Sei passeggiate nei boschi narrativi

Harvard University, Norton Lectures, 1992-1993

Di

Editore: Bompiani (Saggi tascabili, 59)

4.0
(556)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 183 | Formato: Paperback

Isbn-10: 8845246515 | Isbn-13: 9788845246517 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Disponibile anche come: Altri , Copertina rigida

Genere: Non-narrativa , Scienze Sociali , Manuale

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Descrizione del libro
Sei interventi, tenuti tra il 1992 e il 1993 alla Harvard University, nei quali Eco, partendo dall'esperienza del lettore, si propone di indagare le diverse aspettative e modalità con cui si leggono i romanzi.
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  • 4

    Un milione di anni fa, o forse due, lessi avidamente estratti di questo saggio su qualche quotidiano e pensai che se la "Sylvie" di Nerval era come la faceva sembrare Eco, cioè una roba da far venire ...continua

    Un milione di anni fa, o forse due, lessi avidamente estratti di questo saggio su qualche quotidiano e pensai che se la "Sylvie" di Nerval era come la faceva sembrare Eco, cioè una roba da far venire l'emicrania a grappoli, avrei finito per non leggerla mai.
    Ora che - finalmente! - ho letto tutta l'opera, confermo.
    A parte quello (che poi, chissene di Nerval, la vita è breve e ho ancora quasi tutto da leggere Balzac), è un'opera eccezionale per chiarezza esplicativa e brillantezza di esposizione.

    ha scritto il 

  • 4

    Umberto Eco, nella mia personale classifica delle Norton Lectures, si trova solo un poco più in basso delle inarrivabili Lezioni americane di Calvino e almeno alla pari di quelle di Borges. Si interro ...continua

    Umberto Eco, nella mia personale classifica delle Norton Lectures, si trova solo un poco più in basso delle inarrivabili Lezioni americane di Calvino e almeno alla pari di quelle di Borges. Si interroga sullo scrivere e specialmente sul leggere, sempre con intelligenza ed erudizione, spesso con sorniona ironia. Un paio di piccoli esempi per stimolare la lettura di questi saggi:
    "Noi leggiamo romanzi perché essi ci danno la sensazione confortevole di vivere in un mondo dove la nozione di verità non può essere messa in discussione, mentre il mondo reale sembra essere un luogo ben più insidioso".
    “C’è anche un’altra ragione per cui la narrativa ci fa sentire a nostro agio rispetto alla realtà. C’è una regola aurea per ogni criptoanalista o decritattore di codici segreti, e cioè che ogni messaggio può essere decrittato purché si sappia che si tratta di un messaggio. Il problema col mondo reale è che ci stiamo chiedendo da millenni se ci sia un messaggio e se questo messaggio abbia un senso. Con un universo narrativo noi sappiamo per certo che esso costituisce un messaggio e che un’autorità autoriale sta dietro a esso, come sua origine e come insieme di istruzioni per la lettura.”
    Chapeau!

    ha scritto il 

  • 4

    Le lezioni americane di Umberto Eco

    Qui Umberto Eco "aiutato" da Calvino e Ariosto ne esce bene, usando la metafora come elemento discorsivo leggero, nel narrare la costruzione del racconto (cosa che fece a sua volta Italo Calvino nelle ...continua

    Qui Umberto Eco "aiutato" da Calvino e Ariosto ne esce bene, usando la metafora come elemento discorsivo leggero, nel narrare la costruzione del racconto (cosa che fece a sua volta Italo Calvino nelle sue Norton Lectures "Lezioni americane" purtroppo mai fatte a Harvard).
    Eco, qui da buon storico, entra nella costruzione del racconto, con riferimenti e confronti storici dei vari autori trattati, infatti il romanzo viene definito "il fratello carnale della Storia".

    ha scritto il 

  • 3

    Dall'ape operaia

    Una mattina – doveva essere di primavera perché mi vedo con addosso un maglioncino bianco traforato come si usava allora – il mio professore ( allora non erano prof), non ricordo a che proposito, mi c ...continua

    Una mattina – doveva essere di primavera perché mi vedo con addosso un maglioncino bianco traforato come si usava allora – il mio professore ( allora non erano prof), non ricordo a che proposito, mi chiese se nella vita avrei voluto fare poetica o poesia. La metafora mi era chiara e la presi maluccio. Sapevo già che sognare di essere ape regina e fare “poesia”era legittimo ma, per il calcolo delle probabilità, molto remoto. Meglio per me prepararmi a fare “poetica” molto seriamente. Gli voltai le spalle poco riguardosamente e cominciai a ridacchiare con il mio compagno E.L.
    Non avevo contezza di quanto la poetica potesse essere pedante, noiosa e scontata.

    Tale e quale sto librino di Eco, uomo dedito alla poetica anima e corpo, che intende portarci dentro il bosco intricato della narrazione; come se noi non ci rendessimo conto dell’intrico ogniqualvolta ci ritroviamo ad attraversarlo, il bosco, sia che scegliamo il sentiero più battuto sia che ci perdiamo nel dedalo di quelli tra i rovi che ci graffiano le gambe, il cui dolore è estasi.

