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Scorrete lacrime, disse il poliziotto

Di

Editore: Mondadori (Piccola biblioteca Oscar, 196)

4.0
(1076)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 265 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Spagnolo , Francese , Giapponese , Tedesco , Polacco , Ceco , Portoghese

Isbn-10: 8804464690 | Isbn-13: 9788804464693 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Vittorio Curtoni

Disponibile anche come: Copertina morbida e spillati , eBook

Genere: Fiction & Literature , Mystery & Thrillers , Science Fiction & Fantasy

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Descrizione del libro
In un prossimo futuro, in un paese sconvolto dalla povertà e dalla paura,governato dal pugno di ferro di una polizia onnipresente, la star della TV John Taverner ha tutto quello che gli altri non hanno. Un giorno peròTaverner, svegliandosi, scoprirà di non essere mai esistito...
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  • 0

    Proseguire nella conoscenza dell’opera di un autore straordinario come Philip K. Dick porta ad imbattersi in un altro romanzo di non-fantascienza, in cui la riflessione sui temi universali, esistenziali e – perché no? – metafisici prevale sull’ambientazione in un futuro prossimo che non dà alcun ...continua

    Proseguire nella conoscenza dell’opera di un autore straordinario come Philip K. Dick porta ad imbattersi in un altro romanzo di non-fantascienza, in cui la riflessione sui temi universali, esistenziali e – perché no? – metafisici prevale sull’ambientazione in un futuro prossimo che non dà alcun valore aggiunto alla condizione umana che, ne sono sempre più convinto, era il punto centrale per lo scrittore californiano.

    Il tema è quello del dolore, del dolore universale, delle lachrimae rerum in fondo, come suggerito dal titolo. E anche dalla struttura del romanzo, con i suoi richiami al mito – il legame incestuoso tra i due gemelli ha qualcosa di più della semplice aberrazione sessuale – e alla tragedia, greca e shakespeariana. Per ammissione dello stesso autore i riferimenti sono “Le Baccanti” e “Re Lear”, entrambe basate sul topos della mascherata e della perdita di identità.

    Ci ho trovato un forte contrappunto con “Noi Marziani”, il romanzo di Dick che parla di tutto fuorché – quasi – di Marziani, ma racconta soprattutto di alienazione, quella dovuta alla malattia mentale. In “Scorrete lacrime, disse il poliziotto”, la questione è analoga: la possibilità di non discernere più la realtà in cui si vive, o di ritrovarsi addirittura all’interno di una realtà soggettiva altrui – come accadeva anche in “Occhio nel cielo” – che, in questo romanzo, è manipolata dalla droga (Dick, lo psichedelico Dick, vittima di diverse dipendenze, non fa mai l’apologia della droga, tutt’altro).

    Che cosa fa un uomo che, da un momento all’altro, perde tutto, fin la sua stessa identità, diventando un perfetto sconosciuto da celebrità quale era? Quello che fa nelle altre storie di Dick, in fondo. Vive. Quando diventa troppo complicato cercare di trovare un’interpretazione coerente del mondo, che l’uomo ha la pretesa di trovare sempre pur sapendo che dovrà scontrarsi contro il muro della realtà, allora si vive, e si cerca di farlo al meglio.

    Anche quando sembra che il mondo sia dominato da forze inarrivabili come Felix – che pure non è una figura negativa se, da poliziotto di un sistema monolitico, è riuscito a gettare un po’ di sabbia negli ingranaggi, pagandone le conseguenze – o Alys, forse la vera figura malvagia di tutto il romanzo, anche in quel momento è possibile vivere. E incontrare Mary Ann, la perfetta antitesi di Alys: mite, disinteressata, capace di donare gratuitamente senza pensare non solo al proprio tornaconto ma anche al proprio personale piacere.

