Se questo è un uomo di Primo Levi

Introduzione all'opera, riassunto e analisi, approfondimenti, vita e opere dell'autore

Di

Editore: Antonio Vallardi

4.5
(13741)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 141 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Francese , Tedesco , Spagnolo , Catalano , Olandese , Portoghese

Isbn-10: 8882116859 | Isbn-13: 9788882116859 | Data di pubblicazione: 

Adattatore: Silvia Tomasi

Disponibile anche come: Altri , Tascabile economico , Copertina rigida , Copertina rinforzata scuole e biblioteche , Rilegato in pelle , CD audio , eBook

Genere: Biografia , Narrativa & Letteratura , Storia

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Descrizione del libro
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  • 5

    Da non dormirci la notte

    Lettura lenta, di riflessione. Iniziato prima di un viaggio a Cracovia con visita guidata ad Auschwitz/Birkenau.
    Convinto che una volta tornato dal viaggio, l'avrei concluso con rinnovato entusiasmo, ...continua

    Lettura lenta, di riflessione. Iniziato prima di un viaggio a Cracovia con visita guidata ad Auschwitz/Birkenau.
    Convinto che una volta tornato dal viaggio, l'avrei concluso con rinnovato entusiasmo, non è stato cosi, ci è voluto tempo per ragionare alcuni concetti, alcuni pensieri.
    In questa edizione, a fine libro, Levi risponde alle domande più frequenti di studenti e lettori. Sono circa una ventina di pagine di pensiero lucido e indagatore di quanto successo negli anni che hanno covato il seme del razzismo.
    Considerato la sua attualità, ho colto un monito: siate diffidenti da chi cerca di convincervi con strumenti diversi dalla ragione e abbiate in sospetto individui che offrono verità rivelate, semplici, comode perchè si acqistano gratis.
    E meglio accontentarsi di verità più modeste, scaturite dal ragionamento e che possono essere verificate e dimostrate.

    ha scritto il 

  • 4

    non ho molte parole per questo libro; la sua genesi, le sue pagine il suo alone ormai "mitologico" ne fanno un libro incriticabile. L'ho letto con passione, preparato al peggio ma senza trovare una na ...continua

    non ho molte parole per questo libro; la sua genesi, le sue pagine il suo alone ormai "mitologico" ne fanno un libro incriticabile. L'ho letto con passione, preparato al peggio ma senza trovare una narrazione cosi' devastante e, forse solo ora, scrivendo queste parole mi rendo conto della sua potenza, riesce a raccontare cose innenarrabili in maniera normale, come probabilmente sembravano "normali" alle persone che hanno permesso accadessero.

    ha scritto il 

  • 5

    200 pagine di calci nello stomaco. Racconto crudo e semplice di quello che succedeva nei campi di concentramento, ma soprattutto di quello che il campo di concentramento faceva all'essere umano, l'ann ...continua

    200 pagine di calci nello stomaco. Racconto crudo e semplice di quello che succedeva nei campi di concentramento, ma soprattutto di quello che il campo di concentramento faceva all'essere umano, l'annullamento della persona e di tutti i normali schemi mentali.
    Leggi e stai male, perchè non è un romanzo, è storia. E tutta la bestialità è narrata con semplicità, come un resoconto di qualcosa che per i protagonisti ormai è assolutamente normale.
    Il capitolo che forse mi ha colpito di più è "le nostre notti", nel quale Levi, tra le altre cose, descrive i sogni ricorrenti in lager: tornare a casa e non essere ascoltati dai propri cari, oppure sognare di mangiare, masticando nel sonno. Tremendo.

    ha scritto il 

  • 4

    Pff, che cliché aver letto "Se questo è un uomo" nel periodo vicino al Giorno della Memoria, ma è successo e non posso farci nulla ormai: di certo mi vergogno di aver letto questo libro alla veneranda ...continua

    Pff, che cliché aver letto "Se questo è un uomo" nel periodo vicino al Giorno della Memoria, ma è successo e non posso farci nulla ormai: di certo mi vergogno di aver letto questo libro alla veneranda età di 21 anni. Tralasciando le banalità critiche che sono naturali quando si approccia questo libro (tipo: "Oh mio dio che meraviglia il capitolo sul XXVI canto dell'Inferno!") vorrei passare a considerazioni più profonde.

    Sebbene questo libro nasca con uno sguardo sull'Olocausto molto diverso da quello a cui ero abituata - vedi approcci storici, distanti - e con cui concordavo - vedi Hannah Arendt - sono rimasta colpita dal modo che Primo Levi ha di raccontare la sua storia, per diversi motivi:
    - lo sguardo lucido, dettagliato, estremamente analitico
    - la capacità di cogliere sfumature psicologiche ed esistenziali su cui in pochi si sarebbero soffermati durante un'esperienza del genere
    - il sorvolare le atrocità lasciandole sempre sullo sfondo, dove non possono colpirti con la brutalità dell'orrido, ma solamente con l'inquietudine di star assistendo a qualcosa di profondamente sbagliato.

