Senilità

Di

Editore: Gulliver - Opportunity Books (I Giganti di Gulliver)

3.7
(3713)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 208 | Formato: Copertina morbida e spillati | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Spagnolo , Tedesco , Francese , Sloveno , Catalano

Isbn-10: 8881294885 | Isbn-13: 9788881294886 | Data di pubblicazione: 

Disponibile anche come: Tascabile economico , Paperback , Altri , Copertina rigida , Copertina rinforzata scuole e biblioteche , CD audio , eBook

Genere: Famiglia, Sesso & Relazioni , Narrativa & Letteratura , Filosofia

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Descrizione del libro
Nato dalla mente e dall’ingegno fervido di Italo Svevo, Senilità si pone cronologicamente al centro di un’importante trilogia, seguendo Una vita (1892) e precedendo La coscienza di Zeno (1923).
Pubblicato per la prima volta nel 1898 a spese dell’autore, il romanzo andò incontro ad un triste insuccesso e all’indifferenza della critica, tanto che lo stesso Svevo, nella prefazione alla seconda edizione, sentì di poter scrivere: «Non ha ottenuto una sola parola di lode o di biasimo». Fu Joyce che nel 1927, dopo aver dichiarato pubblicamente il suo sincero apprezzamento per questo libro, ne decretò il trionfo, facendo sì che esso fosse assurto a capolavoro.

«Affettuoso e acuto critico» ne fu altresì Montale, come lo stesso Svevo riferisce nella già citata prefazione, definendolo «giovine e pensoso amico».

Nel tratteggiare l’ambiente triestino in cui la vicenda è ambientata, Svevo dà vita ai corpi e alle figure dei quattro personaggi centrali del romanzo: Emilio Brentani, Stefano Balli, Angiolina e Amalia. A tutti gli altri, che casualmente entrano nella vicenda a respirarne gli intrecci, l’autore lascia il semplice ruolo di comparse.

Tutto ciò che egli non omette di descrivere, come i fatti esteriori o gli ambienti sociali e fisici, ha poco peso nella narrazione, poiché quest’ultima è essenzialmente rivolta all’indagine psicologica e all’introspezione dei protagonisti. Fra essi, criticamente disegnato da Svevo, spicca il ritratto di Emilio Brentani, attraverso la cui mente si districa e svolge inesorabilmente la storia.

Dal punto di vista sociale Emilio è un intellettuale piccolo borghese (soprattutto in virtù di un romanzo scritto negli anni della giovinezza). Dal punto di vista psicologico, invece, egli è un "inetto", un debole, un uomo che mente a se stesso pur di non scoprirsi misero e finito. Il protagonista sveviano si difende dal polifonico mondo che lo circonda riparandosi entro le mura del nido domestico e sotto le ali protettrici di Amalia, una sorella che è, nel contempo, figura materna. Da vile e incapace qual è, Emilio sogna l’uscita dal nido e il godimento dei piaceri della vita e, quando finalmente nella sua esistenza appare Angiolina, «una bionda dagli occhi azzurri grandi, alta e forte, ma snella e flessuosa, con il volto illuminato dalla vita, di un color giallo di ambra soffuso di rosa da una bella salute», in lei vede incarnati i simboli della pienezza vitale e della stessa salute fisica.

Tuttavia, sarà proprio nel rapporto con Angiolina -per Emilio sostanziale rapporto con la realtà- che emergerà l'inettitudine e l'immaturità del protagonista.

Nonostante i propositi di disinvolto giostrarsi e nuova sicurezza di proprie capacità, Emilio prova una forte paura nei confronti del sesso e della donna, tanto da giungere a trasfigurarla in figura angelica e pura, dalla quale invece Angiolina, superficiale, vanitosa e bugiarda, è infinitamente lontana. Lo stesso possesso fisico con la donna lo lascia insoddisfatto e turbato, poiché ne contamina l’ideale.

