Sessanta racconti

Collana '900 capolavori della narrativa contemporanea

Di

Editore: Mondadori - De Agostini

4.3
(1971)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 579 | Formato: Copertina rigida | In altre lingue: (altre lingue) Spagnolo , Catalano , Farsi

Isbn-10: A000015355 | Data di pubblicazione: 

Disponibile anche come: Paperback , Altri , eBook

Genere: Narrativa & Letteratura , Mistero & Gialli , Fantascienza & Fantasy

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Descrizione del libro
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  • 5

    Metafisica della malinconia

    Occorre risalire alla mia adolescenza, ai racconti di Poe e di Lovecraft, per trovare qualcosa che mi facesse venire gli incubi come mi è successo ora con Buzzati.
    Elemento comune a questi superbi rac ...continua

    Occorre risalire alla mia adolescenza, ai racconti di Poe e di Lovecraft, per trovare qualcosa che mi facesse venire gli incubi come mi è successo ora con Buzzati.
    Elemento comune a questi superbi racconti è una sorta di inquietante stortura della realtà quotidiana, una crepa che incrina normalità e certezza, qualcosa capace di risvegliare angosce senza nome.
    Senza nome perché toccano il mostro sentire più profondo e non ne sappiamo trovare il motivo, grumi di emozioni difficili da districare.
    Senso di colpa, senso di inutilità. Quell’angoscia che si prova quando ci si aspetta che qualcosa di terribile accada. Quando pare che tutto si disfi e crolli davanti ai nostri occhi solo perché abbiamo tolto una piccola, insignificante travicella da tutto l’apparato…
    Sentore di qualcosa di malvagio insito nella natura umana, di perdita di quell’innocenza, della salvezza che un elemento di poesia, di fantastico, ci potrebbero ancora dare…
    Come nello struggente “L’uccisione del drago”:

    “Nessuno aveva risposto al suo grido, in tutto il mondo non si era mosso nessuno. Le montagne se stavano immobili, anche le piccole frane si erano come riassorbite, il cielo era limpido, neppure una minuscola nuvoletta e il sole andava calando. Nessuno, né bestia né spirito, era accorso a vendicare la strage. Era stato l’uomo a cancellare quella residua macchia del mondo, l’uomo astuto e potente che dovunque stabilisce sapienti leggi per l’ordine, l’uomo incensurabile che si affatica per il progresso e non può ammettere in alcun modo la sopravvivenza dei draghi, sia pure nelle sperdute montagne. Era stato l’uomo ad uccidere e sarebbe stato stolto recriminare”

    Questi racconti sono anche intrisi di una profonda spiritualità; non sempre, o meglio quasi mai, offre conforto, piuttosto è ulteriore fonte di angoscia, di senso di inadeguatezza. E tuttavia definisce una cornice etica ben precisa entro cui i racconti si sviluppano.

    Sono anche, infine, racconti pieni di un ineffabile senso di malinconia. E qui mi è più difficile spiegare perché così li ho avvertiti.
    Forse perché il motivo per cui toccano corde tanto profonde, è che raccontano delle nostre sconfitte, dei nostri desideri che non si realizzeranno mai, delle attese che non saranno mai soddisfatte… mete che si allontanano indefinitamente, innocenza perduta per sempre, solitudine, sogni non più accessibili - sogni che diventano territori proibiti, come ne “Il borghese stregato”:
    “Egli era entrato nel mondo non più suo delle favole, oltre il confine che a una certa stagione della vita non si può impunemente tentare. Aveva detto a una segreta porta apriti, credendo quasi di scherzare, ma la porta si era aperta veramente. Aveva detto selvaggi e così era stato. Freccia, per gioco, e vera freccia lo faceva morire”

    Perché sono racconti intimi e struggenti, ecco perché, e non c’è altro da dire.

    ha scritto il 

  • 5

    "Ma la mia anima e' deprecabilmente timida, invano la redarguisco, le sue ali tremano, i suoi dentini diafani battono appena la si conduce verso la soglia delle grandi avventure.

    Sessanta racconti onirici, grotteschi, surreali, inquietanti, amari. In questa raccolta c'e' tutto Buzzati, c'e' tutta la sua visionarieta', la sua vista introspettiva sull'intima natura dell'essere u ...continua

    Sessanta racconti onirici, grotteschi, surreali, inquietanti, amari. In questa raccolta c'e' tutto Buzzati, c'e' tutta la sua visionarieta', la sua vista introspettiva sull'intima natura dell'essere umano, il suo senso di angoscia interiore perenne che ricorda molto Kafka.
    Ci sono alcuni racconti che sono delle perle come "non aspettavano altro"(che ricorda molto come stile e atmosfere Lovercraft), "l'incantesimo della natura" e "la corazzata Todd".
    Una metafora dell'esistenza umana descritta in sessanta storie con ironia e surrealita'.
    Un capolavoro.

