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Sempre nel posto sbagliato

Autobiografia

Di

Editore: Feltrinelli

4.1
(35)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 312 | Formato: Altri

Isbn-10: 8807490110 | Isbn-13: 9788807490118 | Data di pubblicazione: 

Traduttore: A. Bottini

Disponibile anche come: Paperback

Genere: Biography , History

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Descrizione del libro
Diagnosticatagli una rara forma di leucemia, Said decide di scrivere lapropria autobiografia. L'autore nasce a Gerusalemme nel 1935; erede di unaricca famiglia palestinese cristiana, si trasferisce al Cairo dove frequentail Victoria College, ed è poi mandato dal padre in un collegio delMassachusset con lo scopo di fargli ottenere la cittadinanza americana. Nel1948, con la dichiarazione dello stato di Israele, la famiglia Said vieneespropriata di tutti i suoi beni ed il giovane Edward diventa un rifugiatopolitico e decide di combattere per i diritti del popolo palestinese e per unostato secolare e democratico.
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  • 3

    “In ogni partenza c’è non solo l’intenso, immancabile e prevedibile senso di esilio, di essere strappati a tutto ciò che è noto e può consolare, ma anche un qualcosa, nell’invisibilità dell’assente, nel suo essere disperso e forse rimpianto, che affascina, che, per una sorta di logica a priori ma ...continua

    “In ogni partenza c’è non solo l’intenso, immancabile e prevedibile senso di esilio, di essere strappati a tutto ciò che è noto e può consolare, ma anche un qualcosa, nell’invisibilità dell’assente, nel suo essere disperso e forse rimpianto, che affascina, che, per una sorta di logica a priori ma autogenerata, spinge a cercare quell’esperienza. In ogni caso, la grande paura è che la partenza sia un essere abbandonati, anche se siamo noi a partire.” (p. 233)

    ha scritto il 

  • 4

    "...con quella sensazione di essere in ritardo, di avere delle scadenze e di non riuscire a farvi fronte, qualcosa che ho cominciato ad avvertire cinquant'anni fa e che ho così perfettamente interiorizzato. ............mi domando..se .......proprio quel sistema di doveri e scadenze non possa rapp ...continua

    "...con quella sensazione di essere in ritardo, di avere delle scadenze e di non riuscire a farvi fronte, qualcosa che ho cominciato ad avvertire cinquant'anni fa e che ho così perfettamente interiorizzato. ............mi domando..se .......proprio quel sistema di doveri e scadenze non possa rappresentare ora la mia salvezza; ...... la leucemia avanza in modo più nascosto e insidioso delle lancette di quel mio primo orologio, che allora indossavo senza rendermi conto di come esse misurassero la mia mortalità, scandendola in intervalli perfetti e immutabili di un tempo che rimarrà inadempiuto per l'eternità."

    E per finire:

    "Date le tante dissonanze della mia vita, ho imparato a preferire la diversità e lo spaesamento".

    Pur riportando con grande chiarezza i tragici accadimenti storici e politici del proprio "non Paese", Said sembra soltanto sfiorarne la terribile materialità, riassorbendola poi nel suo essere "sempre nel posto sbagliato", quindi nelle dissonanze della sua vita, preferendo una diversità che è la realtà di un Paese non riconosciuto.

    ha scritto il 

  • 5

    Il racconto dell'infanzia/giovinezza di Said, mi ha fatto scaturire sensazioni diverse. Ho trovato la lettura scorrevole e lo stile impeccabile. Bellissime le descrizioni del Cairo, del Libano e della Palestina coloniale. Bellissimo il quadro 'Vittoriano' della ricca famiglia araba naturalizzata ...continua

