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Scorrete lacrime, disse il poliziotto

Di ,

Editore: A. Mondadori (Piccola biblioteca Oscar; 196)

4.0
(1068)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 265 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Spagnolo , Francese , Giapponese , Tedesco , Polacco , Ceco

Isbn-10: 8804464690 | Isbn-13: 9788804464693 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Disponibile anche come: Copertina morbida e spillati , Altri , eBook

Genere: Fiction & Literature , Mystery & Thrillers , Science Fiction & Fantasy

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Descrizione del libro
In un prossimo futuro, in un paese sconvolto dalla povertà e dalla paura,governato dal pugno di ferro di una polizia onnipresente, la star della TVJohn Taverner ha tutto quello che gli altri non hanno. Un giorno peròTaverner, svegliandosi, scoprirà di non essere mai esistito...
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  • 3

    Kafkiano questo romanzo di Dick soprattutto nella sua prima parte quando un conduttore televisivo molto noto viene ricoverato in ospedale dopo l'aggressione di una sua ex e si ritrova in un mondo alterato dove nessun lo conosce e si ricorda di lui e nemmeno la polizia ha niente che lo riguardi ne ...continua

    Kafkiano questo romanzo di Dick soprattutto nella sua prima parte quando un conduttore televisivo molto noto viene ricoverato in ospedale dopo l'aggressione di una sua ex e si ritrova in un mondo alterato dove nessun lo conosce e si ricorda di lui e nemmeno la polizia ha niente che lo riguardi nei suoi schedari. Di conseguenza è considerato un personaggio sospetto e pericoloso. Come tale viene preso di mira dalla polizia tanto che verrà imbastito una specie di complotto per incastrarlo. Ma... mentre per Kafka non esistono vie di fuga dalla realtà per Dick così non è. La realtà (quando lo è) è piena di universi paralleli ma in qualche modo sovrapposti e è possibile passare dall'uno all'altro in qualche modo ad es. facendo uso di droghe. E così quando la situazione sembra ormai disperata si apre per Jason Taverner una insperata via di fuga che lo riporta alla precedente realtà o almeno a una realtà molto simile. Il mondo di Dick è così contorto che è a volte difficile seguirlo da un universo all'altro o da un piano temporale all'altro. Questo libro comunque secondo me non è il suo miglior libro: meglio Ubik o Gli androidi sognano pecore elettriche.

    ha scritto il 

  • 4

    Un Philip Dick di pregio

    Immaginate di essere un personaggio famoso e ricco dello spettacolo e di svegliarvi una mattina in un hotel da due soldi senza più un'identità e senza che nessuno vi riconosca. Il tutto all'interno di uno Stato totalitario in lotta con le minoranze che non ammette lacune identitarie. Il ritmo tra ...continua

    Immaginate di essere un personaggio famoso e ricco dello spettacolo e di svegliarvi una mattina in un hotel da due soldi senza più un'identità e senza che nessuno vi riconosca. Il tutto all'interno di uno Stato totalitario in lotta con le minoranze che non ammette lacune identitarie. Il ritmo trascina e la trama è ben congeniata: un altro ottimo romanzo di Dick.

    ha scritto il 

  • 3

    niente di memorabile, ma Dick merita almeno un paio di altre possibilità


    continua a sfuggirmi il senso di penose prefazioni che nelle prime 20 righe raccontano buona parte dei colpi di scena del romanzo, per non parlare delle postfazioni in cui qualche nobile esegeta riesce immancabilmente ...continua

    niente di memorabile, ma Dick merita almeno un paio di altre possibilità

    continua a sfuggirmi il senso di penose prefazioni che nelle prime 20 righe raccontano buona parte dei colpi di scena del romanzo, per non parlare delle postfazioni in cui qualche nobile esegeta riesce immancabilmente a trovare legami tra l'autore, Freud, Shakespeare, la tragedia greca, la pittura surrealista e una serie di scrittori che conosce solo lui. l'analisi dell'opera me la faccio da solo, grazie; risparmiate pagine chè la carta costa

    ha scritto il 

  • 4

    il maestro è sempre in tiro

    come dick ce n'è pochi, o sarà che per me è il max nonostante i passi falsi, ma questo romanzo parte in quarta, con il personaggio pubblico, un SEI, a cui viene cancellata (da chi?) l'identità...