A contrastare la figura di Emilio è quella di un amico, Stefano Balli, amore non corrisposto di Amalia. Questi è ciò che Emilio non ha il coraggio di essere: un uomo forte, dominatore, certo di sé, presuntuoso ai limiti della sopportazione. Malgrado l’apparenza scientemente lasciata tale, a chi gratti per arrivare fino al fondo dell’anima sia di Brentani, che di Balli, non sarà difficile scoprirne la medesima natura di uomini fragili e immaturi. A dividerli un solo tratto: il diverso confluire dei pensieri immateriali nel mondo del concreto. Mentre Emilio reagisce con una sorta di vittimismo di fronte agli eventi, Stefano cerca di mascherare i propri limiti lasciandosi trasportare dall’illusione d'onnipotenza.

La storia ha come fulcro il rapporto sentimentale tra Emilio e Angiolina, ma solo superficialmente è il racconto di un amore ossessivo. In realtà è nient’altro che un preciso quadro psicologico dell’intellettuale piccolo borghese in crisi con se stesso. E con l'essere di sé fuori da sé, nel mondo di sempre.

Il protagonista è terrorizzato dalla realtà, tenta di atteggiarsi a uomo cinicamente gelido e finisce, invece, col raggiungere il solo, penoso camuffamento dei caratteri propri in forma consolante.

In Senilità l’attenzione è puntata sul pensiero di Emilio: raramente il punto di vista è quello di Amalia o Balli e, comunque, mai quello di Angiolina. Nonostante ciò, il protagonista della vicenda è uomo che non sa riportare la realtà, se non deformandola. Per questo motivo il narratore, vispo di ruvida lucidità, interviene con scaltra frequenza a giudicarlo in modo severo, a volte crudele. Spesso ironizza, getta la propria sprezzante opinione servendosi di aggettivi o semplici avverbi, lascia assaporare il gusto amaro del giudizio. In altri casi, infine, tace.

Il linguaggio di Emilio non è quello di Svevo, come a molti verrebbe da pensare, ma il risultato di una fedele registrazione del modo d’esprimersi di Emilio stesso, che usa frasi enfatiche, talvolta patetiche, insieme melodrammatiche e banali.

Così come Emilio nasce, muore. In effetti, la struttura del romanzo è assolutamente circolare: egli non impara nulla dalla vicenda, resta l’inetto, incapace, fragile e immaturo uomo che Svevo accanitamente critica. E così Balli torna alla sua vita non frequentando più l’amico, Angiolina fugge con un banchiere, Amalia muore. E ad Emilio Brentani, rimasto chiuso in una senilità precoce, non resta che guardare al passato, come un vecchio alla propria gioventù.
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  • 5

    È solo apparentemente un romanzo d'amore. La vicenda amorosa è occasione per una profonda analisi interiore della decadenza dell'intellettuale piccolo borghese, inetto di fronte alla vita, chiuso nell ...continua

    È solo apparentemente un romanzo d'amore. La vicenda amorosa è occasione per una profonda analisi interiore della decadenza dell'intellettuale piccolo borghese, inetto di fronte alla vita, chiuso nella propria coscienza fatta di auto-inganni e maschere. L'ho trovato in libro sempre attuale, molto amaro, che rivela i meccanismi psicologici dell'uomo moderno che mente a sé stesso, trasforma interiormente la realtà delle cose e vive inseguendo modelli sbagliati. Non c'è redenzione o presa di coscienza di sé alla fine, Senilità non è un romanzo di formazione. La coscienza di Zeno è una sorta di evoluzione rispetto a questo romanzo.

    ha scritto il 

  • 3

    E' stata una sorpresa questo romanzo di Svevo perché dopo aver letto "La coscienza di Zeno" mi aspettavo anche qui un approccio più "psicanalitico". Invece quest'opera la definirei come uno degli ulti ...continua

    E' stata una sorpresa questo romanzo di Svevo perché dopo aver letto "La coscienza di Zeno" mi aspettavo anche qui un approccio più "psicanalitico". Invece quest'opera la definirei come uno degli ultimi romanzi romantici quasi fosse stato scritto agli inizi dell'ottocento e non in pieno verismo e al tramonto di un'epoca che si sarebbe conclusa da lì a pochi anni con la Grande Guerra.
    Il ritmo a volte è un po' lento, ma nel complesso il libro è piacevole da leggere.

