Se fossi fuoco, arderei Firenze

Di

Editore: Laterza (Contromano)

3.6
(137)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 147 | Formato: Paperback

Isbn-10: 8842097675 | Isbn-13: 9788842097679 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Disponibile anche come: eBook

Genere: Narrativa & Letteratura

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Descrizione del libro
Fa qualche passo verso il muretto, e Firenze, là sotto, gli appare impegnata in un lunghissimo ralenti, come se stesse faticosamente scorrendo via...

«Che poi, artisti o no, ci si può davvero costruire un'esistenza indipendente, qui, senza doversi allacciare a un sistema di supporto vitale fatto di parentele, conoscenze, amicizie, relazioni per niente dinamiche? E nelle altre città d'Europa, sarà davvero diverso? O farei la stessa fine, con le stesse scarse opportunità, lo stesso pugno di magre certezze, lo stesso lavoro, l'unica differenza il pranzo – al posto del lampredotto il sushi, o alle brutte un falafel»: storie, aneddoti, vicende di chi va e viene fra Ponte Vecchio e Santa Maria Novella, di chi prova a smuovere le acque dell'Arno e chi si accontenta di galleggiare, fra studenti, artisti veri o presunti, delinquenti e signori, stranieri e fiorentini doc, una guida-romanzo di una delle città più belle d'Italia.
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  • 3

    Anagrammi di rumeni - 30 dic 13

    Un progetto riuscito a metà, anche se al solito con un discreto livello di interesse (mi ripeto? La collana ControMano è sempre da seguire, non sempre ai massimi livelli, ma piena di spunti interessan ...continua

    Un progetto riuscito a metà, anche se al solito con un discreto livello di interesse (mi ripeto? La collana ControMano è sempre da seguire, non sempre ai massimi livelli, ma piena di spunti interessanti). Non conosco Santoni (anche se ho visto in libreria un libro da lui spinto in pubblicazione come parto dell’autore collettivo SIC – Scrittura Industriale Collettiva; interessante), e mi si dice un promettente scriba tosco. Qui, nel rispetto del dettame massimo della collana che propugna la conoscenza di luoghi e gesta, più che una guida ragionata, o sentimentale, si è imbarcato nell’impresa di una guida-romanzo. Ha imbastito una storia “alla Schnitzler” per farci toccare con mano (e con altri sensi) tutta una geografia fiorentina. Che sebbene centrata nelle fauci fiorentine tra Piazza Strozzi, Piazza della Signoria e Piazza Santa Croce, si estende e si espande ad est verso San Miniato al Monte, a sud sino a Porta Romana, ad Ovest sino a Villa Strozzi e a nord, tra il nordovest di Porta a Prato ed il nordest del Cimitero degli Inglesi. Già quest’elenco fa venire l’acquolina in bocca a noi peripatetici viaggiatori. Ma su questo tessuto urbano Santoni mette in scena una serie di storie in apparenza autonome ma in realtà intrecciate, in cui personaggi più variegati si muovono sullo sfondo dei vicoli rinascimentali di Firenze. Dicevo a mo’ di girotondo austriaco, che cominciamo (è un classico) con l’arrivo di uno studente fuori sede su Piazzale Michelangelo. Il suo chiedere informazioni ad una ragazza, con relativo tentativo di abbordaggio. E da qui, i personaggi si intrecciano, Sylvie, Maddalena, Girolamo, Bekko, ed altri senza nome, e con tante facce. Fighetti, alternativi, studenti campagnoli e studenti urbanizzati, americane (ma quante sono quelle che vivono a Firenze?), sfigati e brillanti, artisti e aspiranti, scrittori bravi e falliti, nostalgici, viaggiatori veri e finti, immigrati, esteti, tamarri, coppie in crisi, genitori, ex-discotecari, matti, pusher, rinsaviti e mondane: nella Firenze ardente c’è di tutto, ci sono tutti. Ci sono clan che si conoscono e riconoscono, altri che s’ignorano. Come gli autori collettivi (anche loro?) di una rivista intitolata “il maniaco”. Amori che si intrecciano, personaggi improbabili, che seppur ad ogni passo ci narrano delle pietre (e Vanni sembra conoscerne ad una ad una), presentandoci il passato della città, l’interrogativo di fondo è piuttosto sul suo futuro. Vale la pena rimanere in questa città? Offre ancora spunti artistici, culturali, sociali, degni di nota? E' possibile produrre arte, cultura, civiltà in quella che sempre di più appare un museo a cielo aperto fatto su misura per il turistame? Le statue dei fiorentini famosi che adornano il corridoio degli Uffizi saranno mai sostituite da qualche nome più recente? Certo, si sente il peso della storia, vivendo in Firenze. Abitare in un museo a cielo aperto deve essere una sfida epocale. Ed oltre a girare (i ragazzi di Vanni) ed a leggere (noi, ardenti amanti di Firenze), tutti condiamo il nostro essere con i sapori forti: le leccornie dei trippai o i panini coi lampredotti, in giro per San Lorenzo, o tra le cantine in Piazza della Passera, districandosi tra San Frediano e Santa Trinita. Con quel passaggio in flashback che resuscita sul campo di calcio Roberto Baggio appena passato dalla Fiorentina alla Juve, e si sente la sua malinconia, quando si rifiuta di tirare il rigore contro la sua ex-squadra. Ma se è tutto così, non c’è niente per cui vale la pena restare. Anzi, magari ci si deve giustificare se si rimane e non si parte. Come si chiede Annabel. Come fa Diego che sperava di tornare cambiato dal Sudamerica, ma tutti lo legano all’immagine storica che hanno di lui. Avrei preferito qualcosa di più forte, sia sul fronte guida che sul fronte romanzo. Anche se mi è piaciuto. Anche se mi sono innamorato della copertina. E se l’ho letto durante un ritorno dal Portogallo, fianco a fianco con il mio amico Leo (fiorentino puro sangue). Anch’io, alla fine, brucerei Firenze. Purtroppo, però, ne sono innamorato (non come la mia Roma, ma …).

