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Siddharta

Di

Editore: Edizione Club

4.0
(22218)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 197 | Formato: Copertina rigida | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Spagnolo , Chi tradizionale , Portoghese , Tedesco , Francese , Galego , Olandese , Sloveno , Chi semplificata , Greco , Catalano , Svedese , Russo , Danese , Ceco , Rumeno , Indiano (Hindi)

Isbn-10: A000082833 | Data di pubblicazione: 

Disponibile anche come: Altri , Copertina morbida e spillati , Paperback , Tascabile economico

Genere: Fiction & Literature , Philosophy , Religion & Spirituality

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Descrizione del libro
Chi è Siddharta? È uno che cerca, e cerca soprattutto di vivere intera la propria vita. Passa di esperienza in esperienza, dal misticismo alla sensualità, dalla meditazione filosofica alla vita degli affari, e non si ferma presso nessun maestro, non considera definitiva nessuna acquisizione, perché ciò che va cercato è il tutto, il misterioso tutto che si veste di mille volti cangianti. E alla fine quel tutto, la ruota delle apparenze, rifluirà dietro il perfetto sorriso di Siddharta, che ripete il «costante, tranquillo, fine, impenetrabile, forse benigno, forse schernevole, saggio, multirugoso sorriso di Gotama, il Buddha, quale egli stesso l’aveva visto centinaia di volte con venerazione».
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  • 3

    Non so aspettare. Digiunare, ero più bravo prima. Pensare? Penso di star finalmente imparando come si fa a non farlo più.

    Oh, finalmente ho capito perché mi sono sempre state antipatiche a pelle tutte le dottrine, quale che fosse il padronato di cui si facevano grancassa: le dottrine spoilerano. Ti vogliono raccontare il finale mentre tu a malapena sei all’inizio. Anche il Siddharta, con la sua dottrina dell’anti-in ...continua

    Oh, finalmente ho capito perché mi sono sempre state antipatiche a pelle tutte le dottrine, quale che fosse il padronato di cui si facevano grancassa: le dottrine spoilerano. Ti vogliono raccontare il finale mentre tu a malapena sei all’inizio. Anche il Siddharta, con la sua dottrina dell’anti-indottrinamento, qualche seduzione la comporta, per questo bisogna leggerlo quando il rischio di lasciarsi indottrinare lo si è debellato alla meno peggio da sé.

    Dovrebbero scriverci, su una bandella per il “Siddharta”, “Vietato ai minori di 30 anni, minimo.”, e nella riga sotto dell’avvertenza: “Cerca prima di invecchiare, poi vieni qua e ricorda com’è stata e come sarebbe potuta essere”. Se ci scrivi “Vietato” però corrono a leggerlo tutti. Allora dovrebbero scriverci “Consigliatissimo ai minori di 30 anni”, e se uno di meno di trenta anni corre a leggere un libro che gli stanno consigliando moltissimo, beh se lo merita, di certo non è un cercatore a modo e quindi non si perde niente, se lo legge, trovando troppo anzitempo.

    Garbata, preziosa, lirica, la scrittura in traduzione di Hesse, nella mia copia che ho il sospetto sia un falso, ovvero non un’edizione Adelphi ma una copia dell’edizione Adelphi: ha la copertina di cartone sgranatuccio, le pagine di grana grossa, l’inchiostro di pessima qualità e la stampa che lascia lineette di spazio bianco in mezzo alle lettere; e questo fa ancora più onore, a Hesse: in un’epoca dove a essere contraffatte sono le borse da marchio, gli euro di ferro e di carta e i seni delle donne e le natiche degli uomini, o viceversa, o i seni e le natiche di tutt’e due, venir copiato per essere venduto al mercato nero è il più gran bel complimento che gli si possa fare. L’unica altra copia di un libro opera di falsari che mi sia capitato di comprare è stata “Lettera a un bambino mai nato” di Oriana Fallaci.

    “Siddharta”, pare, è stato e è tuttora un romanzo generazionale, per diverse generazioni, per questo non l’avevo mai letto né volevo leggerlo. “Lettera a un bambino mai nato” pure è stato un romanzo generazionale, di tutt’altro segno, e quello l’ho letto: per quanti anni fossero potuti passare io un bambino in grembo non l’avrei mai portato, allora leggere la lettera della Fallaci al suo bambino mai nato mi ha dato e non mi avrebbe potuto togliere niente, e se verso l’aborto sono del parere che non abortirei né vorrei mai che si abortisse e se sono del parere che nessuno può scegliere oltre la donna che la gravidanza vuole portarla avanti oppure no, è perché ho letto quel libro della Fallaci. ‘Siddharta’ di Hesse non ho voluto leggerlo, e ho fatto bene, e non l’avrei letto, se non l’avesse letto un mio amico.

