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Shosha

By Isaac Bashevis Singer

(38)

| Hardcover

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Book Description

44 Reviews

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  • 2 people find this helpful

    Una bellissima storia commovente. Scrittura avvincente.
    Da leggere!

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    stefy said on Jul 4, 2014 | 1 feedback

  • 1 person finds this helpful

    Non tra i migliori libri di Singer, ne' i personaggi ne' lo svolgimento della trama mi hanno convinta.

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    cris56 said on Jun 8, 2014 | Add your feedback

  • 5 people find this helpful

    è un amore sgraziato, incomprensibile, ingenuo, mistico quello tra aron e shosha- che pervade tutto il libro, straripa e corre parallelo con l'amore per un mondo ormai scomparso- quello della varsavia prebellica, con le sue miserie, le sue contraddiz ...(continue)

    è un amore sgraziato, incomprensibile, ingenuo, mistico quello tra aron e shosha- che pervade tutto il libro, straripa e corre parallelo con l'amore per un mondo ormai scomparso- quello della varsavia prebellica, con le sue miserie, le sue contraddizioni, i suoi sfarzi poi spazzati via dall'invasione nazista. è un libro di donne questo romanzo- oltre a shosha ci sono sua madre bashele, dora, betty, celia, tekla: tutte diverse fra loro, tutte inquiete e preda di pulsioni, fermenti, ideali, sconforto. è un romanzo nostalgico, appassionato, un po' sconclusionato eppure pieno di umanità- teso tra ragione, religione, innocenza e paura; forse non il miglior singer, ma l'ho trovato splendido e imperfetto.

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    fiamma said on Jun 6, 2014 | 4 feedbacks

  • 3 people find this helpful

    l'amore, che tanto sembra essere presente in questo libro, è un amore fuori dagli schemi, un po' malato e sgraziato, forse incomprensibile, estremamente umano nel suo non sembrarlo. Non so, ma a tratti l'impressione è di una quasi irriverente e sicur ...(continue)

    l'amore, che tanto sembra essere presente in questo libro, è un amore fuori dagli schemi, un po' malato e sgraziato, forse incomprensibile, estremamente umano nel suo non sembrarlo. Non so, ma a tratti l'impressione è di una quasi irriverente e sicuramente dolorosa allegoria dell'amore divino nei confronti dell'uomo, un'allegoria bagnata nell'attesa, battezzata in questo modo a non essere mai completa.

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    Ettore BilBo said on Jun 4, 2014 | 1 feedback

  • 11 people find this helpful

    Una storia d'amore, ma non troppo.

    Questo è il primo libro che leggo di Singer, Isaac Bashevis, il più “fortunato” dei due fratelli.

    Sebbene secondo quanto dice chi è più esperto di me, questo non sia uno dei sui migliori romanzi, riconosco che vi scorre la linfa del grande narratore ...(continue)

    Questo è il primo libro che leggo di Singer, Isaac Bashevis, il più “fortunato” dei due fratelli.

    Sebbene secondo quanto dice chi è più esperto di me, questo non sia uno dei sui migliori romanzi, riconosco che vi scorre la linfa del grande narratore.
    Narrando in prima persona un pezzo di vita di Aaron Greidinger, figlio di un rabbino della miserrima via Krochmalna del ghetto di Varsavia, con dei tratteggi poco più che abbozzati Singer riesce a restituire al lettore, probabilmente scovandoli da qualche parte nel profondo dei suoi ricordi, un mondo – quello del ghetto ebraico di Varsavia negli anni ’30 – e dei personaggi ottimamente caratterizzati e incastrati nelle vicende del protagonista.

    Una storia tenera, che sfiora (non a caso uso il termine “sfiora”) tanti temi importanti.
    Da qui il mio giudizio complessivamente positivo sul romanzo.

    Ma poi c’è la storia d’amore di Aaron e Shosha.
    Che non ci sarebbe nulla di male, se non fosse che “Shosha” è il titolo del romanzo e che l’autore stesso ha dichiarato che la storia narrata in Shosha è “una storia d’amore”.
    Onestamente è difficile credere che il sentimento che Aaron prova per Shosa sia Amore, quello con la A maiuscola (sempre che qualcuno poi lo sappia, che cos’è questo Amore con la A maiuscola, ndr): c’è troppa ingenuità, poca passione, pochissima affinità intellettuale, troppi “svolazzi”…
    Probabilmente la storia d’amore a cui si riferisce Singer non è quella di Aaron per Shosha come donna (fa tenerezza il fatto che lei donna provi ad esserlo senza riuscirci mai fino in fondo), quanto piuttosto un amore per le sue origini, per la parte più innocente e naïf di sé che è rimasta al n° 7 di via Krochmalna…

    Sarà, ma questa storia d’amore a me è risultata poco credibile, e non mi ha convinta.
    Per cui il mio giudizio finale è positivo, ma non troppo.

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    Casper said on May 13, 2014 | 10 feedbacks

  • 2 people find this helpful

    ✰✰✰✰ molto buono

    Non è uno dei suoi romanzi tipici sul mondo chassidico polacco. Questo è un album scompaginato di quel mondo, ricordato da un vecchio che vive in America da quasi 50 anni, ma scrive ancora in yiddish.
    La parte autobiografica è molto presente. La Via ...(continue)

    Non è uno dei suoi romanzi tipici sul mondo chassidico polacco. Questo è un album scompaginato di quel mondo, ricordato da un vecchio che vive in America da quasi 50 anni, ma scrive ancora in yiddish.
    La parte autobiografica è molto presente. La Via Krochmalna fu la sua via.
    E per raccontarla usa tutti i pennelli, anche quello di Chagall, altro ebreo che dipingeva sogni e ricordi.

    Nei nostri sogni ci sono momenti precisi, come piccoli film, dentro ad una vaga storia di cui sappiamo tutto, ma visualizziamo solo nell’insieme: una sensazione di sapere, priva di riferimenti, in particolare quello del tempo.
    Nel ricordo e nel sogno il tempo non è la parte più rilevante.

    Come ha ben notato un anobiano, la storia delle persone sembra svilupparsi in un arco di tempo abbastanza breve, ma sullo sfondo gli avvenimenti politici scorrono velocemente.
    Due velocità, dunque.

    La storia del narratore, Aaron-Arele, è iniziata in questa via e vissuta a contatto di una bimba, Sosha, vicina di casa. Sono gli anni della prima guerra mondiale.
    Quando la sua famiglia si deve trasferire altrove, si spezza il legame con la bimba.

    Nel 1930 si ritrova sradicato, non crede più nella religione dei suoi Padri, ma non crede neppure nei miti che sono nati, soprattutto nel comunismo applicato dell’Unione Sovietica. E’l’immagine del giovane ebreo non osservante, attirato da un mondo culturale più vivace di quello ortodosso.
    Legge, scrive, ha relazioni con una giovane comunista pronta ad andare in Russia (che si scontrerà con il fatto che una grande ideologia non impedisce all’uomo di essere un mostro quando ha il potere tra le mani),
    con la camerierina della pensione (una non ebrea che quando avrà bisogno si rivolgerà a lui),
    con Celia, moglie di Haiml e amante del dottor Feitelsohn, filosofo che in nessuna filosofia ha trovato un senso né alla vita né ai suoi fantasmi,
    con Betty attrice americana amante di un americano milionario, simpatico, generoso, gran bevitore.
    Nel suo non credere, è sempre profondamente ebreo. Non ha il coraggio (non vuole) di abbandonare le proprie origini completamente. Anche se i rituali non sono rispettati, non ignora il Dio imperscutabile con il quale si parla direttamente.

    Immutata e ritrovata in una Via Krochmalna sempre più povera e degradata, c’è la presenza di Sosha.
    Malata e affogata nella miseria è rimasta bambina, nel corpo e nello spirito, incarnazione di tutti i “semplici” dei racconti di Singer. Una piccola anima, primitiva e innocente, nella quale la saggezza spunta improvvisamente. Come i suoi ricordi dell’infanzia, lei è sempre intatta.

    Non viene descritto il Male, ma ciò che esso fa alle persone nel cuore e nella mente, prima di distruggere il corpo. Le infinite speculazioni nei discorsi con gli amici il disagio, la disperazione in cui la Morte finisce per non fare più paura.
    La fiammella di Sosha brilla, piccola e tenera, al di là di tutte le considerazioni: non comprende quello cha sta accadendo, non conosce i nomi, né le nazioni. Il suo mondo è racchiuso tra la madre e Arele. Così come il popolo ebraico, chiuso su di sé, estraneo alle politiche che lo minacciano, che celebra forse l’ultimo Yom Kippur in ogni casa, in ogni via, anche in quelle in cui non si passa tranquillamente. Se non è l’innocenza dei singoli, è quella di un popolo che ha affidato la propria difesa armata non a un esercito, ma al Messia.

    Sono tutte figure scomparse, vivono solo nel ricordo di Arele e di Haiml, il piccolo omino che non sapeva fare nulla, con le loro scelte, le loro fortune e le loro sfortune. Sono solo alcuni personaggi, tra i tanti, della Varsavia di un tempo.

    I due sopravvissuti si ritrovano a Tel Aviv.
    “”Il tempo è un libro la cui pagine si possono girare in avanti, ma non indietro. Forse noi non possiamo, ma certe forze lo possono…….Com’è possibile che tante generazioni siano morte e solo noi buoni a nulla riteniamo di essere vivi? Forse siamo già là anche noi che sogniamo lo stesso sogno…….Deve esserci un posto dove tutto viene conservato.””

    Anobii ha detto stop.

    10.05.2014

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    Anina e "gambette di pollo" said on May 11, 2014 | 3 feedbacks

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