Se una notte d’inverno un viaggiatore

Di

Editore: La Biblioteca di Repubblica

4.2
(10698)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 221 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Chi tradizionale , Portoghese , Francese , Tedesco , Chi semplificata , Spagnolo , Finlandese , Olandese , Turco , Giapponese , Catalano , Croato , Greco , Polacco , Rumeno

Isbn-10: A000019535 | Data di pubblicazione: 

Disponibile anche come: Tascabile economico , Copertina rigida , Altri

Genere: Narrativa & Letteratura , Filosofia , Fantascienza & Fantasy

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Descrizione del libro
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  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    5

    il fascino dell'alba

    Cosa preferire l’alba o il tramonto? Per parte mia non ho dubbi: ho sempre preferito l’alba. Lucida, algida e carica di promesse. Altro affare rispetto a quella cosa carica di “the end”, calda ed appi ...continua

    Cosa preferire l’alba o il tramonto? Per parte mia non ho dubbi: ho sempre preferito l’alba. Lucida, algida e carica di promesse. Altro affare rispetto a quella cosa carica di “the end”, calda ed appiccicaticcia che è il tramonto…” Se una notte d’inverno…” parla di questo. Racconta, in modo originalissimo, l’ineffabile fascino dell’ “inizio”. L’incipit. Quando ancora tutto è da definirsi, quando la storia, qualsiasi storia, non s’è ancora dipanata, eppure lì, nell’incipit, sono nascoste e collassate, come in un misterioso contenitore, chissà come tutte le possibilità.. l’incipit, con il suo carico imperscrutabile di “tutto quel che può succedere”. Come un mattino appunto, come un’alba, fresca, nuova di zecca.
    Si, sono belli gli inizi, ma finiti nel tempo. Qui la sottile e amara riflessione che si legge in filigrana ad ogni riga, e nella struttura dei capitoli del romanzo stesso. Quasi che l’accadere, il prender corpo, il declinarsi in storia di quell’incipit diluisse, svilisse con la sua concretezza e le sue miserie il carico di bellezza che c’era all’inizio. Come se il succo fosse tutto lì, nell’inizio appunto, ed il succedere delle cose in qualche modo lo stemperasse fino a renderlo a volte insipido a volte amaro.

    Cosa allora di meglio di un libro fatto tutto di inizi? Sarebbero belli dei libri scritti così, o meglio, -perché questo è il punto davvero!- in grado di “mantenere intatta nel tempo, per sempre, la bellezza di un inizio”.. Sarebbe bella la nostra vita così, sembra suggerire Calvino, sempre fresca e nuova.

    Credo sia l’unico libro in cui, a distanza di tempo, quel che si ricorda davvero è la sua struttura, fatta così, di tanti incipit. Sul modo con cui è scritto, pieno pieno di riflessioni e considerazioni dense e sommamente evocative e profonde, sullo stile, levigato e perfetto, sulle trovate delle storie, sulla padronanza da artigiano sommo con cui i diversi stili letterari vengono maneggiati non mi soffermo. Bisogna leggerlo.. siamo ai livelli massimi cui la scrittura può arrivare. Qualcuno ha scritto che lo stile di questo romanzo è “galileiano”. Trovo molto azzeccata questa definizione. Il testo scorre così, in un moto perfetto come una biglia su un piano inclinato in condizioni ideali.

    Però. C’è sempre un però. Come forse potranno osservare i lettori un po’ più avanti negli anni o semplicemente con un vissuto che sia, in termini di volumi, in qualche modo significativo e non trascurabile. Quando gli inizi diventano troppi, o meglio, quando tutto (il romanzo, la vita, le nostre cose..) si articola in una sequenza di inizi senza fine, allora gli inizi stessi diventano “storia” e sono loro stessi a diluire in un retrogusto amaro, con un insospettabile fuoco amico, il loro stesso fascino. Senza contare che la vita logora sempre un po', e tanti inizi possono essere letti e vissuti addirittura guccinianamente, “chi glielo dice a chi è giovane adesso, di quante volte si possa sbagliare, fino al disgusto di ricominciare?” e lasciano comunque la sete, il desiderio della storia e del suo compimento.

