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Siddhartha

By

Publisher: Bantam Books

4.0
(22616)

Language:English | Number of Pages: 152 | Format: Mass Market Paperback | In other languages: (other languages) Spanish , Chi traditional , Portuguese , German , French , Italian , Galego , Dutch , Slovenian , Chi simplified , Greek , Catalan , Swedish , Russian , Danish , Czech , Romanian , Esperanto

Isbn-10: 0553102664 | Isbn-13: 9780553102666 | Publish date: 

Translator: Hilda Rosner

Also available as: Hardcover , Paperback , Audio CD , Audio Cassette , School & Library Binding , Library Binding , Softcover and Stapled , Others , eBook

Category: Fiction & Literature , Philosophy , Religion & Spirituality

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Book Description
Sorting by
  • 3

    Illuminante

    Difficile spiegare questo libro in poche parole.... basti sapere ch'è un viaggio dentro sè stessi e gli altri. Un libro da leggere assolutamente almeno una volta nella vita!

    said on 

  • 5

    Come spiegare tutto il buddhismo in due ore di gustosa lettura

    Capolavoro. Se non lo si comprende, è perché ancora non si intuisce la sua delicata potenza. Da comprare, leggere e rileggere negli anni. Ma solo se interessa il buddhismo e il suo messaggio questo li ...continue

    Capolavoro. Se non lo si comprende, è perché ancora non si intuisce la sua delicata potenza. Da comprare, leggere e rileggere negli anni. Ma solo se interessa il buddhismo e il suo messaggio questo libro può parlarci ancora e ancora.

    said on 

  • 4

    4.5

    Siddharta, certamente uno dei più famosi romanzi di Hermann Hesse, è stato definito dallo stesso autore un poema indiano che si basa sulla cultura buddista e sulla crescita e formazione del protag ...continue

    4.5

    Siddharta, certamente uno dei più famosi romanzi di Hermann Hesse, è stato definito dallo stesso autore un poema indiano che si basa sulla cultura buddista e sulla crescita e formazione del protagonista, Siddharta.
    Siddharta è il figlio di un bramino che, seguito fedelmente dal suo amico Govinda, decide di andare alla ricerca di quell’ascesi sapienziale che lo porterà alla perfezione, rifiutando, però, qualsiasi tipo di dottrina o legge. Abbandonato anche dal suo migliore amico, per Siddharta si aprirà una lunga strada alla ricerca del proprio Io e della saggezza che sembravano avergli insegnato le Sacre Scritture buddiste ma che, comprenderà in seguito, non può essere appresa da nessun testo o dottrina, ma solo dall’esperienza e dal dolore. Alla fine, Siddharta riuscirà a raggiungere la perfezione alla quale aspirava, divenendo anch’egli un buddha.
    Il personaggio di Siddharta è tormentato da dubbi esistenziali e da una profonda sete di conoscenza. Nonostante tutto il sapere che ha accumulato attraverso gli insegnamenti dei bramini, si sente comunque incompleto, infelice, pieno di dubbi. Personalmente ho trovato molto semplice immedesimarmi nel protagonista, il simbolo dell’affannata ricerca della perfezione, delle domande e della conoscenza di se stessi che tormenta gli esseri umani e in particolar modo gli adolescenti.
    L’amico Govinda, invece, continua a seguire la dottrina, arrivando, moltissimi anni dopo, a non aver raggiunto la pace e a rendersi conto che la saggezza è qualcosa che può essere esternata, ma non trasmessa, insegnata o appresa. Siddharta comincia ad osservare il comportamento degli uomini e a comprendere che la vita va vissuta attraverso l’amore e l’ammirazione e che, per riuscire ad unirsi all’Atman, l’anima del mondo, bisogna prima conoscerlo a fondo e soprattutto conoscere se stessi. Il cammino verso la comprensione e la nascita di una personale dottrina di Siddharta comprende esperienze di vario tipo, che scivolano tra la meditazione nei boschi assieme ai monaci buddisti, al dissipare per piacere le proprie ricchezze, fino all’educazione di un figlio ingrato che funge quasi da antagonista. Questo cammino è simile al percorso di un fiume: apparentemente senza meta, che però riesce a congiungersi con una sorgente.
    Ciò che più ho apprezzato del romanzo è stato lo stile: il lirismo con il quale il tutto è narrato e le note di solennità che conferiscono al personaggio di Siddharta un certo eroismo, come se Hesse avesse narrato un’epopea o un antico mito. È un libro molto scorrevole e delicato, che si legge tutto d’un fiato e lascia al cuore una certa leggerezza. Ho adorato principalmente la prima metà del poema, mentre la seconda un po’ meno.

