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Se il Sole muore

Di

Editore: Rizzoli

4.0
(893)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 493 | Formato: Copertina rigida

Isbn-10: A000101514 | Data di pubblicazione: 

Disponibile anche come: Paperback , Altri , Tascabile economico

Genere: Biography , Fiction & Literature , History

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Descrizione del libro
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  • 5

    Se il Sole muore noi moriamo con lui.
    Se il sole muore... noi vivremo lassù.

    In queste due frasi, che sono l'alfa e l'omega del libro, l'apertura e la chiusura, è racchiusa l'anima di questo libro, il quale semplicemente è tutto e parla di tutto.

    Ho apprezzato moltissimo ed a ...continua

    Se il Sole muore noi moriamo con lui.
    Se il sole muore... noi vivremo lassù.

    In queste due frasi, che sono l'alfa e l'omega del libro, l'apertura e la chiusura, è racchiusa l'anima di questo libro, il quale semplicemente è tutto e parla di tutto.

    Ho apprezzato moltissimo ed amo le persone che, anche da una realtà apparentemente arida e razionale, siano in grado di evocare una tale ricchezza di emozioni ed esperienze individuali e collettive da far percepire al lettore la complessità della vita umana.

    Questo forse è un po' essere tartaruga.

    In fin dei conti l'avventura dello spazio porta necessariamente l'uomo a misurarsi con se stesso, a trovare il proprio posto; e l'autrice non può non porsi queste domande anche da un punto di vista personale, nei propri rapporti interpersonali, familiari, nei ricordi e nelle analogia on la guerra e con la propria adolescenza.

    Un libro, un'esperienza sorprendente.

    “Ho la vostra età e mi sembra d'essere vostra figlia. Perché io mi diverto ad avere trent'anni, io me li bevo come un liquore i trent'anni: non li appassisco in una precoce vecchiaia ciclostilata su carta carbone. Ascoltami, Cernam, White, Bean, Armstrong, Gordon, Chaffee: sono stupendi i trent'anni, ed anche i trentuno, i trentadue, i trentatré, i trentaquattro, i trentacinque! Sono stupendi perché sono liberi, ribelli, fuorilegge, perché è finita l'angoscia dell'attesa, non è incominciata la malinconia del declino, perché siamo lucidi, finalmente, a trent'anni! Se siamo religiosi, siamo religiosi convinti. Se siamo atei, siamo atei convinti. Se siamo dubbiosi, siamo dubbiosi senza vergogna. E non temiamo le beffe dei ragazzi perché anche noi siamo giovani, non temiamo i rimproveri degli adulti perché anche noi siamo adulti. Non temiamo il peccato perché abbiamo capito che il peccato è un punto di vista, non temiamo la disubbidienza perché abbiamo scoperto che la disubbidienza è nobile. Non temiamo la punizione perché abbiamo concluso che non c'è nulla di male ad amarci se ci incontriamo, ad abbandonarci se ci perdiamo: i conti non dobbiamo più farli con la maestra di scuola e non dobbiamo ancora farli col prete dell'olio santo. Li facciamo con noi stessi e basta, col nostro dolore da grandi. Siamo un campo di grano maturo, a trent'anni, non più acerbi e non ancora secchi: la linfa scorre in noi con la pressione giusta, gonfia di vita. È viva ogni nostra gioia, è viva ogni nostra pena, si ride e si piange come non ci riuscirà mai più, si pensa e si capisce come non ci riuscirà mai più. Abbiamo raggiunto la cima della montagna e tutto è chiaro là in cima: la strada per cui siamo saliti, la strada per cui scenderemo. Un po' ansimanti e tuttavia freschi, non succederà più di sederci nel mezzo a guardare indietro e in avanti, a meditare sulla nostra fortuna”

    Estratto di: Oriana, Fallaci. “Se il sole muore.” Rizzoli

    ha scritto il 

  • 4

    I primi due capitoli sono magistrali e senza tempo; molti capitoli e scenari letti a 40 anni di distanza fanno sorridere, ma tolti quelli è eccezionale, anche solo per i dialoghi con Bradbury.

    ha scritto il 

  • 4

    Interessanti le reazioni della Fallaci quando sottoposta a certe situazioni, perchè capace di raccontare situazioni e fatti in maniera sconvolgente.


