Sessanta racconti

Collana '900 capolavori della narrativa contemporanea

Di

Editore: Mondadori - De Agostini

4.3
(1885)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 579 | Formato: Copertina rigida | In altre lingue: (altre lingue) Spagnolo , Catalano , Farsi

Isbn-10: A000015355 | Data di pubblicazione: 

Disponibile anche come: Paperback , Altri

Genere: Narrativa & Letteratura , Mistero & Gialli , Fantascienza & Fantasy

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Descrizione del libro
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  • 5

    I sette messaggeri, Sette piani, L’assalto al grande convoglio, Eppure battono alla porta, Il mantello, L’uccisione del drago, Una cosa che comincia per elle, Paura alla scala, I reziarii, La canzone ...continua

    I sette messaggeri, Sette piani, L’assalto al grande convoglio, Eppure battono alla porta, Il mantello, L’uccisione del drago, Una cosa che comincia per elle, Paura alla scala, I reziarii, La canzone di guerra, Il re a Horm el-Hagar, La fine del mondo, Il crollo della Balinverna, Qualcosa era successo, Gli amici, I topi, All’idrogeno, Appuntamento con Einstein, 24 marzo 1958, Le tentazioni di Sant’Antonio, Il bambino tiranno, Il musicista invidioso, Rigoletto, La frana, Non aspettavano altro, Le mura di Anagoor, L’inaugurazione della strada, L’incantesimo della natura, Direttissimo, Sciopero dei telefoni, Battaglia notturna alla Biennale di Venezia, Occhio per occhio, I Santi, Il critico d’arte.
    Trentaquattro racconti ottimi, di cui quattordici, quelli in corsivo, straordinari. Dei restanti racconti, soltanto quattro non sono buoni o sufficientemente buoni, o al minimo discreti, essendo alcune delle cose più penose e imbarazzanti che mi sia mai ritrovato a leggere. Non sono abbastanza numerosi, comunque, per farmi togliere le cinque stelle.
    Nell’arco di quasi trent’anni, avrò preso e rimesso almeno cento volte sullo scaffale di varie librerie Il deserto dei Tartari. Alla fine l’ho comprato. Non l’ho ancora letto, ma in compenso ho comprato altri Buzzati, e nessuno finora mi ha deluso. Di sorprese ne ho avute molte. Per quanto riguarda questa raccolta, si prendano, fra i tanti, Eppure battono alla porta, Il bambino tiranno, L’incantesimo della natura, Non aspettavano altro, che, pur privo di elementi sovrannaturali, è un grande racconto dell’orrore: i dialoghi sono potenti ed esatti. A volte la scrittura dell'autore è datata, ma questo è ovvio, tutto diventa datato, se passano decenni. E si parla di scrittura. Nelle Operette morali di Leopardi ho letto cosacce di cui pochi non riderebbero, ma Leopardi non è per niente datato. Essere datati è un’altra cosa. Ha a che fare con l’ingenuità, con i ‘grandi ideali’, con certi ‘universi morali’ costruiti a tavolino, o che danno l’impressione (il risultato è lo stesso) di essere stati costruiti a tavolino. Ecco, ora che di Buzzati ho letto abbastanza, un autore come Calvino mi sembra, tolti uno o due romanzi, datato. Anche gli scritti degli anni settanta — soprattutto gli scritti degli anni settanta. Datato e poco convincente, in special modo quando si cala nel reale. Per esempio non riesco a sopportare i suoi dialoghi, suonano sempre artificiosi. Se una notte d’inverno un viaggiatore è pieno di dialoghi convenzionali e indisponenti, come del resto lo sono le situazioni in cui si ritrovano i personaggi. Non ho mai contato le volte che ho iniziato una lettura di Calvino senza portarla a termine, anzi, senza superare le prime venti, trenta pagine, ma so che sono state tante, troppe. Credo che Calvino non abbia mai avuto il coraggio di superare un certo limite, che, in fondo, sia sempre stato politicamente corretto, prima ancora che questa espressione divenisse un atteggiamento sociale, la qual cosa, a lungo termine, è distruttiva per uno scrittore. Nei suoi scritti il bianco e il nero non si sono mai veramente mescolati. Da questo punto di vista, perché Calvino scriveva meglio, Buzzati gli è superiore. Ha più inventiva, è più profondo, più evocativo. Scava di più.
    Non era nelle mie intenzioni mettere a confronto Calvino e Buzzati, eppure alla fine mi è sembrato necessario, dato che l’uno è stimatissimo, e l’altro posizionato su un piano a lui inferiore. Per non parlare del fatto che entrambi avevano una propensione per il ‘favoloso’. E del fatto che sono italiani. In ogni caso, si tratta solo della mia opinione.

