Senilità

Di

Editore: Opportunity Books

3.7
(3698)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 184 | Formato: Altri | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Spagnolo , Tedesco , Francese , Sloveno , Catalano

Isbn-10: 8881111004 | Isbn-13: 9788881111008 | Data di pubblicazione: 

Disponibile anche come: Tascabile economico , Paperback , Copertina rigida , Copertina morbida e spillati , Copertina rinforzata scuole e biblioteche , CD audio , eBook

Genere: Famiglia, Sesso & Relazioni , Narrativa & Letteratura , Filosofia

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Descrizione del libro
A trentacinque anni Emilio Brentani vive un'esistenza grigia accanto alla sorella Amalia, una donna semplice e buona, ma non più giovane né bella finchéincontra Angiolina una vitale e "facile" popolana con cui intreccia una relazione. Emilio attribuisce a questo rapporto un significato che l'indole morale della ragazza non sa sostenere. L'amico Balli viene coinvolto nella vicenda e Angiolina ne diventa l'amante. Amalia se ne innamora nascostamente; quando il suo sentimento viene scoperto, sentendosi frustrata e derisa si stordisce con l'etere e ne muore. Emilio, completamente vinto dalle vicende, rinuncia a sentirsi vivo e sceglie "la senilità", rinunciando così anche alleemozioni e ai sentimenti.
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  • 0

    Perché poi, alla fine, ognuno ha da convivere con i suoi fantasmi letterari: e Svevo è uno scheletro nell'armadio per tanti, che lo hanno chiuso lì sin dai tempi del liceo.
    E' grigia la vita di Emilio ...continua

    Perché poi, alla fine, ognuno ha da convivere con i suoi fantasmi letterari: e Svevo è uno scheletro nell'armadio per tanti, che lo hanno chiuso lì sin dai tempi del liceo.
    E' grigia la vita di Emilio e del suo contornato di co-protagonisti? E' grigia la vita, allora.
    Non ho visto tutta questa opacità.
    C'è, forse, carenza del tanto decantato avere, ma non certo dell'essere. La consapavolezza della propria vita serena (non per nulla la parola "lieto", e suoi derivati, è quella che ricorre di più in tutto il romanzo), benché avara di spunti narrativi mondani (il tanto famigerato gossip, che crea invidie in chi ascolta, bassa e misera soddisfazione nel nunzio, e noia in chi lo vive); e la forza delle emozioni, sebbene così recondite (nel nome delle pubbliche virtù) e così represse (tanto da condurre alla pazzia) di cui lo spaccato di vita che si racconta è imperdonabilmente emblematico, non permettono una simile conclusione.
    Certo, Emilio è un "vinto". E' vinto dalla diatriba perenne che martirizza da sempre l'uomo: il dualismo tra istinto animale (che diventa sentimento nella sua espressione più alta), e ragione (prerogativa non sempre benigna dell'essere umano). Questa lotta formidabile è madre di due figli soverchi: il volere, spinta irrefrenabile e sensuale verso miraggi, o desideri; e il dovere: il grande inibitore morale. Ed Emilio è vinto perché non sa cedere né all'uno né all'altro completamente, mi li subisce entrambi, e li subisce consciamente, e ineluttabilmente. Ed è per questo, per questa sua (nostra) natura duplice ma complessa che egli non può che essere uomo vero, e completo.
    La novità del romanzo sta appunto nel racconto, inevitabilmente, a volte, non facile da "sentire", di questa, propria, emotività (fortunatamente non troppo gravido di difficili indagini psicologiche).
    Ci ho ritrovato molto delle mie meravigliose relazioni amorose adolescenziali, così intense, così incomprese, così vive, così pure. Se il grigio è questo, viva il grigio (e gli altri colori...semplice questione declamatoria)!!!

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    5

    “Egli la vide dinanzi a sé come su un altare, la personificazione del pensiero e del dolore e l'amò sempre, se amore è ammirazione e desiderio.”

    Sarò cinico, c’è effettivamente un’evoluzione nell’indagine introspettiva dedicata agli uomini da Svevo in “Una vita” e continuata molto bene in “Senilità”, questa volta non si suicida il personaggio ...continua

    Sarò cinico, c’è effettivamente un’evoluzione nell’indagine introspettiva dedicata agli uomini da Svevo in “Una vita” e continuata molto bene in “Senilità”, questa volta non si suicida il personaggio principale della storia, Emilio Brentani, che è un disastro più o meno come Alfonso Nitti, ma a morire è un’altra persona, emotivamente più fragile, di un protagonista che sembra davvero aver acquisito più maturità nel vivere la sua condizione di uomo; ma sarà così veramente?

    Rimane comunque l’inettitudine il tema principale anche di questa storia, ovvero la mancanza di iniziativa e l’indecisione, da notare che il titolo stesso del romanzo è chiaramente allusivo di un modo di ragionare dichiaratamente fuori dalla logica imputabile al Brentani stesso, cambia lo scenario e il risultato, ma continua in maniera ancora più efficace lo studio della psicologia umana e delle sue derive comportamentali da parte di Svevo, studi e indagini eccezionalmente all’avanguardia per l’epoca.

    Ed è questo che fa di “Senilità” un capolavoro moderno, anche se, purtroppo per lui, Svevo, dovrà aspettare 25 anni per vederlo riconosciuto tale, in seguito al successo de “La coscienza di Zeno”.
    La sfera lavorativa viene solo sfiorata. Il fulcro dell’indagine sono i rapporti personali del Brentani e la loro interdipendenza nella sua ristretta cerchia di amici e familiari quando si viene a innestare l’amante, quarta incomoda.
    Fioriscono gelosie, nascono amori celati, il tutto fra accuse reciproche e sovrastato dai continui ragionamenti di Emilio Brentani che però questa volta saranno più essenziali e meno tortuosi, ma sempre incentrati sulle sue scarse capacità decisionali e lasciando che, in un modo o nell’altro, gli eventi seguano il loro corso suo malgrado.
    L’apoteosi del risvolto psicologico del romanzo si ha nelle considerazioni finali dello pseudo letterato protagonista del romanzo che idealizza dopo anni i suoi ricordi in una fusione metafisica che vede unito il meglio di ciò che è stato, ma dove manca però l’autocritica necessaria a riconoscere che il suo apporto è stato solo nella componente distruttiva, unica possibilità ammessa dalla sua inettitudine.

    Da quanto si è visto, quindi, la lezione non sembra veramente assorbita, se non in minima parte, ancora molto c’è da lavorare, ben lontano dall’assumersi le sue responsabilità, Emilio Brentani, lascia volentieri che siano gli altri a pagare per la sua mancanza di carattere e personalità, rifugiandosi nei suoi recessi mentali che offrono ampia giustificazione al suo non agire.
    Sarà forse Zeno Cosini a dare una speranza di redenzione a questi uomini schiacciati continuamente dalla pesantezza dell’essere, sempre buoni a parlare ma pronti a fuggire davanti alla responsabilità dei fatti?
    Per saperlo, almeno a me personalmente, non mi resta altro che andare a fare la sua conoscenza…

    ha scritto il 

  • 3

    Povera Amalia! ☆☆☆

    Un libro tristissimo che ha tirato fuori da me la parte meno caritatevole nei confronti degli uomini, infatti vi avverto, in questo commento sarò cattiva.

    All'inizio mi sono chiesta per quale motivo t ...continua

    Un libro tristissimo che ha tirato fuori da me la parte meno caritatevole nei confronti degli uomini, infatti vi avverto, in questo commento sarò cattiva.

    All'inizio mi sono chiesta per quale motivo tutti sostengano che Italo Svevo sia un autore noioso, uno di quegli autori di cui tutti parlano perchè sono nei programmi scolastici ( o almeno lo erano ai miei tempi) ma che alla fine nessuno legge sostenendo che è una palla micidiale... A me non è parso così, ma è anche vero che i suoi libri ho iniziato a leggerli a 45 anni... Sinceramente La coscienza di Zeno mi è piaciuto di più, ma anche in Senilità ho apprezzato alcune cose. La storia mi ha fatto soffrire, soprattutto per la povera Amalia, sorella del protagonista condannata ad una vita miserabile nell'ombra del fratello, ma anche per Angiolina, che alla fine mi pare comunque più vittima che carnefice. Questo è un libro maschilista, o meglio un libro che evidenzia come fosse maschilista la società all'epoca ( sorvoliamo sui retaggi tuttora presenti, proprio stamani un tipo su Facebook mi ha commentato "Se non sai stare sui social vai a lavare i piatti"), se poi un po' di misoginia sia insita anche nell'autore non l'ho capito, ciò che mi interessa soprattutto è porre l'accento su come la figura femminile venga considerata quasi come un essere non pensante, completamente in balìa delle brame del maschio se bella o del tutto invisibile se non desiderabile esteticamente.

