepiscono gli altri.
    Un po' fastidioso l'ululato...

    ha scritto il 

  • 2

    Gradevole. Poco di più.

    Forse l'ho letto troppo tardi rispetto alla sua originaria collocazione temporale e distante dal contesto che seppur sempre attuale, diversamente era vissuto più di un decennio fa: devo ammettere che ...continua

    Forse l'ho letto troppo tardi rispetto alla sua originaria collocazione temporale e distante dal contesto che seppur sempre attuale, diversamente era vissuto più di un decennio fa: devo ammettere che mi attendevo una scrittura più stimolante ed una lettura più scorrevole. Pochi i punti oltre il discreto, ma nel complesso è un libro che si può leggere con facilità. Discreto, dai.

    ha scritto il 

  • 0

    Abbandonato in quanto portatore di banalità che si sentono tutti i giorni sui giornali dai perbenisti. Stranieri intelligenti, bravi educati..... ma dove e quando.

    ha scritto il 

  • 5

    non voglio saltare a conclusioni affrettate o semplicistiche, ma quante cose sarebbero più facili se fossimo realmente interessati uni agli altri, se fossimo curiosi e parlassimo apertamente invece ch ...continua

    non voglio saltare a conclusioni affrettate o semplicistiche, ma quante cose sarebbero più facili se fossimo realmente interessati uni agli altri, se fossimo curiosi e parlassimo apertamente invece che usare i preconcetti e l'ignoranza per chiuderci in noi stessi e non sentire altra ragione che la nostra......

    ha scritto il 

  • 5

    Roma, piazza Vittorio. Attorno a un misterioso omicidio si raccolgono dieci testimonianze, dieci voci che convivono in un microcosmo poliedrico. Raccontano la verità che i loro occhi hanno saputo cono ...continua

    Roma, piazza Vittorio. Attorno a un misterioso omicidio si raccolgono dieci testimonianze, dieci voci che convivono in un microcosmo poliedrico. Raccontano la verità che i loro occhi hanno saputo conoscere, le lotte quotidiane che li occupano, ma nonostante tutte le versioni derivino da punti di vista diametralmente opposti, esse concordano su una medesima posizione: Amedeo, il principale sospettato, è innocente. "Amedeo è come un bel porto da cui partiamo e a cui torniamo sempre", dice Parviz, uno dei protagonisti del libro di Amara Lakhous. Amedeo è il personaggio attorno al quale si muove tutta la narrazione, l'uomo che tutti ammirano ma che nessuno conosce approfonditamente: solo questa indeterminatezza può salvarlo dalla noia dell'aggettivazione, il prodotto di un automatismo che induce il cittadino medio a catalogare chiunque lo avvicini in "amico" o "nemico", in maniera ovviamente arbitraria.
    Ad unire le testimonianze che compongono quest'opera, vi è solo l'eco lontana di un'emarginazione più radicata di quello che si potrebbe comunemente intendere, una marea di diffidenze e rancori che bagna tutte le culture in cui si imbatte, senza distinzioni, a prescindere da qualsiasi futile pretesa di superiorità. Ogni personaggio è un nucleo chiuso in se stesso, ognuno costretto nella propria trincea, solo Amedeo sa scivolare tra una relazione e l'altra, senza ipocrisia, ma con la sapiente capacità di compenetrare tutte le civiltà che incontra: egli non vive in nessun luogo, è straniero a qualunque confine, giacché abita soltanto la lingua che ha scelto, e che ha appreso con voracità. Ma quello che tutti si chiedono è: dove è fuggito Amedeo? E soprattutto, da cosa?

    Per altre recensioni, sfocature.blogspot.it

    ha scritto il 

  • 0

    Nella piazza che fino a metà del secolo scorso era il centro di una zona bene convivono immigrati di ogni provenienza accanto a rappresentanti di autentica (e un po' becera) romanità.
    La storia, un pi ...continua

    Nella piazza che fino a metà del secolo scorso era il centro di una zona bene convivono immigrati di ogni provenienza accanto a rappresentanti di autentica (e un po' becera) romanità.
    La storia, un piccolo giallo che ruota attorno alla morte di un personaggio soprannominato "il gladiatore", è raccontata secondo prospettive individuali.
    Il dialogo è scarno supporto al ricordo in prima persona.
    Non c'è una verità bensì congerie di punti di fuga.
    Insomma possiamo, potremmo scegliere cosa maggiormente ci aggrada.
    Nel solco tracciato da Gadda l'autore, maghrebino doc, lascia che mediante il personalissimo parlato dei singoli, che è identità e cultura, ci si interroghi sul senso dell'appartenenza, della razza, dell'integrazione, dell'italianità.
    La risposta, persa e recuperata mille volte attraverso un coro volutamente disarmonico, è, forse, nella capacità e nel desiderio di aprirsi al diverso e all'ignoto. Con timore, rabbia e rispetto.

    ha scritto il 

  • 0

    Forse in un altro momento...

    ...questo romanzetto leggero mi sarebbe anche piaciuto, ma letto dopo Rabbia di Palahniuk proprio non mi ha appassionata: personaggi vaghi, Il concetto che ognuno apprezza solo ciò che è della propri ...continua

    ...questo romanzetto leggero mi sarebbe anche piaciuto, ma letto dopo Rabbia di Palahniuk proprio non mi ha appassionata: personaggi vaghi, Il concetto che ognuno apprezza solo ciò che è della propria cultura è iterato, troppo. Si legge veloce, quello sì. E massimo rispetto per un algerino che sa scrivere così in italiano. Questo è ambientato a Roma, ne ha scritto uno anche su Torino, ma non credo lo leggerò..

    ha scritto il 

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