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Shopgirl

By Steve Martin

(81)

| Paperback | 9788806180591

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Book Description

Mirabelle è giovane, carina, timidissima, vive e cammina con una grazia speciale e ombrosa, soprattutto quando sta dietro il bancone di un grande magazzino di Los Angeles, a vendere cose che non compra piú nessuno - guanti. È un personaggio triste e Continue

Mirabelle è giovane, carina, timidissima, vive e cammina con una grazia speciale e ombrosa, soprattutto quando sta dietro il bancone di un grande magazzino di Los Angeles, a vendere cose che non compra piú nessuno - guanti. È un personaggio triste e dolcissimo, come la musica di un carillon, sperduto nell'atmosfera ovattata del reparto guanti, che la cronica assenza di clienti trasforma giorno dopo giorno in un desolato deserto di lusso. Ma intanto, fuori, a Los Angeles, lontano dagli orari regolari e dalle piccole frustrazioni di Mirabelle, accade la vita degli altri. Un giorno i suoi occhi incontrano quelli di Ray Porter, un ricco uomo d'affari che avrà almeno il doppio dei suoi anni, e i due cominciano un goffo avvicinamento, un lento adattamento e l'inevitabile sofferenza - l'amore.

Shopgirl, tracciato nel solco di certe commedie di Billy Wilder, le piú sconsolate, e di certi fumetti di Peynet, i meno consolatori, festeggia l'esordio narrativo di un attore comico e scrittore "serio", che ha divertito e commosso i lettori americani. Da questo romanzo Steve Martin ha tratto la sceneggiatura dell'omonimo film di Anand Tucker, dove Martin impersona Ray Porter e Claire Danes interpreta Mirabelle

40 Reviews

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  • 1 person finds this helpful

    Questo libro è “capitato”. Ne cercavo altri, non erano disponibili, allora ho scelto qualcosa di sottile di pagine e leggero di trama, per passare il tempo. Non ne avevo seguito la vicenda né il successo americano, non ho nemmeno letto bene la quarta ...(continue)

    Questo libro è “capitato”. Ne cercavo altri, non erano disponibili, allora ho scelto qualcosa di sottile di pagine e leggero di trama, per passare il tempo. Non ne avevo seguito la vicenda né il successo americano, non ho nemmeno letto bene la quarta di copertina, l’ho preso e bon.

    Poi però ho trovato due cose: la prima, che Steve Martin scrive davvero benino; la seconda, me (con le dovute distanze, con le dovute differenze), ma me non solo come me, me come qualsiasi altra donna può trovarsi in una storia che si potrebbe definire classica, conosciuta, risaputa, eppure.

    Della scrittura, dicevo, mi è piaciuta l’impronta di uno che sa cosa sia la macchina da presa: leggendo si ha l’impressione di guardare un film mentre una voce fuori campo racconta. E mi piace, sorprendentemente mi piace. Della trama eh, la trama la potete sentire da qualunque donna con il cuore a spezzatino che si beve un margarita al bar. C’è moltissimo John Gray qui dentro, mi pare venga pure citato un paio di volte, c’è psicologia maschile e femminile, etologia maschile e femminile, ma nonostante tutto quello che sappiamo, nonostante quello che abbiamo letto, non solo non ci stanchiamo di riviverlo, ma abbiamo anche la certezza che sì, succede, sì, è vero, sì, accadrà sempre.

    La commessa del reparto guanti di un grande magazzino, sola e un po’ depressa, un giorno incontra un uomo più grande di lei che la invita a cena. È l’inizio di un rapporto ma non di una relazione, di dialoghi vicini e distanti in cui si dice una cosa e ne viene capita un’altra, in cui ad un certo punto irrompe una sofferenza atroce. Perché lui cerca un intermezzo per trovare la donna giusta, lei crede di esserlo; lui pensa di stare attento a non farle del male prendendosene cura, ma lei si ferisce con tutto.

    Mi fermo qui con la trama, ora inizio io. Un uomo pensa di essere chiaro, ed effettivamente magari dal suo punto di vista lo è, ma una donna non sente tutto ciò che ascolta e il cuore, con un piccolo coinvolgimento, va sempre oltre la realtà. Per quanto sappia di essere solo un’amica, una presenza, in cuor suo crede di essere l’unica. E spesso l’uomo finisce non che se ne innamora, ma per provare un sentimento d’affetto contrastante, che lo porta ad oscillare tra il bene e il male, tra l’esserci e il non esserci, tra la lealtà e la vigliaccheria. Credo sia questo il punto di disastro, quando lui si accorge di volerle bene, perché a quel punto non sa più rompere e non può tornare indietro e non può, neanche volendolo, non farle del male (e forse farsene, o forse no). Una donna ha bisogno di un amore impavido e senza riserve, non può essere il mezzo per trovare quella giusta, e soprattutto, per favore uomini, se anche fate questo, se dopo di lei trovate l’amore della vostra vita e lei vi è servita solo per fare esperienza, non diteglielo.

