Setenta acrílico treinta lana

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Publisher: Alpha Decay (Héroes modernos,17)

3.0
(839)

Language: Español | Number of Pages: 256 | Format: Paperback | In other languages: (other languages) Italian , German

Isbn-10: 8492837349 | Isbn-13: 9788492837342 | Publish date:  | Edition 1

Category: Family, Sex & Relationships , Fiction & Literature , Teens

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Book Description
Desde la muerte de su padre, bajo un invierno en Leeds que no termina, Camelia, la joven protagonista del debut literario de Viola Di Grado, avanza con pasos silenciosos por un mundo ajeno y cerrado. Mundo del consumo definitivo y de las conductas estereotipadas, donde la libertad se cifra en un cubo de basura, como enigma, o en la locura de una madre que perdió al marido y la razón en un mismo día. En ese largo invierno, Camelia aprende que en la lengua, y en la prosa de la novela, en la ironía de un texto que vuelve obsesivamente sobre sí mismo, descansa la única reserva de esperanza. En su mundo adolescente, la ropa, la moda, las compras, los vestidos, los sueños, todo se presenta desfigurado, roto, informe, un prêt à porter de la desesperanza. Sin embargo, un día Camelia conoce a Wen, un joven chino que empieza a enseñarle su idioma. Los ideogramas, asignando nuevos significados a las cosas, abrirán un resquicio de belleza y misterio en su vida oscura.
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  • *** This comment contains spoilers! ***

    1

    mediocre

    "Settanta acrilico trenta lana" è opera prima di Viola Di Grado, vincitrice anche del Premio Campiello Opera Prima nel 2011.
    La protagonista è Camelia Mega, 21 anni, italiana che all'età di 7 anni è e ...continue

