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Siddharta

Di

Editore: CDE

4.0
(22363)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 169 | Formato: Copertina rigida | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Spagnolo , Chi tradizionale , Portoghese , Tedesco , Francese , Galego , Olandese , Sloveno , Chi semplificata , Greco , Catalano , Svedese , Russo , Danese , Ceco , Rumeno , Indiano (Hindi)

Isbn-10: A000014173 | Data di pubblicazione: 

Disponibile anche come: Altri , Copertina morbida e spillati , Paperback , Tascabile economico

Genere: Fiction & Literature , Philosophy , Religion & Spirituality

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Descrizione del libro
Nell’India di un tempo sconosciuto crebbe Siddharta, figlio di un ricco Brahmino. Sin da piccolo aveva seguito diligentemente tutti gli insegnamenti del padre. Egli era sempre accompagnato dal suo fedele amico Govinda che lo ammirava moltissimo e che viveva sempre nella sua ombra. Quando Siddharta camminava per la strada, suscitava l’ammirazione delle persone, l’amore delle ragazze e l’orgoglio dei suoi genitori, felici di avere un figlio così studioso. Ma egli non si sentiva soddisfatto dalla sua dottrina, non trovava la felicità interiore, l’appagamento dell’anima e la liberazione dal dolore. Fu per questo che un giorno decise di andare a vivere con i Samana del bosco per apprendere la loro dottrina. Quindi partì accompagnato dal suo fedele compagno. Fu accolto dai Samana dai quali apprese in tre anni tutto ciò che potevano insegnargli.Un giorno però si accorse che avrebbe potuto imparare tutto ciò anche nella più sporca bettola del mondo. Proprio in quei giorni giunse la notizia che in città era arrivato il venerabilissimo Gotama, il Buddha, l’Illuminato e Siddharta decise di ascoltare questa nuova dottrina. Lasciarono così i Samana e giunsero al boschetto di Jetavana, dove ascoltarono la dottrina del Buddha alla quale aderì Govinda. Quindi si congedò da lui e dal suo amico che lo aveva abbandonato dopo tanti anni. Allontanandosi cominciò a riflettere sulla sua vita e capì che quello che aveva cercato di ottenere era sempre stato a portata di mano e che lui lo aveva sempre evitato, mentre tutto quello che cercava lo avrebbe trovato conoscendo meglio se stesso e imparando dal suo Io, dal quale aveva sempre cercato di liberarsi. Ora il mondo appariva più bello ai suoi occhi ed egli, con il tempo, imparava sempre di più. Si sentiva felice e quindi partì per la città alle cui porte incontrò una splendida donna trasportata su una portantina. Venne a sapere che si trattava di Kamala, una ricca cortigiana . E fu proprio quell’incontro a stravolgere la vita del giovane Brahmino Samana che diventò ricco lavorando per un facoltoso mercante di nome Kamaswami per potersi permettere gli incontri con la dolce Kamala, saziò la sua vita di piaceri terreni e materiali e perse la sua felicità interiore. Allora, resosi conto che aveva perso anche le capacità che aveva appreso durante la sua giovinezza. Quella sera, aveva deciso che si sarebbe suicidato gettandosi nel fiume, ma a un certo punto risentì quella voce dentro di sé che sussurrava il sacro Om. Quando si risvegliò dal lungo sonno di quella notte notò poi vicino a lui un monaco dalla tonaca gialla che si destò e che lui riconobbe essere il suo antico amico Govinda. Il monaco gli disse che aveva vegliato su di lui durante il sonno. Siddharta lo salutò e lo chiamò per nome e solo dopo Govinda lo riconobbe. Scambiarono quindi qualche parola come ai vecchi tempi, quindi si congedarono. Siddharta si sentiva di nuovo integro interiormente e ancora felice. Incontrò un barcaiolo al quale chiese di insegnargli l’arte di condurre una barca e di ascoltare, dato che l’uomo, che si chiamava Vasudeva, aveva ascoltato fino a tarda notte le vicende del suo ospite, stupendolo. I due uomini passarono molti anni insieme come fratelli, alternandosi i compiti e ascoltando il fiume che ogni volta insegnava loro qualcosa di nuovo. Un giorno arrivò alla capanna Vasudeva che portava in braccio una donna accompagnata da un bambino. Quella donna era Kamala che si era convertita alla dottrina del Buddha e il bambino era figlio di Siddharta. Kamala morì la notte stessa poiché era stata morsa da un serpente. Siddharta e Vasudeva tennero il ragazzino con loro, ma scappò in città. Invano il padre lo seguì, ma alla fine Vasudeva gli fece capire che il figlio stava seguendo le orme di quel ragazzino di nome Siddharta, che aveva abbandonato la sua vita per seguire la propria strada, e che ora si rendeva conto del gran dolore che aveva dato al padre quando lo lasciò. Un giorno Vasudeva comunicò al suo compagno che lo avrebbe lasciato e che sarebbe andato nel bosco. Poco dopo Siddharta rincontrò il suo amico Govinda che però nuovamente non lo riconobbe subito. Il monaco brillava di ammirazione per il suo amico che aveva veramente trovato la felicità, così gli chiese quale fosse il suo segreto. Allora Siddharta glielo svelò, avvertendolo però che ciò che diceva poteva sembrare qualcosa di insensato e bizzarro, e così apparirono le sue parole all’amico, che comunque continuava a pensare che la persona che gli stava innanzi fosse un santo e s’inchinò davanti a lui .
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  • 5