    Poi la parte quando si trova in mezzo agli "elefanti" e veramente peculiare, con la sua interpretazione autoironica.


    A tratti posso di ...continua

    Interessanti le reazioni della Fallaci quando sottoposta a certe situazioni, perchè capace di raccontare situazioni e fatti in maniera sconvolgente.

    Poi la parte quando si trova in mezzo agli "elefanti" e veramente peculiare, con la sua interpretazione autoironica.

    A tratti posso dire che l'ho trovato non prolisso ma banale, mentre in altre e decisamente travolgente.

    Se consigliarlo?
    Assolutamente si

    Non dico altro, altrimenti dovrei citare diversi punti interessanti, e quindi mi dilungherei troppo
    Sta a voi interpretarlo.

    ha scritto il 

  • 5

    Oriana Fallaci è un Miracolo.

    Solo una vera Scrittrice può, partendo da premesse non tanto promettenti, almeno per me, come "inchiesta", "spazio", "scienza", scrivere un capolavoro che trascende le caratteristiche del genere per raggiungere vette di poesia, passione, interesse, come solo "Se il sole muore" fa. Riuscire ad acc ...continua

    Solo una vera Scrittrice può, partendo da premesse non tanto promettenti, almeno per me, come "inchiesta", "spazio", "scienza", scrivere un capolavoro che trascende le caratteristiche del genere per raggiungere vette di poesia, passione, interesse, come solo "Se il sole muore" fa. Riuscire ad accattivare, a incuriosire e a rendere le pagine magnetiche senza la base strutturale di una trama, di uno scopo, di una missione, è un miracolo che solo Oriana Fallaci può compiere. Non le serve romanzare, non le serve inventare, strutturare una storia: la sua stessa vita è un romanzo irripetibile. Che non si può non invidiare.
    Se con "Un uomo" mi ero già convinto di quanto questa donna sia e sia stata speciale, con "Se il sole muore" ho avuto la conferma che leggerò tutta la sua bibliografia, per imparare ad emozionarmi, a capire, a conoscere, a viaggiare, a cambiare, come solo lei può insegnare.
    Sicuramente mi ha fatto rivalutare un intero genere, quello dell'"inchiesta", che tradisce, con la Fallaci, i suoi pregiudizi di lentezza, freddezza, e forse noia, per diventare, forse, il genere più alto e completo, che comprende il romanzo, la poesia, la storiografia, il trattato scientifico, l'epistolario...
    Non finirò mai di ringraziare questa donna per avermi fatto conoscere, da tutti i punti di vista, positivi e negativi, costruttivi e decostruttivi, scientifici ed emotivi, la grandiosa avventura della conquista dello Spazio. "Se il sole muore" ha reso possibile una impresa irripetibile, compiuta da una inedita astronauta, la Fallaci stessa: portare la Luna sulla Terra.

    "Addio, Teodoro. Ci incontreremo di nuovo, non so dove, non so quando, ma so che ci incontreremo di nuovo, in un giorno di sole. Di Sole? Sì, un sole tra tanti: il cosmo ha milioni, miliardi di Soli, Teodoro. Il Paradiso non esiste, l'Inferno non esiste, la bontà non esiste, ma la vita esiste, e continua ad esistere anche se un albero muore, se un uomo muore, se un Sole muore."
    [...]
    "Un uomo, un fratello se n'era andato; altri uomini, altri fratelli se ne sarebbero andati, tagliati di colpo come il tronco di un albero su cui si abbatte l'accetta; io stessa me ne sarei andata, chissà dove, chissà quando il colpo di accetta avrebbe tagliato anche me, me che voglio vivere, vivere, vivere: ma il mondo restava una lunga promessa e il cielo donava tante case accese, papà. E se la Terra muore, e se il Sole muore, noi vivremo lassù. Costi quello che costi. Un albero, mille alberi, tutti gli alberi che la vita ci ha dato."

    ha scritto il 

  • 4

    Un diario rivolto al padre in cui l'autrice descrive gli incontri con gli astronauti americani protagonisti della corsa allo spazio degli anni sessanta. Tutto il loro mondo professionale e privato è descritto con cura e leggerezza. A leggerlo oggi parte del fascino si perde con la consapevolezza ...continua