    "Settanta acrilico trenta lana" è opera prima di Viola Di Grado, vincitrice anche del Premio Campiello Opera Prima nel 2011.
    La protagonista è Camelia Mega, 21 anni, italiana che all'età di 7 anni è emigrata a Leeds dove il padre trova lavoro come giornalista; la madre, Livia, è una flautista.
    La narrazione si apre con la morte per incidente automobilistico del padre, finito in un fosso, assieme alla sua amante. La morte e il tradimento del padre fanno cadere Livia in uno stato catatonico: non parla più, non si lava più, mangia solo se gliene prepara la figlia, non suona più ma in compenso inizia ossessivamente a fotografare buchi con la sua polaroid. Camelia per accudire la madre è costretta ad abbandonare l'università dove studiava cinese e ad inventare il linguaggio degli sguardi per riuscire a comunicare con la madre. Anche lei trova un modo per sfogare il dolore e la rabbia per la perdita e il tradimento del padre: inizia a rovistare nel cassonetto vicino casa e ad indossare gli improbabili abiti che vi trova buttati dentro; sono abiti con tre braccia o con uno scollo troppo profondo o poco profondo e così via, lei li rende ancora più brutti e deformi apportandovi delle modifiche, aggiungendo pezzi di stoffa presi dai suoi vestiti o da altri indumenti e se ne va in giro così. Un giorno scopre il negozio che butta quei vestiti, si tratta di un negozio gestito da due ragazzi cinesi: Wen e il fratello Jimmy. Inutile dire che Camelia si innamora di Wen dal quale inizia a prendere lezioni di cinese (ed è pure brava), ma manco a dirlo Wen, seppure innamorato di lei, rifiuta di fare all'amore per cui Camelia, frustrata, ripiega sul fratello (a detta di Wen un po' ritardato mentale e che per dispetto rovina i vestiti del negozio che poi Wen butta nel cassonetto nella via di Camelia), salvo poi essere lasciata per un'altra. Per sbarcare il lunario, Camelia trova lavoro presso una casa italiana che produce lavatrici per la quale deve tradurre in inglese le istruzioni sull'uso dell'elettrodomestico.
    Un giorno, pur di far uscire la madre dallo stato catatonico in cui si trovava e pur di spingerla a fotografare altro che non fossero buchi, la iscrive ad un corso di fotografia e il miracolo avviene: la madre ricomincia a lavarsi, a vestirsi bene, a ritornare cioè bellissima e biondissima come era prima, a sorridere e questo grazie ad un nuovo amore sbocciato durante il corso di fotografia e proprio con il maestro, anch'egli bellissimo e perfettissimo. Addirittura la madre riceve dal fidanzato una proposta di matrimonio davanti ad un piatto di lasagne cucinato da lei stessa e solo per loro due (di Camelia pare se ne fosse dimenticata) e lì pronuncia la prima parola dopo 3 anni di silenzio: "sì". Camelia si sente perduta, si sente abbandonata da tutti, anche da sua madre, esce di casa e sale su un muro con in mano un taglierino per farla finita. La raggiunge il fidanzato della madre, ma solo per darle la chiave di casa dato che loro due se ne stanno andando per trascorrere il fine settimana nella casa di campagna di lui. Anche lui sale sul muro, vuole togliere il taglierino dalla mano di Camelia, si sporge, le prende il taglierino, ma lei con una spinta della mano sinistra lo butta di sotto uccidendolo. Ritorna a casa dove la madre in ansia aspetta il fidanzato, ma Camelia le dice che ora sono finalmente di nuovo solo loro due e a testimonianza di ciò indossa la cravatta del fidanzato della madre a mo' di cintura.
    Tutta la vicenda è narrata in prima persona da Camelia e ruota attorno alla metafora del "buco": il buco-fosso dove è morto il padre, il buco-sesso con l'amante, il buco-assenza, il buco-oblò della lavatrice, il buco-vuoto, il buco-fotografie, il buco-vestiti, il buco-chiave dell'ideogramma cinese che inventa....
    La tematica trattata è quindi anche interessante, l'ossessione per il buco come metafora del baratro in cui una moglie e una figlia sono cadute a causa del padre è un'invenzione letteraria originale, ma quello che non mi è piaciuto molto, nonostante sia stato proprio questo a far vincere all'autrice il premio campiello opera prima, è lo stile di scrittura, troppo visionario, troppo pieno di parole, ridondante nella descrizione della città, ripetititivo in molte altre descrizioni (dei fiori, della bellezza della madre ecc), a tratti di difficile lettura perché mancante della punteggiatura adeguata. Necessita di tempo per essere "digerito" e capito nel messaggio che l'autrice vuole mandare al lettore, ma lo poteva fare anche in un numero inferiore di pagine, perché ad un certo punto pare proprio che abbia voluto forzatamente allungare la storia con le solite immagini, con un ritmo che diventa esasperatamente sempre più lento e monotono, tanto che mi sono dovuta imporre di finire il romanzo. Non so se lo consiglierei...per la tematica originale magari sì, per come tale tematica è stata sviluppata da un punto di vista lessicale e sintattico no.

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  • 1

    Libro molto strano, letto a fatica. Mi ha lasciato un senso di vuoto abbandono,incomprensibili i dialoghi utilizzando il linguaggio degli sguardi.
    Il finale non porta a nulla anzi al non ritorno. ...continue

    Libro molto strano, letto a fatica. Mi ha lasciato un senso di vuoto abbandono,incomprensibili i dialoghi utilizzando il linguaggio degli sguardi.
    Il finale non porta a nulla anzi al non ritorno.

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  • 4

    Di questo romanzo mi ha colpito l'uso della lingua insolito e espressivo. L'idea che è la chiave di ogni parola, catturata dalla scrittura cinese in ideogrammi, è la cosa avvincente del romanzo tutto ...continue

