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Se fossi fuoco, arderei Firenze

By Vanni Santoni

(67)

| Paperback | 9788842097679

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Book Description

Fa qualche passo verso il muretto, e Firenze, là sotto, gli appare impegnata in un lunghissimo ralenti, come se stesse faticosamente scorrendo via...

«Che poi, artisti o no, ci si può davvero costruire un'esistenza indipendente, qui, senza doversi allacciare a un sistema di supporto vitale fatto di Continue

Fa qualche passo verso il muretto, e Firenze, là sotto, gli appare impegnata in un lunghissimo ralenti, come se stesse faticosamente scorrendo via...

«Che poi, artisti o no, ci si può davvero costruire un'esistenza indipendente, qui, senza doversi allacciare a un sistema di supporto vitale fatto di parentele, conoscenze, amicizie, relazioni per niente dinamiche? E nelle altre città d'Europa, sarà davvero diverso? O farei la stessa fine, con le stesse scarse opportunità, lo stesso pugno di magre certezze, lo stesso lavoro, l'unica differenza il pranzo – al posto del lampredotto il sushi, o alle brutte un falafel»: storie, aneddoti, vicende di chi va e viene fra Ponte Vecchio e Santa Maria Novella, di chi prova a smuovere le acque dell'Arno e chi si accontenta di galleggiare, fra studenti, artisti veri o presunti, delinquenti e signori, stranieri e fiorentini doc, una guida-romanzo di una delle città più belle d'Italia.

Critics

  • Se fossi fuoco arderei Firenze

    Il ragazzo non ha nemmeno vent'anni. Ha i bagagli con sé. Di sicuro viene a Firenze per restare. Uno studente probabilmente. A Firenze sarà giunto in automobile e dall'autostrada avrà imboccato certamente la fila sbagliata, quella col Telepass. Poi b ... (read full critics)

    mangialibri published on Fri, 17 Feb 2012

11 Reviews

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  • 4 people find this helpful

    Mi sono tuffata in “Se fossi fuoco, arderei Firenze” e ne sono riemersa con un sorriso.

    Vanni Santoni s’è messo una telecamera in spalla e m’ha detto ‘Oh giù, ‘ndiamo’. E seguendo ora questo personaggio, ora quest’altro, ora quest’altro ancora e così via, una storia per ogni personaggio, uno squarc ... (continue)

    Mi sono tuffata in “Se fossi fuoco, arderei Firenze” e ne sono riemersa con un sorriso.

    Vanni Santoni s’è messo una telecamera in spalla e m’ha detto ‘Oh giù, ‘ndiamo’. E seguendo ora questo personaggio, ora quest’altro, ora quest’altro ancora e così via, una storia per ogni personaggio, uno squarcio breve per ognuno, ogni personaggio collegato in un modo o nell’altro agli altri, ché si sa Firenze gl’é un buco e ci si conosce tutti, m’ha portato in giro per la mia Firenze.

    E non mi son lasciata convincere facilmente. Perché Firenze, appunto, è la mia Firenze. Non ci vivo più da nove anni, e chissà quando chissà come c’ho litigato. C’ho litigato perché s’è trasformata e non la riconosco più. Ci sono nata e cresciuta e lei adesso mi respinge, quando la guardo e provo a ricucire lei mi dice ‘non sono più la Firenze di quando ci siamo conosciute’. E allora l’amo, certo che l’amo, ma come s’ama l’idea di qualcuno che non è più come quando ci si abbracciava, ci si guardava e ci si diceva non ci lasceremo mai. La guardo e non la riconosco, ché c’hanno portato via tutto, un pezzettino alla volta. E di mettermi in posa nella cartolina tridimensionale luccicante per turisti di voglia ce n’ho poca.

    Ma tanto ha fatto tanto ha voluto, Vanni Santoni, che m’ha convinto a seguirlo, a seguire i suoi personaggi, a seguire le sue storie, con sullo sfondo e in primo piano la città.

    E un pezzettino alla volta me l’ha restituita.

    Un pezzettino alla volta, un personaggio alla volta, una storia, una strada, una piazza alla volta, un angolo che chissà come avevo dimenticato e invece eccolo, ben impresso nella memoria. E l’ha risvegliata, la memoria addormentata, e mi sono ricordata che sono comunque figlia di quei palazzi, e pietre e statue e ponti. E i pub, le case occupate e i centri sociali. I giardini e i vicoli. I vinaini e i trippai.

