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Siddharta

By Hermann Hesse

(318)

| Hardcover

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Book Description

Nell’India di un tempo sconosciuto crebbe Siddharta, figlio di un ricco Brahmino. Sin da piccolo aveva seguito diligentemente tutti gli insegnamenti del padre. Egli era sempre accompagnato dal suo fedele amico Govinda che lo ammirava moltissimo e che Continue

Nell’India di un tempo sconosciuto crebbe Siddharta, figlio di un ricco Brahmino. Sin da piccolo aveva seguito diligentemente tutti gli insegnamenti del padre. Egli era sempre accompagnato dal suo fedele amico Govinda che lo ammirava moltissimo e che viveva sempre nella sua ombra. Quando Siddharta camminava per la strada, suscitava l’ammirazione delle persone, l’amore delle ragazze e l’orgoglio dei suoi genitori, felici di avere un figlio così studioso. Ma egli non si sentiva soddisfatto dalla sua dottrina, non trovava la felicità interiore, l’appagamento dell’anima e la liberazione dal dolore. Fu per questo che un giorno decise di andare a vivere con i Samana del bosco per apprendere la loro dottrina. Quindi partì accompagnato dal suo fedele compagno. Fu accolto dai Samana dai quali apprese in tre anni tutto ciò che potevano insegnargli.Un giorno però si accorse che avrebbe potuto imparare tutto ciò anche nella più sporca bettola del mondo. Proprio in quei giorni giunse la notizia che in città era arrivato il venerabilissimo Gotama, il Buddha, l’Illuminato e Siddharta decise di ascoltare questa nuova dottrina. Lasciarono così i Samana e giunsero al boschetto di Jetavana, dove ascoltarono la dottrina del Buddha alla quale aderì Govinda. Quindi si congedò da lui e dal suo amico che lo aveva abbandonato dopo tanti anni. Allontanandosi cominciò a riflettere sulla sua vita e capì che quello che aveva cercato di ottenere era sempre stato a portata di mano e che lui lo aveva sempre evitato, mentre tutto quello che cercava lo avrebbe trovato conoscendo meglio se stesso e imparando dal suo Io, dal quale aveva sempre cercato di liberarsi. Ora il mondo appariva più bello ai suoi occhi ed egli, con il tempo, imparava sempre di più. Si sentiva felice e quindi partì per la città alle cui porte incontrò una splendida donna trasportata su una portantina. Venne a sapere che si trattava di Kamala, una ricca cortigiana . E fu proprio quell’incontro a stravolgere la vita del giovane Brahmino Samana che diventò ricco lavorando per un facoltoso mercante di nome Kamaswami per potersi permettere gli incontri con la dolce Kamala, saziò la sua vita di piaceri terreni e materiali e perse la sua felicità interiore. Allora, resosi conto che aveva perso anche le capacità che aveva appreso durante la sua giovinezza. Quella sera, aveva deciso che si sarebbe suicidato gettandosi nel fiume, ma a un certo punto risentì quella voce dentro di sé che sussurrava il sacro Om. Quando si risvegliò dal lungo sonno di quella notte notò poi vicino a lui un monaco dalla tonaca gialla che si destò e che lui riconobbe essere il suo antico amico Govinda. Il monaco gli disse che aveva vegliato su di lui durante il sonno. Siddharta lo salutò e lo chiamò per nome e solo dopo Govinda lo riconobbe. Scambiarono quindi qualche parola come ai vecchi tempi, quindi si congedarono. Siddharta si sentiva di nuovo integro interiormente e ancora felice. Incontrò un barcaiolo al quale chiese di insegnargli l’arte di condurre una barca e di ascoltare, dato che l’uomo, che si chiamava Vasudeva, aveva ascoltato fino a tarda notte le vicende del suo ospite, stupendolo. I due uomini passarono molti anni insieme come fratelli, alternandosi i compiti e ascoltando il fiume che ogni volta insegnava loro qualcosa di nuovo. Un giorno arrivò alla capanna Vasudeva che portava in braccio una donna accompagnata da un bambino. Quella donna era Kamala che si era convertita alla dottrina del Buddha e il bambino era figlio di Siddharta. Kamala morì la notte stessa poiché era stata morsa da un serpente. Siddharta e Vasudeva tennero il ragazzino con loro, ma scappò in città. Invano il padre lo seguì, ma alla fine Vasudeva gli fece capire che il figlio stava seguendo le orme di quel ragazzino di nome Siddharta, che aveva abbandonato la sua vita per seguire la propria strada, e che ora si rendeva conto del gran dolore che aveva dato al padre quando lo lasciò. Un giorno Vasudeva comunicò al suo compagno che lo avrebbe lasciato e che sarebbe andato nel bosco. Poco dopo Siddharta rincontrò il suo amico Govinda che però nuovamente non lo riconobbe subito. Il monaco brillava di ammirazione per il suo amico che aveva veramente trovato la felicità, così gli chiese quale fosse il suo segreto. Allora Siddharta glielo svelò, avvertendolo però che ciò che diceva poteva sembrare qualcosa di insensato e bizzarro, e così apparirono le sue parole all’amico, che comunque continuava a pensare che la persona che gli stava innanzi fosse un santo e s’inchinò davanti a lui .