    ha scritto il 

  • 3

    E' carina l'idea dell'incrocio dei personaggi nei vari racconti. Un po' monotona è invece la scelta dei caratteri, una sequela di disadattati-sfattoni-falliti.
    Tutto sommato è comunque un inedito punt ...continua

    E' carina l'idea dell'incrocio dei personaggi nei vari racconti. Un po' monotona è invece la scelta dei caratteri, una sequela di disadattati-sfattoni-falliti.
    Tutto sommato è comunque un inedito punto di vista su Firenze e, soprattutto, sui suoi (a quanto pare) disillusi abitanti.

    ha scritto il 

  • 4

    CRASH CONTATTO FISICO

    In una città vera si cammina. Sfiori gli altri passanti, sbatti contro la gente... Qui a Los Angeles non c'è contatto fisico con nessuno: stiamo tutti dietro vetro e metallo. Il contatto ci manca tal ...continua

    In una città vera si cammina. Sfiori gli altri passanti, sbatti contro la gente... Qui a Los Angeles non c'è contatto fisico con nessuno: stiamo tutti dietro vetro e metallo. Il contatto ci manca talmente che ci schiantiamo contro gli altri solo per sentirne la presenza. Così dice Don Cheadle all’inizio del magnifico film ‘Crash’.

    Alla luce di queste parole, Firenze è indubbiamente una città vera: dove si cammina, o almeno ci si prova, si sfiorano gli altri passanti, se ti lasciano passare, si sbatte contro la gente, e a volte anche contro gli autobus che in via Santo Spirito ti facevano il contropelo, mentre rigorosamente in fila indiana, urlando all’amico davanti per farsi sentire, si andava a iniziare la notte.

