Seveneves

By

Publisher: William Morrow

3.7
(26)

Language: English | Number of Pages: 880 | Format: eBook

Isbn-10: 0062190415 | Isbn-13: 9780062190413 | Publish date:  | Edition 1

Category: Science Fiction & Fantasy

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Book Description
An exciting and thought-provoking science fiction epic—a grand story of annihilation and survival spanning five thousand years.

What would happen if the world were ending?

A catastrophic event renders the earth a ticking time bomb. In a feverish race against the inevitable, nations around the globe band together to devise an ambitious plan to ensure the survival of humanity far beyond our atmosphere, in outer space.

But the complexities and unpredictability of human nature coupled with unforeseen challenges and dangers threaten the intrepid pioneers, until only a handful of survivors remain . . .

Five thousand years later, their progeny—seven distinct races now three billion strong—embark on yet another audacious journey into the unknown . . . to an alien world utterly transformed by cataclysm and time: Earth.

Sorting by
  • 4

    Nucleare è bello

    Ancora credo che abbandonare i viaggi spaziali sia stata una iattura per il genere umano, come non far volare più il Concorde, come soprattutto demonizzare la più sicura fonte di energia a nostra disp ...continue

    Ancora credo che abbandonare i viaggi spaziali sia stata una iattura per il genere umano, come non far volare più il Concorde, come soprattutto demonizzare la più sicura fonte di energia a nostra disposizione, quella nucleare.
    Altresì me ne frego di ghiacci, foche e balene, le api poi...
    Gli OGM sono il nostro futuro
    Anche perché poi come in questo gran bel romanzo arriva un ZUT! e buonanotte ai suonatori...
    Ottima fantascienza moderna.

    said on 

  • 4

    Nucleare è bello.

    Ancora credo che abbandonare i viaggi spaziali sia stata una iattura per il genere umano, come non far volare più il Concorde, come soprattutto demonizzare la più sicura fonte di energia a nostra disp ...continue

    Ancora credo che abbandonare i viaggi spaziali sia stata una iattura per il genere umano, come non far volare più il Concorde, come soprattutto demonizzare la più sicura fonte di energia a nostra disposizione, quella nucleare.
    Altresì me ne frego di ghiacci, foche e balene, le api poi...
    Gli OGM sono il nostro futuro
    Anche perché poi come in questo gran bel romanzo arriva un ZUT! e buonanotte ai suonatori...
    Ottima fantascienza moderna.

    said on 

  • 1

    Troppi.dettagli - Too.many.details

    Non è un romanzo, è un testo di ingegneria aerospaziale. Alla lunga sfinisce. Tanto più se come me lo leggi in inglese. Questi gli muore gente di continuo attorno e loro non fanno una piega: psicologi ...continue

    Non è un romanzo, è un testo di ingegneria aerospaziale. Alla lunga sfinisce. Tanto più se come me lo leggi in inglese. Questi gli muore gente di continuo attorno e loro non fanno una piega: psicologia zero.
    Consiglio all'autore di leggersi Asimov. E i (pochi) dialoghi, ne vogliamo parlare?

    said on 

  • 2

    Dilettanti allo sbaraglio

    Asimov, Bradbury, Dick erano scrittori. Ted Chiang è uno scrittore. Ma Neal Stephenson è un ingegnere (o un astrofisico) con la passione per la science fiction. Il romanzo è tutto l'opposto di show do ...continue

    Asimov, Bradbury, Dick erano scrittori. Ted Chiang è uno scrittore. Ma Neal Stephenson è un ingegnere (o un astrofisico) con la passione per la science fiction. Il romanzo è tutto l'opposto di show don't tell, leggerlo è quasi come avere a cena un ingegnere Asperger-like che vi parla di lavoro tutta sera. A un certo punto ti chiedi: ma questo ingegnere sa qualcosa della vita? Capisce di avere attorno degli esseri umani? Ha una vaga idea delle leggi principali che regolano relazioni e comportamenti? E subito ti rispondi, no, non ne ha la più pallida idea.

