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Se questo è un uomo di Primo Levi

Introduzione all'opera, riassunto e analisi, approfondimenti, vita e opere dell'autore

Di

Editore: Antonio Vallardi

4.5
(12979)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 141 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Francese , Tedesco , Spagnolo , Svedese , Catalano , Olandese , Portoghese

Isbn-10: 8882116859 | Isbn-13: 9788882116859 | Data di pubblicazione: 

Adattatore: Silvia Tomasi

Disponibile anche come: Altri , Tascabile economico , Copertina rigida , Copertina rinforzata scuole e biblioteche , Rilegato in pelle , CD audio

Genere: Biography , Fiction & Literature , History

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Descrizione del libro
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  • 5

    "I personaggi di queste pagine non sono uomini. La loro umanità è sepolta, o essi stessi l'hanno sepolta, sotto l'offesa subita o inflitta altrui"

    Aberrante,
    inumano,
    mostruoso,
    incivile,
    brutale,
    orrido...
    ...quanti aggettivi scorrono nella mente del lettore!
    Eppure legge avvolto in un morbido plaid e attinge dalla scatola dei cioccolatini assa ...continua

    Aberrante,
    inumano,
    mostruoso,
    incivile,
    brutale,
    orrido...
    ...quanti aggettivi scorrono nella mente del lettore!
    Eppure legge avvolto in un morbido plaid e attinge dalla scatola dei cioccolatini assaporando i privilegi ormai scontati.
    "E' successo e non succederà mai più!" si sorprende a pensare.
    Ma nello stesso momento sul pianeta terra corpi sono straziati e resi inumani.
    La storia ripete se stessa e il civile occidentale continua ad essere cieco e sordo permettendo che ciò accada.

    ha scritto il 

  • 4

    Per non dimenticare

    Lettura obbligata che ben fa capire cosa provasse un essere umano sottoposto a tali oscene ed ingiuste sofferenze, ma che comunque cerca di non farsi spogliare mai completamente della sua dignità. ...continua

    Lettura obbligata che ben fa capire cosa provasse un essere umano sottoposto a tali oscene ed ingiuste sofferenze, ma che comunque cerca di non farsi spogliare mai completamente della sua dignità.

    ha scritto il 

  • 5

    Un libro per non dimenticare. Una testimonianza forte, cruda e cruenta, così come è stato il genocidio di milioni di persone, non soltanto ebrei come si ricorda ogni anno nella Giornata della Memoria. ...continua

    Un libro per non dimenticare. Una testimonianza forte, cruda e cruenta, così come è stato il genocidio di milioni di persone, non soltanto ebrei come si ricorda ogni anno nella Giornata della Memoria. Un libro che tutti dovrebbero leggere, proprio per non dimenticare, affinchè non si ripeta tutto quello che è stato perpetrato a persone innocenti: il loro annientamento psicologico e fisico, nonché la morte sicura a cui essi sono stati crudelmente destinati.
    Questo libro presenta inoltre in appendice risposte dirette dell'autore a domande che gli sono state poste da alunni piuttosto che dai lettori stessi. Risposte sagge che riescono a far capire al lettore lo stato d'animo e il modo con cui Primo Levi ha affrontato questo orribile periodo della sua vita, nonostate poi il triste epilogo che questa ha avuto.

    ha scritto il 

  • 4

    Molto meglio di quanto mi aspettassi

    Sapendo il tema del libro, sono partito con le prime pagine del libro aspettandomi un resoconto alla Shinder's List, tanto per intenderci.
    È stata, invece, una piacevole sorpresa scoprire che il roman ...continua

    Sapendo il tema del libro, sono partito con le prime pagine del libro aspettandomi un resoconto alla Shinder's List, tanto per intenderci.
    È stata, invece, una piacevole sorpresa scoprire che il romanzo si dipani attraverso le vicende della quotidianità della vita nel campo, spiegando, di rimbalzo, come vivessero gli internati, senza fare facile affidamento sulla pietà che deriva dal raccontare come i prigionieri fossero eliminati (quando e se non più utili).
    Sono preponderanti i rapporti umani e l'umanità, che viene inevitabilmente ad essere atterrata in tale contesto, costringendo gli uomini ad essere ladri o approfittatori, scatenando un istinto di sopravvivenza ed autoconservazione a discapito del prossimo, di cui gli individui stessi finiscono per sorprendersi, non riconoscendo la proprio natura, se confrontata con quella precedente alla deportazione.