    Quest’estate un amico, quaranta anni, un agente plurimandatario che è pure una sorta di guida spirituale per un gruppo cattolico di giovani adulti, mi chiama eccitatissimo e ispirato: ha letto Siddharta al tramonto su una spiaggia della Calabria, è in preda a furori mistici, vuole parlarne con me, non si capacita del fatto che io il Siddharta non l’abbia mai letto (“Ti leggi ogni collo di cacchio e non ti sei mai letto Siddharta!”; e commette il solito errore di chi, conoscendomi, si figura io sia uno che c’abbia una ‘cultura’ o che me ne sia mai fregato qualcosa averne una; io sono uno che legge perché ha smesso di bere e fumare e in genere le droghe non lo divertono la decima parte di un libro, anche del più mediocre; io leggo per vizio, che è il piacere per il piacere, ah), d’altronde neanche io riuscivo a capacitarmi del fatto che si potessero avere dei mistici furori su una spiaggia della Calabria, e quando ne avremo il tempo gli chiederò come fa, uno che apprezza il Siddhartha, a non diventare molto più anticlericale di come è lui, cioè un anticlericale come me? Infine gli ho promesso, a luglio scorso, che l’avrei letto anche io, questo libro di Hesse. Dicembre mi è sembrato un buon mese. Ho evitato il rischio di trovarmi in Calabria, su una spiaggia, a farmi venire i misticismi al tramonto.

    Lo avessi letto tra i dieci e i venti, venticinque anni, Siddharta lo avrei odiato. Adesso, a trentadue, con un po’ di siddhartismo secreto in privato, al riparo dalla tentazione delle imitazioni, posso leggerlo, godermene la forma, non lasciarmi innervosire da tutte le anticipazioni che dà. Il suo percorso di rinnegazione, solitudine, amicizia, amore, di inimicizia e poi grande passione per il mondo e la sua mondanità, il suo comprendere che quel poco di buono che in questa vita possiamo fare consiste nell’imparare a diseducarci, a svelenarci, a provare compassione, a accettare i limiti, a essere felici per la voce del fiume, sono disposto a ascoltarlo. Io non sono ancora nella fase in cui persino la morte e lo squilibrio di tutte le cose mi diventano amabili o sopportabili, ce ne sono di pensieri che non condivido con le conclusioni che Hesse passa a Siddharta, ma il bello è questo: che ognuno si smarrisca lunga la propria strada, che traccia da sé mentre è convinto di starne cercando una che già c’è ma chissà dov’è. Però bisogna stare in cammino, per poter apprezzare il cammino degli altri. Altrimenti non si fa che alimentare i secolari disprezzo e rancore che provano gli stanziali verso qualsiasi tipo di nomade. I nomadi possono essere odiosi, ma gli stanziali sono degli odiatori provetti, e tra le due essere odiato è tanto più bello che l'essere un odiatore.

    Un consiglio siddhartiano consapevole della debolezza e inconsistenza delle parole quando non vogliono essere racconto ma comandamento? Uno valido per ogni occasione: nel dubbio, se uno sceglie di commettere ‘tutte le pazzie dell’amore’, se pure sbaglia, sbaglia bene (e ‘sbagliare bene’ è copyright di Ligabue, non c’è da fare i furbi).

    ha scritto il 

  • 3

    Sarà anche Hesse, ma non subisco il fascino di autori facenti parte di una certa cerchia intellettuale, nè condivido il parere dei lettori della suddetta cerchia. Bello, sicuramente, ma nulla più.

    ha scritto il 

  • 4

    Sicuramente un'opera rilevante della letteratura del Novecento, che poi possa piacere o meno.
    Il protagonista percorre un viaggio attraverso se stesso, alla ricerca del nirvana, della pienezza interiore.
    Nel tentativo di raggiungere uno stato di perfetta beatitudine, Siddharta intrapr ...continua

    Sicuramente un'opera rilevante della letteratura del Novecento, che poi possa piacere o meno.
    Il protagonista percorre un viaggio attraverso se stesso, alla ricerca del nirvana, della pienezza interiore.
    Nel tentativo di raggiungere uno stato di perfetta beatitudine, Siddharta intraprende diverse vie, le quali lo portano a vivere una serie di situazioni e identità completamente diverse tra loro, ma tutte assolutamente significative. Sembra proprio che la vita vada sperimentata, riflettuta e vissuta a pieno per poter poi essere in grado di vivere a pieno il proprio essere. L'ansia di giungere alla saggezza assoluta, alla pace e alla comprensione dell'essere, porta a compiere una profonda analisi di se stesso e del mondo.
    Forte orientamento spirituale, un libro credo unico nel suo genere. Da leggere, secondo mia modesta opinione!

    ha scritto il 

  • 2

    Primo libro di Hesse. Probabilmente non è stato il momento giusto per affrontare questo classico e forse il mio giudizio è condizionato dall'incapacità di condividere le scelte del protagonista. Un Siddharta che mi ha lasciata perplessa e uno stile che non mi è piaciuto.

    ha scritto il 

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