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Sei problemi per don Isidro Parodi

Di ,

Editore: Studio Tesi

3.5
(285)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 158 | Formato: Altri | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Spagnolo

Isbn-10: 8876922296 | Isbn-13: 9788876922299 | Data di pubblicazione: 

Traduttore: V. Brocca

Disponibile anche come: Tascabile economico , Paperback

Genere: Humor , Mystery & Thrillers

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Descrizione del libro
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  • 5

    Naturalmente un capolavoro...

    Assolutamente un capolavoro, come quasi ogni opera di Borges. Sono stupito di leggere voci dissonanti, forse ad alcuni lettori è più consigliato leggere Faletti. L'ostentazione borgesiana, marcata, della propria superiorità culturale, stilistica, da parte dei sodali Borges-Casares, può risultare ...continua

    Assolutamente un capolavoro, come quasi ogni opera di Borges. Sono stupito di leggere voci dissonanti, forse ad alcuni lettori è più consigliato leggere Faletti. L'ostentazione borgesiana, marcata, della propria superiorità culturale, stilistica, da parte dei sodali Borges-Casares, può risultare indigesta a chi non possiede un simile bagaglio (in un paese anti-intellettuale come l'Italia, poi), ma esistono tanti scrittori "les plus simples". Virate su quelli, senza guardarvi indietro.

    ha scritto il 

  • 3

    Evidentemente si sono divertiti a scriverlo, i lettori si divertono un po' meno a leggerlo: non c'è l'usuale controllo della parola di Borges, l'ironia scivola verso il sarcasmo; l'enumerazione diventa confusione; i personaggi macchiette.

    ha scritto il 

  • 5

    Puro Borges, godibilissimo.
    Ma chi è Don Isidro Parodi?


    il macellaio Agustìn R. Bonorino, che aveva partecipato al carnevale di Belgrano vestito da calabrese, ricevette una bottigliata mortale alla tempia. Nessuno ignorava che la bottiglia di Bilz che lo aveva ucciso era stata lanciat ...continua

    Puro Borges, godibilissimo. Ma chi è Don Isidro Parodi?

    il macellaio Agustìn R. Bonorino, che aveva partecipato al carnevale di Belgrano vestito da calabrese, ricevette una bottigliata mortale alla tempia. Nessuno ignorava che la bottiglia di Bilz che lo aveva ucciso era stata lanciata da uno dei ragazzi della banda Pata Santa. Ma poiché Pata Santa era un prezioso elemento elettorale, la polizia decise che il colpevole fosse Isidro Parodi, che alcuni affermavano fosse anarchico, volendo dire in realtà che si trattava di uno spiritista. Di fatto, Isidro Parodi non era né una cosa né l’altra: era padrone di un negozio di barbiere nel quartiere sud e aveva commesso l’imprudenza di affittare una camera a uno scrivano dell’8° Commissariato, il quale gli doveva ormai più di un anno di affitto. Quest’insieme di circostanze avverse segnò il destino di Parodi: le dichiarazioni dei testimoni (che appartenevano alla banda di Pata Santa) furono unanimi: il giudice lo condannò a ventun anni di reclusione.

    Naturalmente, sappiamo bene che queste cose succedono solo nei libri e nelle cose di fantasia, e che nel mondo reale gli organi inquirenti e requirenti sono sempre mossi soltanto dal più puro amore di giustizia. E così Isidro Parodi, senza mai muoversi dal suo loculo, passa i suoi anni di galera a risolve enigmi polizieschi: la gente va a trovarlo in carcere e gli espone i propri problemi con la giustizia, e l’insolito detective li ascolta, ricostruisce la verità e indica il vero colpevole. Dalla sua cella passano personaggi stravaganti e sopra le righe, come il playboy Gerardino Montenegro o lo scrittorucolo Carlos Anglada, altrettante parodie di tipi esistenziali dell’ambiente “bene” di Buenos Aires, quello stesso ambiente che Borges e Bioy Casares satireggiano con grande piacere loro e dei lettori, muovendo i racconti su tre diversi livelli (struttura gialla, satira sociale e virtuosismo letterario) in un mix eccellente e divertentissimo.

    ha scritto il 

  • 2

    Mah. L'ho trovato un pò pretenzioso: scritto benissimo come ci si aspetta da Borges, ma davvero macchinoso e faticoso da seguire. Bisogna rimanere decisamente concentrati su ogni minimo dettaglio per avere una visione chiara delle storie. Questo a causa soprattutto dei molti personaggi che sono u ...continua

