Sezione suicidi

Di

Editore: Einaudi

3.1
(326)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 280 | Formato: Paperback

Isbn-10: 8806204734 | Isbn-13: 9788806204730 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Fabio Montrasi

Genere: Criminalità , Narrativa & Letteratura , Mistero & Gialli

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Descrizione del libro
Il tenente Guérin è sempre stato un poliziotto un po' speciale.
Misantropo, figlio di una prostituta, vive tutto solo in un appartamento immerso nel caos, con l'unica compagnia di un pappagallo che accoglie l'arrivo dei rari ospiti con vere e proprie esplosioni di turpiloquio.
Ma Guérin è anche uno sbirro di prim'ordine, onesto fino al midollo e poco incline ai compromessi. Proprio per questo è stato spedito a dirigere la Sezione Suicidi della Surété.
Un esilio ben poco dorato, nel quale sembra condannato all'inattività. Fino a quando Parigi viene sconvolta da una serie di suicidi spettacolari e sospetti.
Convinto che l'universo sia una sola, immensa rete di connessioni, e che dunque non esistano fatti isolati, ma solo concatenazioni, Guérin si avvia lentamente a scoprire la verità, tra mille ostacoli, con la coscienza che il caso non esiste e che dietro quelle morti c'è qualcuno pronto a muovere tutte le leve del potere, pur di non essere scoperto...
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  • 2

    Repubblica Noir - 09 apr 17

    Non so se il termine “fachiri” del titolo originale abbia anche un significato specifico in qualche argot particolare francese. Sicuramente, se preso in senso letterario, si riferisce non solo ai ben ...continua

    Non so se il termine “fachiri” del titolo originale abbia anche un significato specifico in qualche argot particolare francese. Sicuramente, se preso in senso letterario, si riferisce non solo ai ben noti auto-pungentesi indiani, ma anche a gente dello spettacolo che, inferendosi colpi al limite della mutilazione, intrattiene un pubblico di spettatori. Dal semplice fachiro del circo ai più complessi esempi di spettacoli ai limiti della morte autoinflitta in pubblico. Tutto questo panegirico di parole per evidenziare come si sia già perso, nella traduzione del titolo, la mira verso cui si dirige il libro di quello che viene considerato una stella nascente del “polar” francese. Certo, la sezione suicidi c’entra nella storia e vedremo bene come, ma il centro della stessa, cambiando titolo, viene spostato, e colpisce meno l’obiettivo. Il tutto, per concludere questa introduzione, mira nelle mie parole a dire quanto poco mi sia piaciuto il libro, di cui, data la crescente notorietà in patria dell’autore, mi aspettavo qualcosa di meglio. Invece risulta quasi un ibrido, con una parte che rasenta, senza raggiungerle, le vene neo-granguignolesche alla Enrico Pandiani, dall’altra tenta una replica, in dolenza più che in trasparenza, dell’ispettore Adamsberg di Fred Vargas. Il tutto condito da due storie che si intrecciano, lasciando vedere o sperare una soluzione non dico univoca quanto globale, e che poi si sfilacciano in un finale che non riesce a dipanare tutte le matasse che i fili del racconto avevano ingarbugliato. Una è la storia dello psicologo hippy John, autore di un saggio inedito sulla “sindrome di San Sebastiano”, una specie estrema della “sindrome di Stendhal”, dove si porta la vittima a diventare carnefice essa stessa. Per esemplificarla, John segue per anni le vicende di Alan, ex-soldato in Iraq, drogato, gay, di professione appunto fachiro. Che si infligge quasi mutilazioni in spettacoli estremi. John, figlio degli anni settanta, nato in una comune vicino Parigi da genitori americani, lì ritorna per vivere una strana vita boschiva, e per stare non tanto lontano da Alan che vive Parigi. Il tutto precipita con la morte in scena di Alan. Suicidio o omicidio? John è costretto a tornare nella civiltà per scoprire i motivi del gesto dell’amico, per capire la presenza di un corrotto funzionario americano, ex-istruttore in Iraq. E per far amicizia con Bunker, un ex-carcerato che vive come guardiano in un parco parigino. La sua ricerca lo porterà ad incrociare la strada del commissario Guerin e del suo aiutante Lambert. I due sono titolari appunto della “Sezione Suicidi”, una branca commissariale della polizia parigina, che si occupa di suicidi. Guerin c’è stato inviato in “punizione” per aver indagato sulla strana morte di Kowalski, un poliziotto, da lui sospettato di necrofilia. Il tutto porta Guerin, a poco a poco, sull’orlo (ed anche qualcosa in più) della pazzia. Vive con un pappagallo spelacchiato, indossa l’impermeabile della madre morta. Ed è convinto che, in una serie di sucidi che avvengono teatralmente a Parigi, ci sia una sorta di longa manus. Una specie di combriccola che, non si sa in che modo, spinga delle persone, già disturbate, a togliersi la vita in maniera plateale. Correndo nudi in mezzo al traffico. Gettandosi sullo scheletro di un capodoglio nel “Jardin des Plantes”. Ed altre stramberie. Nessuno gli crede, solo Lambert lo segue quasi affascinato come fosse dal canto di una sirena. Guerin sospetta che anche Alan sia stato spinto al suicidio. Per questo si incrocia con John. Fino alla scena madre, in un teatrino nelle viuzze intorno al Boulevard St. Michel (che ben conosciamo noi pariginofili). Dove sono presenti tutti: John, il cattivo Frazer, Guerin, Lambert, la bella Ariel. Scena madre risolutiva, almeno per la morte di Alan. Ma con tanti risvolti, che si accavallano nel convulso finale. Gli scherani del cattivo uccideranno anche Bunker. Frazer verrà rimpatriato. John decide di riprendere la vita “on the road” insieme ad un amico del padre. Guerin, risolto il giallo Kowalski, messi a tacere i cattivi della Omicidi, si avvia dolcemente verso la sua pazzia. Lambert viene costretto su una sedia a rotelle dalle ferite riportate e… Ma tutta questa parte è poco funzionale al resto. Non sapremo mai se le intuizioni di Guerin sui suicidi avranno un seguito. Intuizioni che lui segue con il suo pensiero laterale (appunto alla Adamsberg) ma senza la razionalità del personaggio di Vargas. E sapremo solo marginalmente le storie di Alan e compagnia (tra l’altro dove finisce la bella Patty?). Purtroppo Varenne sembra non saper gestire il finale, lasciando molti punti di sospensione, lasciando irrisolte situazioni che andavano portate meglio a compimento. Insomma, un giallo che si snoda bene, ma che ad un certo punto si perde, e non si ritrova più. Non sono riuscito a farmelo piacere, nonostante si svolga in una città che amo.