    Ci dovrà pur essere un filo rosso che dia un senso a tutto, dovrà pur esserci da qualche parte un punto di accumulazione, un posto, una persona, una storia, quel che il cuore di ciascuno di noi desidera insomma, in cui si raccordino quei cerchi impazziti e fragili delle nostre esistenze. Calvino coglie il punto e scrive: ”Quale storia liggiù attende la fine? “ Ci dovrà pur essere un punto così, sembra dire Calvino anche con i titoli di ogni capitolo, che a leggerli tutti insieme sembrano costruire, nel tempo, qualcosa di senso compiuto.

    E quando ci sembra di aver capito tutto, arriva il colpo da maestro: il punto di accumulazione è a sua volta “un inizio”, ma di qualità diversa, di rango superiore, il “vero” inizio. Il romanzo si chiude così. Il lettore e la lettrice, ormai sposi, che sono accanto nello stesso letto, ognuno legge il suo libro poco prima di addormentarsi. Si danno la buonanotte e spengono l’abat jour. Come sarà la storia di quest’uomo e di questa donna? Non lo sappiamo, il racconto si ferma qui. E’ così che termina il libro, con un ultimo inizio, lasciandoci il sospetto che il bello cominci ora, che questo inizio sia un "altro tipo" di inizio.

    Come se il problema delle nostre vite in fondo fosse tutto qui: nella nostra capacità di saper riconoscere l’accadere del “nostro ‘vero’ inizio”, quale che esso sia, se e quando –ahimè, nessuna certezza è data a noi mortali, - il “vero” inizio ci si propone.

    ha scritto il 

  • 5

    recensione a cura del sito REBECCAMAZZARELLA.IT

    Link al sito: http://www.rebeccamazzarella.it/recensioni-di-libri/item/59-se-una-notte-d-inverno-un-viaggiatore-di-italo-calvino.html

    Ammetto che mi trovo un po' in difficoltà a dover recensire un lib ...continua

    Link al sito: http://www.rebeccamazzarella.it/recensioni-di-libri/item/59-se-una-notte-d-inverno-un-viaggiatore-di-italo-calvino.html

    Ammetto che mi trovo un po' in difficoltà a dover recensire un libro di questo spessore perché c'è il rischio di banalizzarlo o di non rendere l'idea della magnificenza di questo testo.
    Ho provato, parlandone, a fare un breve riassunto a voce ma è praticamente impossibile rischiando di allontanare il curioso da una bellissima lettura.
    Nessun riassunto può rendere l'idea, secondo me, ma posso parlare delle sensazioni che ha scatenato ed è ciò che so fare meglio.
    Fin dall'inizio ero intimorita all'idea di leggere questo colosso della letteratura italiana tanto che ne ero tanto attratta quanto scettica.
    Per non parlare di tutte quelle persone che mi hanno detto "Calvino non è semplice da capire" oppure "ha una scrittura complessa" ecc ecc...
    Mi sono fatta coraggio, ho preso il libro, ho letto due frasi, l'ho lasciato, l'ho ripreso, ho letto altre due righe... Come se fosse necessario lasciare decantare dentro di me quelle prime parole, perché raggiungessero il giusto livello di curiosità.
    E dopo poco mi ha completamente assorbito.
    La prima cosa che salta all'occhio è la scrittura che sembra incastrarsi perfettamente parola dopo parola come fosse un puzzle.
    Sembra che ogni parola sia stata calibrata e misurata per creare quel testo scorrevole e fluido come pochi sanno fare, nonostante il continuo passare da un pensiero all'altro, il cambio di narrazione e punto di vista.
    Ti ritrovi a camminare dentro le pagine del libro, in questi sogni dai contorni offuscati dove nessun personaggio ha una faccia ben precisa, ma basta solo sentirne parlare che ti sembra di conoscerli da sempre. Lo stesso vale per i luoghi.
    E' un sogno fantascientifico e surreale a forma di infinito in cui tutto è collegato. Un libro circolare.
    Un po' di mistero, fantasia, realtà, amore ed erotismo, lavoro e passione mescolati per creare queste storie surreali da cui farsi cullare.
    Passatemi l'associazione: quando lo leggevo avevo la costante sensazione che questo libro fosse come uno dei quadri di Dalì.
    Vi siete mai trovati davanti ad un suo quadro cercando di dargli confini definiti? Io credo che più si cerca di capire e definire un quadro di Dalì, più si rischia di perdersi nella banalità razionale della psiche umana in cui tutto deve avere un significato terreno e sensato.
    Invece se osservi il quadro, assorbi le sensazioni che fa affiorare lasciando che i pensieri corrano fluidi.
    Solo così una persona riesce a trovarsi nella giusta rotta e sembra di comprendere in pieno il significato.
    Lo stesso vale per quello che mi ha fato provare questo libro.
    In conclusione, mi sento di consigliarlo perché è un viaggio psichedelico e fuori dal normale che è giusto provare.
    Buona lettura!
    Rebecca

    ha scritto il 

  • 4

    Romanzo labirintico e molto borgesiano di Calvino,dove il protagonista,che è un lettore,insegue un libro e da questa ricerca scaturiscono tutta una serie di eventi che portano ad una variazione della ...continua

