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Siddhartha

By

Publisher: BiblioLife

4.0
(22303)

Language:English | Number of Pages: 128 | Format: Hardcover | In other languages: (other languages) Spanish , Chi traditional , Portuguese , German , French , Italian , Galego , Dutch , Slovenian , Chi simplified , Greek , Catalan , Swedish , Russian , Danish , Czech , Romanian , Indian (Hindi)

Isbn-10: 055426112X | Isbn-13: 9780554261126 | Publish date: 

Also available as: Mass Market Paperback , Paperback , Audio CD , Audio Cassette , School & Library Binding , Library Binding , Softcover and Stapled , Others , eBook

Category: Fiction & Literature , Philosophy , Religion & Spirituality

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Book Description
Sorting by
  • 1

    La saggezza non è comunicabile

    Premetto che ho molta stima dell'autore. Non sò, non mi è arrivato il messaggio. Ho sempre faticato a leggere e capire questo libro.

    said on 

  • 1

    Estremamente noioso...

    Con tutto il rispetto per coloro che lo hanno ritenuto un capolavoro, è un libro che non mi ha suscitato sensazioni positive.
    La storia complicata di questo Siddartha personaggio perlomeno ambiguo e insoddisfatto che passa velocemente da esperienze mistiche a momenti di lussuria, ad altri m ...continue

    Con tutto il rispetto per coloro che lo hanno ritenuto un capolavoro, è un libro che non mi ha suscitato sensazioni positive.
    La storia complicata di questo Siddartha personaggio perlomeno ambiguo e insoddisfatto che passa velocemente da esperienze mistiche a momenti di lussuria, ad altri momenti in cui vuol assaporare ogni tipo di esperienza, quasi che la vita lui non sa decidere di viverla o come viverla, quindi ne assapora tutte le
    angolature anche quelle più acerbe...
    In tutto questo guazzabuglio di eventi, si ritrova poi ad essere abbandonato dal figlio, così come ha fatto lui all'inizio con il padre....
    Vicenda quindi incolore, noiosa e a mio parere non costruttiva o che possa fornire un utile insegnamento...
    Una perdita di tempo in questa lettura scialba, che forse è meglio risparmiare...
    Saluti.
    Ginseng666

    said on 

  • 5

    Siddhartha.

    "Allora accade facilmente che il suo occhio perda la capacità di vedere ogni altra cosa, fuori di quella che cerca, e che egli non riesca a trovar nulla, non possa assorbir nulla, in sé, perché pensa sempre unicamente a ciò che cerca, perché ha uno scopo, perché è posseduto dal suo scopo. Cercare ...continue

    "Allora accade facilmente che il suo occhio perda la capacità di vedere ogni altra cosa, fuori di quella che cerca, e che egli non riesca a trovar nulla, non possa assorbir nulla, in sé, perché pensa sempre unicamente a ciò che cerca, perché ha uno scopo, perché è posseduto dal suo scopo. Cercare significa: avere uno scopo. Ma trovare significa: esser libero, restare aperto, non aver scopo."
    Credo che per apprezzare questo libro bisogna essere predisposti con l'animo. Profondo ma scritto in modo semplice,scorrevole e rilassante per chi riesce a immergersi e lasciarsi trasportare da quel fiume che è la vita di Siddhartha. Protagonista intelligente,spesso saccente , che cerca,che pecca,che trova e quindi vive.

    said on 

  • 3

    Obbiettiva mente è un libro profondo, spirituale, scritto bene e pieno di spunti filosofici che fanno riflettere sul senso della vita e sulla realizzazione personale a cui dovrebbe giungere. La bravura e l'intelligenza di Hesse é indiscussa. Ma per leggere queste misere centosessantanove pagine h ...continue

    Obbiettiva mente è un libro profondo, spirituale, scritto bene e pieno di spunti filosofici che fanno riflettere sul senso della vita e sulla realizzazione personale a cui dovrebbe giungere. La bravura e l'intelligenza di Hesse é indiscussa. Ma per leggere queste misere centosessantanove pagine ho penato più di una partoriente. Non mi é piaciuto, non sono riuscita a stargli dietro e il protagonista non mi ha certo aiutato a finire il libro: antipatico e saccente sin dalla prima pagina, non si è smentito :fino alla fine del libro rimane un so tutto io in possesso di chissà quali verità. Metto tre stelle perché devo fare una media: se fossi un critico obbiettivo dovrei darne cinque, se fossi me stessa nè darei due scarse.

    said on 

  • 4

    Siddharta

    È stato considerato dallo stesso Hesse un “poema indiano” il romanzo presenta un registro molto originale che unisce lirica ed epica, ma anche narrazione e meditazione, elevazione e sensualità, e che lo rende tutt'ora affascinante.
    Il libro narra la vita di Siddharta, giovane indiano, che c ...continue

