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Shopgirl

Di

Editore: Einaudi

3.6
(188)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 136 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Tedesco , Spagnolo

Isbn-10: 8806180592 | Isbn-13: 9788806180591 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Gioia Guerzoni

Genere: Art, Architecture & Photography , Fiction & Literature , Romance

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Descrizione del libro
Mirabelle è giovane, carina, timidissima, vive e cammina con una grazia speciale e ombrosa, soprattutto quando sta dietro il bancone di un grande magazzino di Los Angeles, a vendere cose che non compra piú nessuno - guanti. È un personaggio triste e dolcissimo, come la musica di un carillon, sperduto nell'atmosfera ovattata del reparto guanti, che la cronica assenza di clienti trasforma giorno dopo giorno in un desolato deserto di lusso. Ma intanto, fuori, a Los Angeles, lontano dagli orari regolari e dalle piccole frustrazioni di Mirabelle, accade la vita degli altri. Un giorno i suoi occhi incontrano quelli di Ray Porter, un ricco uomo d'affari che avrà almeno il doppio dei suoi anni, e i due cominciano un goffo avvicinamento, un lento adattamento e l'inevitabile sofferenza - l'amore.

Shopgirl, tracciato nel solco di certe commedie di Billy Wilder, le piú sconsolate, e di certi fumetti di Peynet, i meno consolatori, festeggia l'esordio narrativo di un attore comico e scrittore "serio", che ha divertito e commosso i lettori americani. Da questo romanzo Steve Martin ha tratto la sceneggiatura dell'omonimo film di Anand Tucker, dove Martin impersona Ray Porter e Claire Danes interpreta Mirabelle
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  • 4

    Questo libro è “capitato”. Ne cercavo altri, non erano disponibili, allora ho scelto qualcosa di sottile di pagine e leggero di trama, per passare il tempo. Non ne avevo seguito la vicenda né il successo americano, non ho nemmeno letto bene la quarta di copertina, l’ho preso e bon.


    Poi per ...continua

    Questo libro è “capitato”. Ne cercavo altri, non erano disponibili, allora ho scelto qualcosa di sottile di pagine e leggero di trama, per passare il tempo. Non ne avevo seguito la vicenda né il successo americano, non ho nemmeno letto bene la quarta di copertina, l’ho preso e bon.

    Poi però ho trovato due cose: la prima, che Steve Martin scrive davvero benino; la seconda, me (con le dovute distanze, con le dovute differenze), ma me non solo come me, me come qualsiasi altra donna può trovarsi in una storia che si potrebbe definire classica, conosciuta, risaputa, eppure.

    Della scrittura, dicevo, mi è piaciuta l’impronta di uno che sa cosa sia la macchina da presa: leggendo si ha l’impressione di guardare un film mentre una voce fuori campo racconta. E mi piace, sorprendentemente mi piace. Della trama eh, la trama la potete sentire da qualunque donna con il cuore a spezzatino che si beve un margarita al bar. C’è moltissimo John Gray qui dentro, mi pare venga pure citato un paio di volte, c’è psicologia maschile e femminile, etologia maschile e femminile, ma nonostante tutto quello che sappiamo, nonostante quello che abbiamo letto, non solo non ci stanchiamo di riviverlo, ma abbiamo anche la certezza che sì, succede, sì, è vero, sì, accadrà sempre.

    La commessa del reparto guanti di un grande magazzino, sola e un po’ depressa, un giorno incontra un uomo più grande di lei che la invita a cena. È l’inizio di un rapporto ma non di una relazione, di dialoghi vicini e distanti in cui si dice una cosa e ne viene capita un’altra, in cui ad un certo punto irrompe una sofferenza atroce. Perché lui cerca un intermezzo per trovare la donna giusta, lei crede di esserlo; lui pensa di stare attento a non farle del male prendendosene cura, ma lei si ferisce con tutto.

    Mi fermo qui con la trama, ora inizio io. Un uomo pensa di essere chiaro, ed effettivamente magari dal suo punto di vista lo è, ma una donna non sente tutto ciò che ascolta e il cuore, con un piccolo coinvolgimento, va sempre oltre la realtà. Per quanto sappia di essere solo un’amica, una presenza, in cuor suo crede di essere l’unica. E spesso l’uomo finisce non che se ne innamora, ma per provare un sentimento d’affetto contrastante, che lo porta ad oscillare tra il bene e il male, tra l’esserci e il non esserci, tra la lealtà e la vigliaccheria. Credo sia questo il punto di disastro, quando lui si accorge di volerle bene, perché a quel punto non sa più rompere e non può tornare indietro e non può, neanche volendolo, non farle del male (e forse farsene, o forse no). Una donna ha bisogno di un amore impavido e senza riserve, non può essere il mezzo per trovare quella giusta, e soprattutto, per favore uomini, se anche fate questo, se dopo di lei trovate l’amore della vostra vita e lei vi è servita solo per fare esperienza, non diteglielo.

