Senilità

Di

Editore: Gulliver - Opportunity Books (I Giganti di Gulliver)

3.7
(3627)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 208 | Formato: Copertina morbida e spillati | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Spagnolo , Tedesco , Francese , Sloveno , Catalano

Isbn-10: 8881294885 | Isbn-13: 9788881294886 | Data di pubblicazione: 

Disponibile anche come: Tascabile economico , Paperback , Altri , Copertina rigida , Copertina rinforzata scuole e biblioteche , CD audio , eBook

Genere: Famiglia, Sesso & Relazioni , Narrativa & Letteratura , Filosofia

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Descrizione del libro
Nato dalla mente e dall’ingegno fervido di Italo Svevo, Senilità si pone cronologicamente al centro di un’importante trilogia, seguendo Una vita (1892) e precedendo La coscienza di Zeno (1923).
Pubblicato per la prima volta nel 1898 a spese dell’autore, il romanzo andò incontro ad un triste insuccesso e all’indifferenza della critica, tanto che lo stesso Svevo, nella prefazione alla seconda edizione, sentì di poter scrivere: «Non ha ottenuto una sola parola di lode o di biasimo». Fu Joyce che nel 1927, dopo aver dichiarato pubblicamente il suo sincero apprezzamento per questo libro, ne decretò il trionfo, facendo sì che esso fosse assurto a capolavoro.

«Affettuoso e acuto critico» ne fu altresì Montale, come lo stesso Svevo riferisce nella già citata prefazione, definendolo «giovine e pensoso amico».

Nel tratteggiare l’ambiente triestino in cui la vicenda è ambientata, Svevo dà vita ai corpi e alle figure dei quattro personaggi centrali del romanzo: Emilio Brentani, Stefano Balli, Angiolina e Amalia. A tutti gli altri, che casualmente entrano nella vicenda a respirarne gli intrecci, l’autore lascia il semplice ruolo di comparse.

Tutto ciò che egli non omette di descrivere, come i fatti esteriori o gli ambienti sociali e fisici, ha poco peso nella narrazione, poiché quest’ultima è essenzialmente rivolta all’indagine psicologica e all’introspezione dei protagonisti. Fra essi, criticamente disegnato da Svevo, spicca il ritratto di Emilio Brentani, attraverso la cui mente si districa e svolge inesorabilmente la storia.

Dal punto di vista sociale Emilio è un intellettuale piccolo borghese (soprattutto in virtù di un romanzo scritto negli anni della giovinezza). Dal punto di vista psicologico, invece, egli è un "inetto", un debole, un uomo che mente a se stesso pur di non scoprirsi misero e finito. Il protagonista sveviano si difende dal polifonico mondo che lo circonda riparandosi entro le mura del nido domestico e sotto le ali protettrici di Amalia, una sorella che è, nel contempo, figura materna. Da vile e incapace qual è, Emilio sogna l’uscita dal nido e il godimento dei piaceri della vita e, quando finalmente nella sua esistenza appare Angiolina, «una bionda dagli occhi azzurri grandi, alta e forte, ma snella e flessuosa, con il volto illuminato dalla vita, di un color giallo di ambra soffuso di rosa da una bella salute», in lei vede incarnati i simboli della pienezza vitale e della stessa salute fisica.

Tuttavia, sarà proprio nel rapporto con Angiolina -per Emilio sostanziale rapporto con la realtà- che emergerà l'inettitudine e l'immaturità del protagonista.

Nonostante i propositi di disinvolto giostrarsi e nuova sicurezza di proprie capacità, Emilio prova una forte paura nei confronti del sesso e della donna, tanto da giungere a trasfigurarla in figura angelica e pura, dalla quale invece Angiolina, superficiale, vanitosa e bugiarda, è infinitamente lontana. Lo stesso possesso fisico con la donna lo lascia insoddisfatto e turbato, poiché ne contamina l’ideale.

A contrastare la figura di Emilio è quella di un amico, Stefano Balli, amore non corrisposto di Amalia. Questi è ciò che Emilio non ha il coraggio di essere: un uomo forte, dominatore, certo di sé, presuntuoso ai limiti della sopportazione. Malgrado l’apparenza scientemente lasciata tale, a chi gratti per arrivare fino al fondo dell’anima sia di Brentani, che di Balli, non sarà difficile scoprirne la medesima natura di uomini fragili e immaturi. A dividerli un solo tratto: il diverso confluire dei pensieri immateriali nel mondo del concreto. Mentre Emilio reagisce con una sorta di vittimismo di fronte agli eventi, Stefano cerca di mascherare i propri limiti lasciandosi trasportare dall’illusione d'onnipotenza.

