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Shosha

Di

Editore: Longanesi

3.9
(302)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 224 | Formato: Copertina rigida | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Spagnolo

Isbn-10: A000009084 | Data di pubblicazione: 

Disponibile anche come: Paperback , Altri , Tascabile economico

Genere: Fiction & Literature , History , Religion & Spirituality

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Descrizione del libro
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  • 4

    Singer è uno scrittore abilissimo nel rendere vivi i personaggi e un maestro nel costruire dialoghi perfetti. Dal punto di vista storico questo romanzo ci dà una testimonianza molto interessante. ...continua

    Singer è uno scrittore abilissimo nel rendere vivi i personaggi e un maestro nel costruire dialoghi perfetti. Dal punto di vista storico questo romanzo ci dà una testimonianza molto interessante. Rende quel clima di antisemitismo diffuso, le speranze infrante dei giovani ebrei stalinisti, l'incombere di Hitler, il senso di isolamento mondiale della comunità ebraica (tutte le porte sono chiuse per loro) stretta tra Hitler e Stalin, e l'abbandono di Dio ( se vuole che il suo popolo si moltiplichi perchè Hitler?). Interessante la capacità del giovane scrittore io narrante Aaron di comprendere e anticipare gli eventi. Uno dei personaggi, lo scrittore-filosofo Feitelzohn, poco sviluppato in questo romanzo, assomiglia al mago di Lublino. La vicenda ha al centro Aaron e un gruppo di donne: la fidanzata marxista, la cameriera, l'attrice ebrea americana, l' intellettuale e una amica d'infanzia con il cervello e il candore di una bambina (Shosha), tutte quante in qualche modo innamorate di lui, benchè Aaron non sembri particolarmente intraprendente o affascinante. Questo aspetto del romanzo non mi è piaciuto particolarmente. Aaron non ha il fascino del mago di Lublino, in certi momenti sembra in balia dell'ultima donna che incontra. Fatica a dire di no. L'ambiente intellettuale dei caffè di Varsavia mi è parso velenoso, cinico, realisticamente descritto e un po' respingente. Anche l'amore per l'amica Shosha è un po' strano in un romanzo realistico come questo. Anche la giustificazione che dà al mondo(è l'unica donna di cui possa fidarmi) è strana. Probabilmente Shosha esprime la nostalgia per un mondo che si è fermato nel tempo o che è stato fermato nel tempo nella sua crescita conservando nella memoria bellezza e candore delle cose incontaminate dell'infanzia. Della storia la cosa più interessante non è la vicenda, la trama ma quello che sta tra le righe, i pensieri e le idee dei personaggi, il mondo che si intravede e la chiave di lettura che ne danno Aaron e i vari personaggi. Interessante l'ironia dei dialoghi con la fidanzata stalinista Dora e il suo compagno. Una cosa che colpisce nei romanzi di Singer è come spesso i suoi personaggi vengano posti davanti al dilemma se lasciare la Polonia. Ad Aaron viene ripetutamente offerto di poter andare negli USA e lui rifiuta ogni volta per poi accettare alla fine ma portandosi dietro Shosha, la giovane moglie. E' come se Singer rimettesse ogni volta in discussione la sua scelta personale e in qualche modo desiderasse condividere il destino di chi è rimasto o portarsi dietro qualcosa di più di quel mondo. Questo è un'aspetto terribile e una ferita inguaribile della sua vicenda umana resa molto bene nella famiglia Moskat dove tutti i personaggi restano lì a Varsavia con Hitler alle porte. Al lettore immaginare che fine faranno. In Shosha, Aaron si porta dietro l'amica-moglie ma la perde nel viaggio verso gli USA. Chissà che il libro non sia una mano tesa attraverso il passato verso qualcuno lasciato a Varsavia, probabilmente verso tutto un mondo che è stato cancellato lasciando nei sopravvissuti, soprattutto in chi se ne è andato in tempo, un incolmabile senso di colpa.

    ha scritto il 

  • 4

    Shosha è un classico romanzo di formazione (come dicono quelli bravi) in cui si racconta l’educazione sentimentale tutta yiddish di Aaron Greidinger, il figlio del rabbino della via Krochmalna a ...continua

    Shosha è un classico romanzo di formazione (come dicono quelli bravi) in cui si racconta l’educazione sentimentale tutta yiddish di Aaron Greidinger, il figlio del rabbino della via Krochmalna a Varsavia, che abbandona l'ortodossia chassidim, l’universo della sua infanzia chiuso ermeticamente su ogni lato dall’idea di Dio, per inoltrarsi nel multiforme e contraddittorio mondo delle idee, delle donne, della politica, della letteratura, del teatro, con tutto il vagone di smarrimenti, complessi e sensi di colpa che ne consegue. Dopo un inizio un po' troppo sommario e sbrigativo il ritmo si assesta e il libro prende a scorrere con l'ampia e placida sicurezza dei classici.

