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Selvaggi con telefonino

Di

Editore: Effedieffe

4.4
(8)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 256 | Formato: Altri

Isbn-10: 8886614039 | Isbn-13: 9788886614030 | Data di pubblicazione: 

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Descrizione del libro
Il testo descrive, in modo suggestivo, un’ antichissima società umana, collocabile all’inizio del tempo, molto progredita spiritualmente, socialmente e tecnologicamente; la sua repentina caduta; la lenta, faticosa, risalita fino agli elevati livelli della nostra civiltà europea di qualche decennio fa; poi nuovamente un declino, che si avvicina al crollo, e siamo nella realtà di oggi.
Il selvaggio col telefonino è l’immagine del nostro scadimento come popolo: non è che torniamo alla barbarie (magari), ma affondiamo ogni giorno di più nell’amoralità, nella volgarità, nella bassezza soddisfatta, nell’ignoranza compiaciuta, nella grettezza e mancanza di rigore - mentale prima che morale.
Questo genere di regresso è avvenuto nella storia d’Italia per l’abdicazione o la corruzione delle classi dirigenti, il contentarsi di essere quello che già siamo, il non chiedere più niente a noi stessi.
E’ la dittatura collettiva del «fellah» urbanizzato.
«Fellah» è la parola egiziana che indica il bracciante agricolo, in Italia il «cafone».
Il cafone d’oggi ha il telefonino (o la Mercedes, o la laurea alla Bocconi) ma la sua mente resta quella dello zappatore.
Il suo repertorio di curiosità e di ambizioni resta limitatissimo: il sesso, il «mangiare», il «vestire», il calcio, sono tutto ciò che esige dalla vita.
Questo tipo umano è estraneo alla cultura, all’arte, al pensiero, alle attività umane alte che costituiscono la civiltà; per lui sono inutili, e ne frena e ne soffoca la comparsa nella società.
Come lo zappatore quando va alla fiera del paese, diffida dei competenti, degli intelligenti, e in generale della complessità della vita, mentre dà cieca fiducia ai venditori di amuleti: è lui che ha arricchito le infinite Vanna Marchi della nostra vita collettiva, politica, mediatica e spettacolare. E’ lui che impone il suo «stile»: la maleducazione, la rozzezza, la vile violenza e la svaccata ineleganza che chiama «Made in Italy».
Questo libro tenta di essere un manuale di aristocratizzazione, di ri-educazione alla civiltà, che dichiara il suo debito, tra gli altri, al filosofo-educatore della modernità, Ortega y Gasset.
Non esorta a tornare solo all’etica, ma anche all’estetica: al capire che certe azioni tipicamente italiane, prima che delinquenziali e disoneste, sono «brutte», ignobili, volgari.
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  • 5

    Questo breviario di Blondet fa male, malissimo. Le pagine di questo "manuale di aristocratizzazione", come viene giustamente definito in quarta di copertina, rappresentano uno dei ritratti più impietosi della nostra "bella Italia". Non si tratta di una caricatura, e non c'è sarcasmo né cattiveria ...continua

    Questo breviario di Blondet fa male, malissimo. Le pagine di questo "manuale di aristocratizzazione", come viene giustamente definito in quarta di copertina, rappresentano uno dei ritratti più impietosi della nostra "bella Italia". Non si tratta di una caricatura, e non c'è sarcasmo né cattiveria nel manuale di Blondet: tutto viene portato così com'è alla luce del sole, in modo che il lettore possa ammirare tutto lo schifo di cui si parla nel libro. Cultura, politica, economia, sociale, ecc. ecc.: tutto viene sottoposto ad una spietata analisi che non lascia scampo, e il verdetto è inesorabile: l'Italia è una paese completamente fottuto e senza spina dorsale. Mai si è vista crescere in tale dismisura la cialtroneria, l'ignoranza e quella sguaiata volgarità di cui sembriamo andare tanto fieri. Il vecchio Longanesi potrebbe chiedere: dove sono finite "le vecchie zie"? Già, dove? E le Muse? Scomparse anche loro. Il coglione made in Italy, tuttavia, se ne fotte alla grande delle zie, delle Muse e della sua storia: a lui basta il cellulare, la tv al plasma, gli Elkann, la macchinina che corre in autostrada, la buona società, i gay pride, la libertà di fare quel cazzo che gli pare. In modo veramente ammirevole Blondet fa quello che può in questo manuale, dal momento che con le critiche vengono anche indicate delle possibili soluzioni, delle direzioni ideali per cercare di risollevare la tragica situazione. Tuttavia i buoni propositi (come imparare una lingua straniera, apprendere un minimo di storia per capire da dove veniamo, cercare dei modelli alti da emulare) non bastano per togliere dal baratro questo popolo vacca ormai giunto al capolinea.

    ha scritto il 

  • 4

    Nel libro, che raccoglie articoli comparsi sul giornale on-line www.effedieffe.com tra il 2005 e il 2006, Blondet, partendo da fatti di cronaca e temi d'attualità, tenta di costruire un quadro dell'attuale civiltà e società occidentale, specie italiana, evidenziando i fattori che la stanno portan ...continua

    Nel libro, che raccoglie articoli comparsi sul giornale on-line www.effedieffe.com tra il 2005 e il 2006, Blondet, partendo da fatti di cronaca e temi d'attualità, tenta di costruire un quadro dell'attuale civiltà e società occidentale, specie italiana, evidenziando i fattori che la stanno portando al declino. Gli argomenti trattati sono molteplici: storia, religione, architettura, politica. Blondet non usa mezzi termini e le sue analisi sono spesso impietose, non sempre condivisibili. Il loro merito è quello di mostrare fatti e proporre soluzioni "alternative", lasciando da parte stereotipi politicamente corretti.

    ha scritto il