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Servabo

Memoria di fine secolo

Di

Editore: Bollati Boringhieri

4.2
(248)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 100 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Tedesco , Spagnolo

Isbn-10: 8833906108 | Isbn-13: 9788833906102 | Data di pubblicazione: 

Disponibile anche come: Altri

Genere: Biography , Fiction & Literature , History

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Descrizione del libro
"Scritta sotto il ritratto di un antenato mi colpì, quand'ero piccolissimo, una misteriosa parola latina: 'servabo'. Può voler dire conserverò, terrò in serbo, terrò fede, o anche servirò, sarò utile".
Queste parole, che spiegano il testo del libro, riassumono anche il significato di cinquant'anni di vita, raccontata "per riordinare nella fantasia dei conti che non tornano nella realtà".
Omaggio a mezzo secolo di storia che volge al tramonto, quest'autobiografia rivela un volto dell'autore che ai più risulterà inedito: perchè è quello di un uomo per il quale la politica è innanzitutto un'esperienza etica profonda e il riflesso di un'intensità intellettuale e umana che poteva esprimersi (come qui si esprime) anche col linguaggio di una scrittura letteraria di rara qualità. Dai ricordi della prima giovinezza all'esperienza della guerra, che ha deciso del suo futuro e formato il suo modo di agire "politico"; dagli entusiasmi alle prove più dure anche della vita privata, la sorvegliatissima confessione dell'autore, particolarmente difesa col pudore e quasi col silenzio proprio là dove ci aspetteremmo la rivelazione di fatti che hanno avuto una grande incidenza pubblica, ci offre il ritratto di un uomo sempre fedele a se stesso e portato a filtrare con l'orgoglio dell'ironia le riuscite e le sconfitte.
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  • 4

    Mario, Inés e altro - 29 mar 15

    Che bella lettura! Che lezione di civiltà, e ovviamente non mi aspettavo di meno, da una persona che ho comunque incrociato nella mia vita, e che mi è sempre sembrata adatta a se stessa. Non so se le ...continua

