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Settanta

Di

Editore: Marsilio Editori

4.1
(264)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 704 | Formato: Copertina morbida e spillati

Isbn-10: 8831797883 | Isbn-13: 9788831797887 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Disponibile anche come: eBook , Altri

Genere: Fiction & Literature , History , Mystery & Thrillers

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Descrizione del libro
Italia, anni Settanta: il decennio più buio e violento della storia repubblicana raccontato attraverso le voci di uno stragista, di un ladro, di un magistrato e di un attore di successo. Andrea Sterling, il fiore all’occhiello dei Servizi deviati, ha un piano. Ettore Brivido, l’enfant prodige della mala milanese, è pronto a fare il salto di qualità. Domenico Incatenato, giovane giudice del Sud, sgobba per fare carriera tra Roma e Milano. Nando Gatti è l’astro nascente del poliziesco all’italiana e prende sul serio il proprio lavoro. Le loro vite s’intrecciano mentre il Paese va a fuoco: nelle piazze e nelle fabbriche ribolle la rivolta, le Brigate Rosse sfidano il potere costituito e la strategia della tensione continua a mietere vittime civili.
Una furibonda cavalcata attraverso gli anni di piombo. La radiografia impietosa di un decennio di sangue e sogni infranti: un viaggio senza ritorno nel cuore nero dello Stivale.
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  • 0

    BAH!

    Non si può leggere un romanzo, ambientato negli anni 70, con la voce narrante che usa continuamente espressioni, tormentoni e cliché vari dei decenni successivi. Sarasso cita senza sosta titoli di fil ...continua

    Non si può leggere un romanzo, ambientato negli anni 70, con la voce narrante che usa continuamente espressioni, tormentoni e cliché vari dei decenni successivi. Sarasso cita senza sosta titoli di film usciti molto dopo gli anni di piombo. Parlando degli scontri di piazza tra comunisti e fascisti usa frasi tipo rossi contro... men in black, in luogo di uscirono di corsa dice fuori in 60 secondi e al personaggio ispirato ad Andreotti fa mimare le virgolette con le mani per esprimere sarcasmo/ironia. Sarò io troppo pignolo ma Andreotti che gesticola in quel modo, come un abbrutito di adesso che agisce secondo canovacci scritti per lui da pubblicitari, autori televisivi e aforisti di feisbuc, non ce lo vedevo negli anni 2000, figuriamoci a quei tempi.
    Questo libro è il secondo di una trilogia, il primo ha gli stessi detestabili difetti. Però quello l'avevo finito perché era un accettabile il compromesso tra il mio interesse per quel periodo storico e i pastrocchi narrativi. Questo invece ha colmato la misura e a metà lettura ho mollato. Avendolo in formato ePub eseguo immediatamente l'equivalente elettronico di fiondo il libro dal finestrino del treno in corsa:
    cd ~/Biblioteca.Calibre/
    rm -rv ./Simone\ Sarasso/

    ha scritto il 

  • 3

    Non so come commentare un libro che ricostruisce la storia degli anni settanta del nostro paese in forma narrativa con riferimenti espliciti a fatti realmente accaduti con relativi personaggi chiarame ...continua

    Non so come commentare un libro che ricostruisce la storia degli anni settanta del nostro paese in forma narrativa con riferimenti espliciti a fatti realmente accaduti con relativi personaggi chiaramenti riferibili a quelli reali. Cosi fantasia e realtà alla fine si accavallano tra di loro facendo diventare il romanzo un pò sterile e confusionario.

    ha scritto il 

  • 5

    E se poi non fosse così lontano dalla realtà?
    Mi è bastata la visione, in contemporanea, alla lettura di un giorno in pretura (con la storia del killer seriale Minghella che sembra un personaggio pres ...continua

    E se poi non fosse così lontano dalla realtà?
    Mi è bastata la visione, in contemporanea, alla lettura di un giorno in pretura (con la storia del killer seriale Minghella che sembra un personaggio preso pari pari da questo libro) e una puntata di report dedicata al rimpatrio forzato dell’Ablayeva a gettarmi in una profonda inquietudine..
    Il romanzo, in sè e per sé, è strepitoso, spacca!
    Adrenalina in ebollizione, il ritmo è da fumetto, tipo intrepido o il monello, quella roba lì, sento già la colonna sonora composta Franco Micalizzi (prego scaricare l’album cult &colt cinema ’70).
    Il trucchetto dell’assonanza degli interpreti della storia con chi ha fatto la storia di quel decennio ovviamente rende ancora più stuzzicante la lettura della storia più politically scorrect si potesse immaginare.
    Decisamente un grande passo avanti rispetto al primo episodio della trilogia, muoio dalla voglia di regalarlo senza rispettare l’ordine cronologico.
    Anche la postfazione con tanto di ringraziamenti al lettore mi è piaciuta assai, mi è sembrata veramente sentita.