    ha scritto il 

  • 5

    Come Parlare

    Come parlare del Silenzio? cosa aggiungere ad una parola che già in sè nasconde e dice tutto allo stesso tempo? A quali suoni "altri" prestare il proprio orecchio quando è quello pesante e lievemente ...continua

    Come parlare del Silenzio? cosa aggiungere ad una parola che già in sè nasconde e dice tutto allo stesso tempo? A quali suoni "altri" prestare il proprio orecchio quando è quello pesante e lievemente mistico di una goccia a prendere il sopravvento?
    Si è già detto tutto su questa raccolta di racconti e sul suo autore. Ben poco può essere aggiunto se non quella sensazione di necessario silenzio, un poco sospeso ed un poco definitivo, che ci coglie durante la lettura. Sono racconti che appartengono non al regno della parola, ma a quello del silenzio ed in questo senso sono tanto più grandi dei commenti che possiamo farne.

    ha scritto il 

  • 5

    Un libro che a tredici/quattordici anni mi lasciò meravigliato.
    Ancora oggi molti dei racconti sono di una genialità spiazzante e mi accorgo che, se devo inventare una situazione fantastica o surreale ...continua

    Un libro che a tredici/quattordici anni mi lasciò meravigliato.
    Ancora oggi molti dei racconti sono di una genialità spiazzante e mi accorgo che, se devo inventare una situazione fantastica o surreale, il più delle volte devo fare attenzione a non plagiare involontariamente questo o quel racconto.
    Se questo non è lasciare un'impronta...

    ha scritto il 

  • 5

    Un "monito" alla vita

    Premetto che non sono un'amante dei racconti... preferisco immergermi in una storia che duri abbastanza da farmi sentire pienamente coinvolta, da permettermi di immedesimarmi nei protagonisti, di entr ...continua

    Premetto che non sono un'amante dei racconti... preferisco immergermi in una storia che duri abbastanza da farmi sentire pienamente coinvolta, da permettermi di immedesimarmi nei protagonisti, di entrare totalmente nella loro vita.
    Ѐ una premessa doverosa perché Buzzati è stato capace, nel tempo del suo libro e per un totale di ben sessanta racconti, qual è appunto il titolo di questa ampia raccolta, di farmi dimenticare la mia “antipatia” per lasciarmi conquistare dalla sua straordinaria scrittura. Sono rimasta davvero folgorata dalla capacità di questo autore, a me finora noto solo per Il deserto dei tartari (romanzo che ho amato in modo struggente), di essere – pur nella forma breve, a volte brevissima del racconto – così intenso, efficace, feroce o commovente, ma sempre affilato e tagliente come una lama che penetra in profondità.
    I temi trattati sono molto vari – la malattia, la morte, l'amore, la modernità che inaridisce il cuore dell'uomo, la paura, l'ipocrita e spesso folle ottusità dei “benpensanti”, la fede, l'attesa, il tempo che passa... – ma c'è una sorta di fil rouge che collega tutti questi temi e queste storie, e che forse mi ha permesso di vivere questo libro, nonostante i continui inevitabili “salti”, come qualcosa di coerente e di unitario, quasi si trattasse di un solo grande romanzo sull'uomo. E questo filo rosso io l'ho interpretato come un “monito” alla vita... Sia che denunci (ma senza condannare), sia che irrida, sia ancora che rivolga uno sguardo misto di nostalgia e di dolcezza, in tutti i casi ho sentito forte il suo desiderio, la sua urgenza quasi, di sottolineare la caducità della vita e il pericolo, insito nell'uomo, di sprecarla rincorrendo o perdendosi in cose inutili.
    In alcuni racconti, un evento particolare, inspiegabile (sono, se ho capito bene, i titoli che vanno a formare una raccolta alternativa e più breve a questa, ovvero La boutique del mistero) costituisce l'elemento di rottura in grado di deviare il corso delle cose, di farci aprire gli occhi su noi stessi e chiederci “dove sto andando? il tempo passa e io... che sto facendo della mia vita?”. A questo evento decisivo può poi seguire una catarsi (e quindi una sorta di lieto fine) o, più frequentemente purtroppo, la presa di coscienza che ormai è troppo tardi, che il “disastro” è incombente e inevitabile e che “se solo ce ne fossimo resi conto prima”....
    Mi sono piaciuti molto, poi, alcuni racconti in cui questo fantomatico “evento”, annunciato – tanto per fare due esempi – come miracoloso o tragico (penso rispettivamente a Il cane che ha visto Dio e Paura alla Scala, fra i miei preferiti) e che attraverso il potere della suggestione ha alimentato le più profonde paure, alla fine si rivela essere – banalizzo così – ... una bolla di sapone. Paradossalmente in questi casi l’assurdità della vita e quindi l’urgenza di viverla pienamente, senza bisogno di attendere l’intervento salvifico di qualcosa che è al di fuori di noi stessi, si trasforma in un “invito” grave e inappellabile.
    Ad ogni modo, al di là di qualsiasi messaggio che Buzzati abbia voluto offrirci, e che immagino essere unico per ciascuno di noi, ciò che cattura e trascina è una creatività inesauribile e uno stile impeccabile, capace di arrivare dritto al cuore. Consigliatissimo.

