Shakespeare non l'ha mai fatto

Di

Editore: Feltrinelli

3.5
(931)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 133 | Formato: Paperback

Isbn-10: 8807813998 | Isbn-13: 9788807813993 | Data di pubblicazione:  | Edizione 7

Traduttore: Luigi Schenoni

Disponibile anche come: Tascabile economico

Genere: Biografia , Narrativa & Letteratura , Viaggi

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Descrizione del libro
Shakespeare è l'Europa, l'Europa che si immaginano da sempre gli americani. Primavera 1978. Bukowski lascia Hollywood e atterra a Parigi insieme alla compagna Linda Lee. Da Parigi a Nizza, da Nizza a Mannheim, Heidelberg, Francoforte... Il diario di viaggio mescola la tournée dello scrittore e i ricordi dell'infanzia, l'incontro con gli editori e i fantasmi di Hemingway e Pound.
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  • 3

    Un diario di bordo del viaggio dell'autore in Francia e Germania per la promozione dei suoi libri con la compagna Linda Lee. Anticonformista, come sempre, Buk non rinuncia a vino, sbronze, donne, scom ...continua

    Un diario di bordo del viaggio dell'autore in Francia e Germania per la promozione dei suoi libri con la compagna Linda Lee. Anticonformista, come sempre, Buk non rinuncia a vino, sbronze, donne, scommesse dei cavalli e costante insoddisfazione. Una lettura schietta, diretta e piacevole. Ho apprezzato molto le poesie di chiusura:

    "tutto quel che mi serve è che questa macchina per
    scrivere
    continui a sfrecciare dritta verso il traguardo,
    raggiungendo chi è davanti
    uno per uno,
    superando i purosangue del premio Pulitzer,
    tagliando il traguardo
    per tutta la strada oltre Mosca fino all'India..
    east hollywood non è mai stato il posto adatto per un
    tornado bianco
    come Chinaski."

    ha scritto il 

  • 4

    Si Viaggiare

    Il libro parla di un viaggio. Un Americano a Parigi per dirla tutta. Cosa vi rimane di questo libro e di questo viaggio?
    Forse una vita smodata, il riufiuto per ogni convenzione sociale, eppure c' è q ...continua

    Il libro parla di un viaggio. Un Americano a Parigi per dirla tutta. Cosa vi rimane di questo libro e di questo viaggio?
    Forse una vita smodata, il riufiuto per ogni convenzione sociale, eppure c' è quel tirare a campare che affascina tutti. Quel trovare un oggetto funzionante in uno scasso di periferia.
    Il rapporto tra Buk e la compagna funziona. Si prendono. E Buk le dedica anche belle parole. Poi beve e come se beve.

    ha scritto il 

  • 4

    Interessante leggere di come Buk abbia vissuto il suo primo viaggio d'affari in Europa, esilarante come sempre, sentimentale come ogni volta che ci si sofferma a pensare alle parole appena lette, al t ...continua

    Interessante leggere di come Buk abbia vissuto il suo primo viaggio d'affari in Europa, esilarante come sempre, sentimentale come ogni volta che ci si sofferma a pensare alle parole appena lette, al tra le righe, a quei passaggi che possono stonare con tutto il resto, ma che fa di Buk un grande scrittore

    ha scritto il 

  • 5

    Il solito vecchio Buk che fa morire dal ridere con la sua repulsione per tutto ciò che è ordinario, in questo caso un viaggio in Europa per la promozione del suo libro.

    ha scritto il 

  • 3

    le cose si dovrebbero scegliere, ingerire un pochino e poi lasciar perdere.

    Sono, inesorabilmente, vecchia. C'è un tempo preciso in cui Bukowski deve assolutamente essere letto ed è l'adolescenza. Più tardi, dopo tante pagine e cose viste e vita passata, perde il mordente, p ...continua

    Sono, inesorabilmente, vecchia. C'è un tempo preciso in cui Bukowski deve assolutamente essere letto ed è l'adolescenza. Più tardi, dopo tante pagine e cose viste e vita passata, perde il mordente, può sembrare anche ridicolo, ripetitivo ed esagerato. Nonostante tutto, ci sono un paio di passaggi in cui risplende con tutta la sua forza e ti fa pensare, a tante cose. Vorrei riavere 16 anni per un giorno!

