Senilità

Di

Editore: Lulu.com

3.7
(3594)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 216 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Spagnolo , Tedesco , Francese , Sloveno , Catalano

Isbn-10: 1409227111 | Isbn-13: 9781409227113 | Data di pubblicazione: 

Disponibile anche come: Tascabile economico , Altri , Copertina rigida , Copertina morbida e spillati , Copertina rinforzata scuole e biblioteche , CD audio , eBook

Genere: Famiglia, Sesso & Relazioni , Narrativa & Letteratura , Filosofia

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Descrizione del libro
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  • 3

    Eterni fanciulli grigi

    Vite fosche ripiegate in se stesse, votate a perdersi in spazi oltre l’amore e il dolore, là dove nulla resta, in perpetua tranquillità che è disperazione. Destini d’inerzia, vite come fissità, senza ...continua

    Vite fosche ripiegate in se stesse, votate a perdersi in spazi oltre l’amore e il dolore, là dove nulla resta, in perpetua tranquillità che è disperazione. Destini d’inerzia, vite come fissità, senza brame né speranze, prive di luminosa violenza.

    ha scritto il 

  • 4

    "Vedo grigio e sento grigio"

    "Strano - pensò, - sembrerebbe che metà dell'umanità esista per vivere e l'altra per essere vissuta."

    Lui, Emilio Brentani, sicuramente non esiste per vivere...

    - Lui, l'uomo che non riesce a decidere ...continua

    "Strano - pensò, - sembrerebbe che metà dell'umanità esista per vivere e l'altra per essere vissuta."

    Lui, Emilio Brentani, sicuramente non esiste per vivere...

    - Lui, l'uomo che non riesce a decidere mai.
    - Lui, l'uomo che non riesce ad agire mai.
    - Lui, l'uomo che non riesce mai a uscire da sé stesso e dai suoi bisogni.

    E infatti. Che necessità c'è di comprendere la realtà e le persone che la compongono quando c'è la  possibilità di figurarsele a proprio piacimento?

    Emilio ha 35 anni e la sua vita è completamente ridotta ad una dimensione interiore. E questo parrebbe un pregio, ma ahimè diviene un grandissimo difetto nel momento in cui la cosa gli impedisce di vedere altro da sé e dal suo pensare. Gli impedisce di agire. Gli impedisce di vivere.

    Una sorella, Amalia. La cui vita, o meglio non vita, è di una tristezza agghiacciante. Il sogno, o forse meglio il delirio, l'unica forma che par animarla e risvegliarla dal piatto torpore che contraddistingue tutta la sua esistenza. Un guizzo. Un bagliore che si compone di solo pensiero. E che precede una fine ineluttabile quanto angosciante.

    Destini incrociati quelli dei due fratelli. Che si invaghiscono non di persone reali ma delle proiezioni mentali che entrambi si son costituiti degli amati.
    L'amore (si può parlare di amore?) per Angiolina e il Balli par rappresentare per entrambi la via di fuga da una vita grigia e monotona il cui ingrediente principale è la solitudine. Ma Angiolina e il Balli nei fatti son ben diversi dai pensieri con cui Emilio e Amalia li rappresentano.

    Svevo ci mostra la storia attraverso gli occhi di Emilio. Siamo nella testa di Emilio. Siamo talmente tanto immedesimati nei suoi pensieri, che l'angoscia e il senso claustrofobico ci assale così come il l'inconsistenza della sua vita. Vien quasi la nausea dal senso di oppressione che produce una esistenza spesa così, inutilmente, girando in tondo ma sempre a vuoto come sulle giostrine dei bambini.

    Un romanzo alienante ... scritto benissimo che con grandissima efficacia e bravura dipinge l'inettitudine e l'incapacità (o la paura) di affrontare la vita reale.

    ha scritto il 

  • 4

    "La vita è terribile come la morte"

    Romanzo sul male di vivere, sull'incapacità' di affrontare il reale, sull'inadeguatezza e l'inettitudine. Continuo a chiedermi perchè Svevo abbia definito senilità un eccesso d'amore. Forse voleva all ...continua

    Romanzo sul male di vivere, sull'incapacità' di affrontare il reale, sull'inadeguatezza e l'inettitudine. Continuo a chiedermi perchè Svevo abbia definito senilità un eccesso d'amore. Forse voleva alludere alla condizione finale del protagonista Emilio, rimasto solo e malinconico, vittima di un senilità precoce. Oppure l'amore ossessivo del protagonista è solo uno stratagemma dell'autore per descrivere un uomo tormentato e in crisi. In definitiva poco importa: sia stato un vezzo letterario o un riferimento narrativo "Senilità" rimane un grandissimo, moderno romanzo sulla paura di vivere, sulla rinunzia, sulla finzione, sulla vita.