    La prima parte è tutta sbagliata. C'è un'apocalisse annunciata, un'elite molto ristretta viene selezionata dai governi per trarsi in salvo e permettere la sopravvivenza del genere umano; solo a me sembra che questo scenario si presti a migliaia di pagine alla Ellroy? Tentativi di corruzione, omicidi, guerre, tradimenti! Che si poteva farne, di quella premessa! Invece no: tutto fila liscio. Chi va si sente investito dallo spirito della missione, chi resta si rassegna.

    La seconda parte è terribilmente inverosimile. Dell'elite spedita in salvo, solo 7 persone sopravvivono (le 7 eve). Ora, è plausibile che da queste 7 eve nascano 7 razze talmente distinte da essere immediatemente riconoscibili, e che ognuna delle 7 razze conservi il carattere dell'eva originaria? Dopo quattromila anni (4000) di convivenza forzata in spazi ristretti?

    said on 

  • 1

    Pagine e pagine di descrizioni inutili che affogano e soffocano una storia e dei personaggi che potrebbero essere interessanti. Arrivata nemmeno alla metà ho perso interesse e sono passata all’epilogo ...continue

    Pagine e pagine di descrizioni inutili che affogano e soffocano una storia e dei personaggi che potrebbero essere interessanti. Arrivata nemmeno alla metà ho perso interesse e sono passata all’epilogo, giusto per sapere cose ne era stato della razza umana.

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  • 4

    “La Luna esplose senza preavviso e senza alcuna ragione apparente”

    Così l’incipit dell’ultimo libro di Neal Stephenson, in cui l’esplosione della Luna rappresenta il giorno “zero” di una nuova e tragica era per l’umanità: l’era in cui un pugno di persone dovrà emigr ...continue

    Così l’incipit dell’ultimo libro di Neal Stephenson, in cui l’esplosione della Luna rappresenta il giorno “zero” di una nuova e tragica era per l’umanità: l’era in cui un pugno di persone dovrà emigrare nello spazio lasciandosi dietro tutti gli altri, nella speranza di poter in un lontano futuro rifondare l’intera razza umana.

    E’ una “space opera” veramente ambiziosa, visionaria e di grandissimo impatto. Mette in scena un gruppo necessariamente ristretto di personaggi di nazionalità diverse, quasi tutti “nerds”, quasi tutti scienziati specializzati in varie discipline, con il compito apparentemente impossibile di avviare un programma di sopravvivenza in habitat orbitali per consentire l’emigrazione di un limitatissimo numero di persone nello spazio, che sperabilmente costituiranno un giorno il nuovo nucleo dell’umanità dopo la catastrofe.

    Le prime due parti del libro sono dedicate alla drammatica odissea di questi personaggi (molti dei quali femminili, mi piace constatare): sono centinaia di pagine cariche di tensione e non esattamente allegre, oltretutto imbottite di spiegazioni scientifiche. Da qualche parte ho letto che mentre si legge un libro di NS si diventa più intelligenti, data la mole di informazioni che si assorbono nel processo. E’ vero che poi uno se le dimentica subito dopo, ma in questo caso diventiamo temporaneamente dei veri esperti del funzionamento di una stazione spaziale (si parte proprio dalla ISS che ben conosciamo) e della vita in assenza di gravità, fino ad argomenti attualmente (credo) ancora allo stadio teorico, come lo sfruttamento degli asteroidi e del nucleo ghiacciato delle comete.

    Ma NS non dimentica mai l’elemento umano: le vicende dei personaggi hanno sempre largo spazio e dietro di loro non viene mai meno l’ombra, per così dire, dei restanti 7 miliardi, quelli rimasti sulla Terra a morire sotto la sterminata pioggia di fuoco di frammenti lunari. L’autore non ci lascia mai dimenticare che la missione di quei pochi riguarda la futura rifondazione del genere umano. Inoltre, nonostante la massiccia presenza di personaggi estremamente razionali per formazione, l'autore lascia campo libero anche a una buona dose di irrazionalità umana a scompaginare un po' i piani altrimenti determinati troppo tecnologicamente (uno dei personaggi più controversi e maggiori "portatori di irrazionalità" è di nazionalità italiana, vorrei tanto chiedere a Stephenson il perché!).

    Queste prime due parti da sole potrebbero costituire già un libro, che si chiude nel momento in cui l’odissea dei primi sopravvissuti termina con la “messa in sicurezza” della stazione spaziale.

    La terza parte riprende 5000 anni dopo e dà conto del “ritorno” sulla Terra di una nuova umanità discesa dai sopravvissuti iniziali. Abbiamo (ovviamente) nuovi personaggi e un contesto assolutamente inedito, saturo di invenzioni incredibili e (nonostante le illustrazioni a corredo) piuttosto ostiche da comprendere, almeno per me. Questa è anche la parte più ricca di descrizioni tecniche (sì, più ricca delle due parti precedenti, se possibile), che ho trovato abbastanza noiose, mentre la trama consta di pochi eventi chiave, resi in maniera un po’ affrettata - quando non lasciati in sospeso - e con un contesto non spiegato adeguatamente (per esempio le nuove “razze” evolutesi a partire dai sopravvissuti originari). Forse questa terza parte avrebbe meritato più spazio, addirittura un libro a parte. Noi fans affezionati di NS lo avremmo sopportato senz’altro (io vedrei bene anche una terza parte, per spiegare il famoso “agente” che ha provocato l’esplosione della Luna, così tanto per chiudere tutte le fila, ma magari è chiedere troppo...).

    Rispetto ad altri libri di NS, come per esempio Anathem, che è il termine di paragone più immediato, Seveneves ha una trama molto più lineare e comprensibile, c’è sostanzialmente molta più avventura che divagazioni filosofico/matematiche. Tuttavia bisogna dire che manca di quella fluidità che caratterizza gli altri suoi romanzi, in cui le descrizioni scientifiche (o filosofiche, storiche, sociologiche, di tutto insomma) si integravano nella trama in modo molto più omogeneo e indolore, mentre qui risultano a tratti piuttosto pesanti e moleste.

    Neal Stephenson, come dico sempre, è né più né meno che un genio, e unisce competenze scientifiche a una grande capacità evocativa, da vero artista. Seveneves, nonostante i difetti rimane un libro estremamente coinvolgente, che lascia pure un po’ turbati: dopo averlo letto, non si può fare a meno di guardare la luna piena con qualche inquietudine.

    said on 

  • 4

    Considerato che Cryptonomicon mi aveva sfiancato poco dopo la metà costringendomi ad abbandonarlo, non era scontato che dessi una seconda chance a Stephenson. L'ho fatto perché attirato dall'idea di f ...continue

    Considerato che Cryptonomicon mi aveva sfiancato poco dopo la metà costringendomi ad abbandonarlo, non era scontato che dessi una seconda chance a Stephenson. L'ho fatto perché attirato dall'idea di fondo, dopo aver sbirciato la trama e non me ne sono pentito. I primi due terzi del romanzo sono eccellenti per ritmo, idee, argomenti. Nella terza parte invece riaffiorano quella prolissità e quel narcisismo da 'guardate quante ne s, quanto ho studiato e quanto sono scientifico' che a volte mi fa venir voglia di lanciarlo dalla finestra (non l'ho fatto solo perché l'ho letto sul Kindle) e che già mi aveva fatto abbandonare la lettura in passato. Saltando a piè pari le stucchevoli e infinite descrizioni delle tecnologie di un ipotetico futuro (mezzo punto in meno per questo e a letto senza cena), il tutto scorre comunque in maniera piacevole. Con qualche centinaio di pagine in meno avrebbe potuto essere una pietra miliare, per il suo essere fantascientifico (ma neanche poi troppo), ma anche molto umano e attuale nei temi - forse perché era da un po' che non leggevo qualcosa che proponesse un punto di vista tutto sommato ottimistico dopo la catastrofe. Gli darò una terza chance - magari in italiano stavolta.