    Una lettura piacevole, seppur con qualche errore grammaticale da parte dell'autore, conservato appositamente dall'editore, per certo.
    D'altronde, l'autore stesso, nell'appendice a cui risponde a domande frequenti postegli dagli studenti, precisa di non essere stato proprio una cima in italiano, ai tempi della sua frequentazione scolastica.

    ha scritto il 

  • 5

    L'avevo letto da ragazzino. Rileggerlo mi ha provocato la stessa enorme emozione. Un libro che è un pugno nello stomaco dato con una compostezza e un'educazione, sì è la parola giusta, d'altri tempi. ...continua

    L'avevo letto da ragazzino. Rileggerlo mi ha provocato la stessa enorme emozione. Un libro che è un pugno nello stomaco dato con una compostezza e un'educazione, sì è la parola giusta, d'altri tempi. Quest'uomo, proprio attraverso il suo tono pacato, riesce a sottolineare in modo straordinario il suo essere appunto uomo, un individuo con una grande sensibilità umana, sbattuto sul fondo nel tentativo di cancellarlo. Un libro che dovrebbe essere in ogni classe delle nostre scuole.

    ha scritto il 

  • 5

    ✰✰✰✰✰ eccellente

    Fiumi di parole su questo libro.
    C’è chi ha messo 5 stelle e chi non ne ha messa alcuna: comprendo entrambi.
    Comprendo meno chi ne ha infilate due o tre. Forse ha pensato di doverne giudicare la fluid ...continua

    Fiumi di parole su questo libro.
    C’è chi ha messo 5 stelle e chi non ne ha messa alcuna: comprendo entrambi.
    Comprendo meno chi ne ha infilate due o tre. Forse ha pensato di doverne giudicare la fluidità narrativa o chissà che altro.

    Giovani menti racchiuse in spiriti liberi hanno mal digerito imposizioni scolastiche. Confido che siano altrettanto indipendenti nelle scelte politiche o in quelle di quali beni consumare.

    Confido anche in chi ha appreso qualcosa che non conosceva sull’Olocausto o chi spera che la conoscenza di ciò che accadde serva ad evitarlo nel futuro.

    Confido che chi ha potuto commentare (il commento non è obbligatorio, né scriverlo, né leggerlo)
    che “””non ha uno stile lieve, è impegnativo, poco scorrevole. Roba di ebrei. Sopravvalutato
    Stilisticamente è un libro molto brutto””” ritorni a leggersi le solite mediocrità, lasciando perdere Levi o altri. Mi fanno ricordare il Kapo (triangolo verde) violento, infido, furbo e aguzzino “natural”, orgoglioso del suo sangue puro, che ostentava altero disprezzo per i suoi chimici cenciosi e affamati Ihr Doktoren! Ihr Intelligenten!

    Confido che lo scambiare Buna con il nome di un campo quando Buna era il nome della fabbrica vicino alla quale era stato costruito il campo di lavoro (Monowitz) sia solo una svista. La precisione sembra irrilevante (e forse lo è), ma significa che il campo era un campo di lavoro non Birkenau. Consiglio di evitare le domande su yahoo e sprecare qualche minuto su wikipedia.

    Ma la cosa che spero venga compresa è che Levi non parla del genocidio del popolo ebreo avvenuto in quel tempo in Europa. Quello è stato qualcosa di cui lui ha potuto dare una parziale testimonianza. Parziale perché era in un campo di lavoro e non di sterminio. Parziale perché scritta di getto, senza il supporto di informazioni che sarebbero venute solo con il tempo.

    A lui interessa soprattutto il meccanismo che annulla un uomo come individuo.