    ha scritto il 

  • 5

    Un Sénilita per Mr. Ballantine

    Il commesso aveva un paio di occhialetti rotondi, i capelli pettinati all'indietro, sfoggiava un papillon rosso.
    “Scusi avete Sénilita?” Chiesi
    “Senilità, casomai” mi corresse avviandosi a prendere il ...continua

    Il commesso aveva un paio di occhialetti rotondi, i capelli pettinati all'indietro, sfoggiava un papillon rosso.
    “Scusi avete Sénilita?” Chiesi
    “Senilità, casomai” mi corresse avviandosi a prendere il libro

    Nella prefazione alla seconda edizione di Senilità, in data 1 marzo 1927, Svevo scrive: «Pensa Valéry Larbaud che il titolo di questo romanzo non sia quello che gli competa. Anch'io, che so ormai che cosa sia una vera senilità, sorrido talvolta di aver attribuito ad essa un eccesso in amore». E poche righe dopo: «Mi sembrerebbe di mutilare il libro privandolo del suo titolo che a me pare possa spiegare e scusare qualche cosa. Quel titolo mi guidò e lo vissi. Rimanga dunque così questo romanzo che ripresento ai lettori con qualche ritocco meramente formale».

    Mi guidò e lo vissi. Avevo 18 anni quando ci assegnarono questo libro a scuola. All'unanimità i miei compagni lo giudicarono noioso ed inconcludente, a me piacque al punto che venti anni più tardi, l'ho inserito su Anobii accendendo tutte le stelle disponibili. Non avevo intenzione di rileggerlo, poi qualcosa si è mosso in me dopo la rilettura de La coscienza di Zeno. E' quello il capolavoro di Italo Svevo? In Senilità se si osservano i negativi delle foto di Emilio e Angiolina, appaiono le immagini di Stefano ed Amalia. Quello di Svevo è un gioco di chiaroscuri, i personaggi sarebbero solo due, diventano quattro per consentirgli di far luce sulle potenzialità insite in ciascun individuo. La linearità e la coerenza dei quattro personaggi diventa assai più umana se li mescoliamo, è in quel modo che prendono vita abbandonando la staticità fotografica.
    Deve essere ciò che mi colpì nella prima lettura, dovetti sentirmi un Ballantine, un ibrido fra Balli e Brentani. Son passati così tanti anni che ne avevo in parte dimenticato la trama, per certi versi assimilabile ad un altro grande romanzo italiano “Un amore” di Dino Buzzati, scritto sessantacinque anni più tardi. Si dice che l'amore sia cieco ma è la paura a rendere ciechi. L'Emilio di Svevo e l'Antonio di Buzzati sono vittime della loro paura di rimanere soli, prima che delle donne dalle quali vengono raggirati. La paura riesce a camuffare ciò che sta accadendo loro, ammantandolo di sentimento. Credono di poter vantare un'esperienza vista la loro età, ma ecco in Senilità essa a cosa si riduce:

    Parlava spesso della sua esperienza. Ciò ch'egli credeva di poter chiamare così era qualche cosa ch'egli aveva succhiato dai libri, una grande diffidenza e un grande disprezzo dei propri simili.

    I suoi libri dallo scaffale gli si offrivano invano. Tutti quei titoli annunziavano della roba morta, non bastevole a far dimenticare neppure per un istante la vita, il dolore ch'egli sentiva muoversi nel seno.

    Emilio idealizza Angiolina, rinuncerebbe al suo possesso fisico per un'oncia d'affetto. Intrappolato dagli stessi presupposti con i quali ha dato inizio alla relazione, è incapace di esserne amante e sogna di redimerla, di cancellarne la meschinità e renderla degna del suo amore inetto.
    In Senilità non ci sono le ingenuità e le lungaggini che ho trovato ne “La coscienza di Zeno”. I capitoli sono ben inscatolati e disposti simmetricamente sullo scaffale. Io, Mr. Ballantine, dico che è questo il miglior libro di Svevo.

    1989 ★★★★★
    2015 ★★★★★

    ha scritto il 

  • 4

    Più mi addentro in Svevo è più riesco ad apprezzarlo e a riconoscergli tutta la sua grandezza, perché sì, è proprio uno dei più grandi scrittori italiani del 900 e forse uno dei grandi padri del roman ...continua