    Amalia è una donna senza futuro perchè priva di mezzi di sostentamento autonomi, dedita all'accudimento del fratello perchè troppo brutta per accudire un marito...Angiolina invece è una donna che approfitta della sua avvenenza per farsi mantenere dagli uomini menandoli per il naso e raccontando loro un sacco di balle... Due facce della stessa medaglia, dello stesso modo di pensare retrogrado; entrambe le figure mi ispirano una tristezza infinita perchè alla fine la donna esce perdente in entrambi i casi.

    Di tutte le pippe mentali del protagonista invece non mi importa un accidenti a dire il vero... come dice il proverbio mal voluto non è mai troppo.

    "L'immagine della morte è bastevole ad occupare tutto un intelletto. Gli sforzi per trattenerla o per respingerla sono titanici, perché ogni nostra fibra terrorizzata la ricorda dopo averla sentita vicina, ogni nostra molecola la respinge nell'atto stesso di conservare e produrre la vita. Il pensiero di lei è come una qualità, una malattia dell'organismo. La volontà non lo chiama né lo respinge."

    “Strano – pensò, – sembrerebbe che metà dell'umanità esista per vivere e l'altra per essere vissuta.”

    Passi di: Italo Svevo. “Senilità”

    ha scritto il 

  • 4

    Tutta la vita di un triestino, niente escluso

    Premessa:
    La genesi di questo romanzo è una lunga trafila di rifiuti e tentennamenti, sbloccati da un risoluto James Joyce che, in un giorno assai fortunato per tutti noi lettori, riuscì a far ri-pubb ...continua

    Premessa:
    La genesi di questo romanzo è una lunga trafila di rifiuti e tentennamenti, sbloccati da un risoluto James Joyce che, in un giorno assai fortunato per tutti noi lettori, riuscì a far ri-pubblicare questo scritto di Svevo, dopo una prima edizione passata inosservata.
    Evviva Joyce, dispensatore di gioie e bontà!

    Successivamente, anche Eugenio Montale sottolineò l'eccezionale qualità di quest'opera: "Scrivere Zeno nel '920 è prova di sommo ingegno; scrivere Senilità nell'Italia del '98 (!!!) è forse prova di genio".
    I punti esclamativi non sono miei, ma del Poeta ;)

    E adesso una manciata di riflessioni mie...
    1) Stento ancora a credere che questo romanzo sia stato scritto nel 1898! Sembra che Svevo abbia viaggiato nel tempo, rubando al gusto del secolo successivo toni, storie, dialoghi, tratti caratteristici - visioni.
    2) L'incipit è folgorante e contiene in poche righe la summa di tutto ciò che seguirà:
    "Di primo acchito, con le prime parole che le rivolse, volle avvisarla che non intendeva di compromettersi in una relazione troppo seria. Parlò cioè a un bel circa così: T'amo molto e per il tuo bene desidero che ci si metta d'accordo di andare molto cauti"!
    E' Emilio Brentani che parla, il protagonista che racchiude in sé i tipici caratteri del personaggio sveviano: giovane e già deluso, troppo pigro per seguire ideali che lo allettano, insofferente verso il destino assegnatogli e incapace di reagire (il più delle volte), destinato a perdere. E circondato da ben altra risma di tipi (e tipe) molto più furbi e spregiudicati, fra i quali "il più intelligente della città" (!), al cospetto del quale Emilio non è che un uomo destinato al massacro...
    3) Notevolissima la mappa sociogeografica di Trieste. Leggere Senilità è trasportarsi in quella città, un vero invito al viaggio, una magia che ho avuto la fortuna di vivere "live", passeggiando più volte nei luoghi sveviani con ammirazione e ispirazione.

    In conclusione, un'opera che non merita di finire dimenticata, un apripista per la letteratura europea del Novecento. Un autentico classico.

    ha scritto il 

  • 4

    Emilio Brentani, 35 anni, un trascorso da semisconosciuto romanziere e un presente da impiegato in una compagnia d'assicurazioni, divide la sua vita tra le mura domestiche condivise con la sorella Ama ...continua

    Emilio Brentani, 35 anni, un trascorso da semisconosciuto romanziere e un presente da impiegato in una compagnia d'assicurazioni, divide la sua vita tra le mura domestiche condivise con la sorella Amalia, l'amicizia con il donnaiolo Stefano Balli e l'amore per la giovane Angiolina. L'inettitudine di Emilio si manifesta sensibilmente in ognuno di questi rapporti: dalla premura per la sorella mai sufficientemente palesata, alla taciuta gelosia nei confronti dell'amico fino all'ingannevole rapporto con la giovane sbarazzina tanto desiderata.

    ha scritto il 

  • 3

    La grigia vita di Emilio

    "Subito, con le prime parole che le rivolse, volle avvisarla
    che non intendeva compromettersi in una relazione
    troppo seria. Parlò cioè a un dipresso così: – T'amo molto
    e per il tuo bene desidero ci ...continua

    "Subito, con le prime parole che le rivolse, volle avvisarla
    che non intendeva compromettersi in una relazione
    troppo seria. Parlò cioè a un dipresso così: – T'amo molto
    e per il tuo bene desidero ci si metta d'accordo di andare
    molto cauti. – La parola era tanto prudente ch'era
    difficile di crederla detta per amore altrui, e un po' più
    franca avrebbe dovuto suonare così: – Mi piaci molto,
    ma nella mia vita non potrai essere giammai più importante
    di un giocattolo. Ho altri doveri io, la mia carriera,
    la mia famiglia."
    Questo è tutto. Fine

    https://www.youtube.com/results?search_query=john+lennon+woman

    ha scritto il 

  • 4

    Cinquanta sfumature di grigio

    Emilio Brentani, protagonista di Senilità, è un intellettuale di fine ottocento che vive a Trieste. E’ l’incarnazione dell’inetto perfetto, incapace di vivere realmente, imprigionato com'è nei suoi so ...continua

    Emilio Brentani, protagonista di Senilità, è un intellettuale di fine ottocento che vive a Trieste. E’ l’incarnazione dell’inetto perfetto, incapace di vivere realmente, imprigionato com'è nei suoi sogni e nelle sue illusioni. Non vive, sopravvive. La realtà lo sovrasta e lui gira costantemente a vuoto, indeciso sul modo di agire.

    Si invaghisce di Angiolina, donna semplice, energica e anche allegrotta, che non disdegna altri uomini. Ma lui non se ne accorge quasi. La idealizza. La desidera, forse. Pensa a lei tutto il giorno, ne è ossessionato. Ma non si decide. Mi ama. Forse non mi ama. Ma probabilmente sì. E’ geloso, ma non ne ha ragione. O forse sì? Mi pensa, ma quanto mi pensa? O pensa a lui? Mi ha guardato? Ha guardato lui? Chissà cosa pensava? (quanta voglia di entrare nel libro e dargli quattro schiaffoni!)

    Emilio condivide la casa con la sorella, che vive anch'essa in un mondo tutto suo e che, persa nelle sue fantasie, perde tristemente il contatto con la realtà nel momento in cui coglie il contrasto tra sogno e realtà.

    Il romanzo, più che sulle vicende narrate, gira tutto sui ragionamenti e sulle considerazioni di Emilio, che narra in prima persona. E' volutamente lento (molto...) per rappresentare il processo di continua riflessione di Emilio, per mostrare il lento insinuarsi del dubbio dentro di lui e per sottolineare la sua passività che a trentacinque anni lo rende effettivamente simile ad un vecchio che rimugina senza agire.

    Nel romanzo si parla di amore, spesso impossibile, più visto come desiderio di “possesso” dell’amata: "Quando una ragazza permette ad un giovine di dirle d'amarla, ella è già sua e non più libera”, di convenzioni dovute ad un ambiente basato sulla consuetudine, ma anche di morte, che causa disperazione quando coinvolge persone care e nel contempo si contrappone alla vita il cui motore è l’amore “L’immagine della morte è bastevole ad occupare tutto un intelletto. Il pensiero di lei è come una qualità, una malattia dell’organismo. La volontà non lo chiama né lo respinge”.

    E’ bravissimo Svevo, con la sua scrittura semplice ma molto efficace, a rappresentare in questo romanzo tutte le sfumature di grigio di una esistenza inutile, condotta in solitudine e senza speranza di miglioramento. Ovviamente la scala dei grigi, così ottimamente rappresentata, non mi ha reso la lettura particolarmente esaltante...

    ha scritto il 

  • 3

    Eterni fanciulli grigi

    Vite fosche ripiegate in se stesse, votate a perdersi in spazi oltre l’amore e il dolore, là dove nulla resta, in perpetua tranquillità che è disperazione. Destini d’inerzia, vite come fissità, senza ...continua

    Vite fosche ripiegate in se stesse, votate a perdersi in spazi oltre l’amore e il dolore, là dove nulla resta, in perpetua tranquillità che è disperazione. Destini d’inerzia, vite come fissità, senza brame né speranze, prive di luminosa violenza.

    ha scritto il 

  • 4

    "Vedo grigio e sento grigio"

    "Strano - pensò, - sembrerebbe che metà dell'umanità esista per vivere e l'altra per essere vissuta."

    Lui, Emilio Brentani, sicuramente non esiste per vivere...

    - Lui, l'uomo che non riesce a decidere ...continua

    "Strano - pensò, - sembrerebbe che metà dell'umanità esista per vivere e l'altra per essere vissuta."

    Lui, Emilio Brentani, sicuramente non esiste per vivere...

    - Lui, l'uomo che non riesce a decidere mai.
    - Lui, l'uomo che non riesce ad agire mai.
    - Lui, l'uomo che non riesce mai a uscire da sé stesso e dai suoi bisogni.

    E infatti. Che necessità c'è di comprendere la realtà e le persone che la compongono quando c'è la  possibilità di figurarsele a proprio piacimento?

    Emilio ha 35 anni e la sua vita è completamente ridotta ad una dimensione interiore. E questo parrebbe un pregio, ma ahimè diviene un grandissimo difetto nel momento in cui la cosa gli impedisce di vedere altro da sé e dal suo pensare. Gli impedisce di agire. Gli impedisce di vivere.

    Una sorella, Amalia. La cui vita, o meglio non vita, è di una tristezza agghiacciante. Il sogno, o forse meglio il delirio, l'unica forma che par animarla e risvegliarla dal piatto torpore che contraddistingue tutta la sua esistenza. Un guizzo. Un bagliore che si compone di solo pensiero. E che precede una fine ineluttabile quanto angosciante.

    Destini incrociati quelli dei due fratelli. Che si invaghiscono non di persone reali ma delle proiezioni mentali che entrambi si son costituiti degli amati.
    L'amore (si può parlare di amore?) per Angiolina e il Balli par rappresentare per entrambi la via di fuga da una vita grigia e monotona il cui ingrediente principale è la solitudine. Ma Angiolina e il Balli nei fatti son ben diversi dai pensieri con cui Emilio e Amalia li rappresentano.

    Svevo ci mostra la storia attraverso gli occhi di Emilio. Siamo nella testa di Emilio. Siamo talmente tanto immedesimati nei suoi pensieri, che l'angoscia e il senso claustrofobico ci assale così come il l'inconsistenza della sua vita. Vien quasi la nausea dal senso di oppressione che produce una esistenza spesa così, inutilmente, girando in tondo ma sempre a vuoto come sulle giostrine dei bambini.

    Un romanzo alienante ... scritto benissimo che con grandissima efficacia e bravura dipinge l'inettitudine e l'incapacità (o la paura) di affrontare la vita reale.

    ha scritto il 

  • 4

    "La vita è terribile come la morte"

    Romanzo sul male di vivere, sull'incapacità' di affrontare il reale, sull'inadeguatezza e l'inettitudine. Continuo a chiedermi perchè Svevo abbia definito senilità un eccesso d'amore. Forse voleva all ...continua

    Romanzo sul male di vivere, sull'incapacità' di affrontare il reale, sull'inadeguatezza e l'inettitudine. Continuo a chiedermi perchè Svevo abbia definito senilità un eccesso d'amore. Forse voleva alludere alla condizione finale del protagonista Emilio, rimasto solo e malinconico, vittima di un senilità precoce. Oppure l'amore ossessivo del protagonista è solo uno stratagemma dell'autore per descrivere un uomo tormentato e in crisi. In definitiva poco importa: sia stato un vezzo letterario o un riferimento narrativo "Senilità" rimane un grandissimo, moderno romanzo sulla paura di vivere, sulla rinunzia, sulla finzione, sulla vita.

    ha scritto il 

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