    "Ma la mia anima e' deprecabilmente timida, invano la redarguisco, le sue ali tremano, i suoi dentini diafani battono appena la si conduce verso la soglia delle grandi avventure. Cosi' sono fatto, purtroppo, e ho davvero paura che il tuo re sprechi il suo tempo ad aspettarmi nel palazzo bianco in mezzo al deserto, dove probabilmente sarei felice".

    ha scritto il 

  • 5

    Non "Sessanta Racconti", bensì " Racconti dell'Inquietudine" dovevano chiamarsi, come del Mistero e dell'Assurdo sono quelli di Poe.
    Sessanta modi diversi di insinuarsi nella psiche umana martellandol ...continua

    Non "Sessanta Racconti", bensì " Racconti dell'Inquietudine" dovevano chiamarsi, come del Mistero e dell'Assurdo sono quelli di Poe.
    Sessanta modi diversi di insinuarsi nella psiche umana martellandola dall'interno, in modo che nulla sia visibile da fuori, se non lo schianto finale, la putrefazione che tutto rigenera.
    Meraviglioso Buzzati, ha creato la sua "città personale", come la Buzziade della Scarzuola francescana in provincia di Terni: un luogo oltre il tempo, dove i personaggi rispondono a regole diverse, dettate in contesti misteriosi, né Italia né fuori; un luogo dello spirito prima che fisico o geografico, dove non valgono le leggi umane bensì quelle, indecifrabili, della contorta psiche umana.

    ha scritto il 

  • 5

    Questi sessanta racconti sono nello stesso tempo simili e diversi. Diversi per ambientazione, periodo storico, lunghezza, ma tutti simili in quella indeterminazione di fondo che lascia Buzzati, come u ...continua

    Questi sessanta racconti sono nello stesso tempo simili e diversi. Diversi per ambientazione, periodo storico, lunghezza, ma tutti simili in quella indeterminazione di fondo che lascia Buzzati, come un retrogusto amaro che insiste nella mente del lettore anche quando ha chiuso le pagine del libro. In alcuni casi manca propio il finale, ma non conta poi molto.

    ha scritto il 

  • 5

    Pare di visitare una mostra, dove 60 stanze contengono ognuna una magia. Si passa, si osserva, si legge. E poi si ritorna, nelle stanze dove la lettura si fa più profonda, più intensa. L'angoscia di f ...continua

    Pare di visitare una mostra, dove 60 stanze contengono ognuna una magia. Si passa, si osserva, si legge. E poi si ritorna, nelle stanze dove la lettura si fa più profonda, più intensa. L'angoscia di fondo, quella che pervade buona parte dei racconti, rimane sospesa, paralizzando i sentimenti. Difficile scuotersi, ed è solo la voglia di passare al racconto successivo che riesce a far abbandonare la fine del racconto. Grande scrittore, Buzzati, sorretto da una scrittura che già nel 1958 prefigurava scenari a venire.

    ha scritto il 

  • 4

    Buzzati è una cosa mia

    I "Sessanta Racconti" si trovano nella mia libreria da anni e li ho letti periodicamente, integrandoli con altre antologie buzzatiane.
    Posso dirlo con sicurezza: mai una delusione, mai uno sbadiglio.
    ...continua

    I "Sessanta Racconti" si trovano nella mia libreria da anni e li ho letti periodicamente, integrandoli con altre antologie buzzatiane.
    Posso dirlo con sicurezza: mai una delusione, mai uno sbadiglio.
    Soddisfazione, mentre in testa mi balena un'affermazione: il più grande scrittore al mondo di racconti.
    Forse più dell'amato Calvino, sempre perfetto e appagante? Chissà, forse sì...
    Sulla mia pelle, Buzzati si adagia come il plaid caldo e vellutato in una sera d'inverno e come un tubino fresco e leggiadro nelle mattine di estate: all'occasione, diventa conforto e incoraggiamento. Concede quel che mi occorre. E', insomma, una cosa mia, una certezza.

    Così, certe storie restano come paradigma di momenti esistenziali.
    - "La bussola del geografo" che impazzisce e, anziché a Sud, porta vorticosamente verso se stessi (I sette messaggeri);
    - Milano che sa essere romantica, fra tigli e falcette di luna (Paura alla Scala);
    - Le stagioni, i pali del telegrafo, l'indecisione fra ricordo e rassegnazione in Inviti superflui;
    - Il destino e il presunto disprezzo dell'amore in Direttissimo;
    - "Le peccaminose intemperanze della fantasia" in Era proibito.

