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Sessanta racconti

Di

Editore: Arnoldo Mondadori (Oscar Scrittori Moderni, 1573)

4.3
(1849)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 531 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Spagnolo , Catalano , Farsi

Isbn-10: 8804458755 | Isbn-13: 9788804458753 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Disponibile anche come: Altri , Copertina rigida

Genere: Fiction & Literature , Mystery & Thrillers , Science Fiction & Fantasy

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Descrizione del libro
Riuniti in raccolta dallo stesso Buzzati nel 1958, i Sessanta racconti vengono a ragione considerati una vera "summa" del mondo poetico dello scrittore. Vi si trova rappresentata l'intera gamma dei suoi motivi ispiratori, dalla visione surreale della vita all'orrore per la città, dagli automatismi esistenziali introdotti dall'uomo tecnologico alla suggestione metafisica. Il taglio del racconto ben si presta alla narrativa di Buzzati che, vero mago della composizione breve, spaziando tra meraviglioso, favoloso e immaginario traduce in gioco, tragedia o mistero le situazioni che possono apparire più banali o scontate.
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  • 5

    Un "monito" alla vita

    Premetto che non sono un'amante dei racconti... preferisco immergermi in una storia che duri abbastanza da farmi sentire pienamente coinvolta, da permettermi di immedesimarmi nei protagonisti, di entr ...continua

    Premetto che non sono un'amante dei racconti... preferisco immergermi in una storia che duri abbastanza da farmi sentire pienamente coinvolta, da permettermi di immedesimarmi nei protagonisti, di entrare totalmente nella loro vita.
    Ѐ una premessa doverosa perché Buzzati è stato capace, nel tempo del suo libro e per un totale di ben sessanta racconti, qual è appunto il titolo di questa ampia raccolta, di farmi dimenticare la mia “antipatia” per lasciarmi conquistare dalla sua straordinaria scrittura. Sono rimasta davvero folgorata dalla capacità di questo autore, a me finora noto solo per Il deserto dei tartari (romanzo che ho amato in modo struggente), di essere – pur nella forma breve, a volte brevissima del racconto – così intenso, efficace, feroce o commovente, ma sempre affilato e tagliente come una lama che penetra in profondità.
    I temi trattati sono molto vari – la malattia, la morte, l'amore, la modernità che inaridisce il cuore dell'uomo, la paura, l'ipocrita e spesso folle ottusità dei “benpensanti”, la fede, l'attesa, il tempo che passa... – ma c'è una sorta di fil rouge che collega tutti questi temi e queste storie, e che forse mi ha permesso di vivere questo libro, nonostante i continui inevitabili “salti”, come qualcosa di coerente e di unitario, quasi si trattasse di un solo grande romanzo sull'uomo. E questo filo rosso io l'ho interpretato come un “monito” alla vita... Sia che denunci (ma senza condannare), sia che irrida, sia ancora che rivolga uno sguardo misto di nostalgia e di dolcezza, in tutti i casi ho sentito forte il suo desiderio, la sua urgenza quasi, di sottolineare la caducità della vita e il pericolo, insito nell'uomo, di sprecarla rincorrendo o perdendosi in cose inutili.
    In alcuni racconti, un evento particolare, inspiegabile (sono, se ho capito bene, i titoli che vanno a formare una raccolta alternativa e più breve a questa, ovvero La boutique del mistero) costituisce l'elemento di rottura in grado di deviare il corso delle cose, di farci aprire gli occhi su noi stessi e chiederci “dove sto andando? il tempo passa e io... che sto facendo della mia vita?”. A questo evento decisivo può poi seguire una catarsi (e quindi una sorta di lieto fine) o, più frequentemente purtroppo, la presa di coscienza che ormai è troppo tardi, che il “disastro” è incombente e inevitabile e che “se solo ce ne fossimo resi conto prima”....
    Mi sono piaciuti molto, poi, alcuni racconti in cui questo fantomatico “evento”, annunciato – tanto per fare due esempi – come miracoloso o tragico (penso rispettivamente a Il cane che ha visto Dio e Paura alla Scala, fra i miei preferiti) e che attraverso il potere della suggestione ha alimentato le più profonde paure, alla fine si rivela essere – banalizzo così – ... una bolla di sapone. Paradossalmente in questi casi l’assurdità della vita e quindi l’urgenza di viverla pienamente, senza bisogno di attendere l’intervento salvifico di qualcosa che è al di fuori di noi stessi, si trasforma in un “invito” grave e inappellabile.
    Ad ogni modo, al di là di qualsiasi messaggio che Buzzati abbia voluto offrirci, e che immagino essere unico per ciascuno di noi, ciò che cattura e trascina è una creatività inesauribile e uno stile impeccabile, capace di arrivare dritto al cuore. Consigliatissimo.