    ha scritto il 

  • 3

    La scrittura di Buzzati è affascinante e subito riconoscibile, ma la capacità di coinvolgimento dei racconti è altalenante, come spesso avviene nelle raccolte. Alcuni brani sono bellissimi ("Una Gocci ...continua

    La scrittura di Buzzati è affascinante e subito riconoscibile, ma la capacità di coinvolgimento dei racconti è altalenante, come spesso avviene nelle raccolte. Alcuni brani sono bellissimi ("Una Goccia" su tutti: in quattro pagine racconta tantissimo e chiude con un tocco di illuminante e beffarda ironia), altri non mi sono piaciuti. Comunque una lettura interessaante.

    I sette messaggeri: 2/5; L'assalto al grande convoglio: 2/5; Sette Piani: 4/5; Ombra del Sud: 2/5; Il Mantello: 3/5; Vecchio Facocero 3/5; Una Goccia: 4/5; La Canzone di Guerra: 3/5; La Fine del Mondo: 4/5; Inviti Superflui: 3/5; Racconto di Natale: 4/5; Il cane che ha visto Dio 3/5; Qualcosa era Successo 3/5; I Topi 4/5; Appuntamento con Einstein: 4/5; I Reziarii: 3/5; All'Idrogeno: 2/5; Le Tentazioni di Sant'Antonio 3/5; Il Disco Si Posò: 4/5; L'incantesimo della Natura: 4/5; La Città Personale 3/5; Sciopero dei Telefoni: 2/5; Il Problema dei Posteggi 4/5; Una Lettera d'amore 3/5; Battaglia Notturna alla Biennale di Venezia: 3/5; Il Critico d'arte 2/5; Una Pallottola di Carta 4/5; La Notizia 3/5

    ha scritto il 

  • 4

    Sembra tutto apparentemente normale, all'inizio. Ti trovi a tuo agio e tutto è così accomodante. Addirittura alcuni personaggi ti sembra di conoscerli, da quanto sono familiari. Continui a leggere e n ...continua

    Sembra tutto apparentemente normale, all'inizio. Ti trovi a tuo agio e tutto è così accomodante. Addirittura alcuni personaggi ti sembra di conoscerli, da quanto sono familiari. Continui a leggere e noti qualcosa di strano ... torni indietro di qualche riga e rileggi. No, non ti sei sbagliato. Solo che qualcosa non torna, vuoi andare a fondo per capire ... ed è in quel momento che il racconto ti ha coinvolto. La magia del surreale!

    Preferiti:
    I sette messaggeri - L'assalto al grande convoglio - Sette piani - Eppure battono alla porta - Il mantello - Il borghese stregato - Una goccia - Inviti superflui - Il crollo della Baliverna - Il cane che ha visto Dio - Qualcosa era successo - I topi - Sciopero dei telefoni - Il problema dei posteggi - Era proibito - La parola proibita

    ha scritto il 

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