    “«[…] Che cosa sai fare, dunque?»
    «Io so pensare. So aspettare. So digiunare.»
    «Nient'altro?»
    «Niente. Però… so anche comporre versi. Vuoi darmi un bacio per una poesia?»”

    “Che è la concentrazione? Che l'abbandono del corpo? Che cos'è il digiuno? la sospensione del respiro? Tutto questo è fuga di fronte all'Io, breve pausa nel tormento di essere Io, è un effimero stordimento contro il dolore insensato della vita. La stessa evasione, lo stesso effimero stordimento prova il bovaro all'osteria, quando si tracanna alcuni bicchieri di acquavite o di latte di cocco fermentato. Allora egli non sente più il proprio Io, allora non sente più le pene della vita, allora prova un effimero stordimento.”

    said on 

  • 4

    Siddartha, Hermann Hesse

    Siddharta di Herman Hesse è un libro unico. Definita un’opera storicamente rilevante nella letteratura mondiale del novecento, ripercorre la vita di Siddharta, un ragazzo indiano che cerca se stesso, ...continue

    Siddharta di Herman Hesse è un libro unico. Definita un’opera storicamente rilevante nella letteratura mondiale del novecento, ripercorre la vita di Siddharta, un ragazzo indiano che cerca se stesso, cerca la sua strada. Partendo dalla vita nel suo villaggio natale, la storia ripercorrerà tutte le tappe e le esperienze che Siddharta farà: misticismo, privazioni, buddhismo, amore, soldi, divertimento, senso di colpa, consapevolezza e infine illuminazione. Dopo numerose peripezie il giovane capisce quindi che la vera consapevolezza si trova dentro di noi.

    Siddharta, protagonista del romanzo, è in un certo senso ognuno di noi. Tutti noi compiamo un viaggio e tutti noi incappiamo, prima o poi, nei vari problemi esistenziali: chi siamo, cosa facciamo e dove andiamo?

    Lo stile del libro è elegante e raffinato e ben si adatta all’orientamento spiritualistico del libro.

    Questo libro parla quindi dell’inquietudine adolescenziale, del senso della vita, della ricerca di se stessi e della vera pienezza interiore. Ogni persona alla ricerca della pace interiore, deve necessariamente compiere un percorso spirituale e fisico, fare esperienze e meditare. Non esistono scorciatoie che permettano di raggiungere la meta. Proprio per questo Siddharta utilizzerà tutta la sua vita per ottenere questa illuminazione: compirà ogni tipo di esperienze, mediterà su ciò che ha fatto e sempre riuscirà a trovare la giusta strada da solo. Herman Hesse con questo libro vuole mostrare come ognuno di noi possa trovare una pace interiore che non sia solo qualcosa di immaginario, ciò può avvenire solamente tramite conoscenza, dubbio ed esperienze. Ogni esperienza della nostra vita contribuirà a formarci, a renderci veramente “noi”.

    Personalmente ci sentiamo di consigliare questo libro a chiunque cerchi risposte dalla vita. Ognuno lo interpreterà secondo le proprie esperienze e la propria impostazione mentale. A nostro parere, persino una stessa persona che lo leggesse in periodi diversi della propria vita potrebbe comprendere particolari nuovi e interpretare il testo in modo diverso.

    said on 

  • 5

    E' molto complesso recensire Siddharta senza svelarne il senso. Posso solo dire che mi ha dato una grande lezione e serenità.
    Da leggere nel mezzo del cammin di nostra vita, non prima.

    said on 

  • 4

    Un grande viaggio

    Herman Hesse riempie le librerie di tutto il mondo, è uno dei Nobel più amati della letteratura. Ma se tra la sua vasta produzione devo scegliere un'opera, sceglieri quel piccolo libriccino che giace ...continue

    Herman Hesse riempie le librerie di tutto il mondo, è uno dei Nobel più amati della letteratura. Ma se tra la sua vasta produzione devo scegliere un'opera, sceglieri quel piccolo libriccino che giace tra due candele. Siddharta (1922) è un unicum in Hesse, ma azzardarei in tutta la letteratura europea. È un romanzo introspettivo - definito "poema indiano" - e indaga talmente nel profondo l'animo umano che anziché una lettura, è da considerare una meditazione. Togliete di mezzo gli stereotipi che abbiamo riguardo la cultura Buddhista, perché a scrivere non è un'asceta, bensì un intellettuale tedesco naturalizzato svizzero. Dunque non è un libro che propone una purificazione dell'anima ed una conoscenza del sè approfondita, come recitano molte prefazioni di quei testi che al retro hanno un uomo dal nome impronunciabile in turbante arancione e con lo sguardo profondo; no, i libri di Hesse non sono invenzioni per fare soldi, né tantomemo lo è questo testo. Siddharta è un romanzo europeo, narra la vicenda di un potenziale Gautama Siddharta, non del Buddha storico, ed è di una profondità metafisica impensabile finché non lo si legge. Prima di leggerlo infatti, osservavo il libro in un modo; quando lo guardo ora, invece, provo la sensazione di leggerezza.
    Luca Montesi