La storia ha come fulcro il rapporto sentimentale tra Emilio e Angiolina, ma solo superficialmente è il racconto di un amore ossessivo. In realtà è nient’altro che un preciso quadro psicologico dell’intellettuale piccolo borghese in crisi con se stesso. E con l'essere di sé fuori da sé, nel mondo di sempre.

Il protagonista è terrorizzato dalla realtà, tenta di atteggiarsi a uomo cinicamente gelido e finisce, invece, col raggiungere il solo, penoso camuffamento dei caratteri propri in forma consolante.

In Senilità l’attenzione è puntata sul pensiero di Emilio: raramente il punto di vista è quello di Amalia o Balli e, comunque, mai quello di Angiolina. Nonostante ciò, il protagonista della vicenda è uomo che non sa riportare la realtà, se non deformandola. Per questo motivo il narratore, vispo di ruvida lucidità, interviene con scaltra frequenza a giudicarlo in modo severo, a volte crudele. Spesso ironizza, getta la propria sprezzante opinione servendosi di aggettivi o semplici avverbi, lascia assaporare il gusto amaro del giudizio. In altri casi, infine, tace.

Il linguaggio di Emilio non è quello di Svevo, come a molti verrebbe da pensare, ma il risultato di una fedele registrazione del modo d’esprimersi di Emilio stesso, che usa frasi enfatiche, talvolta patetiche, insieme melodrammatiche e banali.

Così come Emilio nasce, muore. In effetti, la struttura del romanzo è assolutamente circolare: egli non impara nulla dalla vicenda, resta l’inetto, incapace, fragile e immaturo uomo che Svevo accanitamente critica. E così Balli torna alla sua vita non frequentando più l’amico, Angiolina fugge con un banchiere, Amalia muore. E ad Emilio Brentani, rimasto chiuso in una senilità precoce, non resta che guardare al passato, come un vecchio alla propria gioventù.
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  • 4

    Emilio Brentani, 35 anni, un trascorso da semisconosciuto romanziere e un presente da impiegato in una compagnia d'assicurazioni, divide la sua vita tra le mura domestiche condivise con la sorella Ama ...continua

    Emilio Brentani, 35 anni, un trascorso da semisconosciuto romanziere e un presente da impiegato in una compagnia d'assicurazioni, divide la sua vita tra le mura domestiche condivise con la sorella Amalia, l'amicizia con il donnaiolo Stefano Balli e l'amore per la giovane Angiolina. L'inettitudine di Emilio si manifesta sensibilmente in ognuno di questi rapporti: dalla premura per la sorella mai sufficientemente palesata, alla taciuta gelosia nei confronti dell'amico fino all'ingannevole rapporto con la giovane sbarazzina tanto desiderata.

    ha scritto il 

  • 3

    La grigia vita di Emilio

    "Subito, con le prime parole che le rivolse, volle avvisarla
    che non intendeva compromettersi in una relazione
    troppo seria. Parlò cioè a un dipresso così: – T'amo molto
    e per il tuo bene desidero ci ...continua

    "Subito, con le prime parole che le rivolse, volle avvisarla
    che non intendeva compromettersi in una relazione
    troppo seria. Parlò cioè a un dipresso così: – T'amo molto
    e per il tuo bene desidero ci si metta d'accordo di andare
    molto cauti. – La parola era tanto prudente ch'era
    difficile di crederla detta per amore altrui, e un po' più
    franca avrebbe dovuto suonare così: – Mi piaci molto,
    ma nella mia vita non potrai essere giammai più importante
    di un giocattolo. Ho altri doveri io, la mia carriera,
    la mia famiglia."
    Questo è tutto. Fine

    https://www.youtube.com/results?search_query=john+lennon+woman

    ha scritto il 

  • 4

    Cinquanta sfumature di grigio

    Emilio Brentani, protagonista di Senilità, è un intellettuale di fine ottocento che vive a Trieste. E’ l’incarnazione dell’inetto perfetto, incapace di vivere realmente, imprigionato com'è nei suoi so ...continua

    Emilio Brentani, protagonista di Senilità, è un intellettuale di fine ottocento che vive a Trieste. E’ l’incarnazione dell’inetto perfetto, incapace di vivere realmente, imprigionato com'è nei suoi sogni e nelle sue illusioni. Non vive, sopravvive. La realtà lo sovrasta e lui gira costantemente a vuoto, indeciso sul modo di agire.