    Qualcuno ha studiato a tavolino: vecchi, giovani, nudi di fronte a tutti, gli altri vestiti alcuni in corazze di uniformi nere e spaventose, i vestiti che vengono distribuiti sono di altri, non i propri che comunque possono mantenere un legame con il “prima”, un numero invece di un nome che non verrà mai più detto, una rasatura completa che rende tutti somiglianti gli uni agli altri. Il freddo, la fame, la fatica provvedono alla definitiva eliminazione di ogni dignità, di ogni individualità. Si impara ad essere diversi da ciò che si è stati perché la sopravvivenza insegna il furto, la menzogna, la paura, la viltà.
    E sempre quel qualcuno dal suo tavolino ha studiato il modo di dare a criminali comuni, a mezze cartucce frustrate, a incapaci, una divisa, anche minima, ed un ruolo di potere sul nulla.
    Il sistema era perfetto: si reggeva da solo. Bastava un numero contenuto di guardiani per gestire un campo.

    Frederick Winslow Taylor (che ho scoperto essere nato in una cittadina USA di nome Germantown) studiò la produzione industriale a catena di montaggio, i nazisti l’applicarono allo sterminio di uomini.

    Altri genocidi vi furono e ci sono tuttora (l’odio è merce molto comune), ma nessuno ha avuto o ha l’algida organizzazione nazista.
    E l’antico odio verso i semiti è vivo ancora dopo duemila anni e il maggiore responsabile storico è la Chiesa apostolica romana. Lei per prima ha versato alcool sul fuoco per motivi religiosi, da lì si è passati a motivazioni razziali. La propaganda è stata così lunga e così parcellizzata da essere entrata nel mondo culturale di molti (per cultura qui intendo usi e consuetudini).

    Ieri ho letto che gli ultras di una squadra di Budapest cantano canzonette a base di ossa, sapone e treni per Auschtwitz, simulando con un fischio il gas che esce dalle condutture.
    Oggi ho letto che i tedeschi vorrebbero non parlare più di giorni della memoria. Be’ potrei essere d’accordo: tra sei milioni di anni si potrebbe non parlarne più.
    Ho letto anche che molti tedeschi sono contro la politica d’Israele (in questo discorso la ragione non è contemplata.)
    Sarebbe come dire: visto? quelli sopravvissuti sono anche loro cattivi. Cosa è sottinteso in un discorso così, che se li avessero ammazzati tutti sarebbe stata cosa buona e giusta?

    Alla fine di un capitolo dedicato alla “selezione” Levi racconta del vecchio Kuhn che nella sua cuccetta prega e ringrazia Dio perché non è stato scelto.
    Non vede, nella cuccetta accanto, il ragazzo che dopodomani andrà al gas, sdraiato muto e forse senza già più pensieri.
    Non sa il vecchio che la prossima volta toccherà a lui?
    Non capisce che quello che è accaduto è un abominio che nulla potrà risanare?
    “” Se io fossi Dio, sputerei a terra la preghiera di Kuhn.”

    Se solo riuscissimo a capire che ognuno di noi può essere Kuhn o il ragazzo, un domani…… siamo tutti gli ebrei di qualcuno.

    Aggiungo che a Oswiecim ci si dovrebbe andare, obbligatoriamente, a gennaio. L’anima dello sterminio nazifascista, anche sotto il sole di agosto, è un’entità invernale: ammette solo il gelo.

    rilettura 27.01.2015

    Incuriosita dalla possibilità (?) di aggiungere un commento ulteriore, ho deciso di dire qualcos'altro. Un tantinello debordante, lo so. Ma l’inserimento come commento al mio commento fa schifo.

    La spersonalizzazione (studiata sempre su quel tavolino) aveva tra gli obiettivi quello di togliere dalla mente degli aguzzini l’idea di aver a che fare con persone, gente, uomini. Più diventavano “pezzi” tutti uguali, più era facile procedere al’eliminazione.
    Già in Ucraina erano nati (o burocraticamente segnalati) problemi relativi all’uccisione tramite colpo di pistola. Oltre al costo delle munizioni ci si era accorti che una parte degli addetti manifestava forme diverse di rigetto: chi si sentiva male, chi rifiutava altre corvée etc.
    Il monossido dei camion richiedeva troppo tempo. L’uso dell’antiparassitario Zyklon risultò ottimale.

    ha scritto il 

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