Senso comune, scienza e scetticismo

Un'introduzione storica alla teoria della conoscenza

Di

Editore: Cortina (Scienza e idee, 12)

3.9
(16)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 371 | Formato: Paperback

Isbn-10: 8870783472 | Isbn-13: 9788870783476 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Pier Daniele Napolitani

Genere: Filosofia

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Descrizione del libro
Il libro di Musgrave costituisce una introduzione storico-critica ai temi e problemi della filosofia della conoscenza, ma oltre che agli studenti e studiosi di filosofia si raccomanda anche a tutte le persone curiose di come varie conquiste scientifiche, dalle geometrie non euclidee alla neurofisiologia, abbiano profondamente modificato l'immagine che l'uomo ha di se stesso come essere capace di conoscere l'ambiente che lo circonda e il proprio destino.
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    L'ho preso pensando parlasse più di scienza e meno di filosofia, invece no: è una specie di introduzione molto divulgativa (il libro nasce da delle lezioni) a uno dei temi fondamentali della filosofia ...continua

    L'ho preso pensando parlasse più di scienza e meno di filosofia, invece no: è una specie di introduzione molto divulgativa (il libro nasce da delle lezioni) a uno dei temi fondamentali della filosofia, il problema della conoscenza.
    Per riassumere la questione si può citare Musgrave nelle prime pagine: "Possiamo conoscere qualcosa?" - "E se sì che genere di cose possiamo conoscere?" "E come possiamo fare a conoscerle?". Da queste domande poi ne sortiscono altre più complesse, e Musgrave immagina una persona "scettica" che continuamente metta in crisi le varie ipotesi - le varie scuole di pensiero che si sono succedute nei secoli.
    Vengono specialmente citati i razionalisti e gli empisristi, gli scettici, e filosofi come Locke, Hume, Berkeley, Kant, per poi arrivare all'età contemporanea.
    Musgrave arriva a proporre (ad appoggiare) una terza via tra razionalismo ed empirismo per sfuggire le secche dello scetticismo: il "realismo fallibilista".
    Il libro è scritto con chiarezza e l'ho letto con piacere pur essendo un po' allergica agli "incartamenti" filosofici: penso sempre che se si deve ragionare su come vediamo e interpretiamo il mondo ci vorrebbe più scienza e meno "delirio filosofico" (citando Hume).

    ha scritto il