Semina il vento

Di

Editore: Piemme

4.0
(429)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 288 | Formato: Paperback

Isbn-10: 8856615118 | Isbn-13: 9788856615111 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Disponibile anche come: eBook , Altri

Genere: Narrativa & Letteratura , Mistero & Gialli

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Descrizione del libro
Cosa è stato a condurre Giacomo Musso, un maestro di trentacinque anni, in un carcere di massima sicurezza del carcere di Novara? Sulle labbra l’affermazione d’innocenza; tra le mani un giornale, che espone in prima pagina la foto di sua moglie, con il corpo dilaniato. Per sfuggire a questa storia piena di disperazione Giacomo racconta la propria storia, tutta la struttura di eventi, che lo hanno portato in quella lurida stanza, dove si ritrova con una singola finestra che, è l’unico suo contatto con tutto il mondo, come se un uomo pericoloso anche per gli altri, lui che non fatto mai niente di male, e ne del male neanche a una mosca.
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  • 3

    Per quanto retorico e, a tratti, forzato, è un bel libro. Uno di quei libri avvincenti che non ti permette mai di staccarti dalla lettura. L'ideale quando avete bisogno di una di quelle storie (anche ...continua

    Per quanto retorico e, a tratti, forzato, è un bel libro. Uno di quei libri avvincenti che non ti permette mai di staccarti dalla lettura. L'ideale quando avete bisogno di una di quelle storie (anche attuale) che vi tengono, letteralmente, inchiodati.

    ha scritto il 

  • 3

    L'idea è originale: un uomo si trova in carcere perché accusato di aver ucciso la propria moglie e, su consiglio del suo avvocato, scrive una sorta di memoriale nel quale ripercorre tutte le tappe del ...continua

    L'idea è originale: un uomo si trova in carcere perché accusato di aver ucciso la propria moglie e, su consiglio del suo avvocato, scrive una sorta di memoriale nel quale ripercorre tutte le tappe del suo rapporto. La finalità è quella di organizzare meglio la difesa.
    Inizialmente la storia è abbastanza verosimile ma, ad un certo punto, l'autore finisce per calarsi con sempre maggior veemenza sul tema dell'integrazione delle persone di cultura (non necessariamente religione) islamica in occidente, in particolare in un piccolo paese della Valsesia: Badallo, il cui sindaco leghista Luca Capodanno porta avanti una lotta (tra le altre cose) al burqua. Lotta condivisa dalla popolazione.
    Il delirante parossismo a cui viene spinto il livello di intolleranza, si manifesta con una scena in cui i vigili urbani (con modi da sgherri di Capodanno) sanzionano con 500 euro di multa una donna che prende il sole in burquini sulle rive del fiume e si rifiuta di indossare un normale costume da bagno. Il tutto con grandi manifestazioni di giubilio da parte degli astanti. La situazione ha del surreale e mi fa pensare che Perissinotto debba avere qualche personale rancore nei confronti di Capodanno, personaggio tutt'altro che letterario e che chi conosce la Valsesia sa perfettamente chi è.
    In conclusione: buona l'idea, buoni gli ingredienti, dosi completamente errate. Risultato: piatto da mensa aziendale…

    ha scritto il 

  • 4

    " E se proprio Dio esiste, se esiste quel Dio che tutti credono di possedere in esclusiva, allora stramaledica se stesso, si bestemmi, si flagelli per tutte le sue colpe e forse, se si sarà umiliato a ...continua

    " E se proprio Dio esiste, se esiste quel Dio che tutti credono di possedere in esclusiva, allora stramaledica se stesso, si bestemmi, si flagelli per tutte le sue colpe e forse, se si sarà umiliato abbastanza, qualcuno lo perdonerà, io no "

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    3

    tematica molto interessante, esecuzione insomma

    I miei problemi con questo libro sono due: 1. si dilunga troppo sugli inizi della relazione mentre la seconda fase e la fase del cambiamento sono affrettati; 2. il tema e' molto attuale/interessante/o ...continua

    I miei problemi con questo libro sono due: 1. si dilunga troppo sugli inizi della relazione mentre la seconda fase e la fase del cambiamento sono affrettati; 2. il tema e' molto attuale/interessante/odierno MA mi pare abbastanza paradossale il cambiamento da anti-islam a faccio la kamikaze per l'islam, e tutto nello spazio di un anno o due.. non mi ha convinta. In piu' ho trovato la narrazione un po' fredda, nel senso parla di amore e di un amore grande ma non mi ha trasmesso l'emozione. L'altra pecca e' l'infilarci dentro la sc... con l'ex compagna di scuola - cosa c'entra?