    La ronde di Vanni Santoni è aggiornata all’inizio del terzo millennio, cuce una ventina di personaggi che si incrociano e incontrano e sfiorano. Santoni immerge e sciacqua la sua lingua in Arno ed è un piacere di invenzioni fresche divertenti argute, e anche scintillanti e fiammanti.
    Succede meno quando alza l’età dei suoi personaggi: i genitori di Annabel e i due poliziotti in borghese sono le parti meno riuscite di questo piccolo gradevolissimo libro, quelle che zoppicano e lasciano un po’ di amaro: perché Santoni è grande quando si occupa dei fuoricorso cronici, dei sognatori incancreniti, degli artisti in erba (spesso già fumata), dei trentenni che non vogliono fare il passo, di quelli in eterna fuga che però vivono ancora al piano di sopra dei genitori – quando racconta la sensazione che si stia sprecando il tempo, che il futuro è angusto se non si va altrove, che la città è splendida ma asfittica, un luogo che si vorrebbe lasciare e a cui si ritorna, spesso, per fortuna, non sempre – parto o non parto?, sarebbe bello andarsene, ma come si sta bene qui…. È qui che dà il meglio di sé, e dà tanto.

    Ho citato ‘Crash’, e dato che la struttura del libro (romanzo, ma anche guida esistenziale a Firenze?) è di palese derivazione cinematografica, si può ovviamente citare anche ‘America oggi’ e la trilogia di Iñárritu e chi sa quali altri: è un po’ come se Santoni, macchina a spalla, seguisse i suoi personaggi per strade, piazze, vicoli, ponti, marciapiedi inesistenti, passaggi, ricostruendo la mappa della città dal punto di vista dell’emozione. La trama stessa è costruita sulle azioni dei vari personaggi, a partire dal fulminante incipit «Guardalo, sta venendo a Firenze»…

    ha scritto il 

  • 3

    L'ho letto veloce questo librino, perché le prime pagine mi hanno coinvolta.
    Poi, a poco a poco, si spegne.
    Si spegne in un elenco di luoghi che, per chi non conosce Firenze, dicono poco, di cui non s ...continua

    L'ho letto veloce questo librino, perché le prime pagine mi hanno coinvolta.
    Poi, a poco a poco, si spegne.
    Si spegne in un elenco di luoghi che, per chi non conosce Firenze, dicono poco, di cui non si descrive nulla e di cui non si comunica alcuna sensazione.
    Si spegne nella mancanza di spessore dei personaggi e delle storie che son piccoli flash.
    Si finisce di corsa ma per vedere se, in fondo, qualcosa si accende

    ha scritto il 

  • 3

    Storie di varie persone, prevalentemente ma non solo giovani, che si intrecciano tra le vie del centro storico di Firenze. Più interessanti i riferimenti alla città (i trippai, i ponti, le porte, il c ...continua

    Storie di varie persone, prevalentemente ma non solo giovani, che si intrecciano tra le vie del centro storico di Firenze. Più interessanti i riferimenti alla città (i trippai, i ponti, le porte, il corridoio vasariano..) che le vicende narrate.

    ha scritto il 

  • 2

    Premetto che sono fiorentina, che vivo in centro e che frequento anche la palestra citata ... Ma direi No non ci siamo.... forse non ho più l'età, forse perchè queste storie in parte le subisco, ma qu ...continua

    Premetto che sono fiorentina, che vivo in centro e che frequento anche la palestra citata ... Ma direi No non ci siamo.... forse non ho più l'età, forse perchè queste storie in parte le subisco, ma questo libro mi ha veramente delusa...
    La struttura del libro all'inizio mi è sembrata interessante, con queste mini storie concatenate tra loro, ed interessante anche il diverso punto di vista, quello degli studenti fuori sede, degli americani che imperversano, degli squatter, ma a lungo andare (meno male neppure tanto lungo) l'ho trovato noioso. Ho dovuto veramente forzarmi a finirlo... Ritrovare firenze mi affascina sempre, ma altri libri, altri autori consiglierei. Non questo.

    ha scritto il 

  • 2

    Sergio Tavcar è un commentatore sportivo triestino di rara intelligenza. Le persone della mia generazione lo conoscono per le gustose telecronache di partite di basket su TeleCapodistria, quando di ba ...continua

    Sergio Tavcar è un commentatore sportivo triestino di rara intelligenza. Le persone della mia generazione lo conoscono per le gustose telecronache di partite di basket su TeleCapodistria, quando di basket NBA non sapevamo ancora nulla e un tiro da tre di Cutura ci sembrava esotico a sufficienza.