    said on 

  • 4

    bello, ma difficile da capire

    Trama: Siddharta è un ragazzo che fa parte della casta più alta, quella dei bramini, ma lui non è soddisfatto e parte per cercare se stesso. Attraversando molte vicende e una sfide enorme per qualsias ...continue

    Trama: Siddharta è un ragazzo che fa parte della casta più alta, quella dei bramini, ma lui non è soddisfatto e parte per cercare se stesso. Attraversando molte vicende e una sfide enorme per qualsiasi uomo. Lui riesce nel suo inteto, ma con una grande perdita.
    Luogo e tempo: La vicenda si svolge in un’ India ricoperta di boschi e attraversata da fiumi; la storia di Siddharta ha luogo in foreste, luoghi di pace nei quali il protagonista vive felice, e in una città, dove assapora i piaceri materiali dimenticandosi di quelli interiori. Sembra quasi che l’autore abbia voluto creare questa contrapposizione tra la natura, che dona felicità, e le opere umane, luoghi nei quali l’uomo perde sé stesso. Non conosciamo i nomi dei luoghi e delle città. La vicenda è senza tempo. L’autore non ci dà alcun indicatore temporale specifico forse per rendere meglio l’idea che i problemi e le domande che si pone l’uomo sono sempre le stesse e che i concetti espressi in questo libro varranno sempre, in qualsiasi epoca e in qualsiasi luogo. Tuttavia, la presenza del Buddha, fa risalire il tempo della storia al VI secolo a.C.
    Tecniche narrative: Lo stile che l’autore ha adottato nella stesura del libro è molto complicato. Il linguaggio rispecchia la difficoltà e la complessità del tema espresso, che sarebbe stato più comprensibile se il linguaggio fosse stato più semplice. Fin da subito il narratore si dimostra esterno ed onnisciente poiché, benché faccia intuire che la storia di Siddharta è tra le più particolari, non esprime un suo punto di vista. Si può dire che la focalizzazione è quella del giovane.
    Riflessioni personali: Il messaggio dell’autore è molto utile e rivolto a tutti: per trovare la felicità, ognuno deve prima conoscere se stesso ed è lì che troverà tutte le risposte alle domande che si pone, o almeno saprà dove andarle a cercare. Inoltre l’autore ci dice che ogni persona deve cercare la propria strada e vivere i vari aspetti della vita. Solo coloro che non hanno abbastanza forza d’animo si appoggiano a delle “dottrine” che in apparenza danno loro la sicurezza, ma per l’autore non è quel tipo di vita che regala la felicità. Inoltre il racconto della vita di Siddharta ci insegna, anche a ricavare il massimo dalla vita apprezzando ciò che ci circonda e sfruttando al massimo le proprie capacità e il proprio potenziale, ma ci fa capire che non bisogna perdere di vista né la proprio scopo, né i propri punti di riferimento e bisogna dare ascolto soprattutto all’istinto, che ci può far sbagliare, ma ciò che è fatto d’istinto è sempre la migliore esperienza di vita possibile. L’ultima affermazione dell’autore è che la saggezza non si può trasmettere come le conoscenze, ma ognuno deve maturare interiormente fino a raggiungerlo. Il libro mi ha particolarmente colpito per il suo contenuto molto riflessivo e introspettivo. Secondo me, immerge il lettore in un continuo divenire di esperienze, capaci di accomunare genti di tutto il mondo. Un ragazzo, un uomo che va alla ricerca del proprio credo, dei propri valori, non soffermandosi mai in uno stato, in un frammento di conoscenza, in una contingenza di esperenzie ben definita ma limitata; al contrario egli diventa continuo pellegrino. La sua vita romanzesca intriga il lettore e lo richiama ai suoi pensieri più profondi, alle sue più intime percezioni. È proprio nel Sé, che l'uomo deve trovare non solo la propria essenza, ma anche la propria forza e il proprio stimolo a vivere.
    Quindi l’autore ci suggerisce che non ci si deve mai fermarsi, si deve continuamente sperimentare nuove cose per capire chi siamo e per sopravvivere nella vita.

    said on 

  • *** This comment contains spoilers! ***

    4

    L'IO

    Titolo originale: Siddharta
    casa editrice: Adelphi
    costo: 10 euro
    pagine: 198
    Trama:

    Il libro narra della vita di Siddharta, un giovane, che cerca di trovare la sua strada attraverso varie esperienze ...continue

    Titolo originale: Siddharta
    casa editrice: Adelphi
    costo: 10 euro
    pagine: 198
    Trama:

    Il libro narra della vita di Siddharta, un giovane, che cerca di trovare la sua strada attraverso varie esperienze di vita. Il libro non si focalizza solo sul giovane Siddharta, ma anche su Govinda, un giovane compagno di infanzia con il quale inizia il suo lungo viaggio (Govinda ha sempre visto Siddharta come un saggio). I due decidono di staccarsi dalle relative famiglie e di andare a vivere con i "Samana", pensatori che vivono di poco o nulla, con i quali impareranno tutto: così fa infatti Siddharta
    Dopo anni di esperienza passati con i Samana, Siddharta e Govinda decidono di andare a vedere il Buddha Gotama, con il quale, dopo un po’, Govinda decide di aggregarsi. Siddharta rimane quindi solo e arriva in una città, dove conosce la Kamala, una bella donna che prima lo ha rifiutato (perché era povero), ma poi ha avuto delle relazioni con lui (perché si era arricchito facendo il mercante). Il giovane non è contento della sua vita, perché capisce di avere una vita normale e senza scopo. Dopo anni e anni passati con Kamala, Siddharta si dispera, capisce il suo errore e scappa. Kamala abbandonata dall’uomo che ama e da cui sa di non essere amata è in cinta, il cui figlio destinato a chiamarsi come il padre.
    Senza dirlo apertamente, l'autore però lascia intendere che Siddharta incontrerà il figlio. Questo succederà solo dopo un lungo periodo di tempo. Amareggiato per la vita che ha, Siddharta, pensa come unica forma di purificazione al suicidio (per ritornare allo scopo della sua vecchia vita), ma il destino lo aiuta perché incontra Govinda. L’amico subito non lo riconosce, anzi si ferma pensando di aiutare uno sconosciuto. L’incontro tra i due è toccante, ma quando si separano si ha di nuovo la sensazione che i due si rivedranno. Siddharta ha ritrovato un motivo di vita per andare avanti e cerca una nuova strada, che trova sulle sponde dello stesso fiume nel quale pensava di porre fine alla sua vita.

    Lungo le sponde del fiume incontra un Vasudeva (un barcaiolo) che, dopo un po’ di tempo, insegna al ragazzo l’essenza dell’acqua, mostrandogli il proprio spirito, come se il fiume fosse un’entità viva. Vasudeva, che abita sulle sponde del fiume, vede e condivide con Siddharta l’idea che il fiume sia vivo, che parli e che insegni. Siddharta decide di rimanere con Vasudeva da cui imparerà molto, anche durante i lunghi silenzi. Un’altra scena toccante si ha con il passaggio di Kamala che è in viaggio per trovare Gotama, il Buddha ormai morente; con lei c’è il figlio: il piccolo Siddharta. Un serpente morde la madre, il piccolo piange e richiama l’attenzione del padre che, riconosciuta la donna, cerca di aiutarla, ma è tutto invano: ora Siddharta ha un figlio da crescere.
    Siddharta ha diversi problemi a crescere il figlio che è ribelle, non lavora, si annoia e non vuole imparare: totalmente il contrario del padre. Dopo anni di sofferenza, il figlio scappa e Siddharta è costretto a lasciarlo andare perché sono troppo diversi per poter convivere insieme. Questo episodio, inoltre, induce Siddharta a pensare a quando anche lui aveva abbandonato suo padre e al dolore che gli aveva sicuramente procurato. “Ascoltando la voce del fiume”, tuttavia, il dolore di Siddharta si calma e l'uomo ottiene un migliore comprensione del mondo e di se stesso, la quale lo porterà a trovare l’ “IO” che è il culmine dell'illuminazione.
    Il barcaiolo, vedendo che Siddharta ha raggiunto la sua meta, lo lascia andare andandosene nella foresta.
    L’autore, prima di chiudere il libro, fa rincontrare Siddharta e Govinda che, ormai vecchi, vissuti e sapienti, si raccontano le loro esperienze di vita: è qui che Siddharta dice all’amico che era riuscito a trovare l’ “IO” (lo racconta attraverso un lungo e affascinante monologo interiore), ma che non si può esprimere perché va vissuto.
    Ciò che il libro vuole trasmetterci è una lezione di vita, su come cercare la conoscenza e anche su come il più puro degli uomini si possa ritrovare nel peccato facilmente.

    said on 

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