    Nell'Appendice, dove sono raccolte domande e risposte fatte durante i vari incontri con gli studenti, Primo Levi dice una cosa che mi ha stupito, una cosa tipo: "Cercare di capire è sinonimo di perdonare" giustificando in un certo modo il suo rapporto di freddo distacco con il nemico e l'oppressore (cosa evidentissima nel libro). Questo mi ha colpito perché era in netto contrasto con il mantra "Arendtiano" del "cercare di capire è una cosa molto diversa dal perdono": ora, non penso si possa determinare quale delle due prospettive sia giusta o sbagliata, ma di certo è interessante vedere come esse cambino a seconda della posizione di chi le formula.

    ha scritto il 

  • 5

    Per non dimenticare

    Grande libro di testimonianza che nasce dall'urgenza di raccontare agli altri l'esperienza estrema del lager,orrenda istituzione pensata e sorta sterminare uomini e donne, annientando in primo luogo l ...continua

    Grande libro di testimonianza che nasce dall'urgenza di raccontare agli altri l'esperienza estrema del lager,orrenda istituzione pensata e sorta sterminare uomini e donne, annientando in primo luogo la dignità dell'essere umano. Come prefazione una celebre poesia esorta, anzi ordina, di ricordare l'orrore dello sterminio, nella consapevolezza che il lager porta alle estreme conseguenze una convinzione che giace latente nell'animo umano, e cioè "che ogni straniero è nemico"

    ha scritto il 

  • 5

    Ho diligentemente dedicato il fine settimana attorno alla giornata della memoria guardando film e documentari (tutti quelli offerti da Sky e qualcuno dalla Rai) sulla persecuzione degli ebrei da parte ...continua

    Ho diligentemente dedicato il fine settimana attorno alla giornata della memoria guardando film e documentari (tutti quelli offerti da Sky e qualcuno dalla Rai) sulla persecuzione degli ebrei da parte del regime nazista, e leggendo questo libro. Non è la prima volta naturalmente che affronto la storia della Shoah ma questo fine settimana è stato volutamente molto intenso. E mi vergogno (e per questo mi espongo a pubblico ludibrio) di non aver mai letto prima la testimonianza di Primo Levi. Sono sopraffatta.

    ha scritto il 

  • 4

    "Fatti non foste a viver come bruti ma per seguir virtute e canoscenza"

    Le pagine in cui Primo Levi traduce al suo compagno Pikolo il canyo di Ulisse sono forse tra le più belle che abbia mai letto.

    ha scritto il 

  • 5

    ....grande libro!!

    Questo libro, fa parte di tanti libri sulla guerra, che mio padre mi ha lasciato in eredità e che solo ora ho avuto il coraggio di rispolverare.
    Ho voluto iniziare da questo, perchè uno dei piu stimat ...continua

    Questo libro, fa parte di tanti libri sulla guerra, che mio padre mi ha lasciato in eredità e che solo ora ho avuto il coraggio di rispolverare.
    Ho voluto iniziare da questo, perchè uno dei piu stimati e citati da mio padre in tutta la sua vita..
    Avere tra le mani questo libro e sapere che anche mio padre lo ha letto è per me stato fonte di grande emozione e so per certo che non resterà l'ultimo.
    Quale dolore avrà creato a chi direttamente o indirettamente la guerra la ha vissuta sulle proprie spalle, solo ora mi rendo conto di quanto poco sapevo di mio padre
    e di quanta poca importanze gli avessi dedicato..
    Spero che questa mia scoperta tardiva in qualche modo possa fare pace con la mia coscienza perche è un tentativo di capire e di avvicinarmi a lui....
    Libro, senza ombra di dubbio, straziante nella sua lucida ricostruzione di quanto lui stesso e tanti altri deportati vissero a Monowitz.
    Soprattutto il racconto degli ultimi dieci giorni, da quando Levi e tutti gli altri ricoverati in KA-BE (infermeria) vengono a sapere che i russi si stavano avvicinando..
    Monowitz viene bombardato e viene abbandonato da tutti, nazisti compresi, chi resta sono in pochi ricoverati in infermeria e vi garantisco che sono pagine strazianti...
    Una testimonianza terribile anche se nella prima parte traspare molto il Levi cronista, distaccato e lucido che per un verso può essere interessante per quanto concerne
    i fatti narrati ma personalmente mi sarei aspettata piu emozione e più pathos..

    ha scritto il 

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