    Quando la realtà diventa inumana, è possibile restare umani, opporsi al male, all’assurdo semplicemente con il proprio modo di essere. È la libertà dell’uomo. Che, ci piaccia o no, implica anche il dolore. Ma neanche quello ha l’ultima parola se si riesce a portarlo fuori da se stessi per, malgrado tutti e tutto, continuare a vivere. Liberamente.

    ha scritto il 

  • 3

    Kafkiano questo romanzo di Dick soprattutto nella sua prima parte quando un conduttore televisivo molto noto viene ricoverato in ospedale dopo l'aggressione di una sua ex e si ritrova in un mondo alterato dove nessun lo conosce e si ricorda di lui e nemmeno la polizia ha niente che lo riguardi ne ...continua

    Kafkiano questo romanzo di Dick soprattutto nella sua prima parte quando un conduttore televisivo molto noto viene ricoverato in ospedale dopo l'aggressione di una sua ex e si ritrova in un mondo alterato dove nessun lo conosce e si ricorda di lui e nemmeno la polizia ha niente che lo riguardi nei suoi schedari. Di conseguenza è considerato un personaggio sospetto e pericoloso. Come tale viene preso di mira dalla polizia tanto che verrà imbastito una specie di complotto per incastrarlo. Ma... mentre per Kafka non esistono vie di fuga dalla realtà per Dick così non è. La realtà (quando lo è) è piena di universi paralleli ma in qualche modo sovrapposti e è possibile passare dall'uno all'altro in qualche modo ad es. facendo uso di droghe. E così quando la situazione sembra ormai disperata si apre per Jason Taverner una insperata via di fuga che lo riporta alla precedente realtà o almeno a una realtà molto simile. Il mondo di Dick è così contorto che è a volte difficile seguirlo da un universo all'altro o da un piano temporale all'altro.
    Questo libro comunque secondo me non è il suo miglior libro: meglio Ubik o Gli androidi sognano pecore elettriche.

    ha scritto il 

  • 4

    Un Philip Dick di pregio

    Immaginate di essere un personaggio famoso e ricco dello spettacolo e di svegliarvi una mattina in un hotel da due soldi senza più un'identità e senza che nessuno vi riconosca. Il tutto all'interno di uno Stato totalitario in lotta con le minoranze che non ammette lacune identitarie. Il ritmo tra ...continua

    Immaginate di essere un personaggio famoso e ricco dello spettacolo e di svegliarvi una mattina in un hotel da due soldi senza più un'identità e senza che nessuno vi riconosca. Il tutto all'interno di uno Stato totalitario in lotta con le minoranze che non ammette lacune identitarie. Il ritmo trascina e la trama è ben congeniata: un altro ottimo romanzo di Dick.

    ha scritto il 

  • 3

    niente di memorabile, ma Dick merita almeno un paio di altre possibilità


    continua a sfuggirmi il senso di penose prefazioni che nelle prime 20 righe raccontano buona parte dei colpi di scena del romanzo, per non parlare delle postfazioni in cui qualche nobile esegeta riesce immancabilmente ...continua

    niente di memorabile, ma Dick merita almeno un paio di altre possibilità

    continua a sfuggirmi il senso di penose prefazioni che nelle prime 20 righe raccontano buona parte dei colpi di scena del romanzo, per non parlare delle postfazioni in cui qualche nobile esegeta riesce immancabilmente a trovare legami tra l'autore, Freud, Shakespeare, la tragedia greca, la pittura surrealista e una serie di scrittori che conosce solo lui.
    l'analisi dell'opera me la faccio da solo, grazie; risparmiate pagine chè la carta costa

    ha scritto il 

  • 4

    il maestro è sempre in tiro

    come dick ce n'è pochi, o sarà che per me è il max nonostante i passi falsi, ma questo romanzo parte in quarta, con il personaggio pubblico, un SEI, a cui viene cancellata (da chi?) l'identità...


    dialoghi brillanti, impostazione cinematografica, condizione sociopolitica che riflette il co ...continua

    come dick ce n'è pochi, o sarà che per me è il max nonostante i passi falsi, ma questo romanzo parte in quarta, con il personaggio pubblico, un SEI, a cui viene cancellata (da chi?) l'identità...

    dialoghi brillanti, impostazione cinematografica, condizione sociopolitica che riflette il controllo paraamilitare anni '70 usa, insomma una lettura avvolgente come una coperta elettrica

    ha scritto il 

  • 3

    Nell'epoca della sua massima maturità, Dick riesce comunque a tirare fuori un romanzo profondamente Dickiano, con un protagonista sballottato dallo straniamento e dall'errata percezione della realtà. A questo però, bisogna aggiungere dei temi curiosamente non proprio centrali per l'autore (eugene ...continua