    Di questo romanzo mi ha colpito l'uso della lingua insolito e espressivo. L'idea che è la chiave di ogni parola, catturata dalla scrittura cinese in ideogrammi, è la cosa avvincente del romanzo tutto pieno di parole cinesi. Un esempio: la chiave della parola odio è la notte nel cuore.
    In un certo senso un italiano si sente fuori della porta della piena comprensione delle parole e dell'esistenza a contatto con una lingua così bella, e soprattutto con una scrittura così ricca, misteriosa, eccessiva, sfuggente, mai del tutto interiorizzabile. Uno studente fatica a trovare le chiavi giuste e a capire l'idea che rende ogni parola magica e quasi un mondo a sè, certamente più espressiva di una semplice parola europea. La prima parte del romanzo è particolarmente bella. In un certo senso anche la storia mi è sembrata funzionale alla scrittura e alla parola e alla sua forma: la madre che non parla, i vestiti storpiati che assomigliano alle parole cinesi scritte male. La storia non mi pare molto importante. La cosa bella è il come, è l'espressione di un malessere interiore che forse è distanza dal senso vero delle cose (e quindi delle parole) che trova voce in una storia un po' storta e rappezzata come i vestiti cuciti male con pezzi di altri vestiti. La storia d'amore con il cinese sembrerebbe in grado di dare un po' di senso a tutte quelle parole e di raddrizzare le cose invece si storpia anche quella.Certo, la protagonista grazie a quel modo tutto originale di raccontare sembra al lettore capace di tutto e quindi anche di vivere una esperienza estrema, insensata, assurda. La storia secondo me è zoppicante e poco comprensibili sono i rapporti tra i personaggi, in primis tra i due fratelli. Lo sviluppo anziché spiegare rende il tutto più oscuro e incomprensibile. Il finale non apre spiragli ma sembra chiudere porte anche se potrebbe aprire spiragli. La storia non mi ha colpito, anzi.
    Però devo dire che la scrittura mi ha affascinato.

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    3

    Mi ha lasciata un po' confusa.
    La scrittura mi ha avvinta e la storia, costituita da lugubri spirali e piani storti, anche.

    Mi restano numerose perplessità:

    - il numero di volte in cui è nominata la ...continue

    Mi ha lasciata un po' confusa.
    La scrittura mi ha avvinta e la storia, costituita da lugubri spirali e piani storti, anche.

    Mi restano numerose perplessità:

    - il numero di volte in cui è nominata la città di Leeds manco avessi un problema con la memoria a breve termine
    - il numero di volte in cui compare il termine "sverginare", un po' come quando un bambino impara una parola nuova e la ripete in continuazione adattandola ad ogni contesto: la penna che scrive svergina il foglio, la forchetta che infilza svergina il broccolo, eccetera.
    - Il coito espresso con termini relativi all'uso della lavatrice: apertura di oblò e centrifuga. La protagonista traduce manuali d'uso delle lavatrici, però non si può sentire, è infantile, banale, scontato e di pessimo gusto.
    - il senso generale di morte e distruzione
    - il finale: nei libri che, sul finale, ci svelano una realtà assai diversa da quella appena raccontata, di solito vengono disseminati dettagli e passaggi che, riletti, con il senno di poi, possono dare nuovo senso alla vicenda. Qui non ci sono. Quindi non c'è gioco con il lettore, che viene messo a conoscenza del fatto che la voce narrante ha distorto la realtà della serie "uuuh lettore quasi dimenticavo! Ho mentito!". Non si fa.

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    2

    Su cui meditare...

    Un libro certo non felice. Traumi, psicologia malata e contorta dei personaggi, finale drammatico, ma in complesso lo definirei proprio un libro bellino. Ti rendi conto di come i traumi della vita qu ...continue

    Un libro certo non felice. Traumi, psicologia malata e contorta dei personaggi, finale drammatico, ma in complesso lo definirei proprio un libro bellino. Ti rendi conto di come i traumi della vita quotidiana (anche i più banali a volte) possano attaccare, infierire e stravolgere la nostra mente. Bello e da da pensare.

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    1

    Mi risulta difficile recensire questo libro, letto così a fatica.
    La storia ha una scrittura particolare a tratti ironica ma dei personaggi noiosi e strambi, soprattutto la protagonista Camelia.
    Tanta ...continue

    Mi risulta difficile recensire questo libro, letto così a fatica.
    La storia ha una scrittura particolare a tratti ironica ma dei personaggi noiosi e strambi, soprattutto la protagonista Camelia.
    Tanta perplessità per il finale: nel giro di poche pagine tutto precipita, tutto cambia in maniera inaspettata.

    said on 

  • 3

    A distanza di anni lo ricordo ancora!!! Che strano libro, che trama assurda. Io lo consiglierei: è particolare, di sicuro rimane nella mente a dispetto del tempo!

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