    Trovo molto elegante che una donna, dopo qualche tempo, quando si è raccolta e incollata e ricostruita, dica a lui che non c’è niente da perdonare e che il dolore serva a trovare la via giusta. È elegante e auspicabile che una donna lo dica per fare stare bene e non incrinare l’autostima di un uomo che una volta si è amato così tanto, perché non vale la pena recriminare niente, le accuse (soprattutto quelle che ci vengono versate addosso quando chiediamo una spiegazione), sono nauseanti e non colgono il segno. È un bene far credere loro che siano stati importanti e determinanti per la nostra nuova brillante esistenza, ma questa non è la verità, non lo è affatto. Saremmo state migliori nella nostra incoscienza di questo dolore, nell’incoscienza della meschinità, del gioco pericoloso, del chissà cosa, perché i piccoli inganni li conosciamo, anche dai libri di Gray ad esempio, e pensiamo di non caderci mai e invece. E invece. Senza quel tipo di dolore, che ci toglie fiducia in noi stesse e negli altri, saremmo più aperte, più dolci, più tenere e non avremmo queste paure. Perciò cari uomini che mi state leggendo, che magari ritrovate nelle mie parole un’esperienza passata, abbiate il dubbio se quello che la vostra lei vi ha detto del vostro valore sia vero; se la sua attuale felicità sia vera; se quello che credete di essere sia vero. Abbiate dei dubbi. Siamo sempre peggiori di quello che crediamo, e facciamo più male di quello che pensiamo. E non serviamo a rendere migliori delle vite, neanche (e soprattutto) se ce ne andiamo.

    Tornando al libro, è davvero carino e penso sia un bel regalo un po’ per tutti.

    Ah, un’ultima cosa: no, anche quando tutto passa, non si può diventare amici, ed è questo, svanito l’odio, sopito con artificio l’amore, ciò che fa più male, l’unica cosa che resta. Essere niente.

    ha scritto il 

  • 3

    Forse un po' azzardata la decisione di pubblicarlo nella sezione Coralli di Einaudi, ma nel complesso un romanzo breve che riesce a ben raccontare i personaggi che lo animano, le loro solitudini e rovelli esistenziali. Leggendo non riuscivo a togliermi dalla testa certe pellicole indipendenti sta ...continua

    Forse un po' azzardata la decisione di pubblicarlo nella sezione Coralli di Einaudi, ma nel complesso un romanzo breve che riesce a ben raccontare i personaggi che lo animano, le loro solitudini e rovelli esistenziali. Leggendo non riuscivo a togliermi dalla testa certe pellicole indipendenti statunitensi fatte di colori carichi, silenzi prolungati e rumori ambientali, si ha l'impressione di leggere la trascrizione della voce fuori campo di un film. Per tutta la parte ambientata a L.A. mi ha accompagnato quel finto silenzio che accoglie nei grandi negozi di lusso, il fruscio del sistema di areazione, una musica in lontananza, percettibile giusto per non aver l'impressione di esser immersi nel silenzio, solo un riempitivo per rassicurare e infondere una parvenza di calma, serenità, lentezza ed i diversi luoghi in cui il racconto si svolge si portano dietro i loro rumori, colori, ritmi. E forse è proprio questa la bellezza, ma anche il limite, di questa scrittura che ti fa stare alla finestra, non riesce a renderti partecipe di quanto stai leggendo; a meno che non scatti un fenomeno di identificazione con i protagonisti: in questo caso credo che il modo di raccontare e l'intarsio delle personalità dei diversi personaggi possano far dire che questa storia non poteva esser raccontata meglio.

    ha scritto il 

  • 3

    una piacevole lettura ma nulla più... pur in assenza di vero coinvolgimento riesce a non essere scontato o volgare. traspare benissimo l'apatia di Mirabelle, mentre sembra un po' tirato il personaggio di Ray Porter, forse sarebbe stato meglio solo sullo sfondo...

    ha scritto il 

  • 3

    Siete mai stati in un grande magazzino raffinato, di quelli dove ci sono reparti solo per cravatte o per sciarpe? Lei è una commessa di sciarpe, indebolita dalle lunghe attese e persa in un sogno di leggerezza. Lui è un facoltoso mezz’età, che la seduce. Cammino in questa storia in punta di piedi ...continua

    Siete mai stati in un grande magazzino raffinato, di quelli dove ci sono reparti solo per cravatte o per sciarpe? Lei è una commessa di sciarpe, indebolita dalle lunghe attese e persa in un sogno di leggerezza. Lui è un facoltoso mezz’età, che la seduce. Cammino in questa storia in punta di piedi, come se fossi nel reparto cristalleria. E’ un amore talmente fragile che mi sembra che se girassi troppo forte le pagine lo romperei.

    ha scritto il 

  • 1

    Perché improvvisarsi scrittori quando semplicemente non si è capaci?