    Il nucleo del libro è l’amore “impossibile” di Aaron per Shosha, un tempo compagna di giochi, oggi donna-bambina mai cresciuta per chissà quale strana malattia e rimasta mentalmente all’età di sei anni, una fuga illogica verso un angolo d'innocenza perduto nel microcosmo del ghetto, un fragilissimo guscio d’uovo deposto nella Polonia di fine anni Trenta che attende di essere sbriciolata dagli enormi ingranaggi d’acciaio di Hitler e Stalin. Nel controluce di questo sentimento malinconico Singer fotografa con fatalismo e disincanto l'anima di un mondo sull’orlo del baratro, come un uomo che si guarda allo specchio un attimo prima di diventare un fantasma.

    ha scritto il 

  • 4

    è un amore sgraziato, incomprensibile, ingenuo, mistico quello tra aron e shosha- che pervade tutto il libro, straripa e corre parallelo con l'amore per un mondo ormai scomparso- quello della ...continua

    è un amore sgraziato, incomprensibile, ingenuo, mistico quello tra aron e shosha- che pervade tutto il libro, straripa e corre parallelo con l'amore per un mondo ormai scomparso- quello della varsavia prebellica, con le sue miserie, le sue contraddizioni, i suoi sfarzi poi spazzati via dall'invasione nazista. è un libro di donne questo romanzo- oltre a shosha ci sono sua madre bashele, dora, betty, celia, tekla: tutte diverse fra loro, tutte inquiete e preda di pulsioni, fermenti, ideali, sconforto. è un romanzo nostalgico, appassionato, un po' sconclusionato eppure pieno di umanità- teso tra ragione, religione, innocenza e paura; forse non il miglior singer, ma l'ho trovato splendido e imperfetto.

    ha scritto il 

  • 4

    l'amore, che tanto sembra essere presente in questo libro, è un amore fuori dagli schemi, un po' malato e sgraziato, forse incomprensibile, estremamente umano nel suo non sembrarlo. Non so, ma a ...continua

    l'amore, che tanto sembra essere presente in questo libro, è un amore fuori dagli schemi, un po' malato e sgraziato, forse incomprensibile, estremamente umano nel suo non sembrarlo. Non so, ma a tratti l'impressione è di una quasi irriverente e sicuramente dolorosa allegoria dell'amore divino nei confronti dell'uomo, un'allegoria bagnata nell'attesa, battezzata in questo modo a non essere mai completa.

    ha scritto il 

  • 4

    Una storia d'amore, ma non troppo.

    Questo è il primo libro che leggo di Singer, Isaac Bashevis, il più “fortunato” dei due fratelli.

    Sebbene secondo quanto dice chi è più esperto di me, questo non sia uno dei sui migliori ...continua

    Questo è il primo libro che leggo di Singer, Isaac Bashevis, il più “fortunato” dei due fratelli.

    Sebbene secondo quanto dice chi è più esperto di me, questo non sia uno dei sui migliori romanzi, riconosco che vi scorre la linfa del grande narratore. Narrando in prima persona un pezzo di vita di Aaron Greidinger, figlio di un rabbino della miserrima via Krochmalna del ghetto di Varsavia, con dei tratteggi poco più che abbozzati Singer riesce a restituire al lettore, probabilmente scovandoli da qualche parte nel profondo dei suoi ricordi, un mondo – quello del ghetto ebraico di Varsavia negli anni ’30 – e dei personaggi ottimamente caratterizzati e incastrati nelle vicende del protagonista.

    Una storia tenera, che sfiora (non a caso uso il termine “sfiora”) tanti temi importanti. Da qui il mio giudizio complessivamente positivo sul romanzo.