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    “Siddharta” è probabilmente una delle opere più conosciute, amate, nonché strumentalizzate, dell’autore tedesco Hermann Hesse, importante personaggio letterario del XX secolo. Scritto nel 1922, riscopre il plauso del pubblico dopo il 1946, dopo che H ...(continue)

    “Siddharta” è probabilmente una delle opere più conosciute, amate, nonché strumentalizzate, dell’autore tedesco Hermann Hesse, importante personaggio letterario del XX secolo. Scritto nel 1922, riscopre il plauso del pubblico dopo il 1946, dopo che Hesse ottiene il premio Nobel per la Letteratura riportando alla ribalta i suoi lavori, raggiungendo un vero e proprio boom negli anni sessanta, nel pieno della controrivoluzione socio culturale anticonformista portata avanti in quegli anni.

    Leggendo questo romanzo, questa “favola indiana”, come venne definito più volte da Hesse stesso, si comprende chiaramente l’importanza di questo breve ma straordinario romanzo. Il protagonista, Siddharta, è il figlio prodigio di un brahmino. Benestante, colto, pacato e incredibilmente intelligente, tanto da essere ammirato e desiderato da molte fanciulle per la sua bellezza.

    Mentre, però, tutti sembrano lodarne la composta risolutezza nell’apprendere le leggi e i dogmi insegnatigli dal padre, Siddharta in realtà continua a sentir crescere in sé una forte inquietudine. La sete di sapere è incontrollabile, il desiderio di Essere e di comprendere l’Io diviene un chiodo fisso e l’irrequietezza è ormai giunta al punto di non ritorno quando, affiancato dall’amico di sempre, che sembra amarlo e adorarlo come e più degli altri, decide di riferire al padre la sua decisione di lasciare casa e di convertirsi all’ascetismo dei monaci samana.

    «A volte percepiva, nelle profondità dell’anima, una voce lieve, spirante, che piano lo ammoniva, piano si lamentava, così piano ch’egli appena se ne accorgeva. Allora si rendeva conto per un momento che viveva una vita strana, che faceva cose ch’erano un mero gioco, che certamente era lieto e talvolta provava gioia, ma che tuttavia la vita vera e propria gli scorreva accanto senza toccarlo.»

    Qua, il breve scontro fra padre e figlio, fatto solo di richieste, opposizione, risolutezza e comprensione è, credo, uno dei punti più significativi del romanzo. Probabilmente un delicato insegnamento che figli e genitori dovrebbero poter apprendere su come strutturare un rapporto sano fra loro.

    Dalla sua partenza, spoglio di ogni avere, insieme all’amico fidato, Siddharta si concentra sull’unico suo obiettivo di comprendere l’Io. Sembra quasi che nell’ascetismo dei samana avesse trovato la risposta sperata, ma gli appare chiaro fin troppo presto che non è nella rinuncia di ogni bene materiale, in modo da immedesimarsi in tutto ciò che vi è attorno, che potrà trovare soddisfare la propria ricerca dell’Io.

    Sarà nel buddismo che cercherà successivamente e, mentre Govinda sembrerà trovare la placida risposta alle sue domande e lascerà l’amico per unirsi al Buddha, Siddharta finirà per rifiutare anche questa dottrina e per riprendere il suo peregrinare. Sperimenterà la via della povertà, della ricchezza, del commercio, dei piaceri del corpo, nonché quella della semplice e ritirata vita del barcaiolo insieme a Vasuveda. E lungo tutto questo viaggio le riflessioni e la crescita interiore di Siddharta, che tutto sembrava comprendere e dare per assunto fin da giovane ma che invece si rende conto di quanto l’arroganza e l’orgoglio l’avessero colpito, colpiscono e lo avvicinano al lettore finendo per creare una bellissima connessione che si chiama immedesimazione.

    Non esiste infatti persona al mondo, che sia ricca o povera, cristiana o buddista, che non finisca per porsi, più o meno in grande, gli stessi quesiti di Siddharta. La ricerca dell’IO che compie il protagonista non è altro che la ricerca di sé stesso, della pace interiore e la comprensione della propria anima come primo passo verso una comprensione più vasta e completa che porta poi alla armonia con il tutto.

    «E su nessuna cosa al mondo so tanto poco quanto su di me, Siddharta! (…) e tosto da questo suo pensiero ne balzò subito un altro, che suonava “Che io non sappia nulla di me, che Siddharta mi sia rimasto così estraneo e sconosciuto, questo dipende da una causa fondamentale, una sola: io avevo paura di me, prendevo la fuga davanti a me stesso! (…) io voglio andare a scuola, voglio conoscermi, voglio svelare quel mistero che ha nome Siddharta”».

    Sarà proprio il messaggio principale che Hermann Hesse vuole trasmetterci con “Siddharta”, ossia che la conoscenza dell’Io altro non è che l’unico mezzo per riuscire a raggiungere quella pace e comprensione del mondo che, traendo piacere dalle piccole cose che ci circondano, possiamo raggiungere anche non affidandoci a questa o quella religione. È la nostra forza interiore che ci sostiene e può farci raggiungere il nostro obiettivo, aggiungendo poi un altro importantissimo monito: la saggezza non si insegna e non si può trasmettere. Essa è un traguardo fatto di mille ostacoli, diversi per ognuno di noi, che può essere solamente raggiunta e mai donata.

    Un omaggio all’animo umano, alla sua costante sete di conoscenza, nonché al suo continuo evolversi e trasformarsi. Un piccolo gioiello che merita di essere letto, riletto e infine compreso.

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    »Nasreen™ ~ Sognando Leggendo [NO Ebook] said on Sep 7, 2014 | Add your feedback

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    questo libro fa riflettere e molto. Soprattutto insegna, secondo me, a non fermarsi alla prima impressione e a non farsi preconcetti o idee che non possono cambiare, ma che anzi ogni persona è un continuo cambiamento.

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    Chiaretta said on Sep 6, 2014 | Add your feedback

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    una tappa di formazione obbligata

    e insomma c'è un'età in cui piace, entusiasma e serve anche, via. a giudicarlo con gli occhi e il sentire dei 20 anni, di stelline gliene metti anche 5. poi ci pensano il tempo e soprattutto le letture a ridimensionare questo romanzo di hesse, ma a s ...(continue)

    e insomma c'è un'età in cui piace, entusiasma e serve anche, via. a giudicarlo con gli occhi e il sentire dei 20 anni, di stelline gliene metti anche 5. poi ci pensano il tempo e soprattutto le letture a ridimensionare questo romanzo di hesse, ma a siddharta si pensa sempre con una certa partecipazione. un po' come riguardare una foto del liceo. tre stelle e mezzo.

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    lorinbocol said on Sep 5, 2014 | Add your feedback

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    Siddharta è un libro che offre spunti di riflessione davvero importanti.
    E' la storia di questo ragazzo indiano abbastanza border line che intraprende il suo viaggio (intesa come vita)passando dall'ascetismo al vizio, dalla condizione di figlio a que ...(continue)

    Siddharta è un libro che offre spunti di riflessione davvero importanti.
    E' la storia di questo ragazzo indiano abbastanza border line che intraprende il suo viaggio (intesa come vita)passando dall'ascetismo al vizio, dalla condizione di figlio a quella di padre ed a quella di vecchio saggio.
    E' un libro che insegna a non giudicare, a comprendere ed ad amarsi.
    La saggezza che trasfonde ha caratteri straordinari.
    Si legge con molta facilità ed è uno di quei libri che devi leggere nell'arco della tua vita.

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    Nasten'kà said on Sep 4, 2014 | Add your feedback

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    Da: pop artist
    A: (skate)

    pensavi che stessi scherzando?
    mi sono innamorato di Elvira, la voglio.

    E questa volta gli ho dovuto rispondere. So di aver fatto male, ma non ho potuto resistere. Questo figlio di puttana ha rotto il cazzo.

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    (skate) said on Aug 26, 2014 | 4 feedbacks

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