    Il racconto dell'infanzia/giovinezza di Said, mi ha fatto scaturire sensazioni diverse. Ho trovato la lettura scorrevole e lo stile impeccabile. Bellissime le descrizioni del Cairo, del Libano e della Palestina coloniale. Bellissimo il quadro 'Vittoriano' della ricca famiglia araba naturalizzata statunitense. Said ha il merito enorme di essere un uomo intelligente oltre che acculturato, ma ciò che rimane dentro è la scollatura tra la vita reale in medioriente e la sua vita da ricco, il contrasto tra il mondo arabo e quello occidentale. Un contrasto che lo ha trovato incastrato tra due mondi, ma che a me pare su risolva nella sua netta appartenenza al secondo. Del primo rimangono le radici, i sentimenti e la sua sensazione di 'non appartenenza' emotiva. Alla fine, pare che ciò che non può il cuore lo possa il denaro. Il '48 è trattato per procura ( attraverso l'impegno della zia ). Dal 1951si trasferisce in America e ciò che rimane sono le radici, il suo sentirsi palestinese senza aver mai vissuto la Palestina se non per brevi vacanze. Certo, avrebbe potuto disinteressassi del tutto vivendo, come in realtà ha fatto, la sua agiata vita occidentale. La ricchezza non è una colpa e la sua intelligenza lo riscatta ampiamente. Ma chissà perché a me è rimasto anche un senso di rabbia dovuto proprio alla sua posizione privilegiata.

    ha scritto il 

  • 4

    Out of Place 1999

    1999 by Edward W.Said. Feltrinelli Editore, prima edizione in 'Varia', novembre 2000. Prima edizione nell' Universale Economica-Vite Narrate', settembre 2009. Traduzione di Adriana Bottini.

    ha scritto il 

  • 5

    Edward Said (1935 -2003) è nato a Gerusalemme da genitori palestinesi; la sua era una famiglia di agiati commercianti ; il padre, pur vivendo per le proprie attività professionali in Egitto, al Cairo, era cittadino americano per aver combattuto nell’esercito americano durante il primo conflitto ...continua

    Edward Said (1935 -2003) è nato a Gerusalemme da genitori palestinesi; la sua era una famiglia di agiati commercianti ; il padre, pur vivendo per le proprie attività professionali in Egitto, al Cairo, era cittadino americano per aver combattuto nell’esercito americano durante il primo conflitto mondiale; era filo-americano e filo-occidentale. Volle dare a suo figlio una educazione il più possibile cosmopolita; per tale motivo inviò il giovane Edward in America, appena fu possibile, perché potesse completarvi gli studi. Lì Edward studiò, si laureò nel 1957, acquisì il dottorato e iniziò la sua carriera universitaria fino a diventare professore di Letteratura Comparata alla Columbia University.

    La lingua madre di E. Said fu dunque l’arabo, ma la lingua in cui si espresse come studioso e poi insegnante fu l’inglese. La sua stessa identità venne costruendosi nel tempo nei diversi luoghi in cui abitò e attuò gli studi: Gerusalemme, il Cairo, il Libano, gli Stati Uniti.
    Nel corso della sua vita fu testimone di grandi eventi, come la fondazione dello stato d’Israele e la dissoluzione della Palestina, la fine della monarchia in Egitto, la guerra di Nasser nel 1967, la nascita del movimento per la liberazione della Palestina, la guerra civile in Libano, il processo di pace di Oslo; infine la tragedia delle Torri Gemelle.
    Said fu un intellettuale profondamente impegnato e appassionato, spesso scomodo, non sempre, a mio parere, obiettivo. Rispetto alla propria patria d’origine, la Palestina, per tutta la vita si sentì un esule, perchè non abitò mai in quella terra tormentata in cui erano nati lui e i suoi genitori. Appoggiò per il popolo palestinese il progetto di uno stato binazionale, laico e democratico.
    Scrisse oltre 20 opere di saggistica che esprimono tutte la vastità dei suoi interessi, che spaziavano dal rapporto tra la cultura orientale e quella occidentale, alla letteratura, alla politica. Tra l'altro fu musicista (suonava bene il pianoforte) e profondo conoscitore della musica; fu amico del grande direttore D. Baremboin con cui fondò una orchestra di giovani musicisti, comprendente anche strumentisti israeliani e palestinesi.
    Raggiunse grande notorietà dopo la pubblicazione, avvenuta nel 1978, del saggio “Orientalismo”, dedicato al modo in cui la tradizione culturale europea e americana ha visto il Medio Oriente, gli arabi e l’Islam nell’arco degli ultimi due secoli. La tesi di "Orientalismo", secondo cui l’immagine di un Oriente seducente e misterioso, così come emerge nella cultura occidentale e in particolare nelle arti visive e in letteratura, è in realtà del tutto fittizia e strumentale in modo più o meno consapevole alla politica occidentale coloniale di costante sfruttamento dell’Oriente, ha suscitato fortissimo interesse e accesi dibattiti e creato radicali, e talora faziosi, sostenitori e oppositori. Anche oggi, però, a distanza di trent'anni dalla sua pubblicazione, se ci si vuol interessare dei rapporti tra Occidente ed Oriente, è difficile prescindere dalla lettura di "Orientalismo".
    Nel 1993 Said si ammalò di leucemia, malattia che lo condusse a morte nel 2003. Fu in seguito a questa diagnosi che sentì l’esigenza di scrivere un’autobiografia, che fosse una testimonianza, sia pure privata e soggettiva, del periodo intercorso tra il 1935, anno della sua nascita, e il 1962, anno del suo dottorato in letteratura , testimonianza dunque della propria vita in quegli anni che furono per il Medio Oriente anni tragici e tumultuosi. Il tema dominante dell’autobiografia di Said è il suo costante senso di estraneità, il suo sentirsi esule ovunque, sentirsi l’estraneo, l’estraneo senza patria, l’esule di passaggio. Il titolo del libro, “Sempre nel posto sbagliato”, vuol significare appunto questo.
    “Sempre nel posto sbagliato”, anche in considerazione degli eventi tragici recenti, è un libro che va letto.
    E' l’opera di un palestinese, , di grande intelligenza e di cultura occidentale, amante della propria terra e delle proprie radici, sostenitore accanito dei diritti civili e degli oppressi, che narra una fase della propria vita, personale e familiare, trascorsa soprattutto in Palestina, in Libano e in Egitto, con, sullo sfondo, eventi storici laceranti e contradditori; nel suo libro si avverte, come in altri suoi libri, il disagio (senso di colpa? rammarico?) per aver vissuto gran parte della propria vita negli Stati Uniti ed essersi realizzato come uomo e professionista lì ove le ragioni dei propri connazionali non avevano avuto, e non avevano, sufficiente ascolto.

    ha scritto il 

  • 4

    Edward said è stato uno tra i piu grandi intellettuali del 900. Critico letterario, insegnante alla columbia, pensatore politico,grande sostenitore della causa palestinese e giornalista. A lui si deve il nuovo concetto di orientalismo e la liberazione di tale concetto dall'ipocrisia razzista che ...continua

    Edward said è stato uno tra i piu grandi intellettuali del 900. Critico letterario, insegnante alla columbia, pensatore politico,grande sostenitore della causa palestinese e giornalista. A lui si deve il nuovo concetto di orientalismo e la liberazione di tale concetto dall'ipocrisia razzista che lo aveva permeato. In questa autobiografia, scritta nel momento in cui si scopre affetto da leucemia, edward said ripercorre la sua infanzia e gli anni dei suoi studi universitari. Arabo ma cittadino americano, di famiglia benestante ma palestinese, vive sulla sua pelle il razzismo della societa coloniale e tutte le contraddizioni della sua epoca. Fuori posto quasi ovunque o come recita il titolo " sempre nel posto sbagliato" sia nella societa che in famiglia. Nel racconto viene dato grande risalto al rapporto con il padre,imprenditore con cittadinanza americana, figura autoritaria , severa e ipercritica, e al rapporto ambiguo con la madre palestinese,protettiva ed incline ad assecondare le pulsioni artistiche di edward. La narrazione abbraccia un periodo storico che comprende eventi quali la seconda guerra mondiale, la nascita dello stato di israele con la conseguente diaspora palestinese, l'ascesa al potere del nazionalismo di gamal nasser e la guerra dei sei giorni nel 1967.
    Complice la scrittura scorrevole e forbita della'autore il libro risulta gradevole ed interessante...bene ha fatto feltrinelli a ristamparlo.

    ha scritto il