    "Strano - pensò,- sembrerebbe che metà dell'umanità esista per vivere e l'altra metà per essere vissuta"

    ha scritto il 

  • 0

    Moderno e antico allo stesso tempo: "Senilità" rappresenta di certo un bell'esempio (tra i primi in Italia) di romanzo psicologico, con una notevole introspezione dei personaggi; ma è lento, faticoso ...continua

    Moderno e antico allo stesso tempo: "Senilità" rappresenta di certo un bell'esempio (tra i primi in Italia) di romanzo psicologico, con una notevole introspezione dei personaggi; ma è lento, faticoso e, a tratti, addirittura noioso.

    ha scritto il 

  • 0

    Il libro di Svevo, "quello corto"

    Tanti anni fa, a Trieste, c'era un signore che dava lezioni d'inglese al signor Ettore Schmitz; quest'ultimo, che da ora in avanti chiameremo Italo Svevo, all'epoca lavorava per l'azienda di vernici n ...continua

    Tanti anni fa, a Trieste, c'era un signore che dava lezioni d'inglese al signor Ettore Schmitz; quest'ultimo, che da ora in avanti chiameremo Italo Svevo, all'epoca lavorava per l'azienda di vernici nautiche del suocero - roba non di poco conto, se si pensa che da loro si serviva la flotta navale dell'Impero Britannico.

    L'insegnante diventò poi suo amico; cominciarono a parlar fitto di letteratura, di scrittura e tutte quelle cose lì.
    Il prof. d'inglese aveva in effetti pubblicato qualche libro; in più, stava lavorando, diceva, a un testo ispirato all'Odissea e ambientato in Irlanda, suo paese natale.
    Anche Svevo aveva, per l'appunto, dato alle stampe qualche racconto e due romanzi, "Una vita" e "Senilità", passati, diciamo, inosservati. Infatti, egli era più noto come il signor (o Herr, che dir si voglia) Schmitz che commerciava in vernici che non come Svevo autore di romanzi e prose brevi.
    Insomma, il fatto era che il triestino delle velleità letterarie se n'era ormai sbarazzato: ogni tanto gli capitava di scrivere, certo, ma preferiva tener la cosa nascosta. Però non poté celarla più del dovuto al suo dotto maestro anglofono, al quale diede da leggere proprio Senilità.

    L'irlandese, tra l'altro fine conoscitore della lingua italiana, andò a casa di Svevo qualche giorno dopo a dargli il responso, dicendogli qualcosa come: Caro mio, questa roba spacca.
    Non ci credo, dai, lo dici solo per farmi contento, rispose pronto l'amico.
    Vuoi vedere che non scherzo?, lo provocò l'attento lettore, e cominciò di getto a recitare a memoria interi brani tratti dal secondo romanzo sveviano, con sommo sbigottimento dell'autore, che non credeva né ai suoi occhi né alle sue orecchie.

    A questo punto, James Joyce, così si chiamava l'insegnante d'inglese, gli disse che un capolavoro del genere non avrebbe dovuto stare in un cassetto, ma sugli scaffali delle librerie e delle biblioteche, sulle pagine delle migliori riviste letterarie e nelle bocche degli accademici. Altro che vernici, signor Schmitz, Lei deve scrivere, si rimetta in gioco o l'inglese vado a insegnarlo a qualcun altro.