    ha scritto il 

  • 4

    Il decaffeinato sapeva di inutile

    Il vecchio era un po’ presbite ma usava gli occhiali solo in inverno. D’estate, quando la luce faceva strizzare gli occhi, riusciva a leggere senza problemi. Le cose si complicavano quando doveva freq ...continua

    Il vecchio era un po’ presbite ma usava gli occhiali solo in inverno. D’estate, quando la luce faceva strizzare gli occhi, riusciva a leggere senza problemi. Le cose si complicavano quando doveva frequentare un ambiente in penombra o scarsamente illuminato. Per esempio le biblioteche.
    Cosicché quel giorno che cercava l’ultimo romanzo della Vargas, Einaudi editore, dorso giallo inconfondibile, restò estasiato di fronte al titolo “Sezione suicidi”. La fregatura consisteva nel fatto che l’autore era un certo Varenne che, procedendo per ordine alfabetico, giaceva a fianco della bionda Vargas.
    Così va la vita, ma non sempre gli imprevisti sono forieri di disgrazia. E poi bisogna prenderla come viene, altrimenti rischi di farti una malattia ogni volta.
    E infatti, Varenne ci sa fare. Inventa una trama credibile e usa quel linguaggio un poco disordinato e sconnesso che caratterizza i romanzi noir. L’ispettore ed i suoi collaboratori, sembrano una squadra di interdetti. Abitano monolocali o bilocali perennemente in disordine, poco arieggiati e vista su tristi periferie perennemente senza sole. Gravitano nelle storia personaggi degni di Rex Stout disegnati abilmente con un impareggiabile Indian red.
    Insomma, se siete interessati al genere, leggetevelo. Potreste anche trovarlo utile.
    Per la cronaca, a parer mio, il personaggio più bello, più poetico e più umano resta Bunker, col suo cane Mestrine. Del vecchio ubriacone, ex galeotto ma dal cuore d’oro, resta pura poesia il capitolo 14, quello relativo al viaggio in treno verso il Lot.
    Emaho!

    ha scritto il 

  • 3

    Questo libro si è conquistato le tre stelle a lettura inoltrata, perchè all'inizio lo stavo del tutto bocciando. Il tenente Guerin sembra una brutta copia del tutto sfigata del commissario Adamsberg d ...continua

    Questo libro si è conquistato le tre stelle a lettura inoltrata, perchè all'inizio lo stavo del tutto bocciando. Il tenente Guerin sembra una brutta copia del tutto sfigata del commissario Adamsberg della Vargas, mentre là dove Varenne pecca nella costruzione di una trama di genere (per caos, per improbabilità, forse per mancanza di esperienza o poca conoscenza del meccanismo del giallo) si rifà sul piano narrativo e filosofico. Sezione suicidi non è granchè come giallo, se cercate la serialità o l'attaccamento a un personaggio da seguire non avvicinatevi nemmeno, ma se cercate comunque un libro scritto piuttosto bene e da leggere tra le righe questo potrebbe piacervi, perché ci sono frasi, metafore e delle parti molto particolari e con una profondità davvero interessante.