    ha scritto il 

  • 5

    un libro che ancora a distanza di giorni mi emoziona e mi fa riflettere. una scrittura quella di perissinotto razionale, ma al contempo dolce. un bellissimo libro, un consiglio di lettura che ho appre ...continua

    un libro che ancora a distanza di giorni mi emoziona e mi fa riflettere. una scrittura quella di perissinotto razionale, ma al contempo dolce. un bellissimo libro, un consiglio di lettura che ho apprezzato davvero molto e che sono grata di aver ricevuto.

    la tematica è assolutamente attuale. non solo per gli aspetti legati all'islam o all'immigrazione, ma anche nell'analizzare il legame con il proprio paese e con la propria terra, il senso di appartenenza ad un luogo, la tanto osannata tradizione che a volte fa più male che bene. temi che tutti noi, chi prima o chi dopo, ci troviamo nella vita ad affrontare. personalmente credo faccia parte del processo attraverso cui diventiamo adulti. a tutti noi capita di allontanarci dalla casa nella quale siamo nati e cresciuti e capita di confrontarci con il senso delle nostre radici e della nostra cultura natia.

    perissinotto con questo libro riesce a mettere insieme più punti di vista, ma questi sono i duplici punti vista che spesso albergano anche in noi stessi. io per prima mi ritrovo ad essere al contempo aperta all'accoglienza, ma ne sono anche intimorita e a volte sono vittima del pregiudizio. in me in primis quando si parla di straniero la visione è grigia, non è definita, non è ne bianca ne nera. sia che lo straniero debba essere accolto, sia che la straniera sia io. questo libro non regala alcuna verità, però fa riflettere, quello sì. ed è una riflessione intima, che si muove tra le proprie esperienze personali, che ti fa ricordare quando la tua terra ti è mancata, quando invece ti ha soffocato con la sua invadenza, quando ti sei sentita sola ed estraniata lontana da casa e quando volevi solo andare via da quella casa.

    e certo, fa riflettere anche sull'islam con la sua ragione estrema, purtroppo profondamente incomprensibile a noi occidentali.

    ha scritto il 

  • 3

    Esagerato!

    In questo romanzo tutto (i sentimenti, le situazioni, il contesto, i personaggi) è ingigantito. Perissinotto ha voluto illustrare i problemi della convivenza (tra singoli, tra popoli, tra vicini, ecc, ...continua

    In questo romanzo tutto (i sentimenti, le situazioni, il contesto, i personaggi) è ingigantito. Perissinotto ha voluto illustrare i problemi della convivenza (tra singoli, tra popoli, tra vicini, ecc,) e per farlo ha spinto gli avvenimenti al limite del credibile (forse oltre).Nonostante cio' il libro mi è piaciuto molto perchè è scritto bene ed è avvincente

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    4

    Vorrei che questo tipo di argomenti non fossero più attuali. Se lo fossero vorrebbe dire che o ci è dimenticati del problema, allora attuali meglio che lo siano…oppure che il problema è stato risolto. ...continua

    Vorrei che questo tipo di argomenti non fossero più attuali. Se lo fossero vorrebbe dire che o ci è dimenticati del problema, allora attuali meglio che lo siano…oppure che il problema è stato risolto. Avverrà mai la seconda opzione?
    Perche invece lo sono sempre pieni di attualità? Perchè il razzismo deve incombere sempre nella vita della gente ignorante? Perchè non è mai surclassato da un po’ di umanità? Vabbè, domante che non avranno mai una risposta, oppure risposte chilometriche.
    Quella di Giacomo, maestro elementare e della bella Shirin parigina di origini iraniane, è una bella storia d’amore. A narrare la loro storia è Giacomo, direttamente da una cella del carcere in cui si trova detenuto e la sua narrazione scivola tra le parole alla ricerca del perchè il fanatismo religioso da una parte e l’ignoranza dall’altra abbia avuto la meglio sul loro amore.
    È un bellissimo romanzo questo di Perissinotto, autore che tra l’altro non ho mai letto ma mi è stato consigliato da una carissima amica. È scritto in modo semplice, ma è scorrevole e curioso ed è una lettura coinvolgente se si ha a cuore il tema.

    ha scritto il 

  • 3

    E’ il vostro odio, il vostro disprezzo che ci ha uniti. Noi sappiamo chi siamo, perché voi ci avete detto e ripetuto che noi non eravamo come voi.