    E poi, più o meno andò così. Svevo di fatto si rimise a scrivere sul serio e nacque La coscienza di Zeno, uno dei romanzi più importanti del nostro Novecento; uno di quelli che la prof. ti dava da leggere a scuola sapendo benissimo che tu non l'avresti letto, e che se anche tu l'avessi fatto non avresti potuto apprezzarlo appieno, perché io ancora oggi faccio fatica capire a fondo alcuni concetti esposti lì dentro da Italo, figuriamoci a diciassette anni, quando non capivo un cazzo e preferivo leggere John Fante per i fatti miei, ché quello mi sembrava di capirlo un po' meglio.
    Però volli, neanche troppo fortissimamente, far contenta la prof, e decisi di trovare un compromesso chiamato "Senilità"; che era dello stesso Svevo, ma più corto. Cominciai dunque quello, ma dopo una quindicina di pagine mi stancai e, mi pare, iniziai "Post office", in cui almeno c'erano le parolacce.
    Quell'estate fu poi tutto sommato abbastanza prolifica: lessi diversi libri, ma niente Svevo. Della Coscienza me ne innamorai pochi anni dopo, mentre per Senilità ho aspettato i miei attuali (quasi) ventotto anni, che non so se siano l'età giusta ma ormai la frittata è fatta, amen.

    In realtà, dopo tanto scrivere, non è che abbia molto da dire su un romanzo così bello e così complesso e, a suo modo, ancora indecifrabile nell'anno del signore 2017.
    Si sa che i primi fuochi di Svevo furono Nietzsche e Schopenhauer, il secondo in particolare, che pare si senta parecchio in "Una vita" (che leggerò prestissimo, tra una quindicina d'anni o quindici giorni), mentre il primo per qualcuno pare sia presente più nel testo in questione: pare, nella figura del protagonista Emilio Brentani quale esempio di Superuomo. Non ricordo dove l'ho letta questa cosa, ma non credo di essere d'accordo; al massimo, il superuomo potrebbe essere il Balli, ma neanche lui a mio parere; invece, al Brentani darei al limite del super-bischero.

    Sicché, se "Una vita" era naturalismo + Schopenhauer, e "Zeno" modernismo (?) + presa per il culo di Freud, Senilità nessuno ha mai capito bene dove metterlo, ed è probabile che stia proprio lì il suo bello: in questo suo essere indefinibile, nella sua splendida scrittura e nella sua modernissima, contemporaneissima ironia.

    Pensare che l'aveva scritto nel 1898. Qualcuno poi gli aveva detto - c'è chi lo dice ancora oggi, ma va be' - che non era scritto abbastanza bene, in un italiano troppo poco canonico e troppo poco perfetto (sì, Svevo si era formato col tedesco e Trieste all'epoca non faceva parte, ecc ecc, lo sanno anche i sassi), e quindi, se proprio lo voleva rimandare in stampa, avrebbe dovuto riscriverlo un po' meglio.
    Così fece, e infatti quella che leggiamo di norma è la versione del 1924, riscritta ovviamente da Dio, così come sarà senz'altro stata scritta anche quella di ventisei anni prima; anzi: fonti più che autorevoli mi comunicano che sia stupenda.
    Non ho dubbi in proposito, e prima o poi me la procurerò, senza alcun intento filologico: giusto per il piacere di leggere ancora uno dei più grandi autori italiani di sempre in una delle sue vette espressive.

    E pensare che c'è ancora chi ha il coraggio di dire che "scriveva male".
    Povera patria.

    ha scritto il 

  • 0

    Perché poi, alla fine, ognuno ha da convivere con i suoi fantasmi letterari: e Svevo è uno scheletro nell'armadio per tanti, che lo hanno chiuso lì sin dai tempi del liceo.
    E' grigia la vita di Emilio ...continua

