Scritto sul corpo

Di

Editore: Mondadori (Oscar. Piccola Biblioteca 94)

3.8
(1784)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 203 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Spagnolo , Tedesco , Francese

Isbn-10: 880448019X | Isbn-13: 9788804480198 | Data di pubblicazione: 

Traduttore: Giovanna Marrone

Disponibile anche come: Copertina rigida

Genere: Famiglia, Sesso & Relazioni , Narrativa & Letteratura , Gay & Lesbo

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Descrizione del libro
Alla base di Scritto sul corpo c'è una specie di gioco che Jeanette Winterson propone ai lettori, tanto più sorprendente e coinvolgente in quanto appiccicato a un romanzo d'amore che possiede il ritmo febbroso e coinvolgente di ogni vera passione: mentre di tutti gli altri personaggi sappiamo se si tratta di un uomo o di una donna, l'autrice non ci lascia mai capire a quale sesso appartenga l'io narrante, la voce e il punto di vista attraverso i quali vengono flirtate tutte le vicende e le figure della storia. Di questa passione d'amore bruciante, patetica, profondamente incise nei sensi e nella mente conosciamo l'oggetto - Louise, una bellissima donna spossata dai capelli color rosso Tizio - ma non il soggetto, se non tramite rari indizi sparsi qua e là, troppo incerti per ricavarne una conferma definitiva. Attraverso una scrittura azzoppata, ironica, scandita con ritmi inusuali, il lettore si troverà così ad esplorare emozioni e sentimenti con un'udito e con una partecipazione diversa, in un lungo e lento viaggio nelle profondità e negli enigmi dell'erotismo e del desiderio.
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  • 4

    stupendo

    torno a leggerlo dopo tantissimi anni. di nuovo mi ha incuriosito, colpito, coinvolto per la sua particolarità nella narrazione e per la sua profondità di sentimenti. consigliato!

    ha scritto il 

  • 4

    Un libro che avevo nella wishlist da 13 anni e che per qualche strano motivo avevo dimenticato di voler leggere. Strano che l'abbia letto proprio ora, adesso che certe pagine assumono un significato c ...continua

    Un libro che avevo nella wishlist da 13 anni e che per qualche strano motivo avevo dimenticato di voler leggere. Strano che l'abbia letto proprio ora, adesso che certe pagine assumono un significato che non avrei saputo dare prima. O forse non è strano ed è proprio ciò che sto vivendo che mi ha spinto a leggerlo finalmente. Erano anni che non sottolineavo le frasi di un libro.

    "L'unicità di qualcuno che è stato così importante che lo rimpiangiamo non viene annullata dalla morte. Il buco che ho nel cuore ha la tua forma, e nessun altro può colmarlo del tutto. Perché dovrei desiderare che lo faccia?"

    ha scritto il 

  • 2

    A me è piaciuta quando sputa.

    In inglese – come faccio a dir di no – l’ambiguità di genere della voce narrante magari è facilitata dalle strutture linguistiche; per quel che ne so io mi bastano quelle psicologiche, le più semplici ...continua

    In inglese – come faccio a dir di no – l’ambiguità di genere della voce narrante magari è facilitata dalle strutture linguistiche; per quel che ne so io mi bastano quelle psicologiche, le più sempliciotte e del tutto italiane, per poter riconoscere scontatamente dopo nemmeno mezza pagina che l’ambiguità può valere solo per chi vuole tenersela tagliata a fette belle grosse sugli occhi.

    Non mi ha mai interessato scriteriare tra un genere di scrittura maschile e femminile, perciò ancora meno riesce a interessarmi chi crede di star facendo qualcosa provando a farlo venir meno, dopodiché non so le donne ma un uomo che porta a termine un romanzo dove si parla anche della sua vita sessuale senza che faccia mai un accenno mai al suo attributo, che ce lo abbia o che ce l’abbia avuto e non ce l’abbia più, non è mai esistito, e se condivido con la Winterson che, alla faccia di qualsiasi freudismo, alle volte una tetta è una tetta è una tetta e nient’altro che una tetta, devo però farle notare con la stessa franca immediatezza che se c’è un uomo che racconta un cazzo spunta fuori sempre, oppure siamo alle prese con una donna che starà provando a andare oltre gli aspetti secondari di un pene e di una vagina, aspetti secondari, per l’appunto, per chi uomo non è e non vuole esserlo e da parte mia poi penso che non si tratti di essere lesbica o no: una donna che non pensa con il cazzo di un altro uomo è una donna intelligente, come lo è l’uomo che capisce che quando pensa con il cazzo non sta pensando mai con il suo se prima non si libera del Cazzo chiamiamolo Junghiano. Pretendere infine che gli uomini e le donne non pensino proprio più con i cazzi e con le fiche, propri o altrui, non sarebbe non solo giusto: neanche più divertente.

