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Se la luna mi porta fortuna

Di

Editore: Rizzoli

3.8
(135)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: | Formato: Altri

Isbn-10: 8817680443 | Isbn-13: 9788817680448 | Data di pubblicazione: 

Disponibile anche come: Copertina morbida e spillati

Genere: Humor

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Descrizione del libro
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  • 2

    Nonostante le giuste osservazioni di Umberto Eco all'inizio del volume sulla presenza in questo romanzo di tutti i meccanismi della comicità, il testo risulta molto datato. Strano perché, al contrario, le opere teatrali sono ancora decisamente attuali e godibili.

    ha scritto il 

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    Strano, non mi è piaciuto. ho faticato a trovarlo, e ci sono rimasta anche male. È ben vero che le mie letture di questo autore risalgono a una quindicina di anni fa, ma adesso mi chiedoQuanto sono cambiata io? Perchè ho trovato tutto eccessivamente assurdo, e arrivata all'ultima pagina, h ...continua

    Strano, non mi è piaciuto. ho faticato a trovarlo, e ci sono rimasta anche male. È ben vero che le mie letture di questo autore risalgono a una quindicina di anni fa, ma adesso mi chiedoQuanto sono cambiata io? Perchè ho trovato tutto eccessivamente assurdo, e arrivata all'ultima pagina, ho tirato un respiro di sollievo.

    ha scritto il 

  • 4

    Metto questo libro, il mio preferito, a rappresentanza di tutti i romanzi di Campanile: li ho tutti e li amo tutti, letti e riletti cento volte, e non finiscono mai di farmi ridere. Campanile è il più grande umorista italiano di tutti i tempi.

    ha scritto il 

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    Lei è un po’ abulico, indeciso, non riesce a imporsi qualche cosa. Ebbene, non si spaventi, deve educare la sua volontà. Non può volere? Deve, in questo caso, “voler volere”. Dica: “Voglio voler la tal cosa.” Così insegnano i più recenti studi sulla volontà, compiuti da scienziati inglesi e t ...continua

    Lei è un po’ abulico, indeciso, non riesce a imporsi qualche cosa. Ebbene, non si spaventi, deve educare la sua volontà. Non può volere? Deve, in questo caso, “voler volere”. Dica: “Voglio voler la tal cosa.” Così insegnano i più recenti studi sulla volontà, compiuti da scienziati inglesi e tedeschi. Può darsi che non si riesca a “voler volere”; il caso non è risolto da questi studiosi, i quali, di fronte a così grave abulia, si arrendono. Secondo me, hanno torto. E’ una cosa semplicissima… Se non riuscite a “voler volere”, dovete senz’altro “voler voler volere”. Questo, come si vede, è molto più facile. Ma ci potrebbero essere degli abulici – diciamo così – al terzo stadio, per i quali non sia possibile nemmeno voler voler volere. Per essi consiglio un sistema infallibile: provino a “voler voler voler volere”. E se la cura non ha effetto, aumentino la dose: cerchino di “voler voler voler voler volere”.

    ha scritto il 

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    Recensione.

    La trama, per sommi capi.


    Un viaggio, lungo un giorno, di un gruppo di strampalati personaggi. Dato che il suo è, come dice Eco nel saggio introduttivo, un “umorismo di montaggio”, il romanzo di Campanile è del tutto irriassumibile.


    Fuori l’autore.


    Achille Campanile (1899-197 ...continua

    La trama, per sommi capi.

    Un viaggio, lungo un giorno, di un gruppo di strampalati personaggi. Dato che il suo è, come dice Eco nel saggio introduttivo, un “umorismo di montaggio”, il romanzo di Campanile è del tutto irriassumibile.

    Fuori l’autore.

    Achille Campanile (1899-1977) scrittore giornalista e drammaturgo, credo vada ricordato soprattutto per il suo uso ironico e sferzante di tutte le armi del linguaggio, soprattutto dell’illogicità eletta a chiave umoristica e del luogo comune come arma di distruzione di massa – linguisticamente, s’intende. Impeccabili nel lessico e nella sintassi quanto paradossali nella trama, i suoi romanzi sono un notevole contributo alla salvaguardia di un italiano che non esiste già più. Straordinarie forse più dei romanzi sono le sue “Tragedie in due battute” (la prima rappresentazione è del 1925).

    La recensione in senso stretto.

    Campanile ha subito in Italia i trattamenti critici più svariati. Innanzi tutto, evitiamoli.

    La sua scrittura è apparentemente facile e discreta, del tutto “basic”; la sua arte sta nella forma, non nel lessico, che pure è ricercato e impeccabile. Questo, come molti altri suoi, è un romanzo fatto interamente da avanzi del linguaggio: forme idiomatiche, proverbi, luoghi comuni, messi in bocca o sceneggiati da personaggi improbabili e poco credibili. L’obiettivo è però preciso, e còlto infallibilmente: smascherare l’ipocrisia. Campanile ti dà del cretino mostrandoti come usi il TUO linguaggio, e anche se questo uso banale e troppo poco riflettuto funziona, ciò non giustifica l’insulsaggine delle nostre abitudini linguistiche. Per questo Campanile frammenta continuamente – come nella migliore tradizione romanzesca – il racconto con lunghe digressioni, a volte molto poetiche e struggenti. Anch’esse sono fatte delle più sentite ovvietà, ma la loro posizione nella trama non è mai ingenua o banale. Se esse non colpiscono il lettore, è quest’ultimo ad essere ormai insensibile, e non il romanzo a non essere più espressivo.

    L’edizione più recente, sempre nella BUR Rizzoli, è del ‘99.

    Perché dovrei leggerlo.

    C’è modo e modo di opporsi al fascismo – e anche su questo tema riguardo Campanile s’è scritto di tutto. Mostrare la rovina di un linguaggio ipocrita – che pure riesce ancora a dire qualcosa – è uno di quelli artisticamente più significativi e duraturi. In un’epoca nella quale tutto è già sentito e scritto, e le parole passano da una persona all’altra senza che portino più alcun contenuto – verità, esistenza, presenza – Campanile andrebbe studiato a fondo. Secondo me, eh.

    ha scritto il