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Scontro di civiltà per un ascensore a piazza Vittorio

Di

Editore: E/O (Tascabili e/o)

3.7
(1521)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 129 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Francese

Isbn-10: 8876418091 | Isbn-13: 9788876418099 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Disponibile anche come: Copertina rigida , eBook

Genere: Fiction & Literature , Humor , Mystery & Thrillers

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Descrizione del libro
La sapiente e irresistibile miscela di satira di costume e romanzo giallo imperniato su una scoppiettante polifonia dialettale di gaddiana memoria (il Pasticciaccio sta sullo sfondo segreto della scena come un nume tutelare), la piccola folla multiculturale che anima le vicende di uno stabile a piazza Vittorio sorprende per la verità e la precisione dell’analisi antropologica, il brio e l’apparente leggerezza del racconto. A partire dall’omicidio di un losco personaggio soprannominato “il Gladiatore”, si snoda un’indagine che ci consente di penetrare nell’universo del più multietnico dei quartieri di Roma: piazza Vittorio.
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  • 5

    non voglio saltare a conclusioni affrettate o semplicistiche, ma quante cose sarebbero più facili se fossimo realmente interessati uni agli altri, se fossimo curiosi e parlassimo apertamente invece ch ...continua

    non voglio saltare a conclusioni affrettate o semplicistiche, ma quante cose sarebbero più facili se fossimo realmente interessati uni agli altri, se fossimo curiosi e parlassimo apertamente invece che usare i preconcetti e l'ignoranza per chiuderci in noi stessi e non sentire altra ragione che la nostra......

    ha scritto il 

  • 5

    Roma, piazza Vittorio. Attorno a un misterioso omicidio si raccolgono dieci testimonianze, dieci voci che convivono in un microcosmo poliedrico. Raccontano la verità che i loro occhi hanno saputo cono ...continua

    Roma, piazza Vittorio. Attorno a un misterioso omicidio si raccolgono dieci testimonianze, dieci voci che convivono in un microcosmo poliedrico. Raccontano la verità che i loro occhi hanno saputo conoscere, le lotte quotidiane che li occupano, ma nonostante tutte le versioni derivino da punti di vista diametralmente opposti, esse concordano su una medesima posizione: Amedeo, il principale sospettato, è innocente. "Amedeo è come un bel porto da cui partiamo e a cui torniamo sempre", dice Parviz, uno dei protagonisti del libro di Amara Lakhous. Amedeo è il personaggio attorno al quale si muove tutta la narrazione, l'uomo che tutti ammirano ma che nessuno conosce approfonditamente: solo questa indeterminatezza può salvarlo dalla noia dell'aggettivazione, il prodotto di un automatismo che induce il cittadino medio a catalogare chiunque lo avvicini in "amico" o "nemico", in maniera ovviamente arbitraria.
    Ad unire le testimonianze che compongono quest'opera, vi è solo l'eco lontana di un'emarginazione più radicata di quello che si potrebbe comunemente intendere, una marea di diffidenze e rancori che bagna tutte le culture in cui si imbatte, senza distinzioni, a prescindere da qualsiasi futile pretesa di superiorità. Ogni personaggio è un nucleo chiuso in se stesso, ognuno costretto nella propria trincea, solo Amedeo sa scivolare tra una relazione e l'altra, senza ipocrisia, ma con la sapiente capacità di compenetrare tutte le civiltà che incontra: egli non vive in nessun luogo, è straniero a qualunque confine, giacché abita soltanto la lingua che ha scelto, e che ha appreso con voracità. Ma quello che tutti si chiedono è: dove è fuggito Amedeo? E soprattutto, da cosa?

    Per altre recensioni, sfocature.blogspot.it

    ha scritto il 

  • 0

    Nella piazza che fino a metà del secolo scorso era il centro di una zona bene convivono immigrati di ogni provenienza accanto a rappresentanti di autentica (e un po' becera) romanità.
    La storia, un pi ...continua

    Nella piazza che fino a metà del secolo scorso era il centro di una zona bene convivono immigrati di ogni provenienza accanto a rappresentanti di autentica (e un po' becera) romanità.
    La storia, un piccolo giallo che ruota attorno alla morte di un personaggio soprannominato "il gladiatore", è raccontata secondo prospettive individuali.
    Il dialogo è scarno supporto al ricordo in prima persona.
    Non c'è una verità bensì congerie di punti di fuga.
    Insomma possiamo, potremmo scegliere cosa maggiormente ci aggrada.
    Nel solco tracciato da Gadda l'autore, maghrebino doc, lascia che mediante il personalissimo parlato dei singoli, che è identità e cultura, ci si interroghi sul senso dell'appartenenza, della razza, dell'integrazione, dell'italianità.
    La risposta, persa e recuperata mille volte attraverso un coro volutamente disarmonico, è, forse, nella capacità e nel desiderio di aprirsi al diverso e all'ignoto. Con timore, rabbia e rispetto.

    ha scritto il 

  • 0

    Forse in un altro momento...

