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Sharon e mia suocera

Diari di guerra da Ramallah, Palestina

Di

Editore: Feltrinelli

3.8
(272)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 135 | Formato: Paperback

Isbn-10: 8807840359 | Isbn-13: 9788807840357 | Data di pubblicazione: 

Traduttore: M. Nadotti

Genere: Biography , Fiction & Literature , Political

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Descrizione del libro
Un libro particolare. Nato in una situazione particolare. Una donnapalestinese, colta, intelligente e spiritosa, tiene un "diario di guerra". Gliisraeliani sparano ma, nella forzata reclusione fra le pareti domestiche,"spara" anche la madre del marito, una suocera proverbiale. Pubblicato inmaggio in Israele, il libro è un documento che, in forza della sua freschezza,è schierato senza rinunciare al dialogo. Suad Amiry è un architettopalestinese, fondatrice e direttrice del Riwaq Center for ArchitecturalConservation a Ramallah. Ha scritto numerosi volumi su differenti aspettidell'architettura palestinese.
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  • 4

    Scrittura essenziale e misurata, un po' alla Kristof o alla Coetzee, per me la migliore per far arrivare davvero le condizioni di vita nei territori occupati, dove anche andare a prendere una persona all'aeroporto o fare visita a un parente diventa un problema e un'avventura.

    ha scritto il 

  • 4

    Si tratta dei diari di guerra tenuti da Suad Amiry a Ramallah durante l’occupazione israeliana. Con ironia, ma anche trasmettendo una certa ansia, racconta come si svolge la vita quotidiana dei palestinesi nei territori occupati e come si svolge anche la sua vita a causa della forzata convivenza ...continua

    Si tratta dei diari di guerra tenuti da Suad Amiry a Ramallah durante l’occupazione israeliana. Con ironia, ma anche trasmettendo una certa ansia, racconta come si svolge la vita quotidiana dei palestinesi nei territori occupati e come si svolge anche la sua vita a causa della forzata convivenza con la suocera, una suocera proverbiale! Si legge molto velocemente, è scorrevole e parla di un argomento attualissimo e, per me, senz’altro da approfondire.

    ha scritto il 

  • 4

    Leggo sulla quarta di copertina che l'autrice è una donna palestinese colta, intelligente e spiritosa. Aggiungo coraggiosa come chi " ha imparato che il coraggio non è la mancanza di paura, ma la vittoria sulla paura".

    ha scritto il 

  • 4

    diario (vero) dalla palestina

    Suad Amiry (architetto di successo) non avrebbe mai immaginato che la cronaca di quanto le accade scritta via mail agli amici sarebbe diventata un libro. Eppure l'idea nasce in Italia e Feltrinelli la fa propria pubblicando documenti testimonianza di cosa significhi vivere nella Palestina occupat ...continua

    Suad Amiry (architetto di successo) non avrebbe mai immaginato che la cronaca di quanto le accade scritta via mail agli amici sarebbe diventata un libro. Eppure l'idea nasce in Italia e Feltrinelli la fa propria pubblicando documenti testimonianza di cosa significhi vivere nella Palestina occupata. Molto interessante.

    ha scritto il 

  • 4

    "Come tutti noi, ho imparato a fare la sorda, a comportarmi da cieca, a far finta di essere muta ogni volta che incontro uno di voi nelle nostre città, nelle nostre strade, nei nostri soggiorni, e persino nelle nostre camere da letto."

    E' un diario di guerra, la descrizione della lotta che quotidianamente i palestinesi combattono contro gli israeliani che hanno occupato la loro terra.
    Tra coprifuoco che durano settimane, check-point continui per recarsi al lavoro o per passare una serata con gli amici e le interminabili file pe ...continua

    E' un diario di guerra, la descrizione della lotta che quotidianamente i palestinesi combattono contro gli israeliani che hanno occupato la loro terra. Tra coprifuoco che durano settimane, check-point continui per recarsi al lavoro o per passare una serata con gli amici e le interminabili file per poter ottenere un documento d'identità che gli permetta, non solo di poter circolare liberamente senza essere arrestati in quello che da sempre è stato il loro paese, ma anche per poter semplicemente vivere con la propria famiglia: anni, decenni di attesa per avere il diritto di dividere lo stesso tetto a tempo indeterminato. Il racconto delle kafkiane procedure burocratiche necessarie ad ottenere questi documenti è veramente sconvolgente, così come è spaventosa la lunga serie di soprusi che il popolo palestinese deve subire, in balia del soldato o del burocrate di turno. Violenze che nulla hanno da invidiare a quelle che gli ebrei hanno patito in Europa nella prima metà del secolo scorso. Ma nonostante tutto questo si ride, leggendo questo libro. Magari un po' a denti stretti, ma qualche risata sincera me l'ha strappata.

    ha scritto il 

  • 4

    Piacevole, a volte strappa davvero la risata, ma nel contempo racconta della cruda realtà della vita dei palestinesi nei territori occupati dagli israeliani.E sta la grandezza del libro i modo ironico racconta la drammaticità del vivere quotidiano.

    ha scritto il 

  • 1

    Forse non bisognerebbe prendere posizioni in contesti che non ci toccano personalmente, però credo che sia umano farlo. Io nel conflitto israelo-palestinese sono sempre stato dalla parte degli Israeliani, tuttavia credo sia corretto ascoltare entrambe le campane ed è per questo che ho letto "Shar ...continua

    Forse non bisognerebbe prendere posizioni in contesti che non ci toccano personalmente, però credo che sia umano farlo. Io nel conflitto israelo-palestinese sono sempre stato dalla parte degli Israeliani, tuttavia credo sia corretto ascoltare entrambe le campane ed è per questo che ho letto "Sharon e mia suocera". Questa però è solo un'accozzaglia di appunti scritti male e neppure legati tra loro, noiosi e inconcludenti. Cara Feltrinelli, tu pubblichi Oz e Shalev ed è bello ed anche politically correct dare voce anche ai palestinesi, ma la prossima volta scegli qualcuno di più autentico, non una palestinese "bene" col doppio passaporto, che ha studiato all'Università americana di Beirut e che ha una sorella sociologa negli Stati Uniti.

    ha scritto il 

  • 3

    Forse mi aspettavo qualcosa di diverso: l'ho trovato molto disarticolato, i personaggi vanno e vengono e a volte si fatica a capire chi sono e perché sono lì, ci sono salti temporali…capisco che in un diario ci possano essere pensieri slegati buttati lì, però personalmente la struttura non mi inv ...continua

    Forse mi aspettavo qualcosa di diverso: l'ho trovato molto disarticolato, i personaggi vanno e vengono e a volte si fatica a capire chi sono e perché sono lì, ci sono salti temporali…capisco che in un diario ci possano essere pensieri slegati buttati lì, però personalmente la struttura non mi invogliava alla lettura. Ho apprezzato la leggerezza dell’autrice nel descrivere la vita impossibile nei territori occupati tra un coprifuoco e l’altro, i posti di blocco, le difficoltà e il terrore di essere colpita dai proiettili dei soldati israeliani mentre si va a prendere il marito all’aeroporto o si cerca di raggiungere la casa della suocera. Non traspare mai, se non davvero raramente, il risentimento dell’autrice verso gli israeliani.

    ha scritto il 

  • 3

    “Che cos’hai da guardare?” obiettò il soldato.
    […]
    Che testa di cazzo pensai tra me e me. Basta uno sguardo a fargli perdere il controllo!
    Violato da una lunga occhiata, stronzo?
    Mi chiedo quale sarebbe la tua reazione se fossi vissuto sotto occupazione tutti gli anni che ci ho vissuto io, o s
    ...continua

    “Che cos’hai da guardare?” obiettò il soldato. […] Che testa di cazzo pensai tra me e me. Basta uno sguardo a fargli perdere il controllo! Violato da una lunga occhiata, stronzo? Mi chiedo quale sarebbe la tua reazione se fossi vissuto sotto occupazione tutti gli anni che ci ho vissuto io, o se i tuoi diritti di consumatore, come tutti i tuoi altri diritti, fossero violati giorno e notte, se gli ulivi nei campi di tuo nonno venissero sradicati, se il tuo villaggio fosse stato spianato con un bulldozer, o la tua casa demolita, se tua sorella non potesse raggiungere la sua scuola, o tuo fratello avesse avuto tre ergastoli, o tua madre avesse partorito a un posto di blocco, o se tu fossi stato in fila per giorni nel caldo torrido di agosto in attesa del tuo permesso di lavoro, o se non ti fosse possibile metterti in contatto con i tuoi cari nella parte araba di Gerusalemme est.

    Suad Amiry, palestinese, scrive un diario a cui regala i suoi pensieri durante le invasioni di Ramallah (città fantasma in cui vive) da parte dell’esercito israeliano, in un arco temporale abbastanza vasto che dalla fine degli anni 80 fino al settembre 2002 data in cui gli israeliani si ritirano definitivamente dal quartier generale di Arafat.

    In questo periodo, cadenzato dai coprifuoco che si susseguono giorno dopo giorno, sopravvivono Suad, il marito, la suocera, i vicini di casa e gli altri palestinesi, in una vita a singhiozzo.

    Il tempo per pensare è tanto e le ore vuote di cose da fare ma colme di pensieri si riversano nelle pagine del suo diario da cui esce un libro totalmente disarticolato, che va veramente letto così, senza la pretesa di mettere in fila gli avvenimenti o di seguire un filo logico, dando al lettore la netta sensazione di cosa voglia dire accontentarsi di esistere attimo dopo attimo, in assenza di progetti e prospettive, con la sola speranza di uscirne vivi.

    ha scritto il 

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