    ha scritto il 

  • 3

    La scrittura di Buzzati è affascinante e subito riconoscibile, ma la capacità di coinvolgimento dei racconti è altalenante, come spesso avviene nelle raccolte. Alcuni brani sono bellissimi ("Una Gocci ...continua

    La scrittura di Buzzati è affascinante e subito riconoscibile, ma la capacità di coinvolgimento dei racconti è altalenante, come spesso avviene nelle raccolte. Alcuni brani sono bellissimi ("Una Goccia" su tutti: in quattro pagine racconta tantissimo e chiude con un tocco di illuminante e beffarda ironia), altri non mi sono piaciuti. Comunque una lettura interessaante.

    I sette messaggeri: 2/5; L'assalto al grande convoglio: 2/5; Sette Piani: 4/5; Ombra del Sud: 2/5; Il Mantello: 3/5; Vecchio Facocero 3/5; Una Goccia: 4/5; La Canzone di Guerra: 3/5; La Fine del Mondo: 4/5; Inviti Superflui: 3/5; Racconto di Natale: 4/5; Il cane che ha visto Dio 3/5; Qualcosa era Successo 3/5; I Topi 4/5; Appuntamento con Einstein: 4/5; I Reziarii: 3/5; All'Idrogeno: 2/5; Le Tentazioni di Sant'Antonio 3/5; Il Disco Si Posò: 4/5; L'incantesimo della Natura: 4/5; La Città Personale 3/5; Sciopero dei Telefoni: 2/5; Il Problema dei Posteggi 4/5; Una Lettera d'amore 3/5; Battaglia Notturna alla Biennale di Venezia: 3/5; Il Critico d'arte 2/5; Una Pallottola di Carta 4/5; La Notizia 3/5

    ha scritto il 

  • 4

    Sembra tutto apparentemente normale, all'inizio. Ti trovi a tuo agio e tutto è così accomodante. Addirittura alcuni personaggi ti sembra di conoscerli, da quanto sono familiari. Continui a leggere e n ...continua

    Sembra tutto apparentemente normale, all'inizio. Ti trovi a tuo agio e tutto è così accomodante. Addirittura alcuni personaggi ti sembra di conoscerli, da quanto sono familiari. Continui a leggere e noti qualcosa di strano ... torni indietro di qualche riga e rileggi. No, non ti sei sbagliato. Solo che qualcosa non torna, vuoi andare a fondo per capire ... ed è in quel momento che il racconto ti ha coinvolto. La magia del surreale!

    Preferiti:
    I sette messaggeri - L'assalto al grande convoglio - Sette piani - Eppure battono alla porta - Il mantello - Il borghese stregato - Una goccia - Inviti superflui - Il crollo della Baliverna - Il cane che ha visto Dio - Qualcosa era successo - I topi - Sciopero dei telefoni - Il problema dei posteggi - Era proibito - La parola proibita

    ha scritto il 

  • 4

    Finirlo è stata un'impresa, ma ne è valsa la pena. D'altronde come non essere sfiniti dall'aver vissuto sessanta universi, molteplici vite, cose, personaggi, fatti? William Styron ha detto: «A great b ...continua

    Finirlo è stata un'impresa, ma ne è valsa la pena. D'altronde come non essere sfiniti dall'aver vissuto sessanta universi, molteplici vite, cose, personaggi, fatti? William Styron ha detto: «A great book should leave you with many experiences, and slightly exhausted at the end. You live several lives while reading it».

    ha scritto il 

  • 4

    Sessanta racconti è una raccolta di racconti di Dino Buzzati apparsi nel 1958. I primi 36 racconti erano già stati pubblicati in tre diversi volumi (I sette messaggeri, Paura alla Scala e Il crollo de ...continua