    Ma poi c’è la storia d’amore di Aaron e Shosha. Che non ci sarebbe nulla di male, se non fosse che “Shosha” è il titolo del romanzo e che l’autore stesso ha dichiarato che la storia narrata in Shosha è “una storia d’amore”. Onestamente è difficile credere che il sentimento che Aaron prova per Shosa sia Amore, quello con la A maiuscola (sempre che qualcuno poi lo sappia, che cos’è questo Amore con la A maiuscola, ndr): c’è troppa ingenuità, poca passione, pochissima affinità intellettuale, troppi “svolazzi”… Probabilmente la storia d’amore a cui si riferisce Singer non è quella di Aaron per Shosha come donna (fa tenerezza il fatto che lei donna provi ad esserlo senza riuscirci mai fino in fondo), quanto piuttosto un amore per le sue origini, per la parte più innocente e naïf di sé che è rimasta al n° 7 di via Krochmalna…

    Sarà, ma questa storia d’amore a me è risultata poco credibile, e non mi ha convinta. Per cui il mio giudizio finale è positivo, ma non troppo.

    ha scritto il 

  • 0

    ✰✰✰✰ molto buono

    Non è uno dei suoi romanzi tipici sul mondo chassidico polacco. Questo è un album scompaginato di quel mondo, ricordato da un vecchio che vive in America da quasi 50 anni, ma scrive ancora in ...continua

    Non è uno dei suoi romanzi tipici sul mondo chassidico polacco. Questo è un album scompaginato di quel mondo, ricordato da un vecchio che vive in America da quasi 50 anni, ma scrive ancora in yiddish. La parte autobiografica è molto presente. La Via Krochmalna fu la sua via. E per raccontarla usa tutti i pennelli, anche quello di Chagall, altro ebreo che dipingeva sogni e ricordi.

    Nei nostri sogni ci sono momenti precisi, come piccoli film, dentro ad una vaga storia di cui sappiamo tutto, ma visualizziamo solo nell’insieme: una sensazione di sapere, priva di riferimenti, in particolare quello del tempo. Nel ricordo e nel sogno il tempo non è la parte più rilevante.

    Come ha ben notato un anobiano, la storia delle persone sembra svilupparsi in un arco di tempo abbastanza breve, ma sullo sfondo gli avvenimenti politici scorrono velocemente. Due velocità, dunque.

    La storia del narratore, Aaron-Arele, è iniziata in questa via e vissuta a contatto di una bimba, Sosha, vicina di casa. Sono gli anni della prima guerra mondiale. Quando la sua famiglia si deve trasferire altrove, si spezza il legame con la bimba.

    Nel 1930 si ritrova sradicato, non crede più nella religione dei suoi Padri, ma non crede neppure nei miti che sono nati, soprattutto nel comunismo applicato dell’Unione Sovietica. E’l’immagine del giovane ebreo non osservante, attirato da un mondo culturale più vivace di quello ortodosso. Legge, scrive, ha relazioni con una giovane comunista pronta ad andare in Russia (che si scontrerà con il fatto che una grande ideologia non impedisce all’uomo di essere un mostro quando ha il potere tra le mani), con la camerierina della pensione (una non ebrea che quando avrà bisogno si rivolgerà a lui), con Celia, moglie di Haiml e amante del dottor Feitelsohn, filosofo che in nessuna filosofia ha trovato un senso né alla vita né ai suoi fantasmi, con Betty attrice americana amante di un americano milionario, simpatico, generoso, gran bevitore. Nel suo non credere, è sempre profondamente ebreo. Non ha il coraggio (non vuole) di abbandonare le proprie origini completamente. Anche se i rituali non sono rispettati, non ignora il Dio imperscutabile con il quale si parla direttamente.

    Immutata e ritrovata in una Via Krochmalna sempre più povera e degradata, c’è la presenza di Sosha. Malata e affogata nella miseria è rimasta bambina, nel corpo e nello spirito, incarnazione di tutti i “semplici” dei racconti di Singer. Una piccola anima, primitiva e innocente, nella quale la saggezza spunta improvvisamente. Come i suoi ricordi dell’infanzia, lei è sempre intatta.