    Perché poi, alla fine, ognuno ha da convivere con i suoi fantasmi letterari: e Svevo è uno scheletro nell'armadio per tanti, che lo hanno chiuso lì sin dai tempi del liceo.
    E' grigia la vita di Emilio e del suo contornato di co-protagonisti? E' grigia la vita, allora.
    Non ho visto tutta questa opacità.
    C'è, forse, carenza del tanto decantato avere, ma non certo dell'essere. La consapavolezza della propria vita serena (non per nulla la parola "lieto", e suoi derivati, è quella che ricorre di più in tutto il romanzo), benché avara di spunti narrativi mondani (il tanto famigerato gossip, che crea invidie in chi ascolta, bassa e misera soddisfazione nel nunzio, e noia in chi lo vive); e la forza delle emozioni, sebbene così recondite (nel nome delle pubbliche virtù) e così represse (tanto da condurre alla pazzia) di cui lo spaccato di vita che si racconta è imperdonabilmente emblematico, non permettono una simile conclusione.
    Certo, Emilio è un "vinto". E' vinto dalla diatriba perenne che martirizza da sempre l'uomo: il dualismo tra istinto animale (che diventa sentimento nella sua espressione più alta), e ragione (prerogativa non sempre benigna dell'essere umano). Questa lotta formidabile è madre di due figli soverchi: il volere, spinta irrefrenabile e sensuale verso miraggi, o desideri; e il dovere: il grande inibitore morale. Ed Emilio è vinto perché non sa cedere né all'uno né all'altro completamente, mi li subisce entrambi, e li subisce consciamente, e ineluttabilmente. Ed è per questo, per questa sua (nostra) natura duplice ma complessa che egli non può che essere uomo vero, e completo.
    La novità del romanzo sta appunto nel racconto, inevitabilmente, a volte, non facile da "sentire", di questa, propria, emotività (fortunatamente non troppo gravido di difficili indagini psicologiche).
    Ci ho ritrovato molto delle mie meravigliose relazioni amorose adolescenziali, così intense, così incomprese, così vive, così pure. Se il grigio è questo, viva il grigio (e gli altri colori...semplice questione declamatoria)!!!

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    5

    “Egli la vide dinanzi a sé come su un altare, la personificazione del pensiero e del dolore e l'amò sempre, se amore è ammirazione e desiderio.”

    Sarò cinico, c’è effettivamente un’evoluzione nell’indagine introspettiva dedicata agli uomini da Svevo in “Una vita” e continuata molto bene in “Senilità”, questa volta non si suicida il personaggio ...continua

    Sarò cinico, c’è effettivamente un’evoluzione nell’indagine introspettiva dedicata agli uomini da Svevo in “Una vita” e continuata molto bene in “Senilità”, questa volta non si suicida il personaggio principale della storia, Emilio Brentani, che è un disastro più o meno come Alfonso Nitti, ma a morire è un’altra persona, emotivamente più fragile, di un protagonista che sembra davvero aver acquisito più maturità nel vivere la sua condizione di uomo; ma sarà così veramente?

    Rimane comunque l’inettitudine il tema principale anche di questa storia, ovvero la mancanza di iniziativa e l’indecisione, da notare che il titolo stesso del romanzo è chiaramente allusivo di un modo di ragionare dichiaratamente fuori dalla logica imputabile al Brentani stesso, cambia lo scenario e il risultato, ma continua in maniera ancora più efficace lo studio della psicologia umana e delle sue derive comportamentali da parte di Svevo, studi e indagini eccezionalmente all’avanguardia per l’epoca.

    Ed è questo che fa di “Senilità” un capolavoro moderno, anche se, purtroppo per lui, Svevo, dovrà aspettare 25 anni per vederlo riconosciuto tale, in seguito al successo de “La coscienza di Zeno”.
    La sfera lavorativa viene solo sfiorata. Il fulcro dell’indagine sono i rapporti personali del Brentani e la loro interdipendenza nella sua ristretta cerchia di amici e familiari quando si viene a innestare l’amante, quarta incomoda.
    Fioriscono gelosie, nascono amori celati, il tutto fra accuse reciproche e sovrastato dai continui ragionamenti di Emilio Brentani che però questa volta saranno più essenziali e meno tortuosi, ma sempre incentrati sulle sue scarse capacità decisionali e lasciando che, in un modo o nell’altro, gli eventi seguano il loro corso suo malgrado.
    L’apoteosi del risvolto psicologico del romanzo si ha nelle considerazioni finali dello pseudo letterato protagonista del romanzo che idealizza dopo anni i suoi ricordi in una fusione metafisica che vede unito il meglio di ciò che è stato, ma dove manca però l’autocritica necessaria a riconoscere che il suo apporto è stato solo nella componente distruttiva, unica possibilità ammessa dalla sua inettitudine.