    ha scritto il 

  • 4

    Secondo capitolo della “trilogia (sporca) italiana” scritta da Sarasso. I riferimenti alla trilogia di Ellroy (american tabloid, Sei pezzi da mille e Sangue randagio”) iniziano e finiscono in quarta d ...continua

    Secondo capitolo della “trilogia (sporca) italiana” scritta da Sarasso. I riferimenti alla trilogia di Ellroy (american tabloid, Sei pezzi da mille e Sangue randagio”) iniziano e finiscono in quarta di copertina. Questa volta Sarasso ha preso una sua personalissima strada, e anche il linguaggio utilizzato non è quello di “Confine di Stato”.
    Il precedente capitolo della saga mi aveva “folgorato”: azione, ritmo, personaggi forti. In Settanta alcuni personaggi diventano “macchiette”, altri lambiscono il “grottesco”, altri sono così opachi ed evanescenti che tingono la storia di Grigio Piombo. Gli eventi che Sarasso descrive, fanno parte della Storia della Repubblica Italiana (l’Italicus, piazza Della Loggia, piazza Fontana, la stazione di Bologna) e i personaggi del romanzo (cui, dietro nomi alquanto fantasiosi, si “nascondono” le personalità politiche di detta repubblica, con la erre minuscola) non spiccano per brillantezza, anzi. Il tutto, mi pare, si tinga di grigio, un affresco nebuloso e indistinto degli anni settanta, un periodo storico con il quale i conti non si sono ancora chiusi, le risposte sono rimaste in bilico, i mandanti e i moventi risultano ancora poco chiari. Soltanto le lapidi portano impresso, scavati nella roccia, in maniera inequivocabilmente chiara, i nomi delle vittime di quegli anni.

    ha scritto il 

  • 2

    Bah..

    Bah... e ancora bah.
    non mi ha convinto. a dirla tutta mi ha convinto ancor meno di "Confine di stato". motivo per il quale scrivo questa recensione senza aver finito di leggerlo.
    e, a meno di non ave ...continua

    Bah... e ancora bah.
    non mi ha convinto. a dirla tutta mi ha convinto ancor meno di "Confine di stato". motivo per il quale scrivo questa recensione senza aver finito di leggerlo.
    e, a meno di non aver proprio niente per le mani in futuro, non credo che lo finirò.
    Mi è risultato pesante, faticoso e spesso - cosa che proprio non reggo - apologeta (del tipo "da reato costituzionale"...).
    credo sia più che sufficiente a motivare un "non acquisto" dell'ultimo capitolo della trilogia. ad essere sincero non avrei acquistato nemmeno "settanta", ma purtroppo me lo hanno regalato...

    ha scritto il 

  • 4

    Definitivamente smussati i numerosi difetti presenti in Confine di Stato, Sarasso finalmente sembra essere all'altezza delle proprie ambizioni: raccontare l'ucronia dell'Italia degli anni Settanta in ...continua

    Definitivamente smussati i numerosi difetti presenti in Confine di Stato, Sarasso finalmente sembra essere all'altezza delle proprie ambizioni: raccontare l'ucronia dell'Italia degli anni Settanta in un grande racconto disarmonico, frammentato, ma dalle tantissime coincidenze e di ampia coralità. Il colpo di Stato non è avvenuto, ma i Settanta sono un immenso terreno di guerra: il terrorismo rosso e nero è un teatro di burattini di quel Potere, l'immenso baricentro amorale del fumoso e deforme Omino, santificato dal battesimo di sangue e dalle missioni segrete di un Andrea Sterling non più soldato perfetto (e perfettamente folle) della guerra contro il comunismo, ma pupazzo in balia degli eventi egli stesso, così come l'infallibile rapinatore meneghino Brivido o l'immarcescibile e definitivamente onesto giudice meridionale Incatenato, tutti alla ricerca di una via di fuga o di una verità di per sè irraggiungibile.

    ha scritto il 

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