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Sentieri nel ghiaccio

Di

Editore: Guanda

4.0
(157)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 80 | Formato: Altri

Isbn-10: 8877462086 | Isbn-13: 9788877462084 | Data di pubblicazione:  | Edizione 2

Traduttore: A. M. Carpi

Disponibile anche come: Paperback

Genere: Non-fiction , Travel

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Descrizione del libro
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  • 4

    Quando andavo alle superiori, in classe studiavamo 3 prime lingue diverse: inglese, francese e tedesco. Tutti gli anni avevamo dei cicli di film da vedere al pomeriggio nella nostra prima lingua e per tutti gli anni del liceo ho invidiato i compagni di inglese che andavano a vedersi tutti i block ...continua

    Quando andavo alle superiori, in classe studiavamo 3 prime lingue diverse: inglese, francese e tedesco. Tutti gli anni avevamo dei cicli di film da vedere al pomeriggio nella nostra prima lingua e per tutti gli anni del liceo ho invidiato i compagni di inglese che andavano a vedersi tutti i blockbuster (da Schindler’s List in giù), mentre noi andavamo a vedere L’ami de mon amie, Renette et Mirabelle, Melò, La vie et rien d’autre… insomma ci ho messo secoli a risanare il mio odio verso i film francesi (per i quali adesso stravedo). Ma c’era qualcuno che stava peggio di me! Eh sì! I compagni di tedesco, che vedevano cose che voi umani...e con titoli impossibili! L’unico che ricordo chiaramente è Dove sognano le formiche verdi. Già, dove sognano? E me la ridevo alle loro spalle...Il regista altri non era che Werner Herzog, un nome che mi vagheggiava l’idea di follia e che sapevo legato a Klaus Kinski, un attore che mi ha sempre destato un po’ di terrore. Non avrei mai pensato di trovarmi a leggere un libro di Herzog e non un libro qualunque, il racconto di un viaggio, un viaggio fatto per un voto. Non voglio svelare sul perché decise di fare quel viaggio e se l’impresa riuscì (sono talmente poche le pagine che non voglio togliere la sorpresa), ma solo dire che si tratta di una serie di immagini, spezzoni, brani che fanno venire la pelle d’oca. Non so quale sia la percentuale di follia in questo libro, ma rimane un’opera di un fascino incredibile. E ora devo assolutamente vedere Dove sognano le formiche verdi.

    ha scritto il 

  • 3

    È... Herzog!

    Pazzesco, a tratti incomprensibile, spesso geniale, talmente imperturbabile nella spontaneità dell'assurdo da non essere mai veramente grottesco né bizzarro. Un bambino, un alieno, un creativo... Herzog è Herzog. Punto.

    ha scritto il 

  • 5

    Un airone grigio si posa davanti a me. Lo seguirò, ovunque vada. Herzog, Herzog, Herzog. Come un uragano immobile, la forza più elevata dell'uomo, la forza che si annulla.

    Non c'è commento possibile al silenzio, non c'è luce che possa illuminare un'immagine.

    ha scritto il 

  • 3

    Il racconto di un viaggio straordinario.
    In cui le parole scorrono come il flusso dell'acqua che muove la corrente del fiume, un misto di viggio solitario a lento regime nelle campagne franco-tedesce, e tratti onirici che si insericono all'improvviso senza interrompere il flusso di parole nel dis ...continua

    Il racconto di un viaggio straordinario. In cui le parole scorrono come il flusso dell'acqua che muove la corrente del fiume, un misto di viggio solitario a lento regime nelle campagne franco-tedesce, e tratti onirici che si insericono all'improvviso senza interrompere il flusso di parole nel discorso.

    ha scritto il 

  • 3

    Interessante, ma di difficile lettura

    Interessante, ma a mio parere di difficile lettura, con continui cambi di paesaggio e di impostazione..
    Un lungo viaggio a piedi, tra sensazioni che il protagonista appunta, ma che per il lettore diventano solo flash di immagini...
    non per questo meno pregevoli, ma difficili da seguire... una let ...continua

    Interessante, ma a mio parere di difficile lettura, con continui cambi di paesaggio e di impostazione.. Un lungo viaggio a piedi, tra sensazioni che il protagonista appunta, ma che per il lettore diventano solo flash di immagini... non per questo meno pregevoli, ma difficili da seguire... una lettura che richiede molto tempo e concentrazione, anche se si tratta di un volumetto di poche pagine, per poterne apprezzare appieno il valore!

    ha scritto il 

  • 5

    Il grande regista Werner Herzog, nel novembre 1974, dopo l'uscita di "L'enigma di Kaspar Hauser", parte a piedi da Monaco per raggiungere Parigi dove giace, seriamente ammalata, Lotte Eisner: storica del cinema, scrittrice, critica cinematografica e cara amica di Herzog.


    Una specie di voto ...continua

    Il grande regista Werner Herzog, nel novembre 1974, dopo l'uscita di "L'enigma di Kaspar Hauser", parte a piedi da Monaco per raggiungere Parigi dove giace, seriamente ammalata, Lotte Eisner: storica del cinema, scrittrice, critica cinematografica e cara amica di Herzog.

    Una specie di voto laico: se arrivo a Parigi a piedi, lei guarisce; finché cammino lei non muore. Questa convinzione gli dà la grinta di continuare anche quando, bagnato come un pulcino, stanco, infreddolito, avrebbe voglia di casa e di calore, del suo "piccolo (che) ora è di sicuro a dormire, aggrappato al bordo della sua coperta".

    Il racconto è tratto dal suo diario di viaggio, è una summa dei suoi rapidi appunti presi per strada. Regista cinematografico anche in questo frangente: ogni sensazione viene indotta nel lettore da un'immagine, scarna, senza commenti, con frasi secche e brevi. Niente sentimentalismi, niente melò.

    Herzog è attento ai particolari, raramente descrive scene d'insieme. Mi è rimasta impressa l'immagine del volo sbilenco di un corvo privo di mezza ala, di un gattino nerissimo che caccia le mosche sulla parete. Poi la voce stridula di una maestra isterica che esce dalla finestra di una scuola, gli sguardi sospettosi di chi lo incontra in paese sporco, bagnato, triste e zoppicante. Ma anche dell'accoglienza disinteressata di due donne che gli offrono cena, bagno e riparo per la notte e di una "pasta di contadino" che gli dà uno strappo col trattore. Un piccolo mondo fatto di vita quotidiana, di campi, lavoro, letame, strade blu.

    "Pallidi, pallidi si distinguono i crinali dei Vosgi. In pianura due lunapark, gigantesche ruote, tunnel dell'orrore, castello medioevale, tutto abbandonato, vuoto e sigillato. Ha l'aria del finito per sempre. Nel secondo c'era anche uno zoo; uno stagno per le oche, sullo sfondo un recinto di caprioli. Qualcuno trasporta fieno su un trattore. I monumenti ai caduti sono le mie soste. Le contadine parlano molto tra di loro. I contadini sono stanchi da morire. Dappertutto vedo autobus fuori uso. Su, avanti, mi dico"

    Ogni tanto inserisce un paragrafo onirico, ci vuole un attimo per capire e prenderne le misure, ma poi insieme a lui si vola.

    Molto parco di parole, occorre investire in fantasia per immaginarsi luoghi e situazioni. Ritornello di tutto il cammino: il freddo, la neve, la pioggia, le sempiterne vesciche e il male alle gambe, ai piedi. Ma "io non torno indietro, io vado avanti."

    Tutto sommato libro triste, con un ritmo sincopato, capisco che possa non piacere. A me invece è piaciuto moltissimo.

    Lotte è guarita ed è vissuta ancora diversi anni; a lei un altro grande regista, Wim Wenders, ha dedicato "Paris, Texas" uscito nel 1984 poco tempo dopo la sua morte.

    ha scritto il