Sessanta racconti

Di

Editore: Arnoldo Mondadori (Oscar Scrittori Moderni, 1573)

4.3
(1990)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 531 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Spagnolo , Catalano , Farsi

Isbn-10: 8804458755 | Isbn-13: 9788804458753 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Disponibile anche come: Altri , Copertina rigida , eBook

Genere: Narrativa & Letteratura , Mistero & Gialli , Fantascienza & Fantasy

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Descrizione del libro
Riuniti in raccolta dallo stesso Buzzati nel 1958, i Sessanta racconti vengono a ragione considerati una vera "summa" del mondo poetico dello scrittore. Vi si trova rappresentata l'intera gamma dei suoi motivi ispiratori, dalla visione surreale della vita all'orrore per la città, dagli automatismi esistenziali introdotti dall'uomo tecnologico alla suggestione metafisica. Il taglio del racconto ben si presta alla narrativa di Buzzati che, vero mago della composizione breve, spaziando tra meraviglioso, favoloso e immaginario traduce in gioco, tragedia o mistero le situazioni che possono apparire più banali o scontate.
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  • 5

    luce,ombra...

    Un capolavoro assoluto del piu' grande scrittore italiano del dopoguerra. Non sono semplicemente racconti questi di Buzzati, sono veri e propri mondi dove la sua visione emerge con tutta la sua forza. ...continua

    Un capolavoro assoluto del piu' grande scrittore italiano del dopoguerra. Non sono semplicemente racconti questi di Buzzati, sono veri e propri mondi dove la sua visione emerge con tutta la sua forza. Mi sono sempre chiesto come mai questo uomo, questo scrittore riusciuscisse a mettere su carta, cosi' in maniera quasi razionale gli abbissi ultimi e reconditi dell'uomo. Ogni racconto e' pervaso di quell'atmosfera di sospensione e "angoscia" che senti nascere dentro di te laddove esse sono sempre state. A distanza di anni sento ancora i brividi nel ricordare queste pagine; ricordo la fascinazione che esse manifestavano. Buzzati e la sua scrittura sono un po come i quadri di Hopper; guardi, leggi e senti, percepesci che qualcosa di "importante" sta per succedere o e' gia successo...che c'e' solo una calma apparente.
    I sessanta racconti sono un patrimonio della letteratura di tutti i tempi.

    ha scritto il 

  • 4

    I sessanta racconti di Buzzati sono un po’ la summa della sua esperienza giornalistica ma soprattutto di scrittore e di uomo. Raccontano meglio di altri scritti la sua visone della vita e della morte, ...continua

    I sessanta racconti di Buzzati sono un po’ la summa della sua esperienza giornalistica ma soprattutto di scrittore e di uomo. Raccontano meglio di altri scritti la sua visone della vita e della morte, le sue antipatie sociali, le emozioni umane, l’amore, la solitudine, la paura, l’inconoscibilità del destino. Sono il frutto ora di nuovi interessi ora dell’affievolirsi dei vecchi, ora della presenza di stimoli interessanti ora dell’attenuarsi della fantasia. Ci sono storie domestiche, storie riguardanti animali, storie cariche di scetticismo e storie che lasciano trasparire la presenza di Dio. E’ tutto l’uomo Buzzati con le sue credenze, le sue paure, la sua anima che si ritrova in questi brevi scritti. I racconti sono formalmente perfetti e controllati. Buzzati sa poi dosare con una grande e sorprendente perizia quegli elementi che di volta in volta possono attirare lo stupore, la curiosità o l’ansia del lettore. Alcuni di questi lavori lasciano il segno e difficilmente si dimenticano!

    ha scritto il 

  • 5

    Metafisica della malinconia

    Occorre risalire alla mia adolescenza, ai racconti di Poe e di Lovecraft, per trovare qualcosa che mi facesse venire gli incubi come mi è successo ora con Buzzati.
    Elemento comune a questi superbi rac ...continua

    Occorre risalire alla mia adolescenza, ai racconti di Poe e di Lovecraft, per trovare qualcosa che mi facesse venire gli incubi come mi è successo ora con Buzzati.
    Elemento comune a questi superbi racconti è una sorta di inquietante stortura della realtà quotidiana, una crepa che incrina normalità e certezza, qualcosa capace di risvegliare angosce senza nome.
    Senza nome perché toccano il mostro sentire più profondo e non ne sappiamo trovare il motivo, grumi di emozioni difficili da districare.
    Senso di colpa, senso di inutilità. Quell’angoscia che si prova quando ci si aspetta che qualcosa di terribile accada. Quando pare che tutto si disfi e crolli davanti ai nostri occhi solo perché abbiamo tolto una piccola, insignificante travicella da tutto l’apparato…
    Sentore di qualcosa di malvagio insito nella natura umana, di perdita di quell’innocenza, della salvezza che un elemento di poesia, di fantastico, ci potrebbero ancora dare…
    Come nello struggente “L’uccisione del drago”:

    “Nessuno aveva risposto al suo grido, in tutto il mondo non si era mosso nessuno. Le montagne se stavano immobili, anche le piccole frane si erano come riassorbite, il cielo era limpido, neppure una minuscola nuvoletta e il sole andava calando. Nessuno, né bestia né spirito, era accorso a vendicare la strage. Era stato l’uomo a cancellare quella residua macchia del mondo, l’uomo astuto e potente che dovunque stabilisce sapienti leggi per l’ordine, l’uomo incensurabile che si affatica per il progresso e non può ammettere in alcun modo la sopravvivenza dei draghi, sia pure nelle sperdute montagne. Era stato l’uomo ad uccidere e sarebbe stato stolto recriminare”

    Questi racconti sono anche intrisi di una profonda spiritualità; non sempre, o meglio quasi mai, offre conforto, piuttosto è ulteriore fonte di angoscia, di senso di inadeguatezza. E tuttavia definisce una cornice etica ben precisa entro cui i racconti si sviluppano.

    Sono anche, infine, racconti pieni di un ineffabile senso di malinconia. E qui mi è più difficile spiegare perché così li ho avvertiti.
    Forse perché il motivo per cui toccano corde tanto profonde, è che raccontano delle nostre sconfitte, dei nostri desideri che non si realizzeranno mai, delle attese che non saranno mai soddisfatte… mete che si allontanano indefinitamente, innocenza perduta per sempre, solitudine, sogni non più accessibili - sogni che diventano territori proibiti, come ne “Il borghese stregato”:
    “Egli era entrato nel mondo non più suo delle favole, oltre il confine che a una certa stagione della vita non si può impunemente tentare. Aveva detto a una segreta porta apriti, credendo quasi di scherzare, ma la porta si era aperta veramente. Aveva detto selvaggi e così era stato. Freccia, per gioco, e vera freccia lo faceva morire”

    Perché sono racconti intimi e struggenti, ecco perché, e non c’è altro da dire.

    ha scritto il 

  • 5

    "Ma la mia anima e' deprecabilmente timida, invano la redarguisco, le sue ali tremano, i suoi dentini diafani battono appena la si conduce verso la soglia delle grandi avventure.

    Sessanta racconti onirici, grotteschi, surreali, inquietanti, amari. In questa raccolta c'e' tutto Buzzati, c'e' tutta la sua visionarieta', la sua vista introspettiva sull'intima natura dell'essere u ...continua

    Sessanta racconti onirici, grotteschi, surreali, inquietanti, amari. In questa raccolta c'e' tutto Buzzati, c'e' tutta la sua visionarieta', la sua vista introspettiva sull'intima natura dell'essere umano, il suo senso di angoscia interiore perenne che ricorda molto Kafka.
    Ci sono alcuni racconti che sono delle perle come "non aspettavano altro"(che ricorda molto come stile e atmosfere Lovercraft), "l'incantesimo della natura" e "la corazzata Todd".
    Una metafora dell'esistenza umana descritta in sessanta storie con ironia e surrealita'.
    Un capolavoro.

    "Ma la mia anima e' deprecabilmente timida, invano la redarguisco, le sue ali tremano, i suoi dentini diafani battono appena la si conduce verso la soglia delle grandi avventure. Cosi' sono fatto, purtroppo, e ho davvero paura che il tuo re sprechi il suo tempo ad aspettarmi nel palazzo bianco in mezzo al deserto, dove probabilmente sarei felice".

    ha scritto il 

  • 5

    Non "Sessanta Racconti", bensì " Racconti dell'Inquietudine" dovevano chiamarsi, come del Mistero e dell'Assurdo sono quelli di Poe.
    Sessanta modi diversi di insinuarsi nella psiche umana martellandol ...continua

