Crea la tua biblioteca Iscriviti

Insieme troveremo i libri migliori

[−]
  • Cerca Conteggio caratteri ISBN valido ISBN non valido Codice a barre valido Codice a barre non valido loading search

Scrittori giocatori

Di

Editore: Einaudi

4.3
(27)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 381 | Formato: Altri

Isbn-10: 8806199056 | Isbn-13: 9788806199050 | Data di pubblicazione: 

Genere: Games , Non-fiction , Philosophy

Ti piace Scrittori giocatori?
Iscriviti ad aNobii per vedere chi dei tuoi amici lo ha letto, e scopri libri simili!

Registrati gratis
Descrizione del libro
Dante Alighieri orchestra incontri e trasformazioni di suoni.
Primo Levi esplora con palindromi e anagrammi la chimica del linguaggio.
John Cage attraversa l'opera di James Joyce come un micologo in un bosco, ricostruendo frammenti di nomi.
Giampaolo Dossena diventa scrittore catalogando e ideando nuovi giochi.
Marcel Proust nasconde in punti lontani della sua opera le tessere di un puzzle calligrafico.
Vladimir Nabokov gioca a giochi di mondi-parola (world games).
Carlo Emilio Gadda come Nabokov riscuote un'attenzione intermittente.
Raymond Queneau gioca con le regole del gioco e indica la via per diventare «scrittoranti».
Italo Calvino fa un anagramma, senza saperlo, e si accanisce in piú di un solitario, senza risolverlo.
Gianni Celati insegue le segrete prosodie del parlato.
Roland Barthes è ricordato all'incrocio fatale tra écriture e società della comunicazione.
Alberto Arbasino inventa la post-parolaccia, nella vertigine cronologica del suo romanzo maggiore.
Alighiero Boetti compone cruciverba, palindromi, rebus e crittografie in una sua personale enigmistica della figurazione.
Giuseppe Pontiggia ribalta le pedine su una lucida scacchiera.
Truman Capote perde alla roulette americana.
Don DeLillo gioca a baseball con la Storia e i suoi segreti.
David Foster Wallace, grande e audace scrittore, dall'alto di una caricatura esposta su un palco assiste alla celebrazione sua e del gioco che ha portato all'infinito.
Ordina per
  • 4

    Stefano Bartezzaghi attinge con l'abituale abilità alle proprie vaste conoscenze inerenti il giocare con le parole e con i giochi medesimi per metterci in evidenza parecchie sue considerazioni relative a un buon numero di scrittori. Si passa così da Dante Alighieri a Nabokov, da Gadda a Calvino, ...continua

    Stefano Bartezzaghi attinge con l'abituale abilità alle proprie vaste conoscenze inerenti il giocare con le parole e con i giochi medesimi per metterci in evidenza parecchie sue considerazioni relative a un buon numero di scrittori. Si passa così da Dante Alighieri a Nabokov, da Gadda a Calvino, da Arbasino a DeLillo, da Barthes a Queneau. Questi scrittori, e altri ancora, hanno convogliato nelle loro opere delle componenti particolari relative al gioco, e la lettura proposta da Bartezzaghi è indubbiamente piuttosto interessante e inusuale.

    ha scritto il 

  • 4

    cavalcata ludica

    Un libro che accidenti averlo avuto tra le mani dieci anni fa, quando cercavo lumi per inoltrarmi nel territorio ludico di Elio e le Storie Tese... Testo tosto di critica letteraria che grazie alla prospettiva del gioco rivela aspetti poco noti di autori molto amati - per esempio, personalmente n ...continua

    Un libro che accidenti averlo avuto tra le mani dieci anni fa, quando cercavo lumi per inoltrarmi nel territorio ludico di Elio e le Storie Tese... Testo tosto di critica letteraria che grazie alla prospettiva del gioco rivela aspetti poco noti di autori molto amati - per esempio, personalmente non avrei mai immaginato che Primo Levi potesse essere annoverato tra gli "scrittori giocatori". La stella polare è Caillois e fortunatamente non il noto saggio di Huizinga - homo ludens - dal titolo bellissimo ma che è invecchiato presto, acuto e spassoso il capitolo sull'osceno in Arbasino, insomma: lettura difficile perché giocare è una cosa seria.

    ha scritto il 

  • 0

    Nel film Contact, tratto dall'omonimo romanzo di Carl Sagan, la difficoltà nel comprendere il messaggio che arriva da una civiltà extraterrestre, nasce dal fatto che il messaggio in questione viene tradotto sulla base delle tre dimensioni della nostra realtà. Sarà l'intuizione che quelle tre dime ...continua

