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Sefarad

Un romanzo di romanzi

Di

Editore: Mondadori

4.0
(23)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 426 | Formato: Altri

Isbn-10: 8804504730 | Isbn-13: 9788804504733 | Data di pubblicazione: 

Traduttore: C. Stella , M. Nicola

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Descrizione del libro
"Sefarad" è il nome con cui gli ebrei chiamavano la Spagna al tempo della loroespulsione alla fine del Quattrocento: un nome che nei secoli è divenutosinonimo di "un luogo remoto, quasi inesistente, un paese inaccessibile,sconosciuto, ingrato". Il luogo della memoria, delle radici, la patriaperduta. A questo luogo dello spirito Antonio Muñoz Molina dedica questolibro, che lui stesso definisce "romanzo di romanzi", in cui si fondonostorie immaginarie e vicende reali.
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  • 5

    Ciascuno porta con sé il suo romanzo. (p. 375)

    "Uno vorrebbe sempre che le storie finissero, bene o male, che avessero un finale chiaro come il loro inizio, un’apparenza di senso e di simmetria. Ma in realtà poche cose si chiudono completamente, se non per opera del caso o della morte, e altre non succedono, o si interrompono quando stavano c ...continua

    "Uno vorrebbe sempre che le storie finissero, bene o male, che avessero un finale chiaro come il loro inizio, un’apparenza di senso e di simmetria. Ma in realtà poche cose si chiudono completamente, se non per opera del caso o della morte, e altre non succedono, o si interrompono quando stavano cominciando, e non ne resta niente, nemmeno nella memoria distratta o sleale di chi le ha vissute." (p. 307)

    ha scritto il 

  • 5

    I sommersi e salvati di Muñoz Molina

    Un libro sull'esilio, in cui si intrecciano storie romanzesche, ricordi dell'autore e vicende di sommersi e salvati del XX secolo. In uno stile sontuoso, malinconico e dolente.

    ha scritto il 

  • 2

    Rispettabile, non bello

    Intendiamoci: Muñoz Molina è un ottimo scrittore e le sue intenzioni sono rispettabilissime. Ma questo "romanzo di romanzi", come recita il sottotitolo, mi è sembrato più un assemblaggio di pezzi diseguali per stile e per impegno che un tutto organico, e a un certo punto ho scoperto che non avevo ...continua

    Intendiamoci: Muñoz Molina è un ottimo scrittore e le sue intenzioni sono rispettabilissime. Ma questo "romanzo di romanzi", come recita il sottotitolo, mi è sembrato più un assemblaggio di pezzi diseguali per stile e per impegno che un tutto organico, e a un certo punto ho scoperto che non avevo più voglia di finirlo. Il progetto è ambizioso, descrivere le forme che ha preso il totalitarismo, sotto un titolo che rimanda alla patria perduta degli ebrei sefarditi. Ma i risultati, mi pare, non sono all'altezza dei propositi.

    ha scritto il 

  • 4

    "Non credo al luogo comune secondo cui viaggiando si diventa un'altra persona: accade piuttosto che ci si liberi del fardello del proprio io, dei propri obblighi e del proprio passato, nello stesso modo in cui si riduce tutto ciò che si possiede al contenuto della propria valigia".

    ha scritto il 

  • 5

    Un libro straziante. In alcuni passaggi trasmette con chiarezza crudele la disperazione dolorosamente fisica di chi non ha più via di scampo, restituisce l'angoscia lancinante del qui ed ora, ancor più dolorosa per il lettore perchè resa eterna come la pagina in cui viene fermata. Chi non riuscir ...continua

    Un libro straziante. In alcuni passaggi trasmette con chiarezza crudele la disperazione dolorosamente fisica di chi non ha più via di scampo, restituisce l'angoscia lancinante del qui ed ora, ancor più dolorosa per il lettore perchè resa eterna come la pagina in cui viene fermata. Chi non riuscirà ad immedesimarsi nell'ebreo perseguitato, la sera prima che vengano a prenderlo, in colui che fugge dalla russia stalinista durante l'interminabile viaggio verso la frontiera? L'angoscia di chi mostra le carte al doganiere, sapendo che la propria vita dipende da quest'uomo, un uomo qualsiasi, eppure in quel momento arbitro di esistenze ben più del più potente giudice del mondo.
    E nel leggere la scena del momento in cui il doganiere spagnolo urla al malcapitato esule, e "che cazzo si muova!", come non sentire lo spezzarsi dell'incubo la libertà, la gioia, la felicità di essere in un paese civile dove il doganiere non ha più questo potere e non gli interessa, e quella frase noncurante e volgare ha il sapore più dolce di qualsiasi proclama...
    Leggendo il racconto intitolato Sharazade ho pianto come una fontana, ho pianto con la protagonista nel leggere il resoconto della morte di Stalin, ho ripianto al racconto di questa donna anziana, della sua fede cieca e meravigliosa cui ha sacrificato la vita, la fede di tutti coloro che hanno lottato per la repubblica e hanno perso e hanno pagato. E si piange perchè nonostante tutto, lei si trascina alla manifestazione del primo maggio, e la scippano e cade per terra - il paese stesso per cui ha lottato non la riconosce più, anzi, non la conosce affatto - poi torna a casa nella sua casa di vedova sola, e tutto quello che le resta sono i ricordi e l'ideale. E la storia insegna soltanto che la vita non fa sconti nemmeno ai migliori ed è sempre troppo tardi perchè si possa essere risarciti del tributo pagato all'ideale. Leggetelo, gente!

    ha scritto il