    said on 

  • 4

    Da:

    http://www.webalice.it/michele.castellano/SF_Fantasy/cosaleggo/Seveneves.html

    È la prima volta che non me la sento di consigliare senza dubbi la lettura di un romanzo di Neal Stephenson. Questa vo ...continue

    Da:

    http://www.webalice.it/michele.castellano/SF_Fantasy/cosaleggo/Seveneves.html

    È la prima volta che non me la sento di consigliare senza dubbi la lettura di un romanzo di Neal Stephenson. Questa volta qualche dubbio ce l'ho. Non sulla qualità del romanzo, che ho letto con piacere tutto di seguito, circa 800 pagine in lingua originale e con il lessico non proprio facile di Stephenson, ma sulla possibilità che possa piacere non dico a tutti, che è sempre impossibile, ma forse nemmeno a tanti. Che Stephenson non scriva mai romanzi con uno stile diciamo "standard" per dei romanzi di fantascienza o generi consimili lo si sa da sempre, e molte critiche sono arrivate anche per le sue opere precedenti, specialmente Cryptonomicon e Anathem, probabilmente i due romanzi decisamente meno convenzionali, in cui la sua tendenza a divagare, a riempire la narrazione di dettagli che possono apparire inutili, ad interrompere quasi sempre l'azione con spiegazioni interminabili sulle cose che stavano succedendo, era diventata più che evidente. È un difetto che non può passare inosservato, certamente, ma che è sempre stato messo in secondo piano dalla qualità generale della narrazione, dalla sua capacità di rendere interessanti anche dieci pagine di divagazioni sull'estrazione di un dente del giudizio in Cryptonomicon, per non parlare delle disquisizioni scientifiche-filosofiche in Anathem, che ne sono il vero cuore narrativo, assolutamente imperdibili anche per la definizione dei personaggi che ne deriva, e che è poi alla base della vicenda tutta.
    Ma in questo Seveneves forse si va un poco oltre, si arriva forse al punto di esasperare il lettore, almeno quello che vuole trovare nei romanzi di fantascienza un certo ritmo narrativo minimo. Per giustificare questa mia opinione devo necessariamente entrare un poco nel dettaglio della trama, più di quanto normalmente faccia in queste note in cui cerco di evitare dei grossi spoiler.
    E in questo dobbiamo incominciare dal titolo, che è un gioco di parole che non credo sia immediatamente replicabile in una eventuale traduzione italiana. Seveneves è nello stesso tempo l'unione della parola "seven", cioè "sette", con la sua immagine speculare, è cioè un sette allo specchio. Ma è nello stesso tempo "seven eves", cioè "sette eve", ma bisogna arrivare a due terzi del romanzo per capirne il significato. Le due cose insieme in italiano credo siano difficili da rendere.
    Tornando al romanzo, un giorno qualunque di un anno del nostro futuro prossimo, la Luna si spezza. Forse per l'impatto di un buco nero primordiale, forse per l'azione di qualche razza aliena sconosciuta, forse per qualche fenomeno interno... non si sa e non si saprà mai, ma in ogni caso la Luna si frammenta in sette grossi pezzi più una miriade di altri minori. Diventa ben presto evidente che la dinamica dei vari frammenti li porterà a suddividersi ulteriormente per le collisioni tra di loro, fino a creare ina grande cintura di rocce che inizieranno anche a precipitare sulla Terra in quantità tali da infiammare l'intera atmosfera e rendere il pianeta completamente inabitabile. La reazione a questo evento inevitabile è di cercare di salvare il numero massimo possibile di individui rappresentanti di tutte le etnie terrestri sviluppando degli habitat auto-sostenibili intorno alla Stazione Spaziale Internazionale che al momento del romanzo è un poco più sviluppata di ora, ma non poi troppo.
    Due terzi del romanzo raccontano i problemi tecnologici, economici e politici che l'umanità deve superare per riuscire in questa impresa. Il ritmo della narrazione è estremamente lento, gli avvenimenti si susseguono a un passo molto rilassato, inframmezzati da lunghissime disquisizioni tese a spiegare dettagliatamente sia gli aspetti tecnici che quelli scientifici, e a volte anche quelli politici. L'attenzione alla coerenza di ogni aspetto che Stephenson ha messo in questo romanzo è altissima, e tutte le soluzioni tecnico-scientifiche proposte sono derivate da studi realmente esistenti, anche se, nello spirito di un romanzo di fantascienza, sono leggermente estrapolate fino a risultati che ad un occhio più realista potrebbero risultare esagerati.
    Io ho letto questa parte provando a volte qualche insofferenza, magari dovuta al fatto che per me praticamente tutte le spiegazioni di Stephenson erano cose ampiamente note, ma con una discreta soddisfazione globale. Io però sono un fanatico ammiratore delle storie di Neal Stephenson, e passo sempre sopra a molti dei suoi difetti narrativi. Mi chiedo invece quale potrebbe essere l'impatto di questo romanzo su un lettore medio, che ama la fantascienza, magari proprio la Space Opera, che è costretto però ad arrancare attraverso le spiegazioni tecniche, per lui necessarie ma di non facile comprensione, in uno sviluppo lento della storia e tutto sommato anche priva di grossi colpi di scena. Temo che il giudizio sarebbe molto negativo, peggiore di quelli già letti per Anathem.
    Alla fine di questa parte preponderante del romanzo, l'umanità si ritrova limitata ad un pugno di persone, da cui il titolo, e da qui cerca di ripartire.
    Un salto temporale di 5000 anni ci porta all'ultimo terzo del romanzo, in cui una umanità che si è sviluppata nello spazio intorno alla Terra, usando i frammenti lunari e poi altri asteroidi per costruire un anello geostazionario di habitat con alcune soluzioni che lasciano davvero a bocca aperta (e con qualche dubbio che possano essere davvero realizzabili), ha ormai quasi completato il riterraforming del proprio pianeta originario. Non voglio spoilerare del tutto, per cui mi fermo qui.
    è tipico di Stephenson, il finale corre ad un ritmo molto superiore alla parte precedente, le spiegazioni diminuiscono drasticamente e l'azione riprende il suo ruolo naturale in un romanzo di space opera. Il problema è fare arrivare il lettore fino a questo punto senza che abbandoni prima la lettura. Per quanto decisamente più movimentata, questa terza parte non manca di punti deboli, dato che estrapolazioni estreme di tecnologie già di per se stesse al limite del credibile, aspetto tipico di tutto il romanzo, trovano qui alcuni esempi decisamente "fantascientifici". Il finale è poi sostanzialmente "aperto", nel senso che non vi è una conclusione logica della vicenda, ma una ampia possibilità di sviluppi, non tutti necessariamente positivi.
    Io ho letto il romanzo con molto piacere, a parte la noia di certe spiegazioni tecnico-scientifiche che per ovvie ragioni mi erano già ben note, ma come ho detto all'inizio mi rendo conto che potrebbe davvero non piacere a molti che cercano nella space opera solo l'aspetto del "meraviglioso" e dell'azione continua, e possono mal sopportare una vicenda che si svolge lentamente e scientificamente documentata passo passo.
    Devo dire che Neal Stephenson mi stupisce sempre, in un senso o nell'altro... è davvero un personaggio intellettualmente senza limiti, e le sue opere sono sempre insegnamenti preziosi, anche quando magari annoiano un po'...

    said on