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Sempre Caro

By Marcello Fois

(7)

| Paperback | 9788501066749

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Book Description

Centrado na Sardenha rural do final do século XIX, Sempre Caro conta a história de uma investigação peculiar. Bustianu, um advogado de província, tenta defender a inocência e a honra de Zenobi, acusado de roubo de gado. Tudo se complica quando o jove Continue

Centrado na Sardenha rural do final do século XIX, Sempre Caro conta a história de uma investigação peculiar. Bustianu, um advogado de província, tenta defender a inocência e a honra de Zenobi, acusado de roubo de gado. Tudo se complica quando o jovem não só foge como parece tentar destruir intencionalmente todas as provas a seu favor. O que pode então fazer o bem-intencionado Bustianu quando todas as evidências estão contra o seu protegido e a verdade lhe parece ter escapado irremediavelmente? Para complicar, o jovem pastor Zenobi é apaixonado por Sisinnia, filha de um poderoso proprietário de terras. Mas o envolvimento dos dois é visto com maus olhos num mundo onde heranças e partilhas são cenário perfeito para intrigas familiares.

48 Reviews

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  • 22 people find this helpful

    Questo libro è un giallo particolare, un giallo di altri tempi. Un po’ per il secolo (anni 1897-1898) e un po’ per il luogo in cui si svolge, in una “porzione di mondo che dicono altipiano, ma è un catino col fondo abitato da sei o settemila anime, c ...(continue)

    Questo libro è un giallo particolare, un giallo di altri tempi. Un po’ per il secolo (anni 1897-1898) e un po’ per il luogo in cui si svolge, in una “porzione di mondo che dicono altipiano, ma è un catino col fondo abitato da sei o settemila anime, con Cattedrale e Tribunale che quasi si toccano”.
    Una descrizione che mi ha ricordato quella di Salvatore Satta ne Il giorno del giudizio. E forse non a caso, visto che la figura dell’avvocato Bustianu è ispirata proprio ad un Satta, ma Sebastiano, poeta, scrittore, avvocato e giornalista italiano nuorese (“che i suoi concittadini ricordano per la sua capacità di stare vicino alle persone più umili cogliendo problemi, vizi e virtù del popolo barbaricino di quel periodo a cavallo dei due secoli”).
    Diverse sono le voci narranti che cuciono insieme il racconto, proprio come nella migliore tradizione orale.
    C’è l’uso del sardo, che non guasta: “una sorta di specificazione più precisa”, come riteneva Sergio Atzeni. Ma soprattutto c’è la scrittura di Fois che spesso è pura poesia, come si comprende già dal titolo volto a rievocare L’infinito di Leopardi.
    Questo avvocato Bustianu è, infatti, un tipo meditativo, uno che parla con se stesso, con le sue abitudini, come quella di andarsene in giro dopo pranzo o difendere senza onorario la povera gente. Un uomo che si batte per le sue certezze anche se supportate da niente, ma soprattutto è un poeta.

    Il caso si può riassumere così:
    …E poi c’era il fatto che non riuscivo a capire. Non mi ritornava a posto niente. Zenobi, non aveva bisogno di rubare quegli agnelli. Uno. Magari con un po’ di pazienza avrebbe potuto sposare Sisinnia. Due. Si era incamminato verso un futuro di prosperità. Tre. Era persona a modo. Modesto. Ben voluto. Quattro. Improvvisamente (?) una sera parte da Nùoro per non si sa dove. Cinque. La notte successiva alla sua partenza nove agnelli vengono razziati dallo stazzo di Marreri dei Casùla Pes. Sei. Solo agnelli per diciannove venti lire. Sette. Solo nove su centocinquanta. Otto. La notte stessa i carabinieri si presentano da tzia Rosina chiedendo del figlio. Nove. Lei dice che non c’è. Che è fuori dal giorno prima, ma non sa dove è andato. Dieci. Tutto a posto, insomma, quasi normale. Anzi, normale. Com’è allora che Zenobi aveva preferito darsi alla macchia? Tanto più che il rischio era grosso: la contumacia. La contumacia che fa lievitare le condanne. La latitanza. La latitanza che assomiglia disperatamente ad una ammissione. Con i Casùla Pes santificati dal tentativo di accordo; annichiliti da uno sgarbo subito proprio dal teraccu di cui si fidavano di più. Sarebbe stata una condanna con i fiocchi. Se Zenobi non si costituiva.