    Non viene descritto il Male, ma ciò che esso fa alle persone nel cuore e nella mente, prima di distruggere il corpo. Le infinite speculazioni nei discorsi con gli amici il disagio, la disperazione in cui la Morte finisce per non fare più paura. La fiammella di Sosha brilla, piccola e tenera, al di là di tutte le considerazioni: non comprende quello cha sta accadendo, non conosce i nomi, né le nazioni. Il suo mondo è racchiuso tra la madre e Arele. Così come il popolo ebraico, chiuso su di sé, estraneo alle politiche che lo minacciano, che celebra forse l’ultimo Yom Kippur in ogni casa, in ogni via, anche in quelle in cui non si passa tranquillamente. Se non è l’innocenza dei singoli, è quella di un popolo che ha affidato la propria difesa armata non a un esercito, ma al Messia.

    Sono tutte figure scomparse, vivono solo nel ricordo di Arele e di Haiml, il piccolo omino che non sapeva fare nulla, con le loro scelte, le loro fortune e le loro sfortune. Sono solo alcuni personaggi, tra i tanti, della Varsavia di un tempo.

    I due sopravvissuti si ritrovano a Tel Aviv. “”Il tempo è un libro la cui pagine si possono girare in avanti, ma non indietro. Forse noi non possiamo, ma certe forze lo possono…….Com’è possibile che tante generazioni siano morte e solo noi buoni a nulla riteniamo di essere vivi? Forse siamo già là anche noi che sogniamo lo stesso sogno…….Deve esserci un posto dove tutto viene conservato.””

    Anobii ha detto stop.

    10.05.2014

    ha scritto il 

  • 3

    Storia di un mondo spazzato via

    Un Singer ormai anziano (il romanzo è del 1978), rievoca da New York, ma ancora in yiddish, la vita quotidiana della comunità ebraica di Varsavia, il mondo della sua infanzia, il mondo in cui è ...continua

    Un Singer ormai anziano (il romanzo è del 1978), rievoca da New York, ma ancora in yiddish, la vita quotidiana della comunità ebraica di Varsavia, il mondo della sua infanzia, il mondo in cui è diventato adulto.

    Ne rievoca i molteplici aspetti, quello mercantile dei cortili di via Kockmalna , di cui ci sembra di sentire gli odori e i rumori, quello religioso della comunità chassidica con i suoi rabbini e i suoi rituali, quello intellettuale con le discussioni di filosofia, cabalistica, misticismo. Infine c’è anche il ricco ebreo che ha fatto fortuna in America, ma torna a Varsavia perché lì ci sono le sue radici. Il protagonista è uno scrittore che entra in tutti questi mondi senza appartenere mai veramente a nessuno. Ognuna delle donne con cui si relaziona, e tra le quali non sa scegliere, ne rappresenta uno. C’è Dora la rivoluzionaria, Betty l’attrice yiddish, Celia l’intellettuale, Tekla la contadina polacca. E poi c’è Shosha, che rappresenta il piccolo mondo antico di via Kochmalna, Shosha di cui il protagonista si è innamorato da bambino, Shosha che si è ammalata da bambina e non è mai cresciuta. Shosha, personaggio commovente e assolutamente simbolico. Rappresenta l’innocenza del popolo ebraico, l’unico che dopo la prima guerra mondiale non è diventato “adulto”, non ha creato la propria nazione, non ha fatto la guerra agli altri per costruirsi uno spazio proprio. Anzi, come un agnello, ha aspettato di essere sacrificato. Questo, credo, il senso dell’epilogo: Shosha non c’è più, il popolo ebraico ha perso la sua innocenza, ha creato in Palestina la propria nazione, impugnando per la prima volta le armi per difendersi.

    Amo moltissimo i fratelli Singer, sono entrambi narratori eccezionali. Però l’eccessivo simbolismo di questo romanzo alla lunga me lo ha fatto sentire eccessivamente costruito e quindi un po’ finto, nonostante la maestria di Singer. Se è splendida la rievocazione del mondo perduto degli ebrei dell’Europa dell’est, spazzato via da Hitler e dalla Shoah, non è altrettanto efficace il protagonista e i suoi amori sparpagliati, comprensibili simbolicamente, ma non umanamente. Altrettanto irrisolta è la storia d’amore con Shosha che, se funziona sul piano metaforico, su quello psicologico sembra uno specchio narcisistico dell’infanzia del protagonista.

    ha scritto il