    Bellissimo!

    Un vero capolavoro, difficile descrivere le sensazioni che questo libro riesce a trasmettere. Trasuda saggezza, aiuta a comprendere la complessità della realtà umana in tutte le sue sfaccettature ed è un monito alla riscoperta del nostro io interiore. Rappresenta un ponte fra la spiritualità occ ...continua

    Un vero capolavoro, difficile descrivere le sensazioni che questo libro riesce a trasmettere. Trasuda saggezza, aiuta a comprendere la complessità della realtà umana in tutte le sue sfaccettature ed è un monito alla riscoperta del nostro io interiore. Rappresenta un ponte fra la spiritualità occidentale e quella orientale. Tutti dovrebbero leggerlo.

    ha scritto il 

  • 3

    Buono ma non ottimo

    Non mi ha particolarmente entusiasmato. Trovo che il messaggio sia debole e a volte confuso. Pur riconoscendo il valore della ricerca e dei travagli di Siddharta, non capisco come possa questo essere un punto di riferimento sacro agli spiriti viaggiatori. Un libro che va bene leggere e con buoni ...continua

    Non mi ha particolarmente entusiasmato. Trovo che il messaggio sia debole e a volte confuso. Pur riconoscendo il valore della ricerca e dei travagli di Siddharta, non capisco come possa questo essere un punto di riferimento sacro agli spiriti viaggiatori. Un libro che va bene leggere e con buoni spunti di riflessione esistenziale, ma da non mettere su un altare!

    ha scritto il 

  • 5

    Parole come rugiada. Gli occhi si fan lucidi mentre seguono la figura di Siddharta e la vedono cambiare, nel corpo, nello spirito. Un silenzio commovente e rivelatore. Si tace, si ascolta. Alla fine ci si domanda se sia stato un libro a rapirci l'anima, o l'aver fatto silenzio e camminato al fian ...continua

    Parole come rugiada. Gli occhi si fan lucidi mentre seguono la figura di Siddharta e la vedono cambiare, nel corpo, nello spirito. Un silenzio commovente e rivelatore. Si tace, si ascolta. Alla fine ci si domanda se sia stato un libro a rapirci l'anima, o l'aver fatto silenzio e camminato al fianco dell'uomo-bambino.
    A chi non è tra i Molti.

    ha scritto il 

  • 5

    La vita

    Uno dei miei romanzi preferiti che di tanto in tanto rileggo. Lo sento un po' come un omaggio alla vita, con tutte le sue perle ma anche con le sue fatiche. Siddharta è un po' tutti noi : in continua crescita. Quando crede di essere giunto alla meta e di aver compreso tutto, arriva qualcosa che g ...continua

    Uno dei miei romanzi preferiti che di tanto in tanto rileggo. Lo sento un po' come un omaggio alla vita, con tutte le sue perle ma anche con le sue fatiche. Siddharta è un po' tutti noi : in continua crescita. Quando crede di essere giunto alla meta e di aver compreso tutto, arriva qualcosa che gli stravolge completamente la vita, come se tutto ciò che aveva appreso fosse passato al secondo piano. Prima l'amore per se stessi e per il divino, poi per una donna, poi per il figlio e infine verso se stesso. In questo libro ho percepito il cerchio della vita, dalla nascita alla morte, se di morte si può effettivamente parlare, quando ci si congiunge con il "divino".

    ha scritto il 

  • 1

    Estremamente noioso...