    Il libro della Winterson è divertente solo quando accenna al suo ex taurino con le catenelle dorate tra i capezzoli che le faceva l’effetto di una borsa Chanel, per il resto è la solita noia dell’amore disperato tutto passione e sfiga, orgasmo e pentimento, tamponato da una bella e a tratti inedita scrittura (- “Ti amo” è sempre una citazione - ) che però non resiste al vezzo dell’estetismo più banalotto, e allora ecco i capelli come sciami di farfalle, e le frasone che nella vita pronuncerà davvero soltanto chi, non provando niente, prova a sentire qualcosa pronunciandole, come: “Voglio che tu venga da me senza passato” e “Sei una fonte d’acqua chiara in cui gioca la luce.” A me se qualcuna dicesse che sono una fonte d’acqua chiara in cui gioca la luce intenderei “Sei simpatico, pure carino, ma no, non funzionaremmo mai assieme, ti mancano i muscoli” e non darei mai il tempo a nessuna di dirmi una boiata come voglio-tu-venga-da-me-senza-passato, che oltre a essere una idiozia è di una impraticabile crudeltà che rivelerebbe tutta l’insicurezza infantile di chi lo dice.

    Prima che si facesse prendere dal viluppo del cancro dell’amante e del marito stronzo e oncologo che lo potrebbe curare se la luei o la leui narrante trasloca il suo male di vivere altrove, e da qui in avanti è la solita trippa per gatti solitari, la Winterson ha infilzato qualche bella riflessione sul temone letterario per eccellenza dell’adulterio (“Strano che il matrimonio, una manifestazione pubblica, aperta a tutti, apra la strada al più segreto dei legami, l’adulterio.”; “L’appagamento è la versione in positivo della rassegnazione.”, “È facile imbrogliare. Non c’è vanto nell’essere infedeli. Tradire la fiducia che qualcuno ha riposto in te all’inizio non costa nulla. La fai franca, continui a prendere sempre un po’ di più, finché non rimane nulla. Stranamente, le mani dovrebbero essere piene dopo tutto quel prendere, ma quando le apri non ci trovi nulla.”) e ha beccato due descrizioni che non sanno di strettamente letterario, come: “Sapevo che sputava nella padella per verificare se l’olio era pronto” e “L’odore di lievito del suo sesso.”: ecco, in queste due occasioni ho avuto l’impressione che al personaggio l’inchiostro stesse finalmente andando in sangue e non in una frase buona per elettrostimolare una tristona o un tristone sessualmente bipolari.

    La parte della storia della preferisco? Quando la voce-sessualmente-indefinibile (certo, certo) con una sua ex, da giovani giovani, spiava dalle finestre la vita delle famiglie, scoprendo che i film mentono: dopo le sette nelle case gli esseri umani a stento si muovono, la vera tragedia di una vita è quando non si fa più succedere niente. Vuoi mettere con le sofferenze da romanzo, con gli amori palponi con le donne bellissime poi, mica con quelle che vedi di solito se ti affacci in una finestra da piano basso! Ecco, ma alla consolazione dell’amore eccitante poiché infelice prefersco una scemotta commedia con la Aniston stagionata, prevedibile anche lei ma mooolto meglio dei drammoni della Winterson, cocciutamente adolescenziali, impacchettati con una fissazione conservatrice riconoscibilissima e insopportabile come ogni mania conservatrice.

    ha scritto il 

  • 0

    Riletto dopo 15 anni circa

    Rileggere un libro che è piaciuto nel passato è sempre un rischio. Si cambia, con gli anni, cambiano le mode, i gusti, la personalità, le esperienze fatte. Potrebbe non avere più lo stesso effetto sub ...continua

    Rileggere un libro che è piaciuto nel passato è sempre un rischio. Si cambia, con gli anni, cambiano le mode, i gusti, la personalità, le esperienze fatte. Potrebbe non avere più lo stesso effetto sublime della prima volta. Ho ripreso in mano SCRITTO SUL CORPO perché volevo vedere se era ancora bello come me lo ricordavo, essendo passati diversi anni dalla prima lettura. Non ha tradito assolutamente le mie aspettative. L’ho trovato ancora incantevole, travolgente, passionale, forse anche più della prima volta. Scrittura scorrevole, termini semplici ma mai banali. Una storia d’amore impetuosa, affascinante, conturbante, proprio come l’amore dovrebbe essere, viscerale, carnale, sanguigno. Assolutamente 5 su 5.

