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Senza perdere la tenerezza

Vita e morte di Ernesto Che Guevara

By Paco Ignacio Taibo II

(45)

| Hardcover

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Book Description

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    Un rivoluzionario è vero se guidato da un grande sentimento d'amor.
    Che Guevara. Che cuore!!!
    Un uomo che ha voluto conoscere la povertà, un uomo con la ferma volontà di voler migliorare le condizioni del suo popolo, del suo continente. Sud America c ...(continue)

    Un rivoluzionario è vero se guidato da un grande sentimento d'amor.
    Che Guevara. Che cuore!!!
    Un uomo che ha voluto conoscere la povertà, un uomo con la ferma volontà di voler migliorare le condizioni del suo popolo, del suo continente. Sud America come un'unica entità, un unico polmone vivente. Giustizia, sentimento umanitario, grande senso del dovere. Rivoluzione. Forse sono queste le parole da dire sulla figura del Che...ma per me rimarrà sempre l'uomo con l'animo da poeta intento a scrivere versi e a commuoversi davanti alla bellezza delle rovine del mondo antico. Senza mai perdere la tenerezza

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    hef1221 said on Jan 29, 2014 | Add your feedback

  • 12 people find this helpful

    «Seguiremos adelante / Como junto a ti seguimos / Y con Fidel (ma anche senza) te decimos: / Hasta siempre Comandante.» (*)

    Paco Ignacio Taibo II, dopo aver spulciato negli archivi di tutto il mondo, aver intervistato chi lo conobbe, aver letto articoli e libri, aver osservato con estrema attenzione tutte le foto nelle quali compare, ed essersi rammaricato per gli ancora ...(continue)

    Paco Ignacio Taibo II, dopo aver spulciato negli archivi di tutto il mondo, aver intervistato chi lo conobbe, aver letto articoli e libri, aver osservato con estrema attenzione tutte le foto nelle quali compare, ed essersi rammaricato per gli ancora tanti documenti top secret, da alle stame una biografia di Ernesto Che Guevara dando tantissimo spazio al Che stesso. “Senza perdere la tenerezza”, in realtà, è un libro scritto a quattro mani, tante sono le frasi pronunciate in prima persona dal Comandante Guevara.

    Sebbene Taibo nulla faccia per nascondere la sconfinata simpatia che nutre per il protagonista della sua opera, riesce cionondimeno a offrire al lettore una biografia completa, esaustiva (nei limiti del possibile dati i misteri che ancora avvolgono alcuni momenti della vita del Che - incluso l’ultimo, quello della cattura e dell’assassinio) e, soprattutto, onesta. Quella di Taibo è una biografia più “calda” rispetto a quella pubblicata dal suo connazionale (Taibo è nato in Spagna ma deve essere considerato Messicano a tutti gli effetti visto che ci vive dall’età di 10 anni, quando insieme alla famiglia vi si rifugiò per sfuggire al franchismo) Jorge Castañeda (Compañero. Vita e morte di Ermesto Che Cuevara - edita dalla Mondadori), è una biografia dove più e meglio emerge il lato umano del Che e dove ci si pongono meno domande rispetto alle possibili colpe di Castro nella fine di Guevara in Bolivia. Taibo non ha alcun dubbio al riguardo, è fermamente convinto che Fidel non lo abbandonò nemmeno per un istante e che fece tutto il possibile per evitare che lo catturassero; Castañeda, invece, ritiene che il leader cubano avrebbe potuto fare qualcosina di più. È difficile, se non impossibile, sapere chi dei due biografi abbia ragione e, forse, non è poi neanche tanto importante. Quello che conta è il messaggio del Che. Messaggio reso immortale dalla sua uccisione a sangue freddo da parte del regime boliviano (più o meno in combutta con Washington). Quella foto del Che morto (**), disteso sulla barella, con quei tizi intorno che mostrano agli obbiettivi i fori delle pallottole, quel corpo privo di vita ma che per effetto degli occhi aperti e della bocca socchiusa che sembra atteggiata a un sorriso, quell’espressione di pace sul volto del Comandante Guevara, quella foto che fece il giro del mondo in poche ore avrebbe, per sempre, reso il Che immortale. Taibo dice che per tutti e per i sudamericani in particolare da quel momento in poi sarebbe stato un santo laico, Castañeda, probabilmente togliendosi per un momento la maschera da “biografo senza cuore” arriva a chiamarlo “Il Cristo di Vallegrande”.

    Il Che è un mito, la sua effigie fa capolino su poster, spille, magliette e chi più ne ha più ne metta ma, oggi, nell’anno di grazia 2014, che senso ha leggere una sua biografia? E per senso intendo il senso profondo. È davvero così importante apprendere della sua giovinezza in Argentina, della sua passione per il rugby, dell’asma che lo accompagnerà per tutta la vita, del suo viaggio in motocicletta in giro per tutto il latinoamerica, del suo incontro in Messico con gli esuli cubani che guidati da un giovane e logorroico avvocato si stanno preparando a invadere Cuba per liberarla dal giogo della dittatura batistiana, e poi il Granma, la Sierra Maestra, Santa Clara, l’arrivo a L’Avana, la poltrona da ministro dell’industria, le giornate di lavoro volontario, l’addio a Cuba, la disfatta congolese, il soggiorno a Praga, il ritorno a Cuba solo per recarsi in Bolivia a dare inizio alla rivoluzione continentale che lo avrebbe dovuto portare a far ritorno a casa, in Argentina, e poi, infine, la morte? Sono motivi validi per prendere in mano questo tomo di 850 pagine (o le 500 pagine di Castañeda per chi teme di innamorarsi troppo del personaggio) o, in fondo, ciò che il lettore cerca fra tutti questi avvenimenti è qualcos’altro? Quant’è, se ce (ma certo che c’è), il bisogno di ricercare nella vita di uomo morto da quasi mezzo secolo una qualche forma di speranza per il nostro tempo e, ancora di più, per il nostro futuro? Non sarà, forse, che desideriamo conoscere il Che semplicemente per poterlo identificare quando tornerà? (***)

    Il messaggio di uguaglianza, di sollevamento delle masse contro le storture e i soprusi del potere costituito sono oggi fuori moda? No di certo, se è vero come è vero che oggi più di ieri una piccola parte della popolazione detiene la quasi totalità delle ricchezze. Eh, ma oggi siamo tutti pacifisti, siamo diventati più buoni, gli eserciti esportano la democrazia e gli interventi delle truppe sono solo e soltanto missioni di pace. W la libertà, disse il delinquente. Se oggi il Che fosse tra noi cosa direbbe e, soprattutto, cosa farebbe? Si siederebbe al tavolo con i nemici alla ricerca della stabilità e del quieto vivere o indosserebbe ancora la sua divisa verde oliva, il suo basco con la stella e con gli anfibi mezzi slacciati ai piedi, con sulle spalle uno zaino pieno di libri e in mano un fucile s’incamminerebbe su per i monti a dare inizio a una guerriglia? I cinici e i codardi risponderebbero: ma dai, quale guerriglia, siamo nel 2014. I sognatori direbbero: combatterebbe fino alla morte.

    Parole, parole, parole. Insomma e in conclusione: che senso ha leggere “Senza perdere la tenerezza”? Serve a rammentarci che oltre a lamentarci perché le cose non vanno bene potremmo anche fare qualcosa per migliorare il mondo nel quale viviamo. Serve a farci capire che gli ideali non sono morti (come più di qualcuno sta cercando di farci credere) e, tutto sommato, che il processo democratico è la cosa più bella del mondo, ciò a cui dobbiamo fortissimamente anelare ma che, in fondo, se per fare la pace si possono inviare degli eserciti armati di tutto punto, anche per ottenere l’eguaglianza sociale si può prendere in considerazione l’idea di seguire il Comandante Che Guevara, con tutto quello che ne conseguirebbe.

    PS: a tutti coloro che ritengono questa mia para-recensione un incitamento alla lotta armata, dico di tranquillizzarsi. Siamo tutti troppo rammolliti per mettere in pratica un motto come “Victoria o Muerte!”; dai, chi ci crede.

    (*): “ma anche senza” è mio, il resto è tratto da Hasta Siempre (nel video interpretata da Nathalie Cardone) http://www.youtube.com/watch?v=SSRVtlTwFs8

    (**): http://3.bp.blogspot.com/-cqHmMCWK4ck/T-Tq3AUV92I/AAAAA…

    (***): La pensa così anche l’imprescindibile Francesco Guccini in “Stagioni” http://www.youtube.com/watch?v=L3_TXMA0Bxk

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    Dan78 said on Jan 22, 2014 | 12 feedbacks

  • 1 person finds this helpful

    Il Che di qua, Che di là, Che di su, Che di giù.

    Il Che in foto veniva sempre molto bene, anche quando mangiava il panino con la porchetta.

    Il Che era in venticinque posti contemporaneamente.

    Il Che non si lavava.

    Il Che non conosceva la musica.

    Aveva l'asma, ed era allergico alle uova.

    A vent ...(continue)

    Il Che in foto veniva sempre molto bene, anche quando mangiava il panino con la porchetta.

    Il Che era in venticinque posti contemporaneamente.

    Il Che non si lavava.

    Il Che non conosceva la musica.

    Aveva l'asma, ed era allergico alle uova.

    A vent'anni si era fatto 4500 km con la bici a motore.

    Non si allacciava gli anfibi.

    Voleva tanto bene alla mamma.

    Era un genio della guerriglia e delle imboscate, però intanto una volta è inciampato e si è sparato un colpo di pistola in faccia da solo.

    Come i marinai, ogni porto un cuore: un trapano senza cuore.

    E così via.

    Comunque, l'idea che il Che possa essere stato fatto fuori da chiunque, amico o nemico non importa (CIA, Fidel, i Russi, un campesino boliviano particolarmente avido, etc), quello è il dettaglio che lo rende davvero leggendario.

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    gcapuz said on Jan 17, 2014 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    L'Autore è puntuale e preciso, dettagliato e documentato. Il Che è umano e romanzesco, straordinario e incomparabile.

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    Simone said on Sep 10, 2013 | Add your feedback

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    Spero di non esagerare, ma credo sia la biografia migliore sul Che.

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    Albertine said on Mar 10, 2013 | Add your feedback

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    una bella biografia di un personaggio che ha fatto sicuramente storia. agli inizi del mito.

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    Chiccaciocc said on Nov 3, 2012 | Add your feedback

Book Details

  • Rating:
    (45)
    • 5 stars
    • 4 stars
    • 3 stars
  • Hardcover 798 Pages
  • ISBN-10: A000006036
  • Publisher: Edizione Club degli Editori
  • Publish date: 1999-06-01
  • Also available as: Paperback , Others
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