    Nell'epoca della sua massima maturità, Dick riesce comunque a tirare fuori un romanzo profondamente Dickiano, con un protagonista sballottato dallo straniamento e dall'errata percezione della realtà. A questo però, bisogna aggiungere dei temi curiosamente non proprio centrali per l'autore (eugenetica e distopia militarista) e una fetta veramente generosa di autobiografia.
    E' indubbio che Scorrete Lacrime è, soprattutto, una carrellata di donne che evidentemente incarnano le varie figure femminile che hanno incrociato la vita dello scrittore.
    Non raggiunge le vette dei Dick che considero migliori, per questo rischia un po' di perdersi all'interno della sterminata letteratura di qualità "media" dell'autore, ma forse è un libro che più leggere bisogna rileggere e soprattutto scavare, perché probabilmente nasconde molto più di quanto mostra.

    ha scritto il 

  • 4

    Cosa ci rende umani?

    Non sono nato con la presunzione di sapere tutto o di capire meglio degli altri la realtà, ma di certo non posso dire di essere d'accordo con la maggior parte delle persone che parlano di questo libro o lo recensiscono. Ma poichè non scrivo recensioni per smontare le tesi altrui, affronterò la qu ...continua

    Non sono nato con la presunzione di sapere tutto o di capire meglio degli altri la realtà, ma di certo non posso dire di essere d'accordo con la maggior parte delle persone che parlano di questo libro o lo recensiscono. Ma poichè non scrivo recensioni per smontare le tesi altrui, affronterò la questione solo come nota finale.
    Lo stile è quello classico di Philip K. Dick: un misto ipnotico e drogante di fantascienza noir, un universo distopico ed estraniante, un thriller onirico dalla dimensione di incubo alla Edgar Allan Poe. Molto peculiare di quest'autore è il fatto di presentare un elemento di un mondo futuro ed immaginario come se il lettore lo conoscesse, ed attraverso la descrizione delle azioni svolte per mezzo o dall'elemento stesso, far emergere le sue caratteristiche. Questo permette di eliminare lo stile didascalico a volte percepito come imprescindibile in testi ambientati in universi paralleli. Ancora una volta, l'autore non si smentisce e regala una storia di prim'ordine che riesce a comunicare magistralmente una perenne sensazione di dormiveglia e confusione determinata da una pluralità di fattori, dei quali per di più non si ha mai la certezza che siano reali. La trama è un insieme di azione, riflessione, descrizione di un mondo e di chi lo popola. E' una trama basata sull'assurdo e sull'assurdità ma con delle radici profondamente piantate nella realtà, forse più assurda della stessa fantasia: la perdità della notorietà come perdità di identità e di sè stessi. E' impressionante pensare che un libro scritto nel 1974 abbia colto il nucleo della nevrosi di 40 anni dopo: l'immagine e l'apparenza come essenza, filosoficamente parlando. E' questo che rende speciale questo autore e questo romanzo: il fatto che in un romanzo di fantascienza pieno di cose speciali e fantasmagoriche alla fine sia tutto paradossalmente coerente e l'umanità rimanga rappresentata come sè stessa, come era ed è e sempre sarà attraverso i secoli, intrinsecamente assurda anch'essa. Questa è la trama di un noir, non di un film d'azione. Ciò può aver spaesato molti, anche magari qualche fan abituato al ritmo certo più accelerato di altri libri di questo autore, ma è piacevolmente più riflessivo e ponderato, alternando sapientemente momenti di tensione a momenti di rilassamento e ragionamento. Ad aumentare il senso di spaesamento è la continua silenziosa transizione fra la descrizione della realtà e la descrizione dei pensieri del protagonista e delle sue impressioni, che traspare progressivamente attraverso il testo e non in altro modo. Un mix di interiorità ed esteriorità che affascina e parla parole conosciute all'individuo, in quanto specchio fedele di un'esistenza di esperienza personale della realtà vissuta attraverso le proprie sensazioni ed emozioni. Il lessico è astutamente in linea con lo stile generale del libro, e fiorisce stupendo per l'inventiva nelle metafore, le frasi ad effetto, le peculiarità della costruzione del periodo. I personaggi sono come le figure di un ritratto impressionista: tanti, sfocati. Macchie