    Da quanto si è visto, quindi, la lezione non sembra veramente assorbita, se non in minima parte, ancora molto c’è da lavorare, ben lontano dall’assumersi le sue responsabilità, Emilio Brentani, lascia volentieri che siano gli altri a pagare per la sua mancanza di carattere e personalità, rifugiandosi nei suoi recessi mentali che offrono ampia giustificazione al suo non agire.
    Sarà forse Zeno Cosini a dare una speranza di redenzione a questi uomini schiacciati continuamente dalla pesantezza dell’essere, sempre buoni a parlare ma pronti a fuggire davanti alla responsabilità dei fatti?
    Per saperlo, almeno a me personalmente, non mi resta altro che andare a fare la sua conoscenza…

    ha scritto il 

  • 3

    Povera Amalia! ☆☆☆

    Un libro tristissimo che ha tirato fuori da me la parte meno caritatevole nei confronti degli uomini, infatti vi avverto, in questo commento sarò cattiva.

    All'inizio mi sono chiesta per quale motivo t ...continua

    Un libro tristissimo che ha tirato fuori da me la parte meno caritatevole nei confronti degli uomini, infatti vi avverto, in questo commento sarò cattiva.

    All'inizio mi sono chiesta per quale motivo tutti sostengano che Italo Svevo sia un autore noioso, uno di quegli autori di cui tutti parlano perchè sono nei programmi scolastici ( o almeno lo erano ai miei tempi) ma che alla fine nessuno legge sostenendo che è una palla micidiale... A me non è parso così, ma è anche vero che i suoi libri ho iniziato a leggerli a 45 anni... Sinceramente La coscienza di Zeno mi è piaciuto di più, ma anche in Senilità ho apprezzato alcune cose. La storia mi ha fatto soffrire, soprattutto per la povera Amalia, sorella del protagonista condannata ad una vita miserabile nell'ombra del fratello, ma anche per Angiolina, che alla fine mi pare comunque più vittima che carnefice. Questo è un libro maschilista, o meglio un libro che evidenzia come fosse maschilista la società all'epoca ( sorvoliamo sui retaggi tuttora presenti, proprio stamani un tipo su Facebook mi ha commentato "Se non sai stare sui social vai a lavare i piatti"), se poi un po' di misoginia sia insita anche nell'autore non l'ho capito, ciò che mi interessa soprattutto è porre l'accento su come la figura femminile venga considerata quasi come un essere non pensante, completamente in balìa delle brame del maschio se bella o del tutto invisibile se non desiderabile esteticamente.

    Amalia è una donna senza futuro perchè priva di mezzi di sostentamento autonomi, dedita all'accudimento del fratello perchè troppo brutta per accudire un marito...Angiolina invece è una donna che approfitta della sua avvenenza per farsi mantenere dagli uomini menandoli per il naso e raccontando loro un sacco di balle... Due facce della stessa medaglia, dello stesso modo di pensare retrogrado; entrambe le figure mi ispirano una tristezza infinita perchè alla fine la donna esce perdente in entrambi i casi.

    Di tutte le pippe mentali del protagonista invece non mi importa un accidenti a dire il vero... come dice il proverbio mal voluto non è mai troppo.