    Trovo molto elegante che una donna, dopo qualche tempo, quando si è raccolta e incollata e ricostruita, dica a lui che non c’è niente da perdonare e che il dolore serva a trovare la via giusta. È elegante e auspicabile che una donna lo dica per fare stare bene e non incrinare l’autostima di un uomo che una volta si è amato così tanto, perché non vale la pena recriminare niente, le accuse (soprattutto quelle che ci vengono versate addosso quando chiediamo una spiegazione), sono nauseanti e non colgono il segno. È un bene far credere loro che siano stati importanti e determinanti per la nostra nuova brillante esistenza, ma questa non è la verità, non lo è affatto. Saremmo state migliori nella nostra incoscienza di questo dolore, nell’incoscienza della meschinità, del gioco pericoloso, del chissà cosa, perché i piccoli inganni li conosciamo, anche dai libri di Gray ad esempio, e pensiamo di non caderci mai e invece. E invece. Senza quel tipo di dolore, che ci toglie fiducia in noi stesse e negli altri, saremmo più aperte, più dolci, più tenere e non avremmo queste paure. Perciò cari uomini che mi state leggendo, che magari ritrovate nelle mie parole un’esperienza passata, abbiate il dubbio se quello che la vostra lei vi ha detto del vostro valore sia vero; se la sua attuale felicità sia vera; se quello che credete di essere sia vero. Abbiate dei dubbi. Siamo sempre peggiori di quello che crediamo, e facciamo più male di quello che pensiamo. E non serviamo a rendere migliori delle vite, neanche (e soprattutto) se ce ne andiamo.

    Tornando al libro, è davvero carino e penso sia un bel regalo un po’ per tutti.

    Ah, un’ultima cosa: no, anche quando tutto passa, non si può diventare amici, ed è questo, svanito l’odio, sopito con artificio l’amore, ciò che fa più male, l’unica cosa che resta. Essere niente.

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    Ire said on Sep 10, 2014 | Add your feedback

  • 3 people find this helpful

    Forse un po' azzardata la decisione di pubblicarlo nella sezione Coralli di Einaudi, ma nel complesso un romanzo breve che riesce a ben raccontare i personaggi che lo animano, le loro solitudini e rovelli esistenziali. Leggendo non riuscivo a toglier ...(continue)

    Forse un po' azzardata la decisione di pubblicarlo nella sezione Coralli di Einaudi, ma nel complesso un romanzo breve che riesce a ben raccontare i personaggi che lo animano, le loro solitudini e rovelli esistenziali. Leggendo non riuscivo a togliermi dalla testa certe pellicole indipendenti statunitensi fatte di colori carichi, silenzi prolungati e rumori ambientali, si ha l'impressione di leggere la trascrizione della voce fuori campo di un film. Per tutta la parte ambientata a L.A. mi ha accompagnato quel finto silenzio che accoglie nei grandi negozi di lusso, il fruscio del sistema di areazione, una musica in lontananza, percettibile giusto per non aver l'impressione di esser immersi nel silenzio, solo un riempitivo per rassicurare e infondere una parvenza di calma, serenità, lentezza ed i diversi luoghi in cui il racconto si svolge si portano dietro i loro rumori, colori, ritmi. E forse è proprio questa la bellezza, ma anche il limite, di questa scrittura che ti fa stare alla finestra, non riesce a renderti partecipe di quanto stai leggendo; a meno che non scatti un fenomeno di identificazione con i protagonisti: in questo caso credo che il modo di raccontare e l'intarsio delle personalità dei diversi personaggi possano far dire che questa storia non poteva esser raccontata meglio.

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    Chiara Desiderio said on Oct 28, 2013 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    una piacevole lettura ma nulla più... pur in assenza di vero coinvolgimento riesce a non essere scontato o volgare. traspare benissimo l'apatia di Mirabelle, mentre sembra un po' tirato il personaggio di Ray Porter, forse sarebbe stato meglio solo su ...(continue)

    una piacevole lettura ma nulla più... pur in assenza di vero coinvolgimento riesce a non essere scontato o volgare. traspare benissimo l'apatia di Mirabelle, mentre sembra un po' tirato il personaggio di Ray Porter, forse sarebbe stato meglio solo sullo sfondo...

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    Zucca & Peperoncino said on Jan 16, 2013 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    Direi che Steve Martin se la cava anche come scrittore, anche se lo apprezzo di più come attore.

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    Barbara Tricerri said on Dec 19, 2012 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    delizioso, intelligente, ironico, e breve al punto di rendere dispiaciuti sia finito, ma di più sarebbe stato troppo...

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    Eugi99 said on May 23, 2012 | Add your feedback

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