    Sapere se sono un lettore empirico o un lettore modello o se vivo la mia vita come un romanzo non cambierà di un’acca la mia prossima “masochistica” passeggiata in “un giardino dai sentieri che si biforcano”, da cui continuerò a trarre quel sottile piacere, alla faccia della mia scelta di fare poetica e, soprattutto, di quella eruditissima di Eco.

    P.S. Non nego però la soddisfazione di riconoscere nei suoi esempi letterari tutta roba che non solo ho letto ma che amo ( in primis Eleanor e Don Abbondio). Eccezion fatta (apprezzare l’ aulica locuzione) per Nerval che, ai tempi del maglioncino traforato, scartai deliberatamente come massimo trituratore di cabbasisi, a cominciare dal nome che scopro essere uno pseudonimo.
    Se avesse conservato il suo “plebeo” Labrunie forse, dico forse, ci avrei fatto una capatina nel suo boschetto.

    ha scritto il 

  • 0

    Sono un tipo presuntuoso ma non al punto da permettermi di giudicare un saggio di Umberto Eco, se non altro perché in tutt'onestà dubito di essere riuscito a cogliere, esagerando, più di un terzo del ...continua

    Sono un tipo presuntuoso ma non al punto da permettermi di giudicare un saggio di Umberto Eco, se non altro perché in tutt'onestà dubito di essere riuscito a cogliere, esagerando, più di un terzo della massa densissima degli argomenti trattati.

    Uno dei punti più importanti che però mi pare di poter segnalare è che non si smette mai di imparare a leggere. La maggior parte di noi, io compreso malgrado i miei sforzi, si ferma a uno strato superficiale, l'inchiostro sulla pagina, diciamo. La capacità di Eco di cogliere sfumature e sottintesi, analizzando anche solo le forme verbali utilizzate in un singolo frammento di testo per risalire alle intenzioni dell'autore, invece, lascia il lettore a bocca aperta come di fronte a un numero di magia.

    Perché leggere è anche rileggere e se la prima passata soddisfa fame e sete, è a partire dalla seconda che si colgono quegli elementi importanti che permettono di raggiungere l'ideale di "lettore modello" e di secondo grado di cui parla Eco. Questo libro -come i suoi altri saggi sulla lettura- non fa eccezione, e penso proprio che dovrò dedicargli una seconda lettura.

    Ah, in chiusura segnalo a titolo di curiosità che Eco in una delle sue sei conferenze, anticipa tutti i temi che poi formeranno la colonna vertebrale de "Il Cimitero di Praga".

    Necessario e immancabile per tutti gli utenti di aNobii.

    ha scritto il 

  • 3

    É Eco, quindi, per forza di cose, spaventosamente interessante e incredibilmente petulante e dotto.
    Mi disturba un po' che dopo anni e anni passati a citare ció che Eco scrisse nelle Postille a Il nom ...continua

    É Eco, quindi, per forza di cose, spaventosamente interessante e incredibilmente petulante e dotto.
    Mi disturba un po' che dopo anni e anni passati a citare ció che Eco scrisse nelle Postille a Il nome della rosa (Fondamentalmente, che lo scrittore scrive, il lettore interpreta e il gioco è quello), si riduca drasticamente la libertà interpretativa del lettore ammonendolo di non trattare il bosco narrativo come il proprio giardino da riempire con cose che non sono previste.
    ...perché non dobbiamo intendere che Emma Bovary avesse freddo, quando Flaubert scese che si avvicinò al focolare, dice Eco, citando Proust.

    ha scritto il 

  • 3

    Non male , la conferenza che più ha destato il mio interesse è quella sul patto finzionale ( credo sia "I boschi possibili") ... l'ultima praticamente è "Il cimitero di Praga" sintetizzato :-) ...continua

    Non male , la conferenza che più ha destato il mio interesse è quella sul patto finzionale ( credo sia "I boschi possibili") ... l'ultima praticamente è "Il cimitero di Praga" sintetizzato :-)

    ha scritto il 

  • 4

    Molto interessante e, con mia grande sorpresa, straordinariamente leggero da leggere rispetto ai romanzi di Eco con cui mi sono cimentata con scarso successo in passato. Ho letto con grande interesse ...continua

    Molto interessante e, con mia grande sorpresa, straordinariamente leggero da leggere rispetto ai romanzi di Eco con cui mi sono cimentata con scarso successo in passato. Ho letto con grande interesse soprattutto del ruolo che gioca il lettore durante la lettura del libro e di come a volte la finzione della letteratura travalichi la realtà.

    ha scritto il 

  • 4

    Combinazione perfetta: interessante e piacevole da leggere. Anche quando dice cose che già sapevo o che trovo scontate, come per esempio la differenza tra fabula e intreccio, non annoia mai.
    Punto in ...continua

    Combinazione perfetta: interessante e piacevole da leggere. Anche quando dice cose che già sapevo o che trovo scontate, come per esempio la differenza tra fabula e intreccio, non annoia mai.
    Punto in cui ho esultato: «Vi dico subito che a me dell'autore empirico di un testo narrativo (in verità, di ogni testo possibile) importa assai poco».
    Da menzionare: il capitolo sull'indugio.

    ha scritto il 

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