    Un diario rivolto al padre in cui l'autrice descrive gli incontri con gli astronauti americani protagonisti della corsa allo spazio degli anni sessanta. Tutto il loro mondo professionale e privato è descritto con cura e leggerezza. A leggerlo oggi parte del fascino si perde con la consapevolezza che tutti quei sogni non si sono ancora avverati. Notevole il dialogo con Bradbury.

    ha scritto il 

  • 4

    Per quanto io non ami la Fallaci, i suoi giudizi e pregiudizi, in questo libro si trattiene moltissimo, qualche frecciatina, soprattutto sulle donne c'è, ma per la maggior parte guarda obbiettivamente a quegli uomini, e cerca di capirli guardandoli come uomini, anche se all'ultimo smentisce tutti ...continua

    Per quanto io non ami la Fallaci, i suoi giudizi e pregiudizi, in questo libro si trattiene moltissimo, qualche frecciatina, soprattutto sulle donne c'è, ma per la maggior parte guarda obbiettivamente a quegli uomini, e cerca di capirli guardandoli come uomini, anche se all'ultimo smentisce tutti e passa dalla loro parte.

    ha scritto il 

  • 4

    Ho adorato questo libro...all'inizio mi preparavo a leggere qualcosa di pesantuccio, ma poi tutto prende una forma diversa, i fatti reali descritti ti coinvolgono tanto che si è come la scrittrice bramosi di capire, di sapere, di comprendere i grandi misteri che vanno aldilà dell'uomo: la grandez ...continua

    Ho adorato questo libro...all'inizio mi preparavo a leggere qualcosa di pesantuccio, ma poi tutto prende una forma diversa, i fatti reali descritti ti coinvolgono tanto che si è come la scrittrice bramosi di capire, di sapere, di comprendere i grandi misteri che vanno aldilà dell'uomo: la grandezza del mondo, la sua Luna i suoi pianeti e la grandezza di alcuni uomini nel vivere la vita inseguendo un sogno.

    ha scritto il 

  • 4

    Se il sole muore di Oriana Fallaci

    La Fallaci in questo suo libro racconta in maniera decisa, forte, commovente e minuziosamente l'avventura dell'uomo nello spazio. Un libro che ti porta a conoscere fatti, avvenimenti, tra cui molti vissuti da lei spalla a spalla con gli astronauti e i ricercatori di Cape Kennedy. Osservandoli ...continua

    La Fallaci in questo suo libro racconta in maniera decisa, forte, commovente e minuziosamente l'avventura dell'uomo nello spazio. Un libro che ti porta a conoscere fatti, avvenimenti, tra cui molti vissuti da lei spalla a spalla con gli astronauti e i ricercatori di Cape Kennedy. Osservandoli, esaminandoli, interrogandoli ha dato vita a questo diario che ci narra questo pezzo di storia, di questi uomini che hanno sognato e lavorato per il nostro futuro. Vengono fuori i dubbi di un era, le curiosità, i timori e gli entusiasmi di questa donna che vive e osserva queste imprese spaziali. Un libro che ti lascia addosso la voglia di sapere, la consapevolezza di ciò che è stato. Si ha modo di conoscere questi uomini che hanno sfidato il cielo riuscendo a raggiungere i loro risultati, cercando sempre di scoprire di più e di conoscere questo nostro infinito universo!

    RECENSIONE A CURA DI KATYA

    Passa a trovarci!!
    www.ilclubdellibro.it

    ha scritto il 

  • 0

    Letto anche il mio primo libro della Fallaci.
    Come per più di qualcuno, l'impulso alla lettura era venuto dalla voglia di capire la parabola umana di questa donna, passata dallo scrivere romanzi che molti reputano colmi di sensibilità e profondità, a lanciare strali beceri e xenofobi dalle ...continua