    Ma alla fine la soluzione è semplice:
    In fondo è come scrivere una poesia, le parole giuste si trovano senza sapere come. I versi si dispongono naturalmente, contro ogni logica, contro ogni previsione.

    In qualche frase sparsa qua e là, ci sono dei temi cari a Fois, penso a quella frase “noi siamo carne da lavoro e cani da guerra”. C’è un accenno alla storia della Sardegna - quella del passato enfatizzato e quella divisa tra la tradizione e il futuro - e alla questione dell’Identità, ma non quella immobile (”Io sono per identità transitoria, in movimento, che trova in se stessa i meccanismi per non lasciarsi annullare…”)

    Ma soprattutto c’è la poesia di Fois, che ricorda le tavolozze di Antonio Ballero.

    ”Ed ecco un’altra estate. Ed eccomi seduto in cima al colle. Da quassù tutto sembra dolce e dolente. Tutto ritorna di un nitore impietoso. Ed eccomi ancora a ferirmi di tanta bellezza, quasi stordito, quasi annichilito. Che quest’immensità pare impossibile da raccontare: enormità contro pochezza. Sublime che colpisce al ventre e al petto. Spazio, spazio, spazio sotto al mio sguardo. Spazio troppo esorbitante anche per il mio corpo massiccio. Valle azzurra come l’unica divinità alla quale sia giusto inchinarsi. Che se non fossi un uomo potrei piangere. E a volte lo faccio proprio perché sono un uomo. Aspiro con le narici e mi pare che tutto quell’azzurro e quell’onda verde e quella sinuosità paglierina mi entrino in corpo e costruiscano versi. Parole come respiri e labbra che tremano appena accarezzate dai colori. Che questa terra è il mio penare e il mio gioire. Insieme. E mi attrae e mi respinge. Insieme. E la maledico, la maledico poi l’adoro. Donna crudele, madre avvolgente, amante esigente. Sterile e scomposta, buttata sul mare come una mondana fra le coltri. Galleggiante in mezzo al mare come un bastimento alla deriva. Terra come mare. Terra come mare limpido di smeraldo e tremolante d’oro. (…)”

    http://spazioinwind.libero.it/corodinuoro/gennargballer…

    http://www.sardegnacultura.it/documenti/7_93_2006070313…

    http://www.sardegnacultura.it/documenti/7_39_2006040618…

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    Aria Saracena said on Aug 4, 2014 | 11 feedbacks

  • 1 person finds this helpful

    bellino

    molto bellino, intro di Camilleri che invita a leggere l'intro appunto dopo aver letto questo racconto lungo o romanzo brevissimo, così ho fatto!

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    Poladoc said on Nov 12, 2013 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    L'incipit:
    "A me me l'ha raccontata così mio padre. E sarebbe che Bustianu stava andando per i fatti suoi, a farsi una passeggiata in collina dopo mangiato. Il sempre caro. Quei quattro passi li chiamava così: sempre caro, come la poesia di Leopardi ...(continue)

    L'incipit:
    "A me me l'ha raccontata così mio padre. E sarebbe che Bustianu stava andando per i fatti suoi, a farsi una passeggiata in collina dopo mangiato. Il sempre caro. Quei quattro passi li chiamava così: sempre caro, come la poesia di Leopardi".
    L'explicit:
    "... e il naufragar m'è dolce..."
    ----------------
    Insomma il libro mantiene quel che promette. Non è solo un giallo, anzi, spesso sconfina nella poesia pura. Aspra come la terra che descrive e dolce come la musica di Leopardi.

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    Padmin said on Nov 3, 2013 | Add your feedback

  • 3 people find this helpful


    Non sono esperto del genere, ma questo libro secondo me si può etichettare come noir. Un bel noir. Mi ha ricordato Sciascia, ma l’isola non è la Sicilia, è la Sardegna. Dinamiche simili, paesaggi simili, la stessa omertà. Bravo Fois.

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    The Grand Wazoo said on Oct 8, 2013 | 2 feedbacks

  • 1 person finds this helpful

    Avvincente per l'architettura della trama, originale per la scelta linguistica, è il racconto migliore cha abbia letto di Fois.

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    Achabjazz said on Jun 17, 2013 | Add your feedback

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