    Sì, sono racconti di surrealtà, di indizi antichi rivelati nell'istante in cui riaccadono, di misteri e di vicende ataviche o atemporali, di geometrie impossibili e occasioni dolorosamente perse, di perfidie e di amarezze.
    Ma adesso m'accorgo che le mie note rimandano tutte a vaghi cenni di inguaribile romanticismo.
    Che sorpresa continua sei, caro scrittore.
    Alla prossima, certa, rilettura!

    p.s. E' sempre molto buffo assegnare 4 stelline. Mentre si illuminano, compare il giudizio: "ottimo", e allora mi sento una maestrina che decide di premiare il più bravo della classe.
    Quando le stelline, invece, sono cinque, en plein, la definizione di "eccellente" è extrascolastica e più matura...
    In realtà, in questo caso come in tanti altri, il mio sentimento è quello di pura esaltazione di fronte a un capolavoro - altro che tema in classe.

    ha scritto il 

  • 5

    Inquietante

    Non c'è altro termine per definire i racconti di Buzzati. Questa vena di inquietudine permea tutti i racconti come d'altronde alcuni romanzi, primo fra tutto Il Deserto dei Tartari. Una umanità varia ...continua

    Non c'è altro termine per definire i racconti di Buzzati. Questa vena di inquietudine permea tutti i racconti come d'altronde alcuni romanzi, primo fra tutto Il Deserto dei Tartari. Una umanità varia e miltiforme che vive nell'inatteso, nel misterioso, nel non voluto. E pur lasciando nel lettore la stessa inquietudine che probabilmente era l'obiettivo dello scrittore il volume è un capolavoro. Ogni racconto, nella sua brevità dice tutto.

    ha scritto il 

  • 5

    Cronache dal meta-mondo

    Buzzati fa così, a volte ci precipita direttamente nello straordinario, nel bel mezzo di grandi deserti, immense pianure, montagne aspre, campagne solitarie. E ci troviamo in terre ignote e lontane, i ...continua

    Buzzati fa così, a volte ci precipita direttamente nello straordinario, nel bel mezzo di grandi deserti, immense pianure, montagne aspre, campagne solitarie. E ci troviamo in terre ignote e lontane, in compagnia di viaggiatori alla ricerca di un senso. Ma lo fa con quel suo scrivere semplice e raffinatissimo, quasi senza che ce ne accorgiamo tanto ogni cosa ci sembra familiare.

    Altre volte, più spesso, ci si trova in consuete situazioni quotidiane: mentre si viaggia in treno, a tavola all’ora di pranzo, nello studio di un medico, suonano alla porta e cose simili. Tutto è ok, tutto è in ordine. Poi un qualcosa accade, uno scarto impercettibile, quasi da non farci caso, e d’improvviso si apre una sottile fessura in cui s’insinua l’enigma esistenziale.

    Si parla di viaggi, di morte, di amore, di solitudine, di attesa. Tutto ha a che fare con l’inquietudine del vivere, con l’imperscrutabile, con il mistero insolubile individuato come ganglio ultimo di sé e delle cose.

    A significare che il senso della realtà è oltre la realtà stessa, Aristotele inventò la metafisica (oltre il reale). Siamo qui ed ora, è il nostro mondo, ma se abbiamo occhi per guardare, se siamo capaci di metterci in viaggio, esiste un meta-mondo in controluce, nascosto e dentro, o appena dietro. Una terra sconosciuta dove “gli oggetti e i processi più ordinari appaiano assolutamente nuovi ed ignoti, sicché in tal modo si dischiude la loro vera essenza” (Schopenhauer)

    Questi “Sessanta racconti”, ad elevatissimo contenuto simbolico, sono delle potenti allegorie metafisiche. Quando si legge Buzzati si ha la sensazione di trovarsi di fronte ad un quadro di De Chirico: gli oggetti, le viste, le piazze, ogni cosa insomma é immediatamente riconoscibile e consueta, ma l’insieme decontestualizza, allude ad altro, sfronda il superfluo e addita l’essenziale.

    Buzzati è un giornalista, il nostro inviato speciale in questo meta-mondo, e i suoi racconti sono le cronache ed i reportage che giungono fino a noi da un paese remoto e familiare, dalla lontana terra incognita di una intuizione aristotelica. Così immanente. Così inaccessibile.

    ha scritto il 

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