    Mah. L'ho trovato un pò pretenzioso: scritto benissimo come ci si aspetta da Borges, ma davvero macchinoso e faticoso da seguire. Bisogna rimanere decisamente concentrati su ogni minimo dettaglio per avere una visione chiara delle storie. Questo a causa soprattutto dei molti personaggi che sono ugualmente pedanti e prolissi, e ostacolano verbalmente la descrizione dello scenario. Sarà anche che i gialli non mi fanno impazzire, ma questo in particolare l'ho trovato noioso.

    ha scritto il 

  • 2

    Diffidate degli Adelphi

    Mi sono fatto fregare per la seconda volta. E dire che stavolta era facile accorgersi della sòla.
    I sei problemi sono, formalmente, dei gialli. In realtà sono soltanto delle scuse per mettere in scena le voci di svariati personaggi, che uno ad uno vanno nella cella dove è rinchiuso il detective P ...continua

    Mi sono fatto fregare per la seconda volta. E dire che stavolta era facile accorgersi della sòla. I sei problemi sono, formalmente, dei gialli. In realtà sono soltanto delle scuse per mettere in scena le voci di svariati personaggi, che uno ad uno vanno nella cella dove è rinchiuso il detective Parodi a esporgli il mistero. Sono personaggi dalle voci fortemente caricaturali, voci da cui traspaiono di più le idiosincrasie e la boria di chi le pronuncia che non i fatti di cui parlano. Niente à la Svevo, eh: la maniera con cui i personaggi distorcono la realtà per adeguarla alla loro immagine di grandi poeti, artisti, viveurs, uomini di mondo, gauchos è più che evidente. Caricaturale, appunto. Se a questo si aggiunge che i personaggi sono principalmente caricature di poeti, la frittata retorica è fatta: nel turbine di metafore, retorica, mistificazioni e auto-elogi già è tanto riuscire a capire quale sia effettivamente il problema poliziesco. Non solo: se far parlare per cinque pagine la caricatura di un poeta pomposo può essere divertente, farli parlare per tutto il libro significa aver scritto un libro pomposo. Si salvano alcuni dettagli che mostrano che si tratta pur sempre del divertimento di due geni, ma si perdono nella marea di chiacchiere pesanti e, in sincerità, poco divertenti. Torniamo alla fregatura, e agli Adelphi. I cari Fratelli presentano il libro come una serie di racconti gialli (cosa vera solo in parte) e come labirintiche finzioni letterarie, ricche di mistero esotico. Niente di tutto questo: l'unico gioco letterario sta nel flebile espediente di inventarsi un falso scrittore di questi testi (il dottor Honorio Bustos Domecq) e far scrivere l'immaginaria prefazione da uno dei personaggi "creati" da Domecq. Gli Adelphi avevano messo in atto la stessa operazione con I due allegri indiani di Wilcock, altro "discepolo" di Borges, altro libro satirico; operazione riuscita in pieno con il sottoscritto. Ma stavolta era facile. Parodi - Parodia. Come ho fatto a non accorgermene?

    ha scritto il 

  • 3

    Senza infamia e senza lode

    Un paio di racconti ben riusciti, gli altri quattro troppo verbosi e inutili. La differenza rispetto alle raccolte maggiori ( Ficciones e El Aleph ), peraltro quasi contemporanee, è davvero marcata. Sorge legittimo il dubbio che Borges convocasse il povero Bioy Casares per firmare ...continua

    Un paio di racconti ben riusciti, gli altri quattro troppo verbosi e inutili. La differenza rispetto alle raccolte maggiori ( Ficciones e El Aleph ), peraltro quasi contemporanee, è davvero marcata. Sorge legittimo il dubbio che Borges convocasse il povero Bioy Casares per firmare a quattro mani i racconti meno riusciti.

    ha scritto il 

  • 3

    Sei racconti polizieschi sui generis, sei enigmi. Meglio, sei “problemi” offerti all’indagine obtorto collo sedentaria e puramente logica di Don Isidro Parodi, quarantenne ex barbiere condannato, benché innocente, a 21 anni di carcere per l’omicidio di un macellaio. E recluso nella cella 273 del ...continua