    ha scritto il 

  • 3

    AMORE TOTALIZZANTE

    Amore amore amore. Ai malati d'amore, a chi vive il tormento emotivo della tempesta che scaraventa le membra e l'anima, agli accecati dalla luce del Kaos emozionale. A loro scrive la Winterson, nel gi ...continua

    Amore amore amore. Ai malati d'amore, a chi vive il tormento emotivo della tempesta che scaraventa le membra e l'anima, agli accecati dalla luce del Kaos emozionale. A loro scrive la Winterson, nel gioco ambiguo della sessualità non rivelata dell'io narrante, muovendosi abilmente nelle piaghe erotiche delle pagine di un libro laddove il corpo è proiezione del tormento dell'anima che ama. Ama sì, perché l'amore è il leitmotiv del libro, amore ibrido insieme corporeo e spirituale, amore-amore quindi. Amore.
    Consigliato a chi ha intenzione di passare il tempo ad annotare le frasi cariche di pathos della Winterson e non è interessato alla trama in sé del libro, che diventa secondaria. Consigliato a chi è talmente innamorato che ha bisogno di parlare d'amore persino con le pagine di un libro.

    ha scritto il 

  • 5

    Un libro bellissimo, che, a parer mio, non può essere compreso da tutti. A tratti Jeanette Winterson sembra far poesia, più che prosa. La scelta dell'autrice di celare l'identità sessuale dell'io narr ...continua

    Un libro bellissimo, che, a parer mio, non può essere compreso da tutti. A tratti Jeanette Winterson sembra far poesia, più che prosa. La scelta dell'autrice di celare l'identità sessuale dell'io narrante è molto significativa; chiunque può ritrovarsi in questo personaggio, chiunque può ritrovare in questa storia d'amore la propria storia, senza doversi soffermare sulle preferenze sessuali. L'io narrante e la donna da questo amata vanno ben oltre l'identità sessuale, non sono un uomo e una donna o due donne, sono semplicemente due individui che si amano. L'amore è sempre amore.

    ha scritto il 

  • 5

    Questo rientra nella categoria 'Libri da divorare che finiscono per divorarti'. Trascinata, sbattuta a terra, ferita, risorta, risprofondata, turbata, eccitata, toccata nel profondo, emozionata, trist ...continua

    Questo rientra nella categoria 'Libri da divorare che finiscono per divorarti'. Trascinata, sbattuta a terra, ferita, risorta, risprofondata, turbata, eccitata, toccata nel profondo, emozionata, triste, al settimo cielo, sfinita. Tutto questo e ancor di più mi sono ritrovata a vivere in queste ricche pagine, piene di quelle pazzesche montagne russe che sono l'amore ma soprattutto la follia di certi amori. Nei suoi lati migliori mi ci sono ritrovata, avendo la fortuna di vivere da qualche anno il grande amore, quello che tutti dovrebbero avere la fortuna di incontrare nella vita, quello che ti toglie il fiato e ti fa sospirare nonostante tutto e tutti. Leggete questo libro. E' pieno di vita, anche nelle sue parti più terribili e dolorose.

    ha scritto il 

  • 5

    Perché è la perdita la misura dell'amore?
    Non piove da tre mesi. Gli alberi scavano sonde sottoterra, inviano radici di riserva nel suolo arido, radici che aprono come fossero rasoi ogni vena gonfia d ...continua

    Perché è la perdita la misura dell'amore?
    Non piove da tre mesi. Gli alberi scavano sonde sottoterra, inviano radici di riserva nel suolo arido, radici che aprono come fossero rasoi ogni vena gonfia d'acqua. I grappoli si sono appassiti sulle viti. Ciò che dovrebbe essere turgido e sodo, resistente al tatto per aprirsi in bocca, è spugnoso e piagato. Quest'anno non avrò il piacere di rigirare gli acini bluastri fra indice e pollice e di impregnarmi di muschio il palmo della mano. Perfino le vespe sdegnano quelle esili gocce marroni. perfino le vespe, quest'anno. Non è stato sempre così.
    Penso a un certo settembre: Colombaccio Farfalla Rossa Messe Gialla Notte Arancio. Dicesti: «ti amo». Com'è che la cosa meno originale che sappiamo dirci è tuttavia la sola che desideriamo sentire? "Ti amo" è sempre una citazione. Non sei stata tu a dirlo per la prima volta e nemmeno io, eppure, quando lo dici tu e quando lo dico io, siamo come dei selvaggi che hanno scoperto due parole e le venerano. Io le ho venerate, ma adesso mi ritrovo nella solitudine di una roccia scavata dal mio stesso corpo.

    ha scritto il 

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