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Shakespeare non l'ha mai fatto

Di

Editore: Feltrinelli

3.6
(883)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 133 | Formato: Paperback

Isbn-10: 8807813998 | Isbn-13: 9788807813993 | Data di pubblicazione:  | Edizione 7

Traduttore: Luigi Schenoni

Disponibile anche come: Tascabile economico , Altri

Genere: Biography , Fiction & Literature , Travel

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Descrizione del libro
Shakespeare è l'Europa, l'Europa che si immaginano da sempre gli americani. Primavera 1978. Bukowski lascia Hollywood e atterra a Parigi insieme alla compagna Linda Lee. Da Parigi a Nizza, da Nizza a Mannheim, Heidelberg, Francoforte... Il diario di viaggio mescola la tournée dello scrittore e i ricordi dell'infanzia, l'incontro con gli editori e i fantasmi di Hemingway e Pound.
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  • 3

    Bukowsky va letto

    a 20 anni, crescendo il palato si affina e , ora , forse perché letto tra Zola e Beckett , mi ha fatto l'effetto di una birra calda calda tra due calici di Crystal.

    ha scritto il 

  • 4

    Il Grande Dio aveva troppi cannoni, per me, era troppo giusto e troppo potente. Non volevo essere perdonato o accettato o trovato. Volevo qualcosa di meno, qualcosa che non fosse troppo: una donna di bellezza media sia nello spirito sia nel corpo, un’automobile, una casa in cui abitare, un pò di ...continua

    Il Grande Dio aveva troppi cannoni, per me, era troppo giusto e troppo potente. Non volevo essere perdonato o accettato o trovato. Volevo qualcosa di meno, qualcosa che non fosse troppo: una donna di bellezza media sia nello spirito sia nel corpo, un’automobile, una casa in cui abitare, un pò di roba da mangiare e non troppi mali di denti o gomme forate, niente lunghe malattie prima di morire; persino un televisore con dei brutti programmi sarebbe andato bene, e un cane, e pochissimi amici e un buon impianto idraulico, e abbastanaza da bere per riempire gli spazi fino alla morte, della quale (sebbene fossi un codardo) avevo pochissima paura. Per me la morte significa ben poco. E’ l’ultimo scherzo in una serie di brutti scherzi.La morte non rappresenta nessun problema, per i morti. La morte è un altro film, andava bene così. La morte causa problemi solo a chi resta e ha avuto qualche rapporto con il deceduto, e questi problemi aumentano in proporzione diretta con la ricchezza che quest’ultimo si lascia alle spalle. Con un barbone dei bassifondi l’unico problema è liberarsi dei resti.

    ha scritto il 

  • 0

    Il sarcasmo – e già dal titolo lo si preannuncia – è senza dubbio la prima cosa che salta all’occhio, e la prima che cattura il lettore fino all’ultima pagina. Scritto nel 1979, Shakespeare non l’hai mai fatto è il diario di un viaggio intrapreso da Charles Bukowski – autore della Beat Generation ...continua

    Il sarcasmo – e già dal titolo lo si preannuncia – è senza dubbio la prima cosa che salta all’occhio, e la prima che cattura il lettore fino all’ultima pagina. Scritto nel 1979, Shakespeare non l’hai mai fatto è il diario di un viaggio intrapreso da Charles Bukowski – autore della Beat Generation - in giro per l’Europa, in compagnia di Linda Lee.

    Famoso per i suoi scritti nel vecchio continente più che in America, Buk viene invitato in varie città europee, dove da quello che a noi tutti piace: il peggio di sé . Non curante dell’altrui parere, scorbutico e cinico, questo uomo mancava – e ringraziamo il cielo che così fosse – di una qualche sinapsi, una di quelle che nelle persone comuni regola il “buonsenso” dell’agire e del comportarsi in pubblico. Più sbronzo che sobrio, affronta questo tour europeo toccando le città più belle, senza il benché minimo interesse. Dalle sue pagine, città come Parigi e Nizza appaiono come tappe obbligate. Non hanno alcun significato, se non quello di essere i luoghi dove abitano i vari amici e familiari che incontra nel viaggio: la famiglia riluttante di Linda Lee, lo zio tedesco, il traduttore, gli amici artisti.

    Con gli occhi gonfi dal sonno e la perenne voglia di bere, Buk non annota le sensazioni che, come a suo dire, un bravo scrittore dovrebbe avere l’accortezza di fare. Dalle sue pagine emergono soprattutto gli aneddoti, chiavi di lettura della sua puntuale e realistica interpretazione delle cose: storie che celano il senso della vita, della morte, della fama. La sua è una insensibilità da strada, da pellaccia dura, in poche parole, da realismo sporco. Impassibile agli stimoli esterni – che definirebbe mediocri – se ne sta a bere, in una sorta di disparte di chi fa i conti sé stesso più che col resto del mondo.

    Sorprendentemente nostalgico, Charles sente per tutta la durata del viaggio il bisogno di giocare le scommesse in un ippodromo americano, di tornare a casa, e di battere le dita nella sua macchina da scrivere.

    Le pagine scorrono una dopo l’altra come sorsate di vino rosso. Astenersi ex alcolisti, Buk causa non solo dipendenza da vino, ma da lettura.

    ha scritto il 

  • 5

    E' solo un altro libro di Bukowski.