    Una pagina alla volta mi sono ripresa Santa Croce, via Torta e Borgo Pinti. Mi sono rimessa in tasca gli Uffizi, Ponte Vecchio e Ponte Santa Trinita. Santo Spirito e Piazza del Carmine. San Niccolò e il Piazzale Michelangelo.
    E tutti gli angoli nascosti, quant’è vero che spesso e volentieri s’allunga la strada pur di passare in un luogo preciso, quello e nessun altro.

    M’ha accompagnato e m’ha parlato in una lingua bella, una lingua che riconosco. Parole risciacquate in Arno. Parole familiari.

    E io mi sono ripresa tutti i passi che ho fatto, e le albe rosa rarefatte e silenziose in cui m’immergevo di ritorno da chissà dove, ma sicuramente con un po’ d’alcol da smaltire. Con quell’eterna voglia d’andare e di restare.

    E con Firenze mi sa che la pace non ce la farò mai. Però mi son ripresa quello che era mio. E tanto basta, finché dura.

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    Mia said on Jan 26, 2012 | 2 feedbacks

  • 2 people find this helpful

    Buffo leggere in successione prima Il tempo è un bastardo e poi subito dopo questo Se fossi fuoco, arderei Firenze, due libri formati da schegge di racconti che vanno a formare la storia. Ma a differenza del primo, che non mi ha entusiasmato molto, questa prova di Vanni Santoni (non lo ... (continue)

    Buffo leggere in successione prima Il tempo è un bastardo e poi subito dopo questo Se fossi fuoco, arderei Firenze, due libri formati da schegge di racconti che vanno a formare la storia. Ma a differenza del primo, che non mi ha entusiasmato molto, questa prova di Vanni Santoni (non lo ritengo il suo nuovo libro, l’erede di Gli interessi in comune, perché sembra più una specie di resoconto, o un omaggio a Firenze più che un libro vero e proprio, pensato e studiato per diventarlo) si lascia apprezzare di più, forse per la spontaneità o la non eccessiva lunghezza, ma quel che ti fa provare durante la lettura non è pesantezza o cruccio di pensieri corrugati nella fronte, no. Magari il libro di Jennifer Egan è scritto pure meglio, chissà, ma qui ho trovato molto riuscito il cambio dei vari registri tra una parte e l’altra, una voce narrante, spesso l’io, riconoscibile e distinguibile tra i molti personaggi che si susseguono.
    Il possibile tallone d’Achille di Se fossi fuoco, arderei Firenze potrebbe essere la stessa critica sollevata a Il tempo è un bastardo, ovvero che in tutto il raccontare si perde, o non c’è, una vera e propria storia da raccontare, una colonna vertebrale stabile e continua capace di sostenere tutto quanto il libro per poterlo definire romanzo e non raccolta di racconti. Ma laddove nel romanzo della Egan si cambiava tempo e scenari, in un valzer possibilmente disordinato di capitoli/racconti a susseguirsi, qui Santoni lascia che i suoi personaggi si scambino il testimone, in un’immaginabile maratona a staffetta di Firenze, andando in giro per la città e raccontandola, Firenze, in modo tale da farne il centro del libro, il cuore e allo stesso tempo appunto la colonna vertebrale senza la quale il libro forse non avrebbe avuto senso di esistere e di sicuro non avrebbe avuto il collante necessario per unire le non molte pagine.
    Una bella prova, anche se Gli interessi in comune sta ancora attendendo, almeno per me, un erede da poter definire come tale, e non un semplice bambini, o figlio, o libriccino (seppur godibile) come questo.

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    Edward S. Portman said on Jan 31, 2012 | 2 feedbacks

  • 2 people find this helpful

    ..primo regalo di Natale....wow!!!

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    mary said on Dec 14, 2011 | 4 feedbacks

  • 1 person find this helpful

    Storie in un viaggio particolare...

    Descrivere questo libro non è un'operazione molto semplice. Innanzitutto perché si tratta di un viaggio, ma uno molto particolare, perché è un viaggio che si svolge senza partire. Infatti inizia con un arrivo e così finisce, svolgendosi per le strade di Firenze che sempre portano poi al Duomo voland ... (continue)

    Descrivere questo libro non è un'operazione molto semplice. Innanzitutto perché si tratta di un viaggio, ma uno molto particolare, perché è un viaggio che si svolge senza partire. Infatti inizia con un arrivo e così finisce, svolgendosi per le strade di Firenze che sempre portano poi al Duomo volando da un personaggio all'altro solo con un contatto, anche non fisico, ma solo visivo. Se vi state chiedendo che cosa ho bevuto stamattina, vi rispondo: "Solo caffè e acqua!".

    Questo testo, edito da Laterza nella collana "Contromano", ha veramente un approccio interessante. Solitamente infatti si legge una storia con la certezza che se c'e' un inizio, che può cominciare dalla prima pagina o essere slittato da qualche anticipo su quello che genera il finale (quest'ultima è la scelta solitamente usata nei thriller degli anni 2000), c'e' anche una fine mentre qui il racconto è circolare e l'inizio non è solo quel che sembra. Non c'e' l'interesse a tenervi appesi in suspance e non vi sono morti ammazzati o cose spericolate. Qui va in scena la vita, quella di Firenze, ma non con la spennellata di poesia e di arte bensì con il necessario bagno di autenticità che regala a queste righe un'insperata luce.

    Giorno e notte si confondono e scorrono e anche la consecutio temporis è serva dello svolgersi degli avvenimenti e dei pensieri dei protagonisti. Non è infatti il tempo a gestire il ritmo del racconto, ma lo spostamento fra una attività e l'altra che sembra portare ad una azione futura che invece si svolge al passato. Come fa? E' questa la cosa bella, non ve lo posso dire!!! Però lo fa e anche bene e riesce in tutto questo, tra un palazzo descritto nei particolari e un inno al lampredotto, ad essere credibile e soprattutto coerente. Note di particolare pregio è un amore dichiarato per la propria città che ricorda molto Ruggero Cappuccio e la sua lirica affezione a Napoli (in "Fuoco su Napoli") e lo spericolato ma ben riuscito "nonsense" di Vittoria a. in "Un peso sul petto".
    Ora, se da un lato il cerchio della vita si svolge o diparte, torna o arriva a Firenze, le descrizioni sono accurate ma non pesanti e nemmeno "allungate". Sarebbe stato immensamente più semplice per l'autore farlo, invece sceglie di coltivare, scremandoli verso la fine, tutta una serie di personaggi e, i principali, li scoprirete solo nelle ultime righe. E' infatti uno di quei classici libri da leggere fino in fondo, non per scoprire come va a finire, ma per capire che cosa si sta leggendo e il gioco devo ammettere che è più che divertente.

    Chiaramente essendo piccino, ma vi assicuro che converrete con me che dietro c'e' un immane lavoro per far sembrare coerenti tutte le caratterizzazioni, si legge in un soffio anche se a me c'è voluto di più, a causa dello studio, ma vale veramente la pena. E' letteratura contemporanea (forse uno dei pochi esempi se parliamo di evoluzioni di generi), pertanto richiede la partecipazione del lettore attiva, che non significa che vi dovete costruire il libro da soli, ma solo che dovete essere attenti nel leggere pena perdervi le sfumature o dover tornare indietro per ricordare. Come consiglio sempre agli amici che non capiscono i quadri contemporanei, "mettetevi davanti, chiudete gli occhi e svuotate la mente, quando siete pronti riaprite gli occhi e la prima sensazione che vi darà il quadro è il titolo che voi avreste dato all'opera!"... fatelo anche in questo caso e vi assicuro che non ve ne pentirete!

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    colette72 said on Feb 8, 2012 | Add your feedback

  • E' certamente un bel libro, è piacevole e scorrevole. Si legge in due ore e in quelle due ore hai la sensazione di non stare perdendo tempo.

    Ma poi? Che cosa resta?

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    Giona said on Jan 16, 2012 | Add your feedback

  • 1 person find this helpful

    Firenze l'ho sempre ritenuta una città bomboniera. Poi, durante un viaggio, ho iniziato a leggere il libro di Santoni e, una volta lì, ho trovato una città diversa.
    "Se fossi foco arderei Firenze" è un libro che attraverso flash, microflash, narrazioni incrociate, modifica la retina su una città.

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    Alessandro Busi said on Jan 16, 2012 | Add your feedback

Book Details

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  • Libri Italiani
  • Paperback 150 Pages
  • Edition: 1
  • ISBN-10: 8842097675
  • ISBN-13: 9788842097679
  • Publisher: Laterza (Contromano)
  • Pub date: Oct 13, 2011
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