    Più mi addentro in Svevo è più riesco ad apprezzarlo e a riconoscergli tutta la sua grandezza, perché sì, è proprio uno dei più grandi scrittori italiani del 900 e forse uno dei grandi padri del romanzo moderno, quello che rompe l’impianto del romanzo ottocentesco per rivolgere la propria attenzione più che agli accadimenti che riguardano i protagonisti, alle trame che si svolgono nella mente dei personaggi.
    Senilità e il suo mediocre protagonista Brentani non raggiungono ancora le vette che solo più tardi Svevo conseguirà con Zeno Cosini e la sua “Coscienza”, ma già diversi temi che verranno affrontati ripetutamente dallo scrittore triestino (la mediocrità, la mancanza di coraggio, la menzogna raccontata anche a se stesso, la ricerca di autoassoluzione dai propri complessi di colpa) e in special modo l’infatuazione ossessiva per la giovanetta falsa-ingenua (che troveremo ancora, sviluppato diversamente, sia in Zeno che nella Novella del buon vecchio e della bella fanciulla, e che forse doveva essere ancora il tema del suo ultimo romanzo, mai scritto per l’improvvisa morte a seguito di un incidente automobilistico) trovano qui la materia concreta che è alla base del libro. Che si fa leggere ancora con una piacevole scorrevolezza nonostante la ricercatezza delle forme linguistiche, di sapore ancora vagamente ottocentesco, ma sicuramente molto vicino anche al “parlato” degli ambienti colti e borghesi dell’epoca (il romanzo, dopotutto, è del 1898).

    ha scritto il 

  • 4

    Senilità è come un quadro dipinto con due soli colori, il grigio e il rosso.
    La grigia inettitudine del protagonista Emilio Brentani, la grigia rassegnazione della sorella Amalia, il grigio delle loro ...continua

    Senilità è come un quadro dipinto con due soli colori, il grigio e il rosso.
    La grigia inettitudine del protagonista Emilio Brentani, la grigia rassegnazione della sorella Amalia, il grigio delle loro esistenze, il rosso dell’ardita sfrontatezza di Angiolina, il rosso dell’esuberanza vitale di Stefano.

    ha scritto il 

  • 4

    Secondo volume della trilogia sveviana che tanto ha lasciato a noi lettori ed alla cultura italiana in generale.Qui il racconto si fa più intimo,gli intrecci sono meno scoperti che ne "La coscienza",m ...continua

    Secondo volume della trilogia sveviana che tanto ha lasciato a noi lettori ed alla cultura italiana in generale.Qui il racconto si fa più intimo,gli intrecci sono meno scoperti che ne "La coscienza",ma l'atmosfera mitteleuropea che si respira nelle pagine,e quello strappo nello stile della scrittura,complice l'amicizia con Joyce che soggiornò per un periodo a Trieste,sono evidenti e "firma"indelebile.

    ha scritto il 

  • 0

    Recensione: Senilità, di Italo Svevo

    http://www.meloleggo.it/recensione-senilita-di-italo-svevo_855/

    Senilità è il secondo romanzo scritto da Italo Svevo, pubblicato nel 1898, che però non fu accolto favorevolmente dal pubblico. In quest ...continua

    http://www.meloleggo.it/recensione-senilita-di-italo-svevo_855/

    Senilità è il secondo romanzo scritto da Italo Svevo, pubblicato nel 1898, che però non fu accolto favorevolmente dal pubblico. In questo romanzo l’autore affronta il tema dell’inettitudine che viene incarnata in modo magistrale dal personaggio di Emilio Brentani. La sua inettitudine lo porta infatti a essere egoista e a pensare che il mondo ruoti intorno alle sue esigenze, a essere un debole che per nascondere questo suo lato mente e inganna se stesso e gli altri, a essere un eterno indeciso sempre in lotta tra i desideri e l’incapacità di goderne pienamente.

    Il protagonista è un uomo di trentacinque anni che vive una vita triste e monotona insieme a sua sorella, Amalia, che non essendosi sposata ha dedicato la sua vita ad accudire il fratello.

    Un giorno...[continua a leggere su www.MeLoLeggo.it]

    ha scritto il 

  • 5

    Il linguaggio

    Per mia fortuna ai tempi del liceo non mi toccò di leggere Svevo, ma solo di studiare poche pagine sul libro di storia della letteratura italiana da papagalleggiare all'esame di maturità. Dico questo ...continua

    Per mia fortuna ai tempi del liceo non mi toccò di leggere Svevo, ma solo di studiare poche pagine sul libro di storia della letteratura italiana da papagalleggiare all'esame di maturità. Dico questo perchè ho odiato la maggior parte dei libri letti per studio. Al di là dei contenuti, degli aspetti filosofici e psicologici che vengono sempre giustamente messi in rilievo dalla critica ufficiale e dai lettori di questo autore, a me piace proprio quello che viene considerato il difetto di questo scrittore: il linguaggio. La scrittura di Svevo nasce direttamente sulla pagina, è personalissima, è vera, viva, moderna e in Svevo la vicinanza tra scritto e parlato non significa trascuratezza o sciatteria, ma immediatezza, semplicità, forza comunicativa. Svevo è un genio.

    p.s. ogni tanto sento il bisogno di rileggere Svevo e sempre mi meraviglio come fosse una lettura inedita.

    ha scritto il 

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