    2012:
    Perissinotto con questa storia denuncia il razzismo, l’ignoranza, l’ostinazione a voler difendere le proprie tradizioni, comportamenti che, lo sappiamo, fomentano odio distruttivo. Quell’odio ch ...continua

    2012:
    Perissinotto con questa storia denuncia il razzismo, l’ignoranza, l’ostinazione a voler difendere le proprie tradizioni, comportamenti che, lo sappiamo, fomentano odio distruttivo. Quell’odio che divide ed emargina, che spinge ad azioni bieche e che a volte sfocia in atti di terrorismo. La storia d’amore di Giacomo e Shirin, nata per durare una vita finisce in modo drammatico e doloroso per entrambi: Shirin, spinta ad una azione autodistruttiva, Giacomo in carcere senza colpa, soccombe al dolore per la perdita e per l’ ingiusta detenzione

    ha scritto il 

  • 3

    Come nasce un terrorista islamico, come può nascere in Italia? Di che cosa può alimentarsi?
    Shirin è nata a Parigi, dove i genitori si sono rifugiati dopo la deposizione dello Scià. È bella, giovane, ...continua

    Come nasce un terrorista islamico, come può nascere in Italia? Di che cosa può alimentarsi?
    Shirin è nata a Parigi, dove i genitori si sono rifugiati dopo la deposizione dello Scià. È bella, giovane, atea e decisamente ostile al fondamentalismo. Simile a una coetanea occidentale del ceto riflessivo.
    Giacomo a Parigi ci è approdato da Molini, un paesino della montagna piemontese, per un dottorato di ricerca. La sera fa il cameriere in un bistrot per arrotondare.
    Giacomo e Shirin si incontrano, si amano, si sposano. E decidono di ritornare al paese di Giacomo, dove anche Shirin spera di mettere radici. All'inizio sono rose e fiori: la vecchia casa restaurata, il coro di canti popolari dove anche Shirin è ammessa, la scuola identitaria finanziata dalle famiglie del paese di cui Giacomo sarà maestro.
    Ma l'identità oggi non è più il luogo dell'idillio, non è più roots e piccola patria, tradizioni da riscoprire e restaurare come il vecchio macinacaffè, presidi dello slow food e mulino bianco. Oggi l'identità è diventata, qui e altrove (il radicalismo islamico sembra lo specchio feroce delle nostre fobie), chiusura e negazione dell'altro, fortino assediato dagli indiani o proterva autarchia. Un'identità sterile, che si pasce di sé e rifiuta il mondo.
    Per Giacomo e Shirin le cose vanno male: allontanata lei dal coro e, da paesani e leghisti, assimilata agli islamici da cui è lontana le mille miglie. Perché il gioco stolido dell'identità funziona così: tutti cattolici e tutti islamici, tutti lombardi e tutti stranieri, nessuno che possa fare capolino dai blocchi per dire “io sono io”. E isolato lui che la difende. Andrà male anche il matrimonio, fino alla fuga di Shirin che approda a Milano, tra fratelli e sorelle islamiche nelle cui braccia è stata spinta. Fino alle estreme conseguenze.
    Alessandro Perissinotto, che insegna teorie e tecniche delle scritture all'università di Torino, è un narratore solido e onesto. In questo romanzo usa la forma del memoriale (quello di Giacomo dal carcere in cui è rinchiuso, accusato di essere complice della moglie), nel precedente “Al mio giudice” (2004) aveva adottato la forma del romanzo epistolare. “Semina il vento” scorre appassionato e dolente, con il suo nucleo importante di riflessioni e interrogativi.
    L'unico appunto che mi sentirei di muovergli è di essere rimasto, nel descrivere l'intolleranza della destra populista, troppo nella scia della cronaca: i suoi vigili e il suo sindaco, plausibilissimi, parlano come Joe Formaggio e come i tanti, troppi fascioleghisti che esternano facendo pessimo uso dei pochi neuroni in dotazione. La cronaca è spesso già “romanzesca” di per sé, sarebbe necessario uno scarto.

    ha scritto il 

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