    ha scritto il 

  • 3

    Bukowsky va letto

    a 20 anni, crescendo il palato si affina e , ora , forse perché letto tra Zola e Beckett , mi ha fatto
    l'effetto di una birra calda calda tra due calici di Crystal.

    ha scritto il 

  • 4

    Il Grande Dio aveva troppi cannoni, per me, era troppo giusto e troppo potente. Non volevo essere perdonato o accettato o trovato. Volevo qualcosa di meno, qualcosa che non fosse troppo: una donna di ...continua

    Il Grande Dio aveva troppi cannoni, per me, era troppo giusto e troppo potente. Non volevo essere perdonato o accettato o trovato. Volevo qualcosa di meno, qualcosa che non fosse troppo: una donna di bellezza media sia nello spirito sia nel corpo, un’automobile, una casa in cui abitare, un pò di roba da mangiare e non troppi mali di denti o gomme forate, niente lunghe malattie prima di morire; persino un televisore con dei brutti programmi sarebbe andato bene, e un cane, e pochissimi amici e un buon impianto idraulico, e abbastanaza da bere per riempire gli spazi fino alla morte, della quale (sebbene fossi un codardo) avevo pochissima paura. Per me la morte significa ben poco. E’ l’ultimo scherzo in una serie di brutti scherzi.La morte non rappresenta nessun problema, per i morti. La morte è un altro film, andava bene così. La morte causa problemi solo a chi resta e ha avuto qualche rapporto con il deceduto, e questi problemi aumentano in proporzione diretta con la ricchezza che quest’ultimo si lascia alle spalle. Con un barbone dei bassifondi l’unico problema è liberarsi dei resti.

    ha scritto il 

  • 0

    Il sarcasmo – e già dal titolo lo si preannuncia – è senza dubbio la prima cosa che salta all’occhio, e la prima che cattura il lettore fino all’ultima pagina. Scritto nel 1979, Shakespeare non l’hai ...continua

    Il sarcasmo – e già dal titolo lo si preannuncia – è senza dubbio la prima cosa che salta all’occhio, e la prima che cattura il lettore fino all’ultima pagina. Scritto nel 1979, Shakespeare non l’hai mai fatto è il diario di un viaggio intrapreso da Charles Bukowski – autore della Beat Generation - in giro per l’Europa, in compagnia di Linda Lee.

    Famoso per i suoi scritti nel vecchio continente più che in America, Buk viene invitato in varie città europee, dove da quello che a noi tutti piace: il peggio di sé . Non curante dell’altrui parere, scorbutico e cinico, questo uomo mancava – e ringraziamo il cielo che così fosse – di una qualche sinapsi, una di quelle che nelle persone comuni regola il “buonsenso” dell’agire e del comportarsi in pubblico. Più sbronzo che sobrio, affronta questo tour europeo toccando le città più belle, senza il benché minimo interesse. Dalle sue pagine, città come Parigi e Nizza appaiono come tappe obbligate. Non hanno alcun significato, se non quello di essere i luoghi dove abitano i vari amici e familiari che incontra nel viaggio: la famiglia riluttante di Linda Lee, lo zio tedesco, il traduttore, gli amici artisti.

    Con gli occhi gonfi dal sonno e la perenne voglia di bere, Buk non annota le sensazioni che, come a suo dire, un bravo scrittore dovrebbe avere l’accortezza di fare. Dalle sue pagine emergono soprattutto gli aneddoti, chiavi di lettura della sua puntuale e realistica interpretazione delle cose: storie che celano il senso della vita, della morte, della fama. La sua è una insensibilità da strada, da pellaccia dura, in poche parole, da realismo sporco. Impassibile agli stimoli esterni – che definirebbe mediocri – se ne sta a bere, in una sorta di disparte di chi fa i conti sé stesso più che col resto del mondo.

    Sorprendentemente nostalgico, Charles sente per tutta la durata del viaggio il bisogno di giocare le scommesse in un ippodromo americano, di tornare a casa, e di battere le dita nella sua macchina da scrivere.

    Le pagine scorrono una dopo l’altra come sorsate di vino rosso. Astenersi ex alcolisti, Buk causa non solo dipendenza da vino, ma da lettura.

    ha scritto il 

  • 5

    E' solo un altro libro di Bukowski.

    Ed è meravigliosamente trascinante. La riflessione sull'importanza della morte per un uomo è da prendere, copiare ed incollare ovunque. "La morte esiste solo per chi ti è intorno"

    ha scritto il 

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