    Letto anche il mio primo libro della Fallaci.
    Come per più di qualcuno, l'impulso alla lettura era venuto dalla voglia di capire la parabola umana di questa donna, passata dallo scrivere romanzi che molti reputano colmi di sensibilità e profondità, a lanciare strali beceri e xenofobi dalle pagine dei giornali e dei suoi libri nell'ultimo periodo della sua vita. Come è stato possibile? Sarà stata la lunga malattia? Il cibo del McDonald? La zitellaggine? Il fuoco di Sant'Antonio? Boh. A lettura conclusa, l'ho capito? Mi sono fatto un'idea più precisa? Boh.
    Allora, Oriana mia, devo ammettere che ogni tanto per aver ragione, la gente, ha ragione. Sai scrivere, pure abbastanza bene. In queste 500 pagine ho avuto modo di indignarmi, commuovermi, riflettere e persino divertirmi. Come quando fai la sarcastica strafottente con i tizi che non ti vanno a genio e, mentre li intervisti e questi ciarlano, pensi se hai lasciato aperto il rubinetto del gas di casa tua. Mi hai fatto sorridere anche per il lessico che a volte risentiva della propria appartenenza a un libro scritto quasi 50 anni fa. Leggere dei fiorentinismi come "fo" al posto di "faccio" messi in bocca a degli astronauti del Kentucky, dell'Indiana o del Mississippi faceva un po' ridere. E in vita mia non ho mai trovato così tante volte in un testo la parola "peso" e le sue declinazioni usate come aggettivi. Mi sembrava di parlare con Freak Antoni degli Skiantos. "C'ho delle storie, ragazzi, c'ho delle storie pese." Yeah. Ti ho dato ripetutamente il cinque ogni volta che guardavi disgustata l'involuzione emotiva di questi ammereghani mediocri, insensibili, ottusi, col feticcio per la tecnologia e un evidente complesso del pene piccolo (per via degli "huge rockets" che costruivano). Però qualcosa già mi stonava: eri troppo meteoropatica, inconstante e mutevole d'opinione e direzione come un peto nel vento. Infatti qualche scorreggia intellettuale t'è scappata, come quando dici che, ovviamente, il partito comunista è una setta religiosa e copia dalla Chiesa cattolica(!?)... Forse sono io che non ho colto l'ironia. Sia chiaro, niente di male nel dubbio, nel tormento interiore, il problema è che, Oriana, tu viaggi troppo di panza, ti affidi soprattutto all'emozione, all'impressione, non approfondisci con la riflessione. Non mi puoi venire a dire che son tutte masturbazioni intellettuali, sofismi inutili perché, se non si usa il cervello per operare delle distinzioni minimamente sensate, ci si perde l'abitudine e si arriva a 70 anni dicendo cazzate come i marocchini son tutti stupratori, i somali tutti infibulatori e daghe al terun. Io sarò onanista, ma tu soffri di meteorismo.
    E infatti hai tradito.
    Siam passati da un gruppo di astroidioti uno più borioso, beota e vuoto dell'altro a un'allegra e simpatica compagnia di amiconi inseparabili, la cumpa dello spazio. Siccome scrivi pure bene, il passaggio è stato del tutto indolore. E allora via con le pacche sulle spalle, le risa a crepapelle, e il formaggio sulla luna, e diamoci del tu, e volemose bene, noi siamo loro e loro sono noi, prima vi chiamo col cognome e poi dagli di diminutivi e soprannomi vari. E quindi Jim, e Al, e Wally, e Pete, e Ted, e Tom, e Jerry, eccetera eccetera amen. A quel punto, avendo ben capito che tipo di banderuola influenzabile ed emotiva eri, ti hanno gettato ai piedi un paio di miniciccioli, un raudo qua e un magnum là, finché non han buttato per aria il pezzo grosso, la bomba di Maradona, e tu lì hai sbarellato, ti sei sbracata e con la bava alla bocca e lo sguardo allucinato pieno di stupore adolescenziale hai capitolato: "Oooohhh! Anch'io voglio la lunaaa... voglio un futuro con tutte le lucine e i razzi coloratiii..." Sono cominciati i "ma", i "però", e tutto lo schifo disumanizzante che ci hai propugnato nelle pagine precedenti è diventato magicamente sopportabile, giustificabile, l'equo prezzo da pagare per il futuro.
    Ma quale futuro? E qui hai cannato su tutta la linea, Oriana tutta panna. Perché per te il futuro è uno solo, unico e non negoziabile: quello americano, quello della nuova frontiera di Kennedy. Peccato che al suo fianco ci fossero altri infiniti futuri possibili, diversi e, forse, più auspicabili del tuo. Non importa, tanto nemmeno il tuo futuro si è avverato. Sulla luna abbiamo smesso di andarci e su Marte non ci abbiamo nemmeno provato, visto che non c'erano alberi azzurri, calotte polari colme d'acqua, omini verdi con cui prendere il tè. Letti oggi i deliri dei tuoi scienziati sembrano scarti di fantascienza di serie B. In compenso il futuro, nel frattempo, è arrivato. Il futuro fa schifo, Oriana. Perché ci ha rivelato come tagliato un albero non ne cresce un altro, anzi le foreste si disboscano, la terra diventa deserto, la vita umana non continuerà in eterno e non sarà solo il sole a morire, ma tutti noi. Ci avete fregato, Oriana. Perché noi nel frattempo l'equo prezzo lo abbiamo pagato e adesso siamo pieni di drive-in, fast food, multisala. E' l'unica cosa che ci resta del tuo futurismo fatiscente. Tu, e quelli che come te hanno creduto a questi miti tecnologici, vi siete rivelati essere dei venditori di fumo e avete ipotecato, svenduto, prenotato un biglietto per il futuro anche a chi, come me, non era nemmeno nato nel momento in cui decidevate la sua sorte. Così oggi ci ritroviamo con un biglietto scaduto e un mutuo da pagare per un mondo che cade a pezzi.