    "L'immagine della morte è bastevole ad occupare tutto un intelletto. Gli sforzi per trattenerla o per respingerla sono titanici, perché ogni nostra fibra terrorizzata la ricorda dopo averla sentita vicina, ogni nostra molecola la respinge nell'atto stesso di conservare e produrre la vita. Il pensiero di lei è come una qualità, una malattia dell'organismo. La volontà non lo chiama né lo respinge."

    “Strano – pensò, – sembrerebbe che metà dell'umanità esista per vivere e l'altra per essere vissuta.”

    Passi di: Italo Svevo. “Senilità”

    ha scritto il 

  • 4

    Tutta la vita di un triestino, niente escluso

    Premessa:
    La genesi di questo romanzo è una lunga trafila di rifiuti e tentennamenti, sbloccati da un risoluto James Joyce che, in un giorno assai fortunato per tutti noi lettori, riuscì a far ri-pubb ...continua

    Premessa:
    La genesi di questo romanzo è una lunga trafila di rifiuti e tentennamenti, sbloccati da un risoluto James Joyce che, in un giorno assai fortunato per tutti noi lettori, riuscì a far ri-pubblicare questo scritto di Svevo, dopo una prima edizione passata inosservata.
    Evviva Joyce, dispensatore di gioie e bontà!

    Successivamente, anche Eugenio Montale sottolineò l'eccezionale qualità di quest'opera: "Scrivere Zeno nel '920 è prova di sommo ingegno; scrivere Senilità nell'Italia del '98 (!!!) è forse prova di genio".
    I punti esclamativi non sono miei, ma del Poeta ;)

    E adesso una manciata di riflessioni mie...
    1) Stento ancora a credere che questo romanzo sia stato scritto nel 1898! Sembra che Svevo abbia viaggiato nel tempo, rubando al gusto del secolo successivo toni, storie, dialoghi, tratti caratteristici - visioni.
    2) L'incipit è folgorante e contiene in poche righe la summa di tutto ciò che seguirà:
    "Di primo acchito, con le prime parole che le rivolse, volle avvisarla che non intendeva di compromettersi in una relazione troppo seria. Parlò cioè a un bel circa così: T'amo molto e per il tuo bene desidero che ci si metta d'accordo di andare molto cauti"!
    E' Emilio Brentani che parla, il protagonista che racchiude in sé i tipici caratteri del personaggio sveviano: giovane e già deluso, troppo pigro per seguire ideali che lo allettano, insofferente verso il destino assegnatogli e incapace di reagire (il più delle volte), destinato a perdere. E circondato da ben altra risma di tipi (e tipe) molto più furbi e spregiudicati, fra i quali "il più intelligente della città" (!), al cospetto del quale Emilio non è che un uomo destinato al massacro...
    3) Notevolissima la mappa sociogeografica di Trieste. Leggere Senilità è trasportarsi in quella città, un vero invito al viaggio, una magia che ho avuto la fortuna di vivere "live", passeggiando più volte nei luoghi sveviani con ammirazione e ispirazione.

    In conclusione, un'opera che non merita di finire dimenticata, un apripista per la letteratura europea del Novecento. Un autentico classico.

    ha scritto il 

  • 4

    Emilio Brentani, 35 anni, un trascorso da semisconosciuto romanziere e un presente da impiegato in una compagnia d'assicurazioni, divide la sua vita tra le mura domestiche condivise con la sorella Ama ...continua

    Emilio Brentani, 35 anni, un trascorso da semisconosciuto romanziere e un presente da impiegato in una compagnia d'assicurazioni, divide la sua vita tra le mura domestiche condivise con la sorella Amalia, l'amicizia con il donnaiolo Stefano Balli e l'amore per la giovane Angiolina. L'inettitudine di Emilio si manifesta sensibilmente in ognuno di questi rapporti: dalla premura per la sorella mai sufficientemente palesata, alla taciuta gelosia nei confronti dell'amico fino all'ingannevole rapporto con la giovane sbarazzina tanto desiderata.

    ha scritto il 

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