    Non "Sessanta Racconti", bensì " Racconti dell'Inquietudine" dovevano chiamarsi, come del Mistero e dell'Assurdo sono quelli di Poe.
    Sessanta modi diversi di insinuarsi nella psiche umana martellandola dall'interno, in modo che nulla sia visibile da fuori, se non lo schianto finale, la putrefazione che tutto rigenera.
    Meraviglioso Buzzati, ha creato la sua "città personale", come la Buzziade della Scarzuola francescana in provincia di Terni: un luogo oltre il tempo, dove i personaggi rispondono a regole diverse, dettate in contesti misteriosi, né Italia né fuori; un luogo dello spirito prima che fisico o geografico, dove non valgono le leggi umane bensì quelle, indecifrabili, della contorta psiche umana.

    ha scritto il 

  • 5

    Questi sessanta racconti sono nello stesso tempo simili e diversi. Diversi per ambientazione, periodo storico, lunghezza, ma tutti simili in quella indeterminazione di fondo che lascia Buzzati, come u ...continua

    Questi sessanta racconti sono nello stesso tempo simili e diversi. Diversi per ambientazione, periodo storico, lunghezza, ma tutti simili in quella indeterminazione di fondo che lascia Buzzati, come un retrogusto amaro che insiste nella mente del lettore anche quando ha chiuso le pagine del libro. In alcuni casi manca propio il finale, ma non conta poi molto.

    ha scritto il 

  • 5

    Pare di visitare una mostra, dove 60 stanze contengono ognuna una magia. Si passa, si osserva, si legge. E poi si ritorna, nelle stanze dove la lettura si fa più profonda, più intensa. L'angoscia di f ...continua

    Pare di visitare una mostra, dove 60 stanze contengono ognuna una magia. Si passa, si osserva, si legge. E poi si ritorna, nelle stanze dove la lettura si fa più profonda, più intensa. L'angoscia di fondo, quella che pervade buona parte dei racconti, rimane sospesa, paralizzando i sentimenti. Difficile scuotersi, ed è solo la voglia di passare al racconto successivo che riesce a far abbandonare la fine del racconto. Grande scrittore, Buzzati, sorretto da una scrittura che già nel 1958 prefigurava scenari a venire.

    ha scritto il 

  • 4

    Buzzati è una cosa mia

    I "Sessanta Racconti" si trovano nella mia libreria da anni e li ho letti periodicamente, integrandoli con altre antologie buzzatiane.
    Posso dirlo con sicurezza: mai una delusione, mai uno sbadiglio.
    ...continua

    I "Sessanta Racconti" si trovano nella mia libreria da anni e li ho letti periodicamente, integrandoli con altre antologie buzzatiane.
    Posso dirlo con sicurezza: mai una delusione, mai uno sbadiglio.
    Soddisfazione, mentre in testa mi balena un'affermazione: il più grande scrittore al mondo di racconti.
    Forse più dell'amato Calvino, sempre perfetto e appagante? Chissà, forse sì...
    Sulla mia pelle, Buzzati si adagia come il plaid caldo e vellutato in una sera d'inverno e come un tubino fresco e leggiadro nelle mattine di estate: all'occasione, diventa conforto e incoraggiamento. Concede quel che mi occorre. E', insomma, una cosa mia, una certezza.

    Così, certe storie restano come paradigma di momenti esistenziali.
    - "La bussola del geografo" che impazzisce e, anziché a Sud, porta vorticosamente verso se stessi (I sette messaggeri);
    - Milano che sa essere romantica, fra tigli e falcette di luna (Paura alla Scala);
    - Le stagioni, i pali del telegrafo, l'indecisione fra ricordo e rassegnazione in Inviti superflui;
    - Il destino e il presunto disprezzo dell'amore in Direttissimo;
    - "Le peccaminose intemperanze della fantasia" in Era proibito.

    Sì, sono racconti di surrealtà, di indizi antichi rivelati nell'istante in cui riaccadono, di misteri e di vicende ataviche o atemporali, di geometrie impossibili e occasioni dolorosamente perse, di perfidie e di amarezze.
    Ma adesso m'accorgo che le mie note rimandano tutte a vaghi cenni di inguaribile romanticismo.
    Che sorpresa continua sei, caro scrittore.
    Alla prossima, certa, rilettura!

    p.s. E' sempre molto buffo assegnare 4 stelline. Mentre si illuminano, compare il giudizio: "ottimo", e allora mi sento una maestrina che decide di premiare il più bravo della classe.
    Quando le stelline, invece, sono cinque, en plein, la definizione di "eccellente" è extrascolastica e più matura...
    In realtà, in questo caso come in tanti altri, il mio sentimento è quello di pura esaltazione di fronte a un capolavoro - altro che tema in classe.

    ha scritto il 

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