    Romanzo labirintico e molto borgesiano di Calvino,dove il protagonista,che è un lettore,insegue un libro e da questa ricerca scaturiscono tutta una serie di eventi che portano ad una variazione della vita del lettore.La lettura può modificare la vita reale?Tutto è casuale o preordinato?Il gioco degli specchi e di rimandi ad altri libri ed altri scrittori in apparenza confonde il lettore,in realtà come tante bricioline di pane lo porta ad una maggiore consapevolezza di sè e di ciò che vuole nella sua vita.Erroneamente è stato definito un romanzo destrutturante,nel senso che fa esplodere la struttura narrativa classica con un inizio,un climax ed una fine,in realtà pur confondendo i tempi ed i modi narrativi il romanzo vuole richiamare l'assoluta casualità della vita ponendo domande al lettore su nuove fini e nuovi inizi.

    ha scritto il 

  • 5

    Un 'gioco' come ci dice Calvino..il libro x chi ama i libri..mille sfumature psicologiche..nulla e'come sembra..bella la descrizione della casa di Ludmilla..nn si puo'rimanere indifferenti a Se una no ...continua

    Un 'gioco' come ci dice Calvino..il libro x chi ama i libri..mille sfumature psicologiche..nulla e'come sembra..bella la descrizione della casa di Ludmilla..nn si puo'rimanere indifferenti a Se una notte d'inverno un viaggiatore...da leggere e rileggere...

    ha scritto il 

  • 5

    Il romanzo dagli innumerevoli inizi. Un libro capace di far appassionare alla lettura, il libro che mi ha fatto conoscere e amare Calvino. La lettura non è semplice ma a mio parere merita di essere po ...continua

    Il romanzo dagli innumerevoli inizi. Un libro capace di far appassionare alla lettura, il libro che mi ha fatto conoscere e amare Calvino. La lettura non è semplice ma a mio parere merita di essere portato alla fine

    ha scritto il 

  • 4

    "Lei crede che ogni storia debba avere un principio e una fine? Anticamente un racconto aveva solo due modi per finire: passate tutte le prove, l'eroe e l'eroina si sposavano oppure morivano"

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    5

    Quale storia attende là giù la fine?

    Leggendo la prima pagina di Se una notte d’inverno un viaggiatore (1979), ho ritrovato subito lo stile di Calvino, un autore che ho amato dal primo suo romanzo che ho letto. Tuttavia, mi ha sorpreso m ...continua