    Che bella lettura! Che lezione di civiltà, e ovviamente non mi aspettavo di meno, da una persona che ho comunque incrociato nella mia vita, e che mi è sempre sembrata adatta a se stessa. Non so se le mie parole rendono quello che sentono verso la figura di Pintor, ma, talvolta, più che la parola stessa, è il senso che ne esce fuori, dal suono, dal modo di esistere lì, in quel momento. Come questo titolo, che ci spiega l’autore vuol dire, principalmente, conserverò. Ma vuole anche dire sarò utile. Utilizzando tutte le accezioni della parola “servo”. E Pintor ci con-serva, rendendosi utile a noi, la sua vita in brevi pillole che ne percorrono i momenti che lui stesso ritiene per sé significativi. E lo fa con quel tono di spigliato giornalismo che me lo rese caro nelle letture dei primi anni del “Manifesto”. Come ripeteva, quello che devi dire, lo puoi dire in 40 righe. E se non lo fai capire in 40 righe, forse non è chiaro neanche a te che scrivi. Ed allora di poche righe in poche righe (raramente i capitoli superano le tre o quattro paginette del formato in sedicesimo dell’editore) in quei rapidi quattordici capitoli, scorrono le memorie di questo “servitore” e delle sue vicende di vita. Dalla giovinezza sarda all’adolescenza romana. Dalla lotta partigiana, intrapresa quasi come fosse un gioco, al mestiere di giornalista, quasi che ci si dedicasse per non saper fare altro. Attraversato dalla morte per lo scoppio di una mina del fratello Giaime. Dal matrimonio alla paternità. Dall’impegno sociale sempre presente alle turbe prima per i fatti d’Ungheria del ’56 poi per la primavera di Praga del ’68. La rottura con il Partito e la nascita del Manifesto. Ricominciare tutto di nuovo, diventando lui, che sempre si sente inadeguato, un punto di riferimento dei giovani. E la voglia, “carico d’anni” ma non di sventura, a voler baciare non la sua petrosa Itaca come Ulisse, ma questi episodi della propria vita, per tenerli lì accanto, ora che la fine si fa ogni giorno più vicina. Leggo e rileggo queste brevi righe. Ed ogni volta continua a stupirmi la lucidità con cui Pintor diceva tutto, il piacevole e lo spiacevole. Mi viene di ripercorrere quei momenti che per lui furono intensi, formanti, quelli della lotta partigiana, dell’incoscienza dei 18 anni, dove, pur incoscienti, si sente che si sta facendo qualcosa. Ed in quella Roma che lottava, clandestina seppur palese, con tutte quelle coincidenze di vita, di leggerezza, di follia, che ritornano nella mia memoria familiare, che ben si intreccia con i Pintor, i Rodano, i Tatò, e via discorrendo. Mia zia che pedala per il viterbese portando in canna di bicicletta partigiani alla macchia. Mio zio che esce fischiettando da Regina Coeli mentre lo stavano arrestando e lui fa finta di essere lì per caso. Mia madre cui casca la borsa con le armi mentre attraversa Ponte Sisto, ma i militi non se ne accorgono. Ecco che mi è presa la mania del narrare in poche righe, quasi a togliere un po’ di spazio all’autore, che altrimenti lodo troppo. Ma come non pensare a lungo all’ultima frase che riporto sotto. A questo fatto che i libri servano più a che li scrive che a chi li legge. Certo, servono molto allo scrivente che vi riversa le sue gioie e le sue paure. Pur tuttavia basta una persona che per qualche suo personale motivo trova un giovamento anch’esso personale nel leggere queste righe. Ebbene, anche se io autore non lo verrò mai a sapere, basta questo per giustificare la scrittura. Per ringraziare Luigi Pintor di questo piccolo gioiello di parole, che avevamo lasciato più in alto sulla soglia dei momenti duri, ma che termina, così come comincia, nel privato. Con il dolore, pudico eppure immenso, per la morte della moglie. Con il dolore, mai sopito, mai vinto, della morte del fratello Giaime, che pur tuttavia rimarrà stella del suo personale firmamento. Metro sul quale misurare le proprie azioni. Testamento pesante, che, dal ’43 in poi, l’allora diciottenne Luigi porterà sempre con sé. Ed io ora dico, fortunatamente. Sono contento che sia esistito un “servitore” attento e discreto come Luigi. Una persona eccezionalmente normale, capace di tante cose che ammiro, ed anche di tanti errori. Perché umani siamo, non divini.
    “Fu semplicemente una questione di circostanze, alla fine è sempre una questione di circostan-ze.” (32)
    “Non cesserò di pensare che i mondi sono due ma imparerò che la linea divisoria non è segnata su nessun atlante e passa fin dentro il cuore dell’uomo. Stare da una parte diventerà più complicato, ma più necessario.” (66)
    “Un libro serve a chi lo scrive, raramente a chi lo legge, perciò le biblioteche sono piene di libri inutili.” (89)

    ha scritto il 

  • 5

    Divorato

    Letteralmente divorato. Quasi 25 anni fa e come se fosse l'altroieri. Quello che si definisce un libro di formazione, la mia. Grandissimo Pintor, mito giovanile che resiste all'usura del tempo

    ha scritto il 

  • 5

    "servabo!" questo è stato il mio pensiero alla lettura, e questo è il mio commento
    Pagine scritte con onestà morale e riserbo, in cui ogni parola ha peso e valore, in cui si sente ancora l'odore di un ...continua

    "servabo!" questo è stato il mio pensiero alla lettura, e questo è il mio commento
    Pagine scritte con onestà morale e riserbo, in cui ogni parola ha peso e valore, in cui si sente ancora l'odore di un ideale

    ha scritto il 

  • 5

    Schietto, feroce, giudice implacabile delle primordiali ingiustizie dei più forti sui più deboli quando scriveva del suo, del nostro presente.
    Sfumato, aggraziato, tollerante quando, arrivato già a bu ...continua