    Ed è meravigliosamente trascinante. La riflessione sull'importanza della morte per un uomo è da prendere, copiare ed incollare ovunque. "La morte esiste solo per chi ti è intorno"

    ha scritto il 

  • 3

    - cronaca del viaggio: puntuale
    - commenti dell'autore a fatti e persone: taglienti, diretti, senza filtri, mai provocatori (in relazione all'autore naturalmente)
    - digressioni dell'autore: numericamente scarse, ma efficaci, di grande umanità, di chi ha toccato il fondo e non sa se vuole uscirne ...continua

    - cronaca del viaggio: puntuale - commenti dell'autore a fatti e persone: taglienti, diretti, senza filtri, mai provocatori (in relazione all'autore naturalmente) - digressioni dell'autore: numericamente scarse, ma efficaci, di grande umanità, di chi ha toccato il fondo e non sa se vuole uscirne vivo

    ha scritto il 

  • 2

    Che razza di autore mi è capitato tra le mani? Sempre solo sentito nominare, mai letto i suoi libri.
    "Ok, proviamo." Ho sfilato dallo scaffale della libreria questo sottile libro infilato in mezzo agli altri suoi titoli: questo era quello che più ha attirato la mia attenzione...
    Non so proprio c ...continua

    Che razza di autore mi è capitato tra le mani? Sempre solo sentito nominare, mai letto i suoi libri. "Ok, proviamo." Ho sfilato dallo scaffale della libreria questo sottile libro infilato in mezzo agli altri suoi titoli: questo era quello che più ha attirato la mia attenzione... Non so proprio che dire.... più mi immergevo in quelle parole ubriache e più diventavo perplessa. Eppure qualcosa ci sarà, eppure se tanti lo adorano... Ma cosa? Il libro è una descrizione di un viaggio in Europa con la sua compagna Linda Lee. Una narrazion quasi oggettiva, ripetitiva, meccanica, insipida, veloce; tranne in alcune parti in cui ci rivela le sue impressioni, i suoi pensieri. Reading, presenze in programmi televisivi in cui rivela in toto se stesso, dove si fa amare alla follia o odiare fino al midollo. Un linguaggio volgare, un esprimersi molto spesso quasi infantile, un continuo ubriacarsi fino a far sentire a me la nausea del troppo alcol in corpo. Una cosa però ho apprezzato e forse è questa la sua forza, credo. A quanto mi sembra di aver capito da chi lo conosce più di me come personaggio, come scrittore: questo è lui. Ciò che leggi è lui, è istinto, è verità. E' verace. Il suo scrivere te lo fa conoscere davvero. E' il suo modo di essere, il suo vivere, è il suo personaggio. Il suo mondo. Un personaggio apparentemente forte, ma in reltà, ed è lui stesso a dircelo, uno a cui non piaciono le sfide, perchè non si sente all'altezza. Forse il non prendrere la vita troppo sul serio è ciò che lo fa sopravvivere: quando scazzotta con qualcuno lui si diverte; l'altro è tutto concentrato nel gesto, lo fa sul serio; Hank invece si diverte, prende la cosa con molta ironia. Devo rifletterci. Gli darò un'altra possibilità, sento che sa dare qualcosa.

    ha scritto il 

  • 2

    Ogni volta che leggo qualcosa di Bukowski mi sento come preso in giro. Forse sono io che non lo capisco. Lo odio e mi piace (non me la sento di dire "lo amo") allo stesso tempo. Lo odio perché durante tutta la lettura mi sembra di poterlo vedere prendersi gioco si me da dietro la pagina, mentre m ...continua

    Ogni volta che leggo qualcosa di Bukowski mi sento come preso in giro. Forse sono io che non lo capisco. Lo odio e mi piace (non me la sento di dire "lo amo") allo stesso tempo. Lo odio perché durante tutta la lettura mi sembra di poterlo vedere prendersi gioco si me da dietro la pagina, mentre mi porta a spasso con lui raccontandomi banalità quotidiane per nulla eccezionali e terribilmente squallide che probabilmente nemmeno lui trova interessanti ma che ha notato che piacciono al pubblico e allora lui le scrive, così, per sbarcare il lunario. E mi piace per lo stesso motivo! E' ironico, auto-ironico, menefreghista e terribilmente squallido, ma è stato graziato dal dono di una bella prosa, della sincerità e della POPolarità. Leggere un suo racconto per me è come stare seduto al bancone di un bar a parlare con l'ubriacone. Tutto sommato non mi piace Bukowski. Ma ogni volta che leggo qualcosa di suo, mi vien voglia di scrivere. E di vino rosso.

    ha scritto il 

  • 3

    Mah..Non sono ancora del tutto convinta da Bukowski. La mancanza della volgarità fine a se stessa non si sente per nulla, e questo è un punto a favore di questo libricino autobiografic. L'immagine del rpotagonista è ben resa, in tutti i suoi tratti caratteristici: schiettezza, antconformismo, squ ...continua

    Mah..Non sono ancora del tutto convinta da Bukowski. La mancanza della volgarità fine a se stessa non si sente per nulla, e questo è un punto a favore di questo libricino autobiografic. L'immagine del rpotagonista è ben resa, in tutti i suoi tratti caratteristici: schiettezza, antconformismo, squilibrio. Ma nonostante alcuni (pochi) passi notevoli, di riflessione, in cui l'autore sembra mettersi a nudo, nel complesso l'ho trovato piuttosto freddo: alla fine della lettura mi è rimasto molto poco. Manca quasi del tutto la potenza emotiva che avevo riscontrato in alcuni racconti. Tuttavia, lo stile mi piace, molto fluido e diretto: penso che gli darò un'ultima possibilità con la forma romanzesca.

    ha scritto il 

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