    Sei racconti polizieschi sui generis, sei enigmi. Meglio, sei “problemi” offerti all’indagine obtorto collo sedentaria e puramente logica di Don Isidro Parodi, quarantenne ex barbiere condannato, benché innocente, a 21 anni di carcere per l’omicidio di un macellaio. E recluso nella cella 273 del carcere di Buenos Aires. Obeso, sentenzioso ma spicciativo, poco amante della retorica e molto amante del mate e del “truco”, l’equivalente argentino del poker. Li scrivono a quattro mani, nel 1942, Jorge Luis Borges (1899-1986) e Adolfo Bioy Casares (1914-1999), in uno stile ridondante e mimetico che non ricorda nessuna delle loro prove individuali, talché la creazione di un eteronimo si impone: sarà l’apocrifo letterato di provincia Honorio Bustos Domecq, autore di un’altrettanto apocrifa “Ode all’Elegia alla morte di suo padre di Jorge Manrique”, inesistente poesia al quadrato, poesia su una poesia. Honorio come un sindaco degli inizi del ‘900, Bustos e Domecq come i due bisnonni degli scrittori. Oggetto dei sei misteri con cadavere, che costituiscono «la più piena smentita della vana e febbrile agitazione nordamericana» ed estremizzano quindi il modello formale del mystery classico all’inglese, sono un regolamento di conti all’interno della comunità drusa di Buenos Aires, il furto di un gioiello a una principessa russa (“Le notti di Goliadkin”, e varrà la pena di ricordare che Goliadkin era il protagonista del “Sosia” di Dostoevskij), un caso di lettere rubate con tauromachia finale, l’uccisione della fidanzata di un ereditiere e il suicidio di quest’ultimo, l’autodegradazione di un marito abbandonato. E un secondo furto di gemme, stavolta da un idolo cinese, con un inseguimento del ladro attraverso i continenti. Don Isidro, ragionando, individuerà i colpevoli, ma la soluzione dell’enigma è la minima parte del divertimento, in questi misteri che hanno nell’inettitudine all’azione dell’investigatore il punto di forza (il precedente sono i racconti “Il vecchio nell’angolo”, scritti fra il 1901 e il 1909 dalla Baronessa Orczy, con un vecchio antipatico che risolve tutti i misteri senza muoversi dalla sedia di un locale pubblico) e nella logica il metodo (i successori saranno, con forse maggiore rigore logico formale ma anche assai maggiore unidimensionalità letteraria, i fortunati racconti in più libri della serie “Gli enigmi dei vedovi neri” di Isaac Asimov). Ciò che rende peculiari i racconti è la forza di un linguaggio parodistico (lo spiega con dovizia di particolari, nell’ottima postfazione, il curatore Antonio Melis) che ha molti bersagli polemici: il letterato d’accademia o d’avanguardia, comunque di mezza tacca e comunque sussiegoso, il mondano vaniloquente e narciso, il giornalista che si crede furbo, il demi-monde a cavallo tra l’aristocrazia e la cocotterie, l’italoargentino nouveau riche, il mito ruralista e criollo del gaucho (in Argentina si festeggiava, in quegli anni, la “giornata della razza”), la guapperia da tango e da quartiere popolare (memorabile lo sproloquio del delinquentello che informa Don Isidro sugli avvenimenti delittuosi in una pensione equivoca, in “La vittima di Tadeo Limardo”), in genere tutti i tic, i francesismi (Borges e Bioy Casares erano anglofili di ferro), i dilettantismi, le pose di una borghesia locale molto provinciale, abbastanza bigotta e non poco antisemita. Di certo, i due autori dovettero molto divertirsi a scrivere questi racconti se, come rievoca Borges in “Abbozzo di un’autobiografia”, le loro risate e i loro sghignazzi facevano spesso accorrere la moglie di Bioy Casares, Silvina Ocampo, preoccupata e incuriosita al tempo stesso. I due le mostravano quel che avevano scritto e Silvina se ne andava scuotendo la testa, incredula (quanto Borges, del resto) che il “timido topo di biblioteca” si concedesse, assieme al marito, queste libere uscite letterarie. Not my cup of tea, ma ammirevole. Traduzione di Lucia Lorenzini, io ricordo una vecchia edizione delle scomparse (e squisite) Edizioni Studio Tesi di Pordenone con la traduzione di Vanna Brocca.

    ha scritto il