    Si invaghisce di Angiolina, donna semplice, energica e anche allegrotta, che non disdegna altri uomini. Ma lui non se ne accorge quasi. La idealizza. La desidera, forse. Pensa a lei tutto il giorno, ne è ossessionato. Ma non si decide. Mi ama. Forse non mi ama. Ma probabilmente sì. E’ geloso, ma non ne ha ragione. O forse sì? Mi pensa, ma quanto mi pensa? O pensa a lui? Mi ha guardato? Ha guardato lui? Chissà cosa pensava? (quanta voglia di entrare nel libro e dargli quattro schiaffoni!)

    Emilio condivide la casa con la sorella, che vive anch'essa in un mondo tutto suo e che, persa nelle sue fantasie, perde tristemente il contatto con la realtà nel momento in cui coglie il contrasto tra sogno e realtà.

    Il romanzo, più che sulle vicende narrate, gira tutto sui ragionamenti e sulle considerazioni di Emilio, che narra in prima persone. E' volutamente lento (molto...) per rappresentare il processo di continua riflessione di Emilio, per mostrare il lento insinuarsi del dubbio dentro di lui e per sottolineare la sua passività che a trentacinque anni lo rende effettivamente simile ad un vecchio che rimugina senza agire.

    Nel romanzo si parla di amore, spesso impossibile, più visto come desiderio di “possesso” dell’amata: "Quando una ragazza permette ad un giovine di dirle d'amarla, ella è già sua e non più libera”, di convenzioni dovute ad un ambiente basato sulla consuetudine, ma anche di morte, che causa disperazione quando coinvolge persone care e nel contempo si contrappone alla vita il cui motore è l’amore “L’immagine della morte è bastevole ad occupare tutto un intelletto. Il pensiero di lei è come una qualità, una malattia dell’organismo. La volontà non lo chiama né lo respinge”.

    E’ bravissimo Svevo, con la sua scrittura semplice ma molto efficace, a rappresentare in questo romanzo tutte le sfumature di grigio di una esistenza inutile, condotta in solitudine e senza speranza di miglioramento. Ovviamente la scala dei grigi, così ottimamente rappresentata, non mi ha reso la lettura particolarmente esaltante...

    ha scritto il 

  • 3

    Eterni fanciulli grigi

    Vite fosche ripiegate in se stesse, votate a perdersi in spazi oltre l’amore e il dolore, là dove nulla resta, in perpetua tranquillità che è disperazione. Destini d’inerzia, vite come fissità, senza ...continua

    Vite fosche ripiegate in se stesse, votate a perdersi in spazi oltre l’amore e il dolore, là dove nulla resta, in perpetua tranquillità che è disperazione. Destini d’inerzia, vite come fissità, senza brame né speranze, prive di luminosa violenza.

    ha scritto il 

  • 4

    "Vedo grigio e sento grigio"

    "Strano - pensò, - sembrerebbe che metà dell'umanità esista per vivere e l'altra per essere vissuta."

    Lui, Emilio Brentani, sicuramente non esiste per vivere...

    - Lui, l'uomo che non riesce a decidere ...continua

    "Strano - pensò, - sembrerebbe che metà dell'umanità esista per vivere e l'altra per essere vissuta."

    Lui, Emilio Brentani, sicuramente non esiste per vivere...

    - Lui, l'uomo che non riesce a decidere mai.
    - Lui, l'uomo che non riesce ad agire mai.
    - Lui, l'uomo che non riesce mai a uscire da sé stesso e dai suoi bisogni.

    E infatti. Che necessità c'è di comprendere la realtà e le persone che la compongono quando c'è la  possibilità di figurarsele a proprio piacimento?

    Emilio ha 35 anni e la sua vita è completamente ridotta ad una dimensione interiore. E questo parrebbe un pregio, ma ahimè diviene un grandissimo difetto nel momento in cui la cosa gli impedisce di vedere altro da sé e dal suo pensare. Gli impedisce di agire. Gli impedisce di vivere.

    Una sorella, Amalia. La cui vita, o meglio non vita, è di una tristezza agghiacciante. Il sogno, o forse meglio il delirio, l'unica forma che par animarla e risvegliarla dal piatto torpore che contraddistingue tutta la sua esistenza. Un guizzo. Un bagliore che si compone di solo pensiero. E che precede una fine ineluttabile quanto angosciante.