    Sessanta racconti è una raccolta di racconti di Dino Buzzati apparsi nel 1958. I primi 36 racconti erano già stati pubblicati in tre diversi volumi (I sette messaggeri, Paura alla Scala e Il crollo della Baliverna).
    Iniziare da questo libro per conoscere Buzzati, forse non è stata, o è stata la scelta azzeccata, leggendolo si entra appieno nel suo mondo, nella sua narrativa, fatta di alti e bassi, di introspezione, di attualità, di religione, di morte, di un mondo imperscrutabile che viene animato ed esaminato attraverso ogni racconto.
    La maggior parte dei racconti dell’autore prendono vita dalla quotidianità per poi sviscerarne i lati più nascosti, che si mimetizzano, per tirarne fuori l’elemento surreale, al limite del grottesco e a volte del tragicomico.
    Uno dei temi preponderanti del libro è la metafora del viaggio, che ritorna a più riprese su vari racconti, mettendo in evidenza i mostri che fagocitano nell’animo umano, per poi riuscire a presentarne anche abusi e violenze.
    Viaggi fatti dai personaggi che cercano mete lontane, o forse anche immaginarie. Viaggio inteso come ricerca interiore, come indagine del proprio essere, per riconoscere e ritrovare le proprie coordinate ormai geometricamente fuori rotta da un richiamo spasmodico della compiutezza. Compiutezza di un io che riappacifica ogni stato d’animo.
    Racconti come “I sette messaggeri” o “Il direttissimo”, o ancora in “Qualcosa era successo” si ritrovano i connotati più oscuri:
    “Un fatto nuovo e potentissimo aveva rotto la vita del paese, uomini e donne pensavano solo a salvarsi, abbandonando case, lavoro, affari, tutto, ma il nostro treno, no, il maledetto treno marciava con la regolarità di un orologio, al modo del soldato onesto che risale le turbe dell’esercito in disfatta per raggiungere la sua trincea dove il nemico già sta bivaccando. E per decenza, per un rispetto umano miserabile, nessuno di noi aveva il coraggio di reagire. Oh i treni come assomigliano alla vita!”.
    Altro elemento importante del testo è l’elemento dato dalla religione, presentata nei suoi aspetti più umani, ma allo stesso tempo controversi, come in “La fine del mondo” o diversamente ne “Il cane che ha visto Dio”.
    Uomini che sono soggiogati dalle loro stesse paure, dall’ansia dettata da una comprensione che scivola troppo in un irrazionale, che porterà alla negazione, alla non comprensione dei luoghi, che non sono poi molto diversi da quelli che sempre ci portiamo dentro.
    Infine ultimo elemento, accanto agli altri due precedenti, è la morte, analizzata nella sua naturalità, come conseguenza necessaria alla vita, come un dopo che è obbligatorio, e per questo deve essere accettata nelle sue intenzioni. E’ come un lenzuolo che si posa sul corpo di ogni essere umano, così a ricordate che dopo un inizio, dopo una percorrenza, dopo un viaggio, che è quello della vita, - che dovremmo farlo viaggiare parallelamente con il nostro spirito interiore -, c’è la fine, la morte, la necrosi del corpo, ma non dell’anima, che sembra alberga in questo mondo polarizzato.

    ha scritto il 

  • 4

    Gran libro. È difficile dare un senso organico ad una raccolta di racconti, il più delle volte, mentre Buzzati ci è riuscito magistralmente. Lo puoi leggere un racconto alla volta o tutto d'un fiato, ...continua

    Gran libro. È difficile dare un senso organico ad una raccolta di racconti, il più delle volte, mentre Buzzati ci è riuscito magistralmente. Lo puoi leggere un racconto alla volta o tutto d'un fiato, non importa, perché l'importante, quando si legge questo libro, è tenere bene a mente che niente è ciò che sembra.

    ha scritto il 

  • 3

    3.5

    Partito moooolto bene, ha perso punti per strada causa racconti meno apprezzati; diversamente 4 stelle le meriterebbe tutte. Come è capace Buzzati di descrivere il piombare dell'ignoto e l'irrazionale ...continua

    Partito moooolto bene, ha perso punti per strada causa racconti meno apprezzati; diversamente 4 stelle le meriterebbe tutte. Come è capace Buzzati di descrivere il piombare dell'ignoto e l'irrazionale nella vita quotidiana non lo sa fare nessuno.

    ha scritto il 

  • 4

    60 racconti, 60 perle.
    Si fa presto il callo al surreale imperante, non lo si fa alla voglia di leggere.
    Non m'era ancora capitato di prendere in mano racconti di un autore contemporaneo che scorresse ...continua

    60 racconti, 60 perle.
    Si fa presto il callo al surreale imperante, non lo si fa alla voglia di leggere.
    Non m'era ancora capitato di prendere in mano racconti di un autore contemporaneo che scorressero via nell'ignavia di ogni riflessione meditabonda, nel piacere puro della lettura. Non stancano, non stancano mai tant'è variabile la rappresentazione scenica.
    Vanno giù così, questi racconti, come un sorso d'acqua fresca: bocca pulita, e desiderio di berne ancora.

    ha scritto il 

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