    Nel film Contact, tratto dall'omonimo romanzo di Carl Sagan, la difficoltà nel comprendere il messaggio che arriva da una civiltà extraterrestre, nasce dal fatto che il messaggio in questione viene tradotto sulla base delle tre dimensioni della nostra realtà. Sarà l'intuizione che quelle tre dimensioni non sono sufficienti, e che è necessario ricorrere da una dimensione ulteriore, a far comprendere il suo vero significato.
    Stefano Bartezzaghi ci guida nella scoperta di quella dimensione che si cela tra le parole scritte. Scrittori giocatori fa cadere una ad una le nostre certezze di lettori. Come Alice, accompagnati o forse trascinati dall'Autore, ci ritroviamo spaesati oltre lo specchio della nostre sicurezze. Sicurezze coltivate nella riduttiva, e falsamente tranquillizzante, pretesa che una storia, un racconto, un romanzo esauriscano nel rapporto catartico autore/lettore la loro funzione. Invece, come figurine immobili perse nel paesaggio surreale della vignetta di un rebus, come manichini statici di un quadro di De Chirico o come sagome mollemente scheletriche di un'opera di Dalì, ci ritroviamo prigionieri di un enigma di cui ignoravamo persino l'esistenza. Una carrellata di scrittori che hanno giocato con le parole e che, per mezzo di questo gioco, hanno saputo creare un vero e proprio universo parallelo dei significati nascosti. Tanti sono i nomi: Nabokov, Calvino, Proust, Queneau, Capote, tanto per citarne soltanto alcuni. Creatori di mondi, gioiosi carnefici della nostra insipienza ma, a volte, anche tragiche vittime del loro stesso gioco. Anche Stefano Bartezzaghi, da buon enigmista, non si sottrae a questa scelta e, nell'ultimo capitolo (dedicato a David Foster Wallace), compare addirittura come spettatore del funerale dell'autore di Infinite Jest.
    Anche l'artefice Bartezzaghi, come in ogni buon gioco di specchi borgesiano, è rimasto prigioniero oltre lo specchio assieme a noi.
    http://nottedinebbiainpianura.blogspot.com/2010/09/scrittori-giocatori-di-stefano.html

    ha scritto il 

  • 3

    L'argomento è stuzzicante e, per me, affascinante; l'autore è un ottimo affabulatore; il libro è ricco di aneddoti interessanti. Detto questo non ci si aspetti però un'opera più di tanto divulgativa, anzi, il linguaggio è a tratti molto tecnico e di settore (i capitoli sono per la maggior parte t ...continua

    L'argomento è stuzzicante e, per me, affascinante; l'autore è un ottimo affabulatore; il libro è ricco di aneddoti interessanti. Detto questo non ci si aspetti però un'opera più di tanto divulgativa, anzi, il linguaggio è a tratti molto tecnico e di settore (i capitoli sono per la maggior parte tratti da precedenti articoli, interventi in convegni, relazioni).
    "Scrittori giocatori" è un saggio che ha come filo conduttore il tema del gioco, ma inteso nel senso più ampio (divertissement, invenzione, sfida al lettore, contrainte, ma anche solo metafora) e attraverso questo filo affronta esegesi dei testi, analisi del linguaggio, nascita delle opere, in un viaggio vertiginoso ma avvincente nella letteratura mondiale e di ogni tempo, da Dante a David Foster Wallace.

    ha scritto il 

  • 5

    WM1 su Scrittori giocatori

    Lo sto per finire, ma lascio già un commento, la natura del libro (è una raccolta di saggi monografici) lo consente.
    C'è un lungo e magistrale (magistrale!) saggio sulla scrittura e... la sperimentazione linguistica di Primo Levi in cui Bartezzaghi (ovviamente facendo tesoro di quanto scrit ...continua

    Lo sto per finire, ma lascio già un commento, la natura del libro (è una raccolta di saggi monografici) lo consente.
    C'è un lungo e magistrale (magistrale!) saggio sulla scrittura e... la sperimentazione linguistica di Primo Levi in cui Bartezzaghi (ovviamente facendo tesoro di quanto scritto da Belpoliti, Mengaldo etc.) fa reagire tra loro:
    - il rapporto tra lingua, mnemotecnica e memoria nell'opera di Levi;
    - il suo costante sforzo connotativo (la cosiddetta "idea accessoria" che una parola deve richiamare) ed etimologico (il ricorso all'origine di una parola per inventarne l'idea accessoria e farne un uso meno frusto);
    - certi suoi divertissements giudicati "minori", ad es. le poesie;
    - il suo interesse per la psicologia del giocatore di scacchi;
    - la sua passione per l'enigmistica (palindromi, anagrammi etc.);
    - il suo hobby di inventare rebus (e disegnarseli da sé);
    e l'elenco potrebbe continuare.
    L'andamento del saggio è meticoloso, inesorabile: all of the above serve a Bartezzaghi a far capire come, in Levi, la sperimentazione linguistica (anche quella in apparenza più "divertissente") sia *sempre* finalizzata a uno sforzo di comprensione, a gettare ponti tra chi scrive e chi legge. C'è un'etica della chiarezza, del nitore, della necessità di mantenere la comunicazione tra gli umani. Certamente Levi maturò questo proposito dopo l'esperienza dell'orrenda "Babele" di Auschwitz, anche se è stato dimostrato che su certe cose rifletteva da prima. E' anche il motivo per cui disprezzava la ricerca di una "illeggibilità".
    La lingua di Primo Levi si presenta come semplice, piana, diretta. E lo è. Ma per ottenere quest'effetto, Levi ricorre a forzature discrete eppure radicali, fa continuamente esperimenti con le parole (e spesso li commenta dentro la narrazione, ne fa spunto per conversazioni tra i personaggi).
    Va ricordato che Primo Levi nella sua carriera ha praticato i "generi": ha scritto non poca fantascienza, e si è cimentato anche con il romanzo storico (perché, anche se qualcuno si scandalizzerà, io sono d'accordo con Alessandro Barbero: Se non ora, quando? è innegabilmente un romanzo storico).
    Ecco, volendo stare a certi parametri proposti ex cathedra con tanta foga, Primo Levi non sarebbe abbastanza "Letterario".
    Aggiungerò riflessioni più generali.

    ha scritto il