    Schietto, feroce, giudice implacabile delle primordiali ingiustizie dei più forti sui più deboli quando scriveva del suo, del nostro presente.
    Sfumato, aggraziato, tollerante quando, arrivato già a buon punto del suo destino lo riordinò scrivendo queste memorie dove i privilegi vengono raccontati con imbarazzo e le disgrazie, private e collettive, con sobrietà.
    Sul finire sembra far capolino la malinconia per la scoperta, forse inevitabile a quel buon punto del proprio destino, che le fondamenta della sua vita erano state sproporzionate illusioni: "Come da un osservatorio astronomico si guarda il cielo, così dalla mia postazione mi affacciavo su un grande scenario e credevo di partecipare al moto degli astri mentre sedevo ad una macchina da scrivere" (pag. 65).
    Ma proprio all'ultimo all'ultimo, come se avesse voluto farci conservare della sua eredità intellettuale un pessimismo sopportabile, lo ricalibra il peso di quelle ma anche di altre necessarie illusioni: "In verità la ruota della storia gira benissimo all'indietro o su se stessa come una trottola. Ne concluderò che le tenaci passioni, i nobili ideali, le generose intenzioni, le fatiche e gli errori sono una favola folle? No di certo, sono in ogni tempo il sale della terra e così è stato anche in questi decenni. Ma basta una pioggia a lavare la terra e il sale si scioglie in acqua" (pag. 90).

    Al Pintor affievolito, allo studente che prese "per miracolo la licenza ginnasiale", io do il massimo dei voti.

    ha scritto il 

  • 5

    Chi ha avuto modo di seguire Pintor sul Manifesto avrà certamente riconosciuto la nitidezza e l'essenzialità della scrittura , caratteristiche queste peculiari del nostro. Il libro è un distillato di ...continua

    Chi ha avuto modo di seguire Pintor sul Manifesto avrà certamente riconosciuto la nitidezza e l'essenzialità della scrittura , caratteristiche queste peculiari del nostro. Il libro è un distillato di vita e racconta un percorso che si intuisce ricco di avvenimenti e di incontri, ma che l'Autore, con cosciente understatement, lascia trasparire con leggerezza.

    ha scritto il 

  • 5

    le cose della vita

    Quattordici capitoletti di qualche pagina ciascuno, il ciclo di una vita e forse di un'epoca. Si apre con l'odore dell'infanzia, quella stessa infanzia di campagna, in questo caso però di Sardegna, e ...continua

    Quattordici capitoletti di qualche pagina ciascuno, il ciclo di una vita e forse di un'epoca. Si apre con l'odore dell'infanzia, quella stessa infanzia di campagna, in questo caso però di Sardegna, e ci accompagna nella guerra, nel dopoguerra, nelle redazioni dei giornali, nei progetti, nell'amore anche, nei dolori della vita, nei cicli delle cose e dello stesso mondo. Non ci sono eroi, non ci sono nomi, non ci sono date. Non ci sono vendette, non ci sono duelli né strazio. C'è e ci viene regalata una riflessione sulla vita da un uomo che ha ceduto alla tentazione di voltarsi indietro e restituire alle cose una durata che di per sé non hanno (per usare parole sue), ci viene stesa davanti agli occhi e e tra le mani tutta una serie di punti d'arrivo tanto semplici quanto, proprio perché così semplici, difficili da cogliere, da accettare, da confermare.
    Vorrei scriverlo, vorrei segnarmi questi punti e uno a uno impararli, scriverli sul muro per tenerli presenti; è che non sono i miei punti, non sono il mio frutto. Stringo il libro al petto però e sospiro innamorata e toccata, curiosa e lungimirante, bambina che sguardo in alto e occhi accesi vive il domani come futuro intero e insieme donna che occhiali appannati e occhi miopi guarda un po' da sopra quanto accade e si chiede a che punto è.

    ha scritto il 

  • 0

    Non mi meravigliò che la gente fosse rimasta in povertà, ma che avesse dimenticato la fraternità

    pag.66. "Feci un altro viaggio nell'oriente leggendario dove gli uomini inferiori, soldati e operai, avevano vinto la loro rivoluzione per la prima volta nei millenni. Più di altri cattivi segnali, ch ...continua

    pag.66. "Feci un altro viaggio nell'oriente leggendario dove gli uomini inferiori, soldati e operai, avevano vinto la loro rivoluzione per la prima volta nei millenni. Più di altri cattivi segnali, che imputavo alla durezza della storia, mi colpì che nelle strade di quelle città le prostitute si scaldassero al fuoco come nelle nostre periferie. Non mi meravigliò che la gente fosse rimasta in povertà, ma che avesse dimenticato la fraternità. Non cesserò di pensare che i mondi sono due ma imparerò che la linea divisoria non è segnata su nessun atlante e passa fin dentro il cuore dell'uomo. Stare da una parte diventerà più complicato ma più necessario".

    ha scritto il 

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