    dialoghi brillanti, impostazione cinematografica, condizione sociopolitica che riflette il co ...continua

    come dick ce n'è pochi, o sarà che per me è il max nonostante i passi falsi, ma questo romanzo parte in quarta, con il personaggio pubblico, un SEI, a cui viene cancellata (da chi?) l'identità...

    dialoghi brillanti, impostazione cinematografica, condizione sociopolitica che riflette il controllo paraamilitare anni '70 usa, insomma una lettura avvolgente come una coperta elettrica

    ha scritto il 

  • 3

    Nell'epoca della sua massima maturità, Dick riesce comunque a tirare fuori un romanzo profondamente Dickiano, con un protagonista sballottato dallo straniamento e dall'errata percezione della realtà. A questo però, bisogna aggiungere dei temi curiosamente non proprio centrali per l'autore (eugene ...continua

    Nell'epoca della sua massima maturità, Dick riesce comunque a tirare fuori un romanzo profondamente Dickiano, con un protagonista sballottato dallo straniamento e dall'errata percezione della realtà. A questo però, bisogna aggiungere dei temi curiosamente non proprio centrali per l'autore (eugenetica e distopia militarista) e una fetta veramente generosa di autobiografia. E' indubbio che Scorrete Lacrime è, soprattutto, una carrellata di donne che evidentemente incarnano le varie figure femminile che hanno incrociato la vita dello scrittore. Non raggiunge le vette dei Dick che considero migliori, per questo rischia un po' di perdersi all'interno della sterminata letteratura di qualità "media" dell'autore, ma forse è un libro che più leggere bisogna rileggere e soprattutto scavare, perché probabilmente nasconde molto più di quanto mostra.

    ha scritto il 

  • 5

    "Il dolore è la consapevolezza che ti ritroverai solo, e non c'è nient'altro oltre a quello perchè essere solo è il destino ultimo di ogni singola creatura vivente. Ecco che cos'è la morte, la grande solitudine."


    Scorrete lacrime è il capolavoro assoluto della letteratura p ...continua

    "Il dolore è la consapevolezza che ti ritroverai solo, e non c'è nient'altro oltre a quello perchè essere solo è il destino ultimo di ogni singola creatura vivente. Ecco che cos'è la morte, la grande solitudine."

    Scorrete lacrime è il capolavoro assoluto della letteratura postmoderna. Punto. Sono tentato di chiudere così, perché Scorrete lacrime è indescrivibile, incontenibile, irrefrenabile, incomprensibile: è la lungimirante lucidità di chi ha compreso le proprie follie e, con esse, le follie del mondo intero. E' il romanzo capolavoro di Dick, un pazzo travolto dalle sue visioni dense di paranoia, che ha anticipato di quasi mezzo secolo il crogiolo di nevrosi che è l'età contemporanea. E rabbrividisco a pensare cosa ci tocchi in futuro. Ma andiamo per gradi. Scorrete lacrime è innanzitutto un'antiutopia. Non una distopia, ma un'antiutopia e anche una antidistopia, perché Dick osa capovolgere entrambi i generi. Lo stato di polizia che fa da sfondo al romanzo richiama la distopia, ma la sua scarsa rilevanza ai fini della trama e, soprattutto, l'assenza di un eroe che lotta contro il sistema rende atipica la distopia di Dick, che in effetti pare più lecito definire come antiutopia, perché presentata come dato di fatto, ormai incontrovertibile. Dick, com'è suo costume, prende in prestito dalla distopia un paio di elementi e poi li mette da parte, con la sua solita e voluta trascuratezza, che gli serve più a depistare il lettore che a fornirgli un'ambientazione di genere. Ma quel poco che descrive basta a rivelare l'atroce attualità delle sue visioni paranoiche: una società dominata dalla paranoia per la sicurezza, che giustificano qualunque violazione della privacy, una società in cui è inammissibile non essere documentati, identificati e registrati, pena la nonesistenza. Chissà cosa direbbe oggi Dick se scoprisse nel mondo di oggi una grottesca attuazione delle sue visioni più deliranti: le misure antiterroristiche dell'amministrazione Bush che hanno fatto impallidire quelle di Nixon (vero bersaglio di Dick), il sistematico spionaggio della NSA nell'era Obama, l'esibizionismo violento di Facebook, per il quale se non hai un profilo allora non esisti, al punto che i vicini di casa, non trovandoti sul social network, non ti invitano alle feste*. Certo, dal 1984 di Orwell è facile fare previsioni del genere. Ma Dick ha visto giusto anche sulla rassegnazione che ha consacrato uno stato di polizia di fatto, fatta eccezione per sporadici episodi di contestazione studentesca (in forme che anticipano pure l'attuale movimento Occupy). Siamo solo al primo livello, il primo di tanti. Scorrete lacrime è, inutile dirlo, una straordinaria stratificazione di senso e di livelli di lettura. Inevitabile, per un genio, quale quello di Dick, perennemente sospeso tra sonno e realtà, o sarebbe meglio dire, tra diverse realtà apparenti. Per tutta la vita Dick ha lottato per tirarsi fuori da questa frattura, per tutta la vita Dick ha inseguito l'illuminazione, per riuscire finalmente a distinguere e identificare l'unica vera realtà, salvo poi scoprire quanto sia labile il concetto stesso. Le due splendide prefazione e postfazione hanno gettato luce sulle macchinazioni invisibili che si nascondono dietro l'intreccio: una sorprendente impalcatura tragica, che mescola Eschilo e Shakespeare. Basterebbe questo a mettere a tacere per sempre le principali critiche mosse nei confronti di Dick sui suoi personaggi. Per Dick, del resto, i personaggi sono solo elementi funzionali alla trama, le persone, a ben vedere, non gli interessano più di tanti. L'indagine psicologica in Dick è elemento principale, ma scisso dalla caratterizzazione dei personaggi; un'abitudine spesso criticata da un gusto che vuole personaggi definiti nel carattere e nei vezzi. Per Dick c'è soprattutto una motivazione esistenziale: non riusciamo mai a conoscere veramente noi stessi, figurarsi gli altri. Perché dunque intestardirsi a definire, giustificare ed esplicitare l'agire e il pensiero dei personaggi? Nello specifico, tanto il protagonista quanto l'antagonista di questo romanzo possono sembrare piatti, tanto nei pensieri quanto nelle gesta, ma è solo perché Dick sceglie di concentrari su altro. Se a questo si sovrappone il gioco, tutto invisibile, di rimandi alla tradizione tragica, emerge un quadro che non solo gli permette di ribattere alle critiche, ma anche di sorprendere qualunque aspettativa. Anche in questo Scorrete lacrime si conferma capolavoro, anche in questo Dick si conferma maestro nel depistare il lettore, che si ritrova tra le mani un romanzo scritto magistralmente, con una perfetta padronanza di tutti gli aspetti più tecnici. L'emblematico titolo suggerisce poi un ulteriore livello di senso che di rado compare così fortemente nella narrativa dickiana: Scorrete lacrime è un romanzo che argomenta il dolore come forma più sublime di cognizione. Le lacrime, che pure rimandano a tutto un senso tragico che si riveste di una lunga tradizione, come già detto, sono soprattutto una forma di conoscenza e, forse, di salvezza, di redenzione e liberazione, com'è nel caso dell'antagonista, che conosce una tale evoluzione, nel corso del romanzo, da presentarsi come vero protagonista. E quanto sembrano anticipare le più note lacrime perse nella pioggia di Blade runner... Per finire, Scorrete lacrime ricopre un ruolo particolare all'interno della narrazione dickiana: è l'anello tra Ubik e il successivo Un oscuro scrutare: Dick ha finalmente centrato il cuore del problema, ma rimane ancorato alla necessità di trasformare in finzione (fantascientifica) le sue visioni; solo in Un oscuro scrutare si permetterà di squarciare il velo. Scritto e riscritto freneticamente, sotto mescalina, nel tentativo di dare forma ai sogni di Dick e alle sue visioni, Scorrete lacrime è un romanzo profetico, come Dick stesso scoprì anni dopo. Solo più tardi Dick scoprirà il suo valore profetivo, scoprirà quanto di se stesso aveva incosciamente messo dentro il romanzo, in una precoce illuminazione che esploderà poi con la trilogia di Valis.

    *mi è successo, giuro.

    ha scritto il 

  • 4

    Cosa ci rende umani?

    Non sono nato con la presunzione di sapere tutto o di capire meglio degli altri la realtà, ma di certo non posso dire di essere d'accordo con la maggior parte delle persone che parlano di questo libro o lo recensiscono. Ma poichè non scrivo recensioni per smontare le tesi altrui, affronterò la qu ...continua

    Non sono nato con la presunzione di sapere tutto o di capire meglio degli altri la realtà, ma di certo non posso dire di essere d'accordo con la maggior parte delle persone che parlano di questo libro o lo recensiscono. Ma poichè non scrivo recensioni per smontare le tesi altrui, affronterò la questione solo come nota finale. Lo stile è quello classico di Philip K. Dick: un misto ipnotico e drogante di fantascienza noir, un universo distopico ed estraniante, un thriller onirico dalla dimensione di incubo alla Edgar Allan Poe. Molto peculiare di quest'autore è il fatto di presentare un elemento di un mondo futuro ed immaginario come se il lettore lo conoscesse, ed attraverso la descrizione delle azioni svolte per mezzo o dall'elemento stesso, far emergere le sue caratteristiche. Questo permette di eliminare lo stile didascalico a volte percepito come imprescindibile in testi ambientati in universi paralleli. Ancora una volta, l'autore non si smentisce e regala una storia di prim'ordine che riesce a comunicare magistralmente una perenne sensazione di dormiveglia e confusione determinata da una pluralità di fattori, dei quali per di più non si ha mai la certezza che siano reali. La trama è un insieme di azione, riflessione, descrizione di un mondo e di chi lo popola. E' una trama basata sull'assurdo e sull'assurdità ma con delle radici profondamente piantate nella realtà, forse più assurda della stessa fantasia: la perdità della notorietà come perdità di identità e di sè stessi. E' impressionante pensare che un libro scritto nel 1974 abbia colto il nucleo della nevrosi di 40 anni dopo: l'immagine e l'apparenza come essenza, filosoficamente parlando. E' questo che rende speciale questo autore e questo romanzo: il fatto che in un romanzo di fantascienza pieno di cose speciali e fantasmagoriche alla fine sia tutto paradossalmente coerente e l'umanità rimanga rappresentata come sè stessa, come era ed è e sempre sarà attraverso i secoli, intrinsecamente assurda anch'essa. Questa è la trama di un noir, non di un film d'azione. Ciò può aver spaesato molti, anche magari qualche fan abituato al ritmo certo più accelerato di altri libri di questo autore, ma è piacevolmente più riflessivo e ponderato, alternando sapientemente momenti di tensione a momenti di rilassamento e ragionamento. Ad aumentare il senso di spaesamento è la continua silenziosa transizione fra la descrizione della realtà e la descrizione dei pensieri del protagonista e delle sue impressioni, che traspare progressivamente attraverso il testo e non in altro modo. Un mix di interiorità ed esteriorità che affascina e parla parole conosciute all'individuo, in quanto specchio fedele di un'esistenza di esperienza personale della realtà vissuta attraverso le proprie sensazioni ed emozioni. Il lessico è astutamente in linea con lo stile generale del libro, e fiorisce stupendo per l'inventiva nelle metafore, le frasi ad effetto, le peculiarità della costruzione del periodo. I personaggi sono come le figure di un ritratto impressionista: tanti, sfocati. Macchie di colore, il colore del sangue umano, nel cammino di un uomo. Uomini (e donne) che inevitabilmente collidono, per caso o per volontà, per volere o necessità, in un gioco del biliardo impazzito. L'unico fattore che li accomuna e - ben poco accidentalmente - il tema portante dell'intero libro, è il dolore. E' questa l'immagine stridente, ricorrente, come un silenzioso urlo che ricorda quello famoso di