    E' tanto difficile realizzare di non essere tagliati per la scrittura e lasciare tale mestiere a chi possiede una formazione, preparazione e soprattutto una vera vocazione per tale arte, invece di darsi a questi assurdi sperimentalismi volti unicamente a scalare le classifiche di vendita senza pr ...continua

    E' tanto difficile realizzare di non essere tagliati per la scrittura e lasciare tale mestiere a chi possiede una formazione, preparazione e soprattutto una vera vocazione per tale arte, invece di darsi a questi assurdi sperimentalismi volti unicamente a scalare le classifiche di vendita senza proporre uno straccio di storia quantomeno credibile? Io davvero non capisco. Onestamente non conosco lo Steve Martin attore e non mi interessa giudicarlo in quanto tale, ma in quanto pantomima di romanziere da quattro soldi sì. Sono qui insomma per distruggere lui e il suo pietoso, squallido e insulso romanzetto né d'amore né d'altro. Innanzitutto l'ho trovato fortemente autocompiaciuto, sia nello stile, sia nel tono:l'autore si improvvisa non solo scrittore dell'ultima ora (sulla base di quale talento poi, vorrei proprio saperlo..) ma anche un po'psicologo, un po' sociologo e un po' sessuologo. In maniera goffa eppure fastidiosamente tracotante. I risultati? Tutti ugualmente disastrosi. Un'analisi critica della società californiana e un'impietosa condanna dei suoi discutibili miti contemporanei che non bastano di certo a risollevare cotanta mediocrità. E poi dov'è di grazia, la tanto decantata ironia sottile e brillante arguzia della sua protagonista? Io l'ho trovata solo banalmente romantica, tragicamente sprovveduta, visceralmente noiosa. Insomma, una persona patetica che conduce un'esistenza insignificante e non riesce neppure a desiderare di migliorarla ed elevarsi, tanto è priva di carisma e ambizione. E nemmeno è capace di stabilire quando qualcuno tiene a lei o semplicemente approfitta biecamente della sua idiozia...tra l'altro Martin svela anche un odioso luogo comune legato alla percezione/valutazione di chi proviene dalla provincia. Mirabelle è davvero una figura piatta, come scontati sono tutti gli altri personaggi, assorbiti da facili cliché (Lisa è la classica femme fatale americana senza cervello né cultura sempre presa a inseguire il mito dell'eterna giovinezza e del successo, gli uomini sono totali imbecilli asserviti ai loro desideri più bassi), insomma, vere e proprie maschere imprigionate nel ruolino che Martin aveva in serbo per loro, incapaci di andare al di là della misera particina prestabilita. Per di più l'autore attinge con metodo allo stesso erotismo di plastica in voga oltreoceano pur mettendolo fortemente in discussione, e non dà riprova di un minimo di classe nemmeno nelle (non)poche scene di sesso. Insomma, Martin voleva solo un pretesto per dare sfoggio della sua vana (sotto)cultura filosofica e psico-sociologica, visto e considerato il modo in cui si dilunga in artate e superflue digressioni sull'argomento, che non gli appartengono e si vede, purtroppo per lui e le sue velleità di scrivere qualcosa di memorabile. E il lavoro della redazione qui deve attestarsi attorno ad un buon 60-70 %. Fate un favore a voi stessi: non leggetelo. Io non sono proprio riuscita a finirlo. La parte in cui lei torna in famiglia e riesplora buona parte della sua adolescenza...mio Dio. In un paese che ha prodotto serie celebri come Sentieri e Beautiful o i più recenti Sex and the City e Desperate Housewives ,purtroppo anche gli attori finiscono con il diventare scrittori, non esulando dai contenuti e dalle tematiche delle suddette serie. Davvero, non accettiamo anche questo, dopo tutte le boiate made in usa che già affollano il palinsensto televisivo.

    ha scritto il 

  • 3

    Ho sempre pensato che i comici nella vita reale non siano affatto persone divertenti. Non sono ancora riuscita ad entrare in confidenza con un comico per confermare la mia ipotesi, ma dopo aver letto questo libro posso dire che i comici affermati non scrivono necessariamente libri divertenti o "b ...continua

    Ho sempre pensato che i comici nella vita reale non siano affatto persone divertenti. Non sono ancora riuscita ad entrare in confidenza con un comico per confermare la mia ipotesi, ma dopo aver letto questo libro posso dire che i comici affermati non scrivono necessariamente libri divertenti o "brillanti". Lo so, non è una grande scoperta.

    Ovviamente non mi aspettavo che questo fosse un libro comico, ma nemmeno che fosse così triste, statico e deprimente. Protagonista è la giovane Mirabelle, che vive sola a Los Angeles, dove cerca disperatamente di trovare amici e amore e di combattere la sua depressione.

    Se da un lato ho apprezzato la delicatezza della scrittura di Martin, davvero notevole, dall'altro ho trovato il romanzo davvero inquietante per la totale assenza di personaggi positivi, cosa che mi sconcerta sempre alquanto.

    http://robertabookshelf.blogspot.com/2011/07/recensione-090-shopgirl.html

    ha scritto il 

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