    E allora capii che non era indifferenza, la loro, non era freddezza. Non era neanche pudore: era un accettare la vita. Perché solo accettando la vita si accetta la morte e la morte bisogna accettarla, comunque essa venga, in qualsiasi momento essa venga, la morte fa parte della vita, la morte è il prezzo con cui si paga la vita, e piangerci sopra è da bimbi. È da deboli. È da irrazionali. È da vecchi. È da buoni, se preferisci, ma il futuro non ha bisogno di buoni che comprano un albero perché non venga tagliato (...). Il futuro ha bisogno di uomini forti, razionali, giovani, cattivi se preferisci: perché il mondo è pieno di querce per ogni quercia tagliata ce n'è un'altra che nasce o è già nata o nascerà. Un albero solo non conta. Mettiti in testa che un albero solo non conta e comprenderai che la morte non esiste, papà. Ecco la definitiva lezione che mi veniva da questi uomini forti, gonfi di domani.

    No, Oriana. Un albero conta. Ogni essere umano conta, deve contare per noi. Thedore Freeman è morto e non era uno dei tanti, non è vero che sarebbe potuto capitare a chiunque di loro, come i tuoi amici astronauti ripetevano meccanicamente, quasi ad esorcizzare la loro incapacità di provare dolore, a nascondere il loro rifiuto di sentire. Theodore Freeman è morto perché nel tuo futuro non c'era posto per lui, perché non c'era posto per i poeti. La vita non è una guerra, un continuo districarsi tra i corpi dei nostri simili, un calpestare le facce che un momento prima di soccombere ci hanno sorriso, un eterno bisogno di avanzare spasmodico e fine a se stesso, incuranti di ciò che accade intorno. Non può essere sempre e solo questo. Se hai bisogno di essere in guerra per sentirti viva, per rivivere in eterno i momenti della tua infanzia partigiana sotto il sibilo dei proiettili e il rimbombare delle bombe, è un tuo problema. Non ci tirare in mezzo tutti. Piangere i propri morti, le persone a cui si era legati, non è una cosa da bimbi, da deboli, da vecchi. È da esseri umani. E qualunque futuro che contempli la rinuncia alla nostra umanità, alle nostre debolezze, al nostro bisogno di empatia, di comunicare, di sentire, non è un futuro che valga la pena essere vissuto. Non è un prezzo che possa essere pagato.
    Chissà se a un certo punto l'avevi capito. Quando l'alieno non era più un mistero da un'altra galassia, una civiltà da comprendere, ma il cancro che ti divorava il corpo. Quando è diventato un corpo estraneo, all'interno di te, un nemico, un popolo invasore, uno straniero che minacciava la tua identità, la tua civiltà in cui avevi creduto, un arabo, un africano, un musulmano. Forse non l'avevi capito, ma di sicuro qualcosa dentro di te è crollato.

    ha scritto il 

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