    È stato considerato dallo stesso Hesse un “poema indiano” il romanzo presenta un registro molto originale che unisce lirica ed epica, ma anche narrazione e meditazione, elevazione e sensualità, e che lo rende tutt'ora affascinante.
    Il libro narra la vita di Siddharta, giovane indiano, che cerca la sua strada nei più svariati modi. Fin da subito il narratore si dimostra esterno ed onnisciente poiché, benché faccia intuire che la storia di Siddharta sia tra le più particolari, non esprime un suo punto di vista. Si può dire che la focalizzazione sia quella del giovane.
    Infatti è attraverso i suoi occhi che noi vediamo un’India del VI secolo a.C. dominata da molte religioni, da molti modi di vivere, da realtà e ipocrisie.
    Siddharta inizia il suo viaggio fiancheggiato dall’inseparabile amico d’infanzia, Govinda, il quale lo ha sempre visto come un saggio. I due decidono di andare a vivere con i "Samana", pensatori che vivono di poco o nulla, che imparano a immedesimarsi con tutto ciò che incontrano. Così fa infatti Siddharta. Dopo aver vissuto con loro, lui e Govinda decidono di andare a vedere il Buddha Gotama, alla quale setta Govinda decide di aggregarsi. Siddharta rimane quindi solo e arriva in una città, dove conosce la bella Kamala.
    La straordinaria maestria di Hesse è ben visibile nei capitoli riguardanti Kamala, in quanto non la nomina mai con un appellativo dalla connotazione negativa, ma lascia intuire il lavoro, moralmente poco "elevato", della donna. Siddharta decide di imparare l’amore da lei e tramite quello apprende i vari modi di lavorare, di guadagnare, di spendere e di divertirsi.
    Il personaggio dell’autore che dapprima sembrava “immacolato” si dimostra soggetto alle debolezze umane, lui che considerava male quei comportamenti e che se ne considerava superiore.
    Dopo anni e anni passati con Kamala, Siddharta si dispera, capisce il suo errore e scappa. Qui si ha il climax del libro, Kamala abbandonata dall’uomo che ama e da cui sa di non essere amata porta in grembo un figlio destinato a chiamarsi come il padre. Anche senza dichiararlo apertamente, l'autore lascia intendere che Siddharta incontrerà il figlio.
    Questo succederà solo dopo un lungo periodo di transizione dell’ormai uomo Siddharta che, dilaniato dai rimorsi per il suo stile di vita degli ultimi anni, ipotizza per sé il suicidio come forma estrema di purificazione. Ma il caso, forse il destino, lo aiuta: incontra Govinda. L’amico da subito non lo riconosce, anzi si ferma pensando di aiutare uno sconosciuto. L’incontro tra i due è toccante, ma quando si separano si ha di nuovo la sensazione che si rivedranno.
    Siddharta ha ritrovato un motivo di vita e cerca una nuova strada, che trova sulle sponde dello stesso fiume nel quale pensava di porre fine alla sua vita. Un vecchio barcaiolo di nome Vasudeva ci abita e condivide con Siddharta l’idea che il fiume sia vivo, che parli, che insegni. Siddharta decide di rimanere con Vesudeva da cui imparerà molto, anche durante i lunghi silenzi.
    Un’altra scena toccante si ha con il passaggio di Kamala che è in viaggio per trovare Gotama, il Buddha ormai morente; con lei c’è il piccolo Siddharta. Un serpente morde la madre, il piccolo piange e richiama l’attenzione del padre che, riconosciuta la donna, cerca di aiutarla, ma tutto è inutile. Ora Siddharta ha un figlio da crescere. Come in tutti i romanzi c’è l’antagonista dell’eroe, ma è un paradosso: di Siddharta è lo stesso figlio. Il giovane ragazzo è ribelle, non lavora, si annoia, non vuole imparare: totalmente il contrario del padre. Dopo anni di sofferenza, il figlio scappa e Siddharta è costretto a lasciarlo andare: sono troppo diversi per poter convivere. Questo episodio, inoltre, induce Siddharta a pensare a quando anche lui aveva abbandonato suo padre e al dolore che gli aveva sicuramente procurato. Un giorno anche il vecchio barcaiolo lascia Siddharta, recandosi nella foresta, alla ricerca anche lui di altre conoscenze.
    E qui si chiude il libro, nel rincontro di Siddharta e Govinda, ormai vecchi, vissuti, sapienti. L’amico ancora una volta non riconosce Siddharta, invecchiato, cambiato. Si raccontano le vite, ma soprattutto Govinda chiede all’amico quale sia, dopo tutