Seppellite il mio cuore a Wounded Knee

Di

Editore: Mondadori (Oscar storia, 96)

4.4
(593)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 477 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Russo

Isbn-10: 8804423838 | Isbn-13: 9788804423836 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Furio Belfiore

Disponibile anche come: Tascabile economico , Copertina rigida

Genere: Biografia , Storia , Non-narrativa

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Descrizione del libro
1860 - 1890: è il trentennio della "soluzione finale" per il problema indiano, che approda alla distruzione della cultura e della civiltà dei pellerossa. In questo periodo nascono tutti i grandi miti del West, un'epopea ad esclusivo beneficio degli uomini bianchi. I racconti dei commercianti di pellicce, dei missionari, dei cercatori d'oro, delle Giacche Blu, degli avventurieri, dei costruttori di ferrovie e di città stendono una fitta coltre che nasconde la versione indiana sulla conquista del West.
I pellerossa costituivano l'antistoria, l'ostacolo al trionfo della nuova civiltà; per di più non sapevano scrivere nella lingua dei bianchi. Eppure la loro fievole voce non è andata perduta del tutto: alcuni ricordi hanno resistito al tempo in virtù della tradizione orale o per mezzo delle pittografie; dai verbali degli incontri ufficiali è possibile desumere illuminanti testimonianze; nelle rarissime interviste raccolte da giornalisti sono reperibili suggestive ricostruzioni di celebri e sanguinosi avvenimenti, e da sperdute pubblicazioni dell'epoca l'opinione dei pellerossa è potuta così giungere fino a noi.
Dee Brown ha fatto solo la sua parte di storico: la raccolta delle fonti, l'esame critico, la stesura della narrazione. Per la prima volta a parlare sono i pellerossa, dai grandi capi agli oscuri guerrieri; narrano come venne distrutto un popolo ed il mondo in cui viveva.
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  • 5

    ho fatto molta fatica a leggere questo libro e ho impiegato molto tempo, perché è una lettura dolorosa. a ogni capitolo sembra di ricominciare daccapo, ma si finisce sempre nello stesso modo - sempre ...continua

    ho fatto molta fatica a leggere questo libro e ho impiegato molto tempo, perché è una lettura dolorosa. a ogni capitolo sembra di ricominciare daccapo, ma si finisce sempre nello stesso modo - sempre peggio, anzi. che vergogna.

    ha scritto il 

  • 5

    La guerra contro gli indiani d’America è stata davvero una guerra tra persone civili e gentaglia poco umana: questi ultimi erano degli arroganti e saccheggiatori che fecero stragi di innocenti; gli al ...continua

    La guerra contro gli indiani d’America è stata davvero una guerra tra persone civili e gentaglia poco umana: questi ultimi erano degli arroganti e saccheggiatori che fecero stragi di innocenti; gli altri erano indiani che cercavano di difendere il proprio popolo, la propria terra, gli equilibri della natura che tanto rispettavano e la pace.
    Davvero un libro importante da leggere, che racconta le verità che abbiamo rimosso sotto un cumulo di falsi miti e che invece dovremmo guardare in faccia.
    Ogni capitolo racconta le vicende di una diversa tribù; sono tutti fatti storici. Ogni volta la storia si ripete: molti bianchi vogliono terre e oro; molti bianchi vogliono guadagnare o diventare potenti e per farlo hanno bisogno di invaderle, o di speculare sul commercio di armi, o di diventare capitani di battaglioni, e quindi hanno bisogno di giustificare delle guerre; quasi tutti i bianchi si sentono superiori, si credono destinati per comando divino ad avere tutto ciò che vogliono, mentre le altre popolazioni sono tutte inferiori e vanno “corrette”.
    Il risultato è che quelle terre diventarono una calamita per la feccia dell’umanità; ci sono state anche persone migliori, ma la maggior parte di quelli che parteciparono a quelle guerre non si comportarono come tali. Attaccarono gli indiani anche mentre dormivano, li tradirono quando ne ottenevano la fiducia, li ingannavano contando sulla loro scarsa conoscenza della scrittura, cercavano di far sparire le loro tradizioni e idee per sostituirle con le proprie. Molti (non tutti, ma molti) erano superbi, arroganti, egocentrici, egoisti, avidi, ladri, fedifraghi, bugiardi, bigotti, mentalmente chiusi.
    Non stupisce che abbiamo voluto dimenticare.
    Soprattutto c’è un’altra verità che abbiamo rimosso.
    Noi -come civiltà occidentale- abbiamo considerato normale andare in una terra, vedere che c’era già qualcuno e prenderla lo stesso, come nemmeno un bambino- si spera -farebbe con i giocattoli di un altro bambino.
    Siamo sicuri che non la pensiamo ancora così?

    ha scritto il 

  • 5

    In questo saggio, frutto di una minuziosa ricerca storica, Dee Brown racconta l'epilogo dell'immensa tragedia che, successivamente all'arrivo degli europei, portò al quasi totale annientamento delle n ...continua

    In questo saggio, frutto di una minuziosa ricerca storica, Dee Brown racconta l'epilogo dell'immensa tragedia che, successivamente all'arrivo degli europei, portò al quasi totale annientamento delle nazioni indigene del Nord America. Sebbene la cultura e le tradizioni dei pellerossa siano andate perdute ed essi non conoscessero la scrittura, rimangono numerose testimonianze dell'epoca, conservate negli archivi dei tribunali o dell'esercito, negli articoli dei giornali, in pittografie e racconti orali. Grazie a questi frammenti è possibile dare ai nativi americani una flebile voce e ricostruire come la conquista del West, mattone fondante del mito americano della frontiera, fu in realtà un terribile genocidio.

    Leggendo il libro di Brown, si assiste, pagina dopo pagina, alla vana resistenza delle nazioni indiane di fronte all'avanzata inesorabile dei coloni, al tentativo di grandi capi come Nuvola Rossa, Geronimo e Toro Seduto di salvare non solo la propria gente, ma anche le terre meravigliose, ricoperte di foreste millenarie e percorse da mandrie di antilopi e bisonti, dall'ingordigia dell'uomo bianco. L'autore ci racconta come popoli pacifici furono costretti ad abbandonare le proprie terre natie, come decine di migliaia di uomini, donne e bambini furono decimati dalle armi e dalle malattie, come i pochi superstiti, sconfitti dalla supremazia tecnologica delle Giacche blu, furono deportati in riserve o chiusi in prigione. Quella delle guerre indiane è una storia di violenza, crudeltà e ingiustizia, che suscita tristezza e disappunto.

    Oggi, negli anni finali della pax americana, un'epoca dominata dalla guerra, dallo scontro di civiltà, dalla spoliazione del pianeta, dalla sottomissione dei popoli e da strani ideali di libertà e democrazia, è inevitabile che un libro simile continui a far riflettere. Perché, dai tempi in cui l'esercito degli Stati Uniti combatteva per difendere le sue mire espansionistiche nelle Grandi Pianure, gli echi del destino manifesto non si sono mai spenti.

    ha scritto il 

  • 5

    Un libro indispensabile per chi vuol comprendere la storia dello sterminio del popolo rosso.

    A
    Silas Soule
    (1838-1865)

    -
    LETTERA ALLA MADRE

    Cara Madre,
    quest’oggi tuo figlio ti scrive
    con l’animo in p ...continua

    Un libro indispensabile per chi vuol comprendere la storia dello sterminio del popolo rosso.

    A
    Silas Soule
    (1838-1865)

    -
    LETTERA ALLA MADRE

    Cara Madre,
    quest’oggi tuo figlio ti scrive
    con l’animo in pena;
    dunque dovevo vivere venticinque anni
    per giungere fino a questo!
    Per dover vedere tanti orrori e tanti scempi…
    le armi dei fratelli usate per uccidere altri fratelli
    (gli uomini rossi per me sono tali)
    e dover combattere una guerra in cui non credo
    e dichiarata a un popolo inerme cui voglio bene,
    ma non mi tirerò indietro
    combatterò
    perché nessun colpo vile
    inutile e bianco
    abbia ad esser sparato in mia presenza,
    contro un bambino, una donna o un vecchio
    o pure un adulto che difende la sua capanna;
    il mio spirito non lo permetterebbe
    perciò comanderò ai miei uomini di non sparare.
    Sto per andare, Madre
    prega per me,
    perché io non venga a mancare l’impegno
    e così il mio spirito possa far ritorno col corpo.
    E quando sarò tornato all’est, Madre
    voglio far sì di trovarmi una donna
    e spero che il destino mi faccia incontrare
    quella che cerco,
    e poi voglio smettere di fumare
    che qui al campo le attese sono lunghe
    e spesso non si fa altro;
    anche Ed fuma tanto.
    Prega per me, Madre
    perché il tuo figlio
    possa tornare ancor fiero
    di poter guardare il sole negli occhi;
    non vi sarebbe premio più grande…
    neppure la salvezza del corpo nella battaglia.
    Ora devo andare,
    gli addetti ai cavalli si stanno movendo.
    Ti abbraccio, Madre.
    Saluta tutti per me.
    Un bacio grande al tuo cuore.

    Tuo Silas.

    “Lettera alla madre”
    di Ermanno Bartoli (2000)
    (Al Capitano Silas Soule , 1839-1865)
    L’uomo che denunciò il massacro
    di Sand Creek pagando con la vita

    * A silas Soule: l'uomo che denunciò il massacro di Sand Creek.

    web page: www.webalice.it/barlow

    ha scritto il 

  • 4

    Chi appartiene alla generazione "post-Balla coi lupi" ha imparato che gli indiani non erano poi così cattivi e i cow-boy non erano poi così buoni anzi, il trattamento ricevuto dai nativi americani da ...continua

    Chi appartiene alla generazione "post-Balla coi lupi" ha imparato che gli indiani non erano poi così cattivi e i cow-boy non erano poi così buoni anzi, il trattamento ricevuto dai nativi americani da parte dei discendenti dei padri pellegrini può tranquillamente essere definito come spietato e crudele e rientra senza dubbio nella categoria dei genocidi.
    Quando Dee Brown pubblicò Seppellite il mio cuore a Wounded Knee nel 1970 la bilancia dell'opinione pubblica pendeva invece decisamente dalla parte dell'uomo bianco, dipinto in decine di film e romanzi come vittima innocente di selvaggi sanguinari che prendevano scalpi e rapivano i bambini. Brown ribalta questa prospettiva dando voce per la prima volta all'altra parte che, naturalmente, racconta una storia ben diversa, destinata a suscitare un enorme scalpore e infinite accuse di parzialità, tanto che si diede per scontato che l'autore avesse discendenze indiane( non è vero: Dee Brown, bibliotecario, storico e scrittore originario della Louisiana appartiene invece da una famiglia la cui storia si estende fino ai tempi del Far West).

    Certo è innegabile che il libro offra una prospettiva parziale (ma ricordiamo anche che si trattava di una voce solitaria nel mezzo di decine di libri di storia altrettanto parziali), è innegabile che venga data voce solo alla parola degli indiani (e chi mai l'aveva sentita fino ad allora?), è innegabile che non vi sia quasi traccia degli atti di disonestà compiuti dagli indiani mentre sui tradimenti e le crudeltà dei coloni americani si spendono pagine e pagine ma è altrettanto innegabile che le fonti storiche esistono e parlano da sole, i trattati truffaldini e mai mantenuti esistono nero su bianco e parlano da soli, l'esistenza e l'utilizzo delle riserve per rinchiudere gli indiani in regioni in cui era impossibile che potessero sopravvivere è ampiamente documentata così com'è nota la superiorità numerica e militare dell'uomo bianco.
    La narrazione di Brown si concentra capitolo per capitolo su una diversa tribù narrando le circostanze che ne hanno causato l'inesorabile scomparsa. Ogni esperienza ha la sua storia particolare ma tutte presentano dei tratti comuni: man mano che i coloni si espandevano a ovest e individuavano nuovi terreni promettenti per la caccia, l'agricoltura o l'estrazione di metalli preziosi procedevano con l'informare gli indiani del posto che quella non era più casa loro ed erano gentilmente pregati di spostarsi un po' più in là, in cambio di un risarcimento in cibo e armi spesso misero. Ben presto gli "un po' più in là" si fecero un po' troppo frequenti e pretenziosi e risarcimenti inesistenti per cui le popolazioni indigene iniziarono a opporre resistenza firmando così la loro condanna allo distruzione. Nonostante molte tribù dessero prova di coraggio e astuzia impegnando l'esercito degli Stati Uniti per diversi anni in stancanti operazioni di guerriglia e ottenendo storiche vittorie, l'inferiorità numerica e di armamenti era tale che furono davvero poche coloro che sfuggirono alla morte o al confino nelle riserve (dove erano comunque destinati a morire data la scarsità di cibo e l'imperversare delle malattie).
    E' inutile girarci attorno: stiamo parlando dello sterminio di un popolo. Si può obbiettare che gli eventi vanno contestualizzati e dopotutto in ogni invasione il popolo invaso finisce per avere la peggio ma non dimentichiamo che stiamo parlando del diciannovesimo secolo e non del Medio Evo, l'idea di civiltà aveva già raggiunto una certa evoluzione, cosa di cui erano ben consci i coloni americani che infatti hanno tentato di ammantare le loro gesta di un'aurea di legalità fatta di trattati puntualmente invalidati e accordi mai rispettati.
    E' bene chiarire che al di là del titolo poetico non stiamo parlando di un romanzo ma di un saggio storico per cui la lettura non è sempre scorrevole anche perché lo stile di Brown è piuttosto arido e offre poca analisi dei fatti preferendo elencare eventi e battaglie. Ciononostante, non mancano i passaggi commoventi quando si arriva alla narrazione della lenta agonia patita da molte gloriose tribù. Al di là dello stile asciutto dell'autore, la lettura è anche appesantita dal grosso numero di strafalcioni ortografici, impossibile dire se responsabilità del traduttore o di Brown, che in verità vanta un glorioso curriculum come storico e bibliotecario ma sappiamo che la cultura di base degli americani latita un po' per cui tutto è possibile.
    Sicuramente è una pecca di questa edizione italiana la totale assenza di cartine ad accompagnare la lettura: considerando che la geografia degli Stati Uniti è essenziale per comprendere la maggior parte delle dispute sul territorio e la portata dei continui spostamenti a cui sono stati costretti gli indiani, un aiuto grafico sarebbe doveroso e faciliterebbe di molto la lettura

    ha scritto il 

  • 4

    Chi appartiene alla generazione "post-Balla coi lupi" ha imparato che gli indiani non erano poi così cattivi e i cow-boy non erano poi così buoni, al contrario il trattamento ricevuto dai nativi ameri ...continua

    Chi appartiene alla generazione "post-Balla coi lupi" ha imparato che gli indiani non erano poi così cattivi e i cow-boy non erano poi così buoni, al contrario il trattamento ricevuto dai nativi americani da parte dei discendenti dei padri pellegrini può tranquillamente essere definito come spietato e crudele e rientra senza dubbio nella categoria dei genocidi.
    Quando Dee Brown pubblicò Seppellite il mio cuore a Wounded Knee nel 1970, la bilancia dell'opinione pubblica pendeva invece decisamente dalla parte dell'uomo bianco, dipinto in decine di film e romanzi come vittima innocente di selvaggi sanguinari che prendevano scalpi e rapivano bambini. Brown ribalta questa prospettiva dando voce per la prima volta all'altra parte che, naturalmente, racconta una storia ben diversa, destinata a suscitare un enorme scalpore e infinite accuse di parzialità, tanto che si diede per scontato che l'autore avesse discendenze indiane(non è vero: Dee Brown, bibliotecario, storico e scrittore originario della Louisiana, proviene invece da una famiglia la cui storia si estende fino ai tempi del Far West).

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    http://www.lastambergadeilettori.com/2014/08/seppellite-il-mio-cuore-wounded-knee.html

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  • 5

    Amarezza

    Ogni capitolo è una descrizione di una tragedia. E ogni tragedia ci fa sentire un po' sporchi, vergognosi di appartenere all'uomo bianco. E' incredibile come questo genocidio sia sempre passato inosse ...continua

    Ogni capitolo è una descrizione di una tragedia. E ogni tragedia ci fa sentire un po' sporchi, vergognosi di appartenere all'uomo bianco. E' incredibile come questo genocidio sia sempre passato inosservato. Che amarezza.

    ha scritto il 

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