Siddharta

Di

Editore: CDE

4.0
(23128)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 169 | Formato: Copertina rigida | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Spagnolo , Chi tradizionale , Portoghese , Tedesco , Francese , Galego , Olandese , Sloveno , Chi semplificata , Greco , Catalano , Svedese , Russo , Danese , Ceco , Rumeno , Esperanto

Isbn-10: A000014173 | Data di pubblicazione: 

Disponibile anche come: Altri , Copertina morbida e spillati , Paperback , Tascabile economico

Genere: Narrativa & Letteratura , Filosofia , Religione & Spiritualità

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Descrizione del libro
Nell’India di un tempo sconosciuto crebbe Siddharta, figlio di un ricco Brahmino. Sin da piccolo aveva seguito diligentemente tutti gli insegnamenti del padre. Egli era sempre accompagnato dal suo fedele amico Govinda che lo ammirava moltissimo e che viveva sempre nella sua ombra. Quando Siddharta camminava per la strada, suscitava l’ammirazione delle persone, l’amore delle ragazze e l’orgoglio dei suoi genitori, felici di avere un figlio così studioso. Ma egli non si sentiva soddisfatto dalla sua dottrina, non trovava la felicità interiore, l’appagamento dell’anima e la liberazione dal dolore. Fu per questo che un giorno decise di andare a vivere con i Samana del bosco per apprendere la loro dottrina. Quindi partì accompagnato dal suo fedele compagno. Fu accolto dai Samana dai quali apprese in tre anni tutto ciò che potevano insegnargli.Un giorno però si accorse che avrebbe potuto imparare tutto ciò anche nella più sporca bettola del mondo. Proprio in quei giorni giunse la notizia che in città era arrivato il venerabilissimo Gotama, il Buddha, l’Illuminato e Siddharta decise di ascoltare questa nuova dottrina. Lasciarono così i Samana e giunsero al boschetto di Jetavana, dove ascoltarono la dottrina del Buddha alla quale aderì Govinda. Quindi si congedò da lui e dal suo amico che lo aveva abbandonato dopo tanti anni. Allontanandosi cominciò a riflettere sulla sua vita e capì che quello che aveva cercato di ottenere era sempre stato a portata di mano e che lui lo aveva sempre evitato, mentre tutto quello che cercava lo avrebbe trovato conoscendo meglio se stesso e imparando dal suo Io, dal quale aveva sempre cercato di liberarsi. Ora il mondo appariva più bello ai suoi occhi ed egli, con il tempo, imparava sempre di più. Si sentiva felice e quindi partì per la città alle cui porte incontrò una splendida donna trasportata su una portantina. Venne a sapere che si trattava di Kamala, una ricca cortigiana . E fu proprio quell’incontro a stravolgere la vita del giovane Brahmino Samana che diventò ricco lavorando per un facoltoso mercante di nome Kamaswami per potersi permettere gli incontri con la dolce Kamala, saziò la sua vita di piaceri terreni e materiali e perse la sua felicità interiore. Allora, resosi conto che aveva perso anche le capacità che aveva appreso durante la sua giovinezza. Quella sera, aveva deciso che si sarebbe suicidato gettandosi nel fiume, ma a un certo punto risentì quella voce dentro di sé che sussurrava il sacro Om. Quando si risvegliò dal lungo sonno di quella notte notò poi vicino a lui un monaco dalla tonaca gialla che si destò e che lui riconobbe essere il suo antico amico Govinda. Il monaco gli disse che aveva vegliato su di lui durante il sonno. Siddharta lo salutò e lo chiamò per nome e solo dopo Govinda lo riconobbe. Scambiarono quindi qualche parola come ai vecchi tempi, quindi si congedarono. Siddharta si sentiva di nuovo integro interiormente e ancora felice. Incontrò un barcaiolo al quale chiese di insegnargli l’arte di condurre una barca e di ascoltare, dato che l’uomo, che si chiamava Vasudeva, aveva ascoltato fino a tarda notte le vicende del suo ospite, stupendolo. I due uomini passarono molti anni insieme come fratelli, alternandosi i compiti e ascoltando il fiume che ogni volta insegnava loro qualcosa di nuovo. Un giorno arrivò alla capanna Vasudeva che portava in braccio una donna accompagnata da un bambino. Quella donna era Kamala che si era convertita alla dottrina del Buddha e il bambino era figlio di Siddharta. Kamala morì la notte stessa poiché era stata morsa da un serpente. Siddharta e Vasudeva tennero il ragazzino con loro, ma scappò in città. Invano il padre lo seguì, ma alla fine Vasudeva gli fece capire che il figlio stava seguendo le orme di quel ragazzino di nome Siddharta, che aveva abbandonato la sua vita per seguire la propria strada, e che ora si rendeva conto del gran dolore che aveva dato al padre quando lo lasciò. Un giorno Vasudeva comunicò al suo compagno che lo avrebbe lasciato e che sarebbe andato nel bosco. Poco dopo Siddharta rincontrò il suo amico Govinda che però nuovamente non lo riconobbe subito. Il monaco brillava di ammirazione per il suo amico che aveva veramente trovato la felicità, così gli chiese quale fosse il suo segreto. Allora Siddharta glielo svelò, avvertendolo però che ciò che diceva poteva sembrare qualcosa di insensato e bizzarro, e così apparirono le sue parole all’amico, che comunque continuava a pensare che la persona che gli stava innanzi fosse un santo e s’inchinò davanti a lui .
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  • 5

    Siddharta, giovane indiano, intelligente e con un futuro promettente decide di abbandonare la famiglia per diventare Samana insieme al fedele amico Giovinda; e da qui ha inizio la vicenda che portarà ...continua

    Siddharta, giovane indiano, intelligente e con un futuro promettente decide di abbandonare la famiglia per diventare Samana insieme al fedele amico Giovinda; e da qui ha inizio la vicenda che portarà il protagonista a prendere delle scelte a intraprendere certe strade che lo porteranno a un'intensa riflessione sulla vita e sul suo significato, sulla sua essenza. da uomo saggio, povero e predicatore diventerà ricco e avido, lussurioso e materialista; ma dopo anni di traviamento Siddharta prenderà atto dei suoi errori, dei suoi peccati e rinuncerà a tutto quello che aveva guadagnato tornando a cercare la via originaria, tornando a cercare la perfezione, la dottrina che lo renderà felice, Perfetto. tutto questo percorso di vita permetterà Siddharta di concepire una sua filosofia di vita che lo porterà alla serenità, alla piena conoscenza di se, alla piena consapevolezza di quella che è la vita. Questa la storia di personaggi affascinanti che si muovono nell'India del VI secolo a.C. che restano nella nostra memoria. L'ultimo monologo di Siddharta è geniale e anche attuale, la ricerca di Siddharta non è una ricerca disinteressata e passiva, è un continuo scoprire, cercare, capire se stesso e il mondo nella sua fisicità e nella sua anima perchè entrambe rendono l'uomo un Buddha. le descrizioni dei luoghi, delle persone ma soprattutto dei sentimenti, dei pensieri, delle relazioni dei personaggi sono piacevolissime, a metà fra la prosa e la poesia.

    ha scritto il 

  • 4

    IL TEMPO

    "Hai appreso anche tu quel segreto del fiume: che il tempo non esiste?". Un chiaro sorriso si diffuse sul volto di Vasudeva. "Si Siddharta" rispose.
    "Ma è questo ciò che tu vuoi dire: che il fiume si ...continua

    "Hai appreso anche tu quel segreto del fiume: che il tempo non esiste?". Un chiaro sorriso si diffuse sul volto di Vasudeva. "Si Siddharta" rispose.
    "Ma è questo ciò che tu vuoi dire: che il fiume si trova dovunque in ogni istante, alle sorgenti e alla foce, alla cascata, al traghetto, alle rapide, nel mare, in montagna, dovunque in ogni istante, e che per lui non vi è che presente, neanche l'ombra del passato, neanche l'ombra dell'avvenire?". "Si, questo" disse Siddharta. "E quando l'ebbi appreso, allora considerai la mia vita, e vidi che è anch'essa un fiume, vidi che soltanto ombre, ma nulla di reale, separano il ragazzo Siddharta dall'uomo Siddharta e dal vecchio Siddharta. Anche le precedenti incarnazioni di Siddharta non furono un passato, e la sua morte e il suo ritorno a Brahma non sono un avvenire.
    Nulla fu, nulla sarà: tutto è. Tutto ha realtà e presenza". Siddharta parlava con entusiasmo; questa rivelazione l'aveva reso profondamente felice. Oh, non era forse il tempo la sostanza di ogni pena, non era forse il tempo la sostanza di ogni tormento e d'ogni paura, e non sarebbe stato superato e soppresso tutto il male, tutto il dolore del mondo, appena si fosse superato il tempo, appena si fosse trovato il modo di annullare il pensiero del tempo?"

    ha scritto il 

  • 5

    Il viaggio spirituale per eccellenza, attraverso varie dottrine fino alla perdizione del materialismo per poi trarre le conclusioni finali. Un romanzo che conquista perché costringe chi legge a medita ...continua

    Il viaggio spirituale per eccellenza, attraverso varie dottrine fino alla perdizione del materialismo per poi trarre le conclusioni finali. Un romanzo che conquista perché costringe chi legge a meditare, può piacere o non piacere, ma dopo averlo letto si è di sicuro più ricchi dentro.

    ha scritto il 

  • 5

    Quelli che non hanno capito questo libro sono dei uomini-bambini

    E' un libriccino che si legge velocemente ma che la sua comprensione richiede un secolo. Il Siddartha è forse l'opera più travagliata che Hesse ha scritto nella sua vita. Sognava, in tutta la sua vita ...continua

    E' un libriccino che si legge velocemente ma che la sua comprensione richiede un secolo. Il Siddartha è forse l'opera più travagliata che Hesse ha scritto nella sua vita. Sognava, in tutta la sua vita, che questa fosse tradotta e reperibile anche in India per la pura curiosità di sapere e conoscere le reazioni di quel Paese che le aveva dato tanto. Hesse, più volte ha sottolineato quanto fosse per lui difficile la comprensione della religiosità umana e la sua curiosità lo ha portato a immergersi nel buddismo, nonostante la sua educazione cristiana. L'avvento dello scontro bellico e la sua vita personale lo spinsero però a un certo rifiuto del dogma religioso. Ed è infatti il finale del Siddartha che rende evidente la inutilità dei dogmi ma soprattutto delle parole. La crisi del linguaggio, forse molto simile a quella di Hoffmansthal, ha reso queste ultime pagine un tormento per la maggior parte dei suoi lettori. Capisci il tutto ma non capisci il senso, perché effettivamente non esiste un dettaglio, un principio, una soluziona immutabile della vita. L'uomo che continua a cercare e ricercare è l'uomo che non comprende e che non vive nel suo essere. Lo stesso Hermann, nelle sue lettere, sostiene che il finale di questo romanzo sia un adatto messaggio dell'Europa, dato che l'India e la filosofia dell'individuo che Hermann inconsciamente la definisce "dottrina del Siddartha", contraddicendo quindi la sua teoria sulla morte di tutti i dogmi e ideologie, non sono tanto asiatiche come appaiono e anzi, molto probabilmente sono la liberazione dal suo pensiero indiano. Ed è qui che s'inizia a riconoscere Schopenhauer (uno trai primi che occidentalizzò il pensiero orientale), Nietzche (la sua teoria sulla morte delle ideologie e religioni) e Novalis («Diventare un essere umano è un'arte»). Probabilmente ha ragione Hermann a scrivere nelle sue lettere che in pochi capiscono il finale di Siddartha. Lo capiamo in pochi perché - come l'autore storico - noi siamo per lo più persone in costante ricerca, che non notiamo cosa abbiamo avanti e che siamo incapaci di amare il mondo per l'unità inscindibile che è. Il Siddartha ci riuscì, alla fine della sua vita, dopo aver percorso tutte le strade possibili, essere diventato ricco e aver vissuto nel vizio, aver rinunciato di nuovo a tutto, pure alla vita, ma soprattutto credendo in vano di poter essere il Cristo per suo figlio. Il protagonista - ma sopratutto l'autore storico - si rende conto solo alla fine di tutto ciò che i dogmi sono il vano sforzo dell'uomo per insegnare all'altro, quando in realtà basterebbe solo saper ascoltare.
    E allora sì, si diventa il Siddartha o almeno ci si avvicina a lui.

    ha scritto il 

  • 4

    Lettura davvero piacevole e mai noiosa, prosa semplice e di facile comprensione, storia emozionante e ricca di molti spunti su cui riflettere e allargare la propria mente...Consigliato...

    ha scritto il 

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