    ...questo romanzetto leggero mi sarebbe anche piaciuto, ma letto dopo Rabbia di Palahniuk proprio non mi ha appassionata: personaggi vaghi, Il concetto che ognuno apprezza solo ciò che è della propri ...continua

    ...questo romanzetto leggero mi sarebbe anche piaciuto, ma letto dopo Rabbia di Palahniuk proprio non mi ha appassionata: personaggi vaghi, Il concetto che ognuno apprezza solo ciò che è della propria cultura è iterato, troppo. Si legge veloce, quello sì. E massimo rispetto per un algerino che sa scrivere così in italiano. Questo è ambientato a Roma, ne ha scritto uno anche su Torino, ma non credo lo leggerò..

    ha scritto il 

  • 4

    Questo è un libro veloce da leggere, ma pieno di spunti di riflessione sulle diversità ed i preconcetti della società in cui viviamo, come questi possono influire profondamente su come vediamo la real ...continua

    Questo è un libro veloce da leggere, ma pieno di spunti di riflessione sulle diversità ed i preconcetti della società in cui viviamo, come questi possono influire profondamente su come vediamo la realtà, al punto di distorcerla completamente. Scritto da uno scrittore algerino residente in Italia.

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    3

    3 1/2

    Un libro costruito per far riflettere, in cui è molto più importante il "contenuto" del racconto che il modo di raccontarlo.

    E' indubbiamente un libretto interessante e lo scopo lo ottiene, almeno fin ...continua

    Un libro costruito per far riflettere, in cui è molto più importante il "contenuto" del racconto che il modo di raccontarlo.

    E' indubbiamente un libretto interessante e lo scopo lo ottiene, almeno fino a un certo punto.

    Manca tuttavia una vera costruzione dei personaggi, che sono lo stereotipo dello stereotipo delle varie categorie umane di un condominio tipo: la portiera napoletana impicciona, l'immigrato con problemi di comportamento e sociali, il negoziante bengalese, la signora anziana con il cagnetto rognoso, la badante peruviana, il professore milanese arrogante. C'è pure l'aspirante cineasta dei Paesi Bassi che ovviamente è convinto che portarsi mariuana da casa e andare a prostitute sia perfettamente legale in Italia. A tutto questo stereotipo sfugge solo, e solo in parte, la voce narrante, Ahmed/Amedeo, che è quello che riusciamo a conoscere meglio, quantomeno perchè ha più spazio.

    La forma del racconto prevede un capitolo con punto di vista di uno dei vari inquilini del palazzo, alternato a un capitolo tratto dal diario di Amedeo. Tutta la narrazione verte apparentemente sull'omicidio - avvenuto nell'ascensore del palazzo - del Gladiatore, il classico rompiballe bullo del condominio, in realtà si parla di integrazione mancata, ignoranza abissale, incomprensioni totali e fraintendimenti che convolgono sia gli immigrati che gli italiani, tutti contro tutti e tutti oggetto e soggetto di razzismo.

    Alla fine si scopre il colpevole, con un piccolo colpo di scena, dato che mano a mano che il racconto si avvicina alla fine il lettore viene portato a credere di conoscere l'identità dell'assassino.

    Come detto il racconto è carino. Tuttavia la scelta di costruire i personaggi sullo stereotipo più becero, pur voluta e comprensibile, rende i personaggi troppo monodimensionali e, sinceramente, quasi tutti molto sgradevoli.

    Sorprende, infatti, che di omicidio a Piazza Vittorio ve ne sia stato solo uno.

    ha scritto il 

  • 4

    Autore algerino che descrive con sconcertante realtà e precisione i pregiudizi e le dinamiche intorno agli immigrati.. ogni capitolo è scritto dal punto di vista di un personaggio diverso, i vari prot ...continua

    Autore algerino che descrive con sconcertante realtà e precisione i pregiudizi e le dinamiche intorno agli immigrati.. ogni capitolo è scritto dal punto di vista di un personaggio diverso, i vari protagonisti della storia.. molto bello!! consigliato..

    ha scritto il 

  • 4

    "Questa mattina Iqbal mi ha chiesto se conoscevo la differenza tra il tollerante e il razzista. Gli ho risposto che il razzista è in contrasto con gli altri perché non li crede al suo livello, mentre ...continua

    "Questa mattina Iqbal mi ha chiesto se conoscevo la differenza tra il tollerante e il razzista. Gli ho risposto che il razzista è in contrasto con gli altri perché non li crede al suo livello, mentre il tollerante tratta gli altri con rispetto. A quel punto si è avvicinato a me, per non farsi sentire da nessuno come se stesse per svelare un segreto, e mi ha sussurrato: «il razzista non sorride!».
    Ho pensato tutto il giorno al razzista che si riufuta di sorridere e mi sono reso conto che Iqbal ha fatto un'importante scoperta. Il problema del razzista non è con gli altri ma con se stesso. Direi di più: non sorride al prossimo perché non sa sorridere a se stesso. E' proprio giusto quel proverbio arabo che dice "Chi non ha non dà"

    http://lalettricerampante.blogspot.it/2014/06/scontro-di-civilta-per-un-ascensore.html

    ha scritto il 

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