    L'intelligenza, spesso, va di pari passo con la vis polemica. Uno dei bersagli preferiti di Tavcar sono i giovani sportivi italiani. O meglio il concetto stesso di "giovane". Un atleta, diceva spesso Tavcar, a 20 anni è un uomo. Giovani si è prima. Ridendo dei tanti atleti italiani che a 25-26 anni ancora sono definiti promesse.

    Figuriamoci cosa direbbe Tavcar della letteratura, dove le giovani promesse restano tali fino ai 50 anni. Si sarà capito dove voglio andare a parare.

    Questo libro, scritto da un autore di 34 anni, il cui primo romanzo ho apprezzato con pochissime riserve, sarebbe un buon libro se fosse scritto da un diciottenne in cerca di attenzioni, come esercizio per il premio letterario del paese. Una serie di personaggi tutti uguali (fuorisede a Firenze, con ambizioni artistiche - uguali, probabilmente, all'autore com'era dieci anni fa) infilati in una cornice da film d'essai di terz'ordine (la storia che passa da uno all'altro per concludersi dov'era iniziata) e spalmati su di una città di cui ci viene detto tutto quello che già sappiamo e nulla di quello che non sappiamo. Il luogo non ha spessore, la vicenda non ha spessore, i caratteri non hanno spessore. La qualità della scrittura? Non da fastidio, almeno. E' un libro da giovane promessa: il ragazzo si farà, crescerà, migliorerà.

    No, non ci siamo. Non siamo al festival letterario di un paesino del Valdarno. Siamo su di una delle migliori case editrici nazionali, su di una collana che ha riscosso grandi attenzioni. Perché usare questo spazio per un compitino medio, per sentirsi scrittore invece che per diventarlo?

    Sempre Tavcar diceva che i giovani talenti del basket slavo degli anni '80 a vent'anni avevano già capito la lezione che più alto è il trampolino e con più coraggio bisogna tuffarsi, e si prendevano i tiri decisivi, in maniera sfacciata, conquistavano minuti in campo con intraprendenza, mettevano tutto il loro talento al servizio dell'azione decisiva nella partita più importante, senza mai nascondersi dietro la loro giovane età.

    Qui non trovo nessun rischio, nel coltivare il proprio talento, solo il calduccio delle situazioni rassicuranti, già note. Capisco che il problema della gerontocrazia dominante e dell'eterna adolescenza sono facce speculari di una stessa medaglia. Peccato.

    (e anche io, che mi considero un buon lettore, prendevo più rischi a vent'anni che ora)

    *******************ADDED***************
    (poi può pure essere, come mi facevano notare, che un po' la colpa sia anche degli allenatori; perchè se al primo tiro sfacciato ti rimettono in panca allora diventa dura. Ecco gli allenatori italiani, un po' come, guardacaso, gli editori, anche loro non è che proprio proprio siano illuminati dal sacro fuoco del rischio...)

    ha scritto il 

  • 5

    Sei un fiorentino? Leggi assolutamente questo libro. Se non lo sei non ci capirai niente. Vie, locali, gente, idee, mentalità. Un libro che leggi come un treno e nel quale ci rivedi la gioventù fioren ...continua

    Sei un fiorentino? Leggi assolutamente questo libro. Se non lo sei non ci capirai niente. Vie, locali, gente, idee, mentalità. Un libro che leggi come un treno e nel quale ci rivedi la gioventù fiorentina. Bravo bravo bravo.

    ha scritto il 

  • 4

    Un sabato pomeriggio in D'Azeglio. I personaggi precari entran in circolo, e io mi leggo a la kafka anche questo, ché si cerca l'opera completa, quindi se stessi. E' poi un altro, che ritmicamente cal ...continua

    Un sabato pomeriggio in D'Azeglio. I personaggi precari entran in circolo, e io mi leggo a la kafka anche questo, ché si cerca l'opera completa, quindi se stessi. E' poi un altro, che ritmicamente calpestavamo, dice Becket, di cui non so niente. Ivi si cita bolano. Mi è piaciuto, per quello che importa.

    ha scritto il 

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