Munch. E' questo il messaggio, questa la morale, se di morale si può parlare. Il dolore che accomuna tutti, che fa parte della natura dell'uomo e della sua esistenza. Le forme del dolore: autoinflitto, subito, inferto, ragionevole, irragionevole. Il nostro dolore, il dolore altrui. Comprensibile o incomprensibile, ma esistente, vero. Quando si soffre si vive e si muore allo stesso tempo, non c'è niente di più forte e devastante. Ed è questa sofferenza, che è vita. E' questa che va affrontata, da cui imparare, da far passare, da digerire, ma inevitabilmente da vivere. Difficilmente ma inutilmente eludibile, sempre in modo temporaneo. Dilazionabile, ma inesorabilmente di ritorno. Uno dei tasselli basilari che compone ciò che ci rende umani e che ridefinisce, assieme al concetto di vita, il concetto di morte. Vivere e non sentire dolore, ed esserne coscienti; non essere più un grado di provare un'emozione così fondamentale, non è forse uno stato peggiore della morte? La trama è interessante e piena di spunti di riflessione, avvincente ed in grado di catturare il lettore fino alla fine. Tiene coeso un insieme di personaggi dolenti di un'umanità dolente in scenari dolorosi per parlare di vita, morte, amore e sofferenza. E di come tutto questo faccia parte della natura umana. Lo scioglimento del nodo è subitaneo, improvviso ed autoesplicativo. Può forse deludere la oggettiva incapacità di intuire la verità riservata al lettore, ma non è un assunto imprescindibile per un testo letterario. Nè, a mio parere, sottrae nulla al fascino della narrazione o della trama. Questa è la fondamentale risposta alla più comune critica di questo libro: non avere il controllo della situazione è uno status nel quale il protagonista è immerso dalla prima dozzina di pagine, e non si capisce in virtù di cosa la situazione del lettore dovrebbe essere diversa. Altrettanto in disaccordo mi trova la seconda più comune critica: quella sui personaggi. Sono forse figure perfettamente delineate? Assolutamente no! Ci interessa davvero sapere chi sono e cosa fanno? Assolutamente no! Non sappiamo tutto delle persone nemmeno nella vita reale, quindi non si capisce perchè ci si dovrebbe aspettare qualcosa di diverso da un libro che pone in modo evidente il lettore sullo stesso piano conoscitivo del protagonista. O meglio, lo si può forse aspettare da un romanzo d'avventura, ma è chiaro ormai che questo libro non lo è. La mia netta impressione è che il dipanarsi delle vicende non sia altro che il viaggio di un uomo anestetizzato attraverso la propria ed altrui sofferenza, un collage di situazioni e persone che stimolino una simultanea riflessione, nel protagonista e nel lettore, sul senso della propria esistenza e delle proprie esperienze personali. Più che consigliato e veloce da leggere per chi non sopporta i testi eccessivamente prolifici in quanto a numero di pagine.

    ha scritto il 

  • 5

    Scorrete lacrime!

    questo libro è da annoverare tra i romanzi più visionari e meglio riusciti di Philip Dick! il protagonista da persona famosa e conosciuta dal mondo si ritrova in uno squallido albergo senza nessun documento e senza che nessuno lo riconosca, da qui inizia il dilemma su cosa sia reale e cosa non lo ...continua

    questo libro è da annoverare tra i romanzi più visionari e meglio riusciti di Philip Dick! il protagonista da persona famosa e conosciuta dal mondo si ritrova in uno squallido albergo senza nessun documento e senza che nessuno lo riconosca, da qui inizia il dilemma su cosa sia reale e cosa non lo sia, per arrivare poi dopo tutta una serie di peripezie alle spiegazioni finali che lasciano soddisfatto il lettore vista la buona qualità della trama! sicuramente un gran bel libro degno di essere letto non soltanto dai fan di questo autore! ;)

    ha scritto il 

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