di colore, il colore del sangue umano, nel cammino di un uomo. Uomini (e donne) che inevitabilmente collidono, per caso o per volontà, per volere o necessità, in un gioco del biliardo impazzito. L'unico fattore che li accomuna e - ben poco accidentalmente - il tema portante dell'intero libro, è il dolore. E' questa l'immagine stridente, ricorrente, come un silenzioso urlo che ricorda quello famoso di Munch. E' questo il messaggio, questa la morale, se di morale si può parlare. Il dolore che accomuna tutti, che fa parte della natura dell'uomo e della sua esistenza. Le forme del dolore: autoinflitto, subito, inferto, ragionevole, irragionevole. Il nostro dolore, il dolore altrui. Comprensibile o incomprensibile, ma esistente, vero. Quando si soffre si vive e si muore allo stesso tempo, non c'è niente di più forte e devastante. Ed è questa sofferenza, che è vita. E' questa che va affrontata, da cui imparare, da far passare, da digerire, ma inevitabilmente da vivere. Difficilmente ma inutilmente eludibile, sempre in modo temporaneo. Dilazionabile, ma inesorabilmente di ritorno. Uno dei tasselli basilari che compone ciò che ci rende umani e che ridefinisce, assieme al concetto di vita, il concetto di morte. Vivere e non sentire dolore, ed esserne coscienti; non essere più un grado di provare un'emozione così fondamentale, non è forse uno stato peggiore della morte?
    La trama è interessante e piena di spunti di riflessione, avvincente ed in grado di catturare il lettore fino alla fine. Tiene coeso un insieme di personaggi dolenti di un'umanità dolente in scenari dolorosi per parlare di vita, morte, amore e sofferenza. E di come tutto questo faccia parte della natura umana. Lo scioglimento del nodo è subitaneo, improvviso ed autoesplicativo. Può forse deludere la oggettiva incapacità di intuire la verità riservata al lettore, ma non è un assunto imprescindibile per un testo letterario. Nè, a mio parere, sottrae nulla al fascino della narrazione o della trama. Questa è la fondamentale risposta alla più comune critica di questo libro: non avere il controllo della situazione è uno status nel quale il protagonista è immerso dalla prima dozzina di pagine, e non si capisce in virtù di cosa la situazione del lettore dovrebbe essere diversa. Altrettanto in disaccordo mi trova la seconda più comune critica: quella sui personaggi. Sono forse figure perfettamente delineate? Assolutamente no! Ci interessa davvero sapere chi sono e cosa fanno? Assolutamente no! Non sappiamo tutto delle persone nemmeno nella vita reale, quindi non si capisce perchè ci si dovrebbe aspettare qualcosa di diverso da un libro che pone in modo evidente il lettore sullo stesso piano conoscitivo del protagonista. O meglio, lo si può forse aspettare da un romanzo d'avventura, ma è chiaro ormai che questo libro non lo è. La mia netta impressione è che il dipanarsi delle vicende non sia altro che il viaggio di un uomo anestetizzato attraverso la propria ed altrui sofferenza, un collage di situazioni e persone che stimolino una simultanea riflessione, nel protagonista e nel lettore, sul senso della propria esistenza e delle proprie esperienze personali.
    Più che consigliato e veloce da leggere per chi non sopporta i testi eccessivamente prolifici in quanto a numero di pagine.

    ha scritto il 

  • 5

    Scorrete lacrime!

    questo libro è da annoverare tra i romanzi più visionari e meglio riusciti di Philip Dick! il protagonista da persona famosa e conosciuta dal mondo si ritrova in uno squallido albergo senza nessun documento e senza che nessuno lo riconosca, da qui inizia il dilemma su cosa sia reale e cosa non lo ...continua

    questo libro è da annoverare tra i romanzi più visionari e meglio riusciti di Philip Dick! il protagonista da persona famosa e conosciuta dal mondo si ritrova in uno squallido albergo senza nessun documento e senza che nessuno lo riconosca, da qui inizia il dilemma su cosa sia reale e cosa non lo sia, per arrivare poi dopo tutta una serie di peripezie alle spiegazioni finali che lasciano soddisfatto il lettore vista la buona qualità della trama! sicuramente un gran bel libro degno di essere letto non soltanto dai fan di questo autore! ;)

    ha scritto il 

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