    Destini incrociati quelli dei due fratelli. Che si invaghiscono non di persone reali ma delle proiezioni mentali che entrambi si son costituiti degli amati.
    L'amore (si può parlare di amore?) per Angiolina e il Balli par rappresentare per entrambi la via di fuga da una vita grigia e monotona il cui ingrediente principale è la solitudine. Ma Angiolina e il Balli nei fatti son ben diversi dai pensieri con cui Emilio e Amalia li rappresentano.

    Svevo ci mostra la storia attraverso gli occhi di Emilio. Siamo nella testa di Emilio. Siamo talmente tanto immedesimati nei suoi pensieri, che l'angoscia e il senso claustrofobico ci assale così come il l'inconsistenza della sua vita. Vien quasi la nausea dal senso di oppressione che produce una esistenza spesa così, inutilmente, girando in tondo ma sempre a vuoto come sulle giostrine dei bambini.

    Un romanzo alienante ... scritto benissimo che con grandissima efficacia e bravura dipinge l'inettitudine e l'incapacità (o la paura) di affrontare la vita reale.

    ha scritto il 

  • 4

    "La vita è terribile come la morte"

    Romanzo sul male di vivere, sull'incapacità' di affrontare il reale, sull'inadeguatezza e l'inettitudine. Continuo a chiedermi perchè Svevo abbia definito senilità un eccesso d'amore. Forse voleva all ...continua

    Romanzo sul male di vivere, sull'incapacità' di affrontare il reale, sull'inadeguatezza e l'inettitudine. Continuo a chiedermi perchè Svevo abbia definito senilità un eccesso d'amore. Forse voleva alludere alla condizione finale del protagonista Emilio, rimasto solo e malinconico, vittima di un senilità precoce. Oppure l'amore ossessivo del protagonista è solo uno stratagemma dell'autore per descrivere un uomo tormentato e in crisi. In definitiva poco importa: sia stato un vezzo letterario o un riferimento narrativo "Senilità" rimane un grandissimo, moderno romanzo sulla paura di vivere, sulla rinunzia, sulla finzione, sulla vita.

    ha scritto il 

  • 5

    Un Sénilita per Mr. Ballantine

    Il commesso aveva un paio di occhialetti rotondi, i capelli pettinati all'indietro, sfoggiava un papillon rosso.
    “Scusi avete Sénilita?” Chiesi
    “Senilità, casomai” mi corresse avviandosi a prendere il ...continua

    Il commesso aveva un paio di occhialetti rotondi, i capelli pettinati all'indietro, sfoggiava un papillon rosso.
    “Scusi avete Sénilita?” Chiesi
    “Senilità, casomai” mi corresse avviandosi a prendere il libro

    Nella prefazione alla seconda edizione di Senilità, in data 1 marzo 1927, Svevo scrive: «Pensa Valéry Larbaud che il titolo di questo romanzo non sia quello che gli competa. Anch'io, che so ormai che cosa sia una vera senilità, sorrido talvolta di aver attribuito ad essa un eccesso in amore». E poche righe dopo: «Mi sembrerebbe di mutilare il libro privandolo del suo titolo che a me pare possa spiegare e scusare qualche cosa. Quel titolo mi guidò e lo vissi. Rimanga dunque così questo romanzo che ripresento ai lettori con qualche ritocco meramente formale».

    Mi guidò e lo vissi. Avevo 18 anni quando ci assegnarono questo libro a scuola. All'unanimità i miei compagni lo giudicarono noioso ed inconcludente, a me piacque al punto che venti anni più tardi, l'ho inserito su Anobii accendendo tutte le stelle disponibili. Non avevo intenzione di rileggerlo, poi qualcosa si è mosso in me dopo la rilettura de La coscienza di Zeno. E' quello il capolavoro di Italo Svevo? In Senilità se si osservano i negativi delle foto di Emilio e Angiolina, appaiono le immagini di Stefano ed Amalia. Quello di Svevo è un gioco di chiaroscuri, i personaggi sarebbero solo due, diventano quattro per consentirgli di far luce sulle potenzialità insite in ciascun individuo. La linearità e la coerenza dei quattro personaggi diventa assai più umana se li mescoliamo, è in quel modo che prendono vita abbandonando la staticità fotografica.
    Deve essere ciò che mi colpì nella prima lettura, dovetti sentirmi un Ballantine, un ibrido fra Balli e Brentani. Son passati così tanti anni che ne avevo in parte dimenticato la trama, per certi versi assimilabile ad un altro grande romanzo italiano “Un amore” di Dino Buzzati, scritto sessantacinque anni più tardi. Si dice che l'amore sia cieco ma è la paura a rendere ciechi. L'Emilio di Svevo e l'Antonio di Buzzati sono vittime della loro paura di rimanere soli, prima che delle donne dalle quali vengono raggirati. La paura riesce a camuffare ciò che sta accadendo loro, ammantandolo di sentimento. Credono di poter vantare un'esperienza vista la loro età, ma ecco in Senilità essa a cosa si riduce:

    Parlava spesso della sua esperienza. Ciò ch'egli credeva di poter chiamare così era qualche cosa ch'egli aveva succhiato dai libri, una grande diffidenza e un grande disprezzo dei propri simili.

    I suoi libri dallo scaffale gli si offrivano invano. Tutti quei titoli annunziavano della roba morta, non bastevole a far dimenticare neppure per un istante la vita, il dolore ch'egli sentiva muoversi nel seno.

    Emilio idealizza Angiolina, rinuncerebbe al suo possesso fisico per un'oncia d'affetto. Intrappolato dagli stessi presupposti con i quali ha dato inizio alla relazione, è incapace di esserne amante e sogna di redimerla, di cancellarne la meschinità e renderla degna del suo amore inetto.
    In Senilità non ci sono le ingenuità e le lungaggini che ho trovato ne “La coscienza di Zeno”. I capitoli sono ben inscatolati e disposti simmetricamente sullo scaffale. Io, Mr. Ballantine, dico che è questo il miglior libro di Svevo.

    1989 ★★★★★
    2015 ★★★★★

    ha scritto il 

  • 4

    Più mi addentro in Svevo è più riesco ad apprezzarlo e a riconoscergli tutta la sua grandezza, perché sì, è proprio uno dei più grandi scrittori italiani del 900 e forse uno dei grandi padri del roman ...continua

    Più mi addentro in Svevo è più riesco ad apprezzarlo e a riconoscergli tutta la sua grandezza, perché sì, è proprio uno dei più grandi scrittori italiani del 900 e forse uno dei grandi padri del romanzo moderno, quello che rompe l’impianto del romanzo ottocentesco per rivolgere la propria attenzione più che agli accadimenti che riguardano i protagonisti, alle trame che si svolgono nella mente dei personaggi.
    Senilità e il suo mediocre protagonista Brentani non raggiungono ancora le vette che solo più tardi Svevo conseguirà con Zeno Cosini e la sua “Coscienza”, ma già diversi temi che verranno affrontati ripetutamente dallo scrittore triestino (la mediocrità, la mancanza di coraggio, la menzogna raccontata anche a se stesso, la ricerca di autoassoluzione dai propri complessi di colpa) e in special modo l’infatuazione ossessiva per la giovanetta falsa-ingenua (che troveremo ancora, sviluppato diversamente, sia in Zeno che nella Novella del buon vecchio e della bella fanciulla, e che forse doveva essere ancora il tema del suo ultimo romanzo, mai scritto per l’improvvisa morte a seguito di un incidente automobilistico) trovano qui la materia concreta che è alla base del libro. Che si fa leggere ancora con una piacevole scorrevolezza nonostante la ricercatezza delle forme linguistiche, di sapore ancora vagamente ottocentesco, ma sicuramente molto vicino anche al “parlato” degli ambienti colti e borghesi dell’epoca (il romanzo, dopotutto, è del 1898).

    ha scritto il 

  • 4

    Senilità è come un quadro dipinto con due soli colori, il grigio e il rosso.
    La grigia inettitudine del protagonista Emilio Brentani, la grigia rassegnazione della sorella Amalia, il grigio delle loro ...continua

    Senilità è come un quadro dipinto con due soli colori, il grigio e il rosso.
    La grigia inettitudine del protagonista Emilio Brentani, la grigia rassegnazione della sorella Amalia, il grigio delle loro esistenze, il rosso dell’ardita sfrontatezza di Angiolina, il rosso dell’esuberanza vitale di Stefano.

    ha scritto il 

  • 4

    Secondo volume della trilogia sveviana che tanto ha lasciato a noi lettori ed alla cultura italiana in generale.Qui il racconto si fa più intimo,gli intrecci sono meno scoperti che ne "La coscienza",m ...continua

    Secondo volume della trilogia sveviana che tanto ha lasciato a noi lettori ed alla cultura italiana in generale.Qui il racconto si fa più intimo,gli intrecci sono meno scoperti che ne "La coscienza",ma l'atmosfera mitteleuropea che si respira nelle pagine,e quello strappo nello stile della scrittura,complice l'amicizia con Joyce che soggiornò per un periodo a Trieste,sono evidenti e "firma"indelebile.

    ha scritto il 

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