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Si parla troppo di silenzio

Un incontro immaginario tra Edward Hopper e Raymond Carver

Di

Editore: Skira

3.3
(101)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 78 | Formato: Copertina rigida

Isbn-10: 8857203565 | Isbn-13: 9788857203560 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Disponibile anche come: Paperback

Genere: Art, Architecture & Photography , Fiction & Literature

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Descrizione del libro
Nel 1958 un giovane di vent’anni, sposato e padre di una bambina di pochi mesi, ritorna a Paradise, in California. Il ragazzo sbarca il lunario facendo i più disparati lavori. Quel ragazzo si chiama Raymond Carver e il suo sogno è quello di diventare uno scrittore. Negli stessi mesi Edward Hopper, ormai pittore affermato, compie con la moglie Jo un viaggio in macchina negli States e un giorno si ferma vicino al fiume Butte Creek, in California. Tra lo scrittore e il pittore si crea un sodalizio improvvisato, un incontro magico in cui due tra le più potenti menti del Novecento americano confrontano le loro visioni dell’arte e del “realismo”, che li unisce. In questo racconto immaginario Aldo Nove mette a confronto due delle personalità più eminenti della cultura americana del Novecento. Malgrado la differenza e il mezzo usato per esprimersi, li accomuna un forte senso dell’immanente sospeso, quella poetica dell’apparenza troppo lirica per essere piattamente realista e troppo reale per abbandonarsi a qualunque forma di effetto che non sia la pura magia dei fatti. Degli sguardi, degli spazi, delle parole. Del silenzio.
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  • 2

    poco più di 70 pagine...almeno metà di queste inutili, in particolare la parte biografica dei tre protagonisti...depurato di tutto ciò, quel poco che rimane offre comunque dei piacevoli spunti per ricordare i propri silenzi passati.

    ha scritto il 

  • 2

    Racconto di cose già raccontate.
    Non solo inutile ma anche sciatto.
    Interessante l'inserto di fotografie e dipinti: si può cogliere la differenza tra realismo e "impressionismo modificato" semplicemente guardando le foto e poi i dipinti in cui compare la "distante" (e brutta) moglie di Hopper. ...continua

    Racconto di cose già raccontate. Non solo inutile ma anche sciatto. Interessante l'inserto di fotografie e dipinti: si può cogliere la differenza tra realismo e "impressionismo modificato" semplicemente guardando le foto e poi i dipinti in cui compare la "distante" (e brutta) moglie di Hopper.

    ha scritto il 

  • 3

    molto interessante idea dell'incontro tra carver e hopper. molti pezzi e riflessioni anche belle -soprattutto per chi conosce l'arte di entrambi- ma alla finfine suona un po' troppo finto

    ha scritto il 

  • 0

    Hopper e Carver: l’incontro

    “Si parla troppo di silenzio” (Skira, 2010) è un immaginario incontro, “orchestrato” da Aldo Nove, tra uno scrittore, Raymond Carver, e un pittore, Edward Hopper (c’è una mostra a lui dedicata questi giorni a Roma) che più di chiunque altro hanno compreso e descritto il secolo appena trascorso. < ...continua

    “Si parla troppo di silenzio” (Skira, 2010) è un immaginario incontro, “orchestrato” da Aldo Nove, tra uno scrittore, Raymond Carver, e un pittore, Edward Hopper (c’è una mostra a lui dedicata questi giorni a Roma) che più di chiunque altro hanno compreso e descritto il secolo appena trascorso.

    http://www.ilrecensore.com/wp2/2010/03/hopper-e-carver-lincontro/

    ha scritto il 

  • 3

    era un gioco decisamente interessante, quello di fare incontrare carver e hopper. ma non aggiunge niente di nuovo, per chi li conosce e apprezza entrambi. e dà la sensazione di far parlare le biografie e i sunti delle poetiche dei personaggi, più che i personaggi stessi: vagamente artefatto.

    ha scritto il 

  • 3

    da una a tre

    Poi mi spiaceva aver dato una stella solo a sto libretto ed esserne stato cosi deluso. Lo si legge in mezz'ora e l'ho rilette con occhi piu clementi cosi arrivo a due stelle. Un paio, poco piu, di buone ambientzioni minimaliste, la teorizzazione dell'attimo sospeso in un dialogo tra loro, artific ...continua

    Poi mi spiaceva aver dato una stella solo a sto libretto ed esserne stato cosi deluso. Lo si legge in mezz'ora e l'ho rilette con occhi piu clementi cosi arrivo a due stelle. Un paio, poco piu, di buone ambientzioni minimaliste, la teorizzazione dell'attimo sospeso in un dialogo tra loro, artificioso. In fondo, anche se per quel poco, mi è piaciuto star con loro.

    Quello che avevo scritto prima era questo: Avendo perso la mostra a Milano, c'è pur sempre Roma. Questo lavoro di Nove, che pur amo, mi ha sconfortato. Dev'essere stato un lavoro su commissione, tanto perchè ci di deve guaragnar il tozzo di pane, sull'onda della mostra di Hopper, la ruffiana invenzione di un'incontro tra lui e Carver. Non sò, non mi ha detto niente e, quel che ci ho trovato di bello ce l'ho messo di mio, fantasticando. Avrei saputo scrivere di meglio. Va ben dai,..riponiamo ulteriori speranze Aldo, però...

    Quel perenne senso d’attesa e d’incompiuto «… Era infine l’esigenza di spingersi il più possibile vicino a un nucleo emotivo che desse delle cose e delle persone quel perenne senso d’attesa e d’incompiuto che i poeti conoscono bene e che Hopper avrebbe voluto esprimere: “Se sapessi dire quello che vedo, non avrei bisogno di dipingerlo“, fu una delle sue frasi più celebri. Ma cosa vedeva esattamente Hopper? Perché il vero problema, con tutta la sua magia, è qui. Hopper vedeva quanto di noi e delle cose persiste nel mondo per un mero dato di fatto, sotto l’influsso della luce che li scontorna dal nulla, facendoli entrare e uscire dall’ignoto, in un preciso istante, e più l’istante appare a noi indeterminato, diremmo quasi immotivato, più nel profondo ci è caro, perché l’intera nostra vita è fatta d’istanti così e ne è anzi la somma.»

    Dopo mesi ci torno per aggiungerci una stelletta e questo per il fatto che questo libro continua a venirmi in mente associandosi ad una condizione emotiva-ambientale che si identifica con quella dei due, quei posti, la luce, le ombre, i silenzi, robe cosi.

    (Aldo Nove sul Venerdì di Repubblica di oggi)

    ha scritto il 

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