    Leggendo la prima pagina di Se una notte d’inverno un viaggiatore (1979), ho ritrovato subito lo stile di Calvino, un autore che ho amato dal primo suo romanzo che ho letto. Tuttavia, mi ha sorpreso molto: infatti non saprei neanche a che genere attribuire questo libro.
    Cominciando a leggere, ci accorgiamo subito che la narrazione (in seconda persona) è rivolta proprio a noi, il Lettore. Infatti la “cornice” principale racconta le vicende di un Lettore anonimo e di una Lettrice (Ludmilla). Il romanzo inizia con il protagonista che acquista un libro omonimo a quello che noi, lettori esterni alla storia, stiamo leggendo, ma si accorge che c’è stato un errore di stampa e ritorna in libreria a reclamare una copia completa. Qui incontra Ludmilla che ha riscontrato lo stesso errore, e i due partono alla ricerca della fine del libro. In tutto il libro troviamo dieci incipit diversi, tutti di autori diversi e, generalmente, scritti con stili diversi. Per circostanze ogni volta diverse, il protagonista non riesce mai a leggere uno dei racconti per intero; ogni volta prova a trovare il resto dell’opera ma si tratta sempre di un romanzo del tutto diverso. Nella sua ricerca il Lettore viene coinvolto negli affari loschi di un’organizzazione segreta che falsifica libri d’autore, e questo spiega in parte la difficoltà che incontra nelle sue letture. La storia principale del libro è, comunque, una storia d’amore a lieto fine: il Lettore e Ludmilla si innamorano e nell’ultimo capitolo scopriamo che si sono sposati. Alla fine scopriamo anche che i 10 incipit formano una frase di senso compiuto (più una frase aggiuntiva), e il Lettore finisce col dichiarare di aver finito di leggere il primo romanzo di Calvino che aveva preso in mano in quella libreria e che aveva dato inizio a tutto.
    La struttura “a matrioska” della narrazione ci porta ad esaminare i significati e le gioie della lettura. Si può definire un gioco di Calvino, che mette da parte il suo stile personale per assomigliare a dieci autori diversi. Nella trama possiamo anche cogliere l’impossibilità di arrivare a una conoscenza completa della realtà. Lo scrittore usa diversi trucchi nella narrazione, divertendosi a incrociare personaggi, racconti e idee. Tutti e dieci gli incipit aiutano il protagonista a completare la visione della sua realtà, che però non sarà mai completata. La narrazione in seconda persona ci fa sentire coinvolti nella storia, anche perché i due Lettori hanno caratteristiche in cui ci possiamo ritrovare un po’ tutti.
    Personalmente, ho amato leggere quest’opera, tanto da leggerla addirittura due volte (cosa che Ludmilla, per esempio, non avrebbe mai fatto). Mi sono sentita spesso “chiamata in causa” dallo scrittore, anche perché, essendo la lettura una mia passione da tanto tempo, comprendevo in pieno alcune considerazioni dello scrittore: come l’introduzione, nella quale si passava in rassegna una libreria con le diverse categorie di libri (che vuoi leggere, che non leggerai mai, i libri che sono già letti senza aver bisogno di aprirli…) Mi sono immedesimata molto anche nel personaggio di Ludmilla, lettrice solitaria, amica di tutti e di nessuno, che durante il romanzo ci rivela numerose preferenze per le sue letture, spesso contradditorie. La prima volta che l’ho letto non mi è risultato molto scorrevole, questo perché la narrazione non è lineare ed è costantemente interrotta, e spesso mi chiedevo se stessi in un racconto secondario o in quello principale. Tuttavia, specialmente durante la seconda lettura, ho percepito il divertimento di Calvino nel girare e rigirare le storie, e mi sono divertita insieme a lui.

    -art3mis

    ha scritto il 

  • 3

    divertirsi nelle serate estive con una semplicissima.... "parola bellissima"

    " Forse anziché un libro potrei scrivere degli elenchi di parole, in ordine alfabetico, una frana di parole isolate in cui si esprima quella verità che ancora non conosco, e dalla l'elaboratore, capov ...continua

    " Forse anziché un libro potrei scrivere degli elenchi di parole, in ordine alfabetico, una frana di parole isolate in cui si esprima quella verità che ancora non conosco, e dalla l'elaboratore, capovolgendo il proprio programma, ricavi il libro, il mio libro."

    ha scritto il 

  • 4

    Stamattina ho letto le ultime pagine che mi erano rimaste di questo bellissimo libro. Non si tratta certo di una lettura facile e scorrevole, ma piuttosto di un romanzo sul piacere di leggere romanzi: ...continua

    Stamattina ho letto le ultime pagine che mi erano rimaste di questo bellissimo libro. Non si tratta certo di una lettura facile e scorrevole, ma piuttosto di un romanzo sul piacere di leggere romanzi: protagonista è il Lettore, di cui non si conosce il nome, che per dieci volte comincia a leggere un libro ma, per una serie di vicissitudini estranee alla sua volontà, non riesce mai ad andare oltre l'incipit.
    Calvino per questo romanzo ha dovuto scrivere appositamente l'inizio di dieci romanzi di altrettanti autori immaginari. Tutto inizia con un viaggiatore, una piccola stazione, una valigia da consegnare a una misteriosa persona...
    Personalmente ho trovato gli incipit dei dieci romanzi interessantissimi, al punto che probabilmente avrei continuato la lettura di quasi tutti. La storia d'amore del Lettore e della Lettrice è invece a tratti piuttosto contorta.
    Penso di non aver mai letto un libro dalla struttura così complessa, e devo ammettere che spesso sono dovuta tornare indietro perché bastava un minimo di distrazione per perdere qualche tassello di questo complicatissimo mosaico.
    Non riesco a dire nulla di più perché è veramente difficile recensire un romanzo di tale genialità.
    Voto 8/10

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    ha scritto il 

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