    Con tutto il rispetto per coloro che lo hanno ritenuto un capolavoro, è un libro che non mi ha suscitato sensazioni positive.
    La storia complicata di questo Siddartha personaggio perlomeno ambiguo e insoddisfatto che passa velocemente da esperienze mistiche a momenti di lussuria, ad altri m ...continua

    Con tutto il rispetto per coloro che lo hanno ritenuto un capolavoro, è un libro che non mi ha suscitato sensazioni positive.
    La storia complicata di questo Siddartha personaggio perlomeno ambiguo e insoddisfatto che passa velocemente da esperienze mistiche a momenti di lussuria, ad altri momenti in cui vuol assaporare ogni tipo di esperienza, quasi che la vita lui non sa decidere di viverla o come viverla, quindi ne assapora tutte le
    angolature anche quelle più acerbe...
    In tutto questo guazzabuglio di eventi, si ritrova poi ad essere abbandonato dal figlio, così come ha fatto lui all'inizio con il padre....
    Vicenda quindi incolore, noiosa e a mio parere non costruttiva o che possa fornire un utile insegnamento...
    Una perdita di tempo in questa lettura scialba, che forse è meglio risparmiare...
    Saluti.
    Ginseng666

    ha scritto il 

  • 5

    Siddhartha.

    "Allora accade facilmente che il suo occhio perda la capacità di vedere ogni altra cosa, fuori di quella che cerca, e che egli non riesca a trovar nulla, non possa assorbir nulla, in sé, perché pensa sempre unicamente a ciò che cerca, perché ha uno scopo, perché è posseduto dal suo scopo. Cercare ...continua

    "Allora accade facilmente che il suo occhio perda la capacità di vedere ogni altra cosa, fuori di quella che cerca, e che egli non riesca a trovar nulla, non possa assorbir nulla, in sé, perché pensa sempre unicamente a ciò che cerca, perché ha uno scopo, perché è posseduto dal suo scopo. Cercare significa: avere uno scopo. Ma trovare significa: esser libero, restare aperto, non aver scopo."
    Credo che per apprezzare questo libro bisogna essere predisposti con l'animo. Profondo ma scritto in modo semplice,scorrevole e rilassante per chi riesce a immergersi e lasciarsi trasportare da quel fiume che è la vita di Siddhartha. Protagonista intelligente,spesso saccente , che cerca,che pecca,che trova e quindi vive.

    ha scritto il 

  • 3

    Obbiettiva mente è un libro profondo, spirituale, scritto bene e pieno di spunti filosofici che fanno riflettere sul senso della vita e sulla realizzazione personale a cui dovrebbe giungere. La bravura e l'intelligenza di Hesse é indiscussa. Ma per leggere queste misere centosessantanove pagine h ...continua

    Obbiettiva mente è un libro profondo, spirituale, scritto bene e pieno di spunti filosofici che fanno riflettere sul senso della vita e sulla realizzazione personale a cui dovrebbe giungere. La bravura e l'intelligenza di Hesse é indiscussa. Ma per leggere queste misere centosessantanove pagine ho penato più di una partoriente. Non mi é piaciuto, non sono riuscita a stargli dietro e il protagonista non mi ha certo aiutato a finire il libro: antipatico e saccente sin dalla prima pagina, non si è smentito :fino alla fine del libro rimane un so tutto io in possesso di chissà quali verità. Metto tre stelle perché devo fare una media: se fossi un critico obbiettivo dovrei darne cinque, se fossi me stessa nè darei due scarse.

    ha scritto il 

  • 4

    Siddharta

    È stato considerato dallo stesso Hesse un “poema indiano” il romanzo presenta un registro molto originale che unisce lirica ed epica, ma anche narrazione e meditazione, elevazione e sensualità, e che lo rende tutt'ora affascinante.
    Il libro narra la vita di Siddharta, giovane indiano, che c ...continua

    È stato considerato dallo stesso Hesse un “poema indiano” il romanzo presenta un registro molto originale che unisce lirica ed epica, ma anche narrazione e meditazione, elevazione e sensualità, e che lo rende tutt'ora affascinante.
    Il libro narra la vita di Siddharta, giovane indiano, che cerca la sua strada nei più svariati modi. Fin da subito il narratore si dimostra esterno ed onnisciente poiché, benché faccia intuire che la storia di Siddharta sia tra le più particolari, non esprime un suo punto di vista. Si può dire che la focalizzazione sia quella del giovane.
    Infatti è attraverso i suoi occhi che noi vediamo un’India del VI secolo a.C. dominata da molte religioni, da molti modi di vivere, da realtà e ipocrisie.
    Siddharta inizia il suo viaggio fiancheggiato dall’inseparabile amico d’infanzia, Govinda, il quale lo ha sempre visto come un saggio. I due decidono di andare a vivere con i "Samana", pensatori che vivono di poco o nulla, che imparano a immedesimarsi con tutto ciò che incontrano. Così fa infatti Siddharta. Dopo aver vissuto con loro, lui e Govinda decidono di andare a vedere il Buddha Gotama, alla quale setta Govinda decide di aggregarsi. Siddharta rimane quindi solo e arriva in una città, dove conosce la bella Kamala.
    La straordinaria maestria di Hesse è ben visibile nei capitoli riguardanti Kamala, in quanto non la nomina mai con un appellativo dalla connotazione negativa, ma lascia intuire il lavoro, moralmente poco "elevato", della donna. Siddharta decide di imparare l’amore da lei e tramite quello apprende i vari modi di lavorare, di guadagnare, di spendere e di divertirsi.
    Il personaggio dell’autore che dapprima sembrava “immacolato” si dimostra soggetto alle debolezze umane, lui che considerava male quei comportamenti e che se ne considerava superiore.
    Dopo anni e anni passati con Kamala, Siddharta si dispera, capisce il suo errore e scappa. Qui si ha il climax del libro, Kamala abbandonata dall’uomo che ama e da cui sa di non essere amata porta in grembo un figlio destinato a chiamarsi come il padre. Anche senza dichiararlo apertamente, l'autore lascia intendere che Siddharta incontrerà il figlio.
    Questo succederà solo dopo un lungo periodo di transizione dell’ormai uomo Siddharta che, dilaniato dai rimorsi per il suo stile di vita degli ultimi anni, ipotizza per sé il suicidio come forma estrema di purificazione. Ma il caso, forse il destino, lo aiuta: incontra Govinda. L’amico da subito non lo riconosce, anzi si ferma pensando di aiutare uno sconosciuto. L’incontro tra i due è toccante, ma quando si separano si ha di nuovo la sensazione che si rivedranno.
    Siddharta ha ritrovato un motivo di vita e cerca una nuova strada, che trova sulle sponde dello stesso fiume nel quale pensava di porre fine alla sua vita. Un vecchio barcaiolo di nome Vasudeva ci abita e condivide con Siddharta l’idea che il fiume sia vivo, che parli, che insegni. Siddharta decide di rimanere con Vesudeva da cui imparerà molto, anche durante i lunghi silenzi.
    Un’altra scena toccante si ha con il passaggio di Kamala che è in viaggio per trovare Gotama, il Buddha ormai morente; con lei c’è il piccolo Siddharta. Un serpente morde la madre, il piccolo piange e richiama l’attenzione del padre che, riconosciuta la donna, cerca di aiutarla, ma tutto è inutile. Ora Siddharta ha un figlio da crescere. Come in tutti i romanzi c’è l’antagonista dell’eroe, ma è un paradosso: di Siddharta è lo stesso figlio. Il giovane ragazzo è ribelle, non lavora, si annoia, non vuole imparare: totalmente il contrario del padre. Dopo anni di sofferenza, il figlio scappa e Siddharta è costretto a lasciarlo andare: sono troppo diversi per poter convivere. Questo episodio, inoltre, induce Siddharta a pensare a quando anche lui aveva abbandonato suo padre e al dolore che gli aveva sicuramente procurato. Un giorno anche il vecchio barcaiolo lascia Siddharta, recandosi nella foresta, alla ricerca anche lui di altre conoscenze.
    E qui si chiude il libro, nel rincontro di Siddharta e Govinda, ormai vecchi, vissuti, sapienti. L’amico ancora una volta non riconosce Siddharta, invecchiato, cambiato. Si raccontano le vite, ma soprattutto Govinda chiede all’amico quale sia, dopo tutti questi anni, la sua filosofia e Siddharta attua un monologo a dir poco affascinante.
    Ora c’è da chiedersi se quel che Hesse fa dire al suo personaggio non sia altro che quello che lui ha dedotto da anni di studi sui libri del nonno, ma su una cosa non si può che essere d’accordo: Siddharta è un Buddha.
    Ciò che trasmette questo libro non è solo un insegnamento morale, ma una lezione di vita su come giudicare per essere giudicati, su come cercare la conoscenza e su come anche il più puro degli uomini si possa ritrovare nel peccato.

    ha scritto il 

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