    ha scritto il 

  • 4

    Un libro spiazzante,leggi la quarta di copertina e ti aspetti il classico poliziesco, ti ritrovi invece in un romanzo difficile da definire. Trovare varie citazioni da ricordare in un noir non è cosa ...continua

    Un libro spiazzante,leggi la quarta di copertina e ti aspetti il classico poliziesco, ti ritrovi invece in un romanzo difficile da definire. Trovare varie citazioni da ricordare in un noir non è cosa che capiti spesso, e già questo ti dice qualcosa. Inoltre, non saprei dire esattamente perché ma alcuni personaggi ed atmosfere mi hanno ricordato Simenon non-Maigret e non è un complimento da poco. Mi è piaciuto davvero.

    ha scritto il 

  • 2

    Ho un giudizio combattuto su questo romanzo incontrato per caso: da una parte, le bellissime pagine dedicate al personaggio dell'ex carcerato Bunker e al suo cane Mesrine dal viaggio in poi, e person ...continua

    Ho un giudizio combattuto su questo romanzo incontrato per caso: da una parte, le bellissime pagine dedicate al personaggio dell'ex carcerato Bunker e al suo cane Mesrine dal viaggio in poi, e personaggi come Lambert, o il dialogo con cui Guerin fa desistere il suicida sul ponte. Dall'altro, la perplessità per la trama inutile, per la mancata realizzazione del personaggio di Guerin e della sua folle ricerca, ma soprattutto, la non riuscita, anzi, la totale mancanza di fascino dei personaggi americani che portano via la parte portante del romanzo. Insomma, ha dei pregi e dei difetti. I pregi forse un giorno mi sovverranno, e mi chiederò quale fosse quel romanzo che avevo letto, con quel carcerato così lirico, e quel poliziotto alto sempre in tuta. I difetti, primo tra tutti il Fachiro del titolo originale, sono quelli che mi faranno dimenticare il titolo di quel libro, e di cosa parli.
    Dovrei soltanto trovare il coraggio di ritagliarne le pagine che meritano di essere conservate.

    ha scritto il 

  • 4

    La potenza del noir

    Trama un po' strampalata, d'accordo. Ma grande atmosfera, personaggi principali convincenti, un "noir" a tutto tondo, senza happy end, senza consolazione. Con un fascino davvero morboso. Varenne si co ...continua

    Trama un po' strampalata, d'accordo. Ma grande atmosfera, personaggi principali convincenti, un "noir" a tutto tondo, senza happy end, senza consolazione. Con un fascino davvero morboso. Varenne si conferma un grande scrittore nero

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    3

    Perplessità

    Mi ha dato una generale sensazione di trasandatezza, di libro scritto in poco tempo, senza eccessiva cura. La storia non è male, l'intento pedagogico un po' troppo palese, ma la trama avrebbe original ...continua

    Mi ha dato una generale sensazione di trasandatezza, di libro scritto in poco tempo, senza eccessiva cura. La storia non è male, l'intento pedagogico un po' troppo palese, ma la trama avrebbe originalità a sufficienza. Solo che la si nota solo dopo la metà del libro, e bisogna arrivarci, superando 130 pagine piuttosto piatte, piene anche di percorsi che non portano a nulla. Finale molto, troppo accelerato, con prevedibile drammaticità.

    ha scritto il 

  • 1

    Rovinato dalla quarta di copertina

    Il libro non è - per me - niente di straordinario, ma è del tutto screditato e rovinato dalla quarta di copertina, che omette uno dei due protagonisti e tutta la sua vicenda, spostando così il fuoco s ...continua

    Il libro non è - per me - niente di straordinario, ma è del tutto screditato e rovinato dalla quarta di copertina, che omette uno dei due protagonisti e tutta la sua vicenda, spostando così il fuoco solo sul tenete Guérin ingigantendo il rilievo delle sue indagini sui misteriosi suicidi.

    ha scritto il 

  • 2

    Per quel che mi riguarda un libro desolante e deludente.
    La storia che l'autore racconta, inizialmente, non sarebbe male, ma poi intreccia troppe situazioni, senza dare alla fine tutte le risposte.
    Un ...continua

    Per quel che mi riguarda un libro desolante e deludente.
    La storia che l'autore racconta, inizialmente, non sarebbe male, ma poi intreccia troppe situazioni, senza dare alla fine tutte le risposte.
    Un tenente strano, con un vice che lo protegge, un vecchio ex-detenuto, poliziotti con qualche vizio, un paio di bellone, suicidi che non sembrerebbero tali, altri che lo sono senza ombra di dubbio, un americano che indaga sulla morte dell'amico, un cane, un pappagallo, anzi un vecchio ara bisbetico, droga, tatuaggi, pierging vari, sconfitte, solitudini e altro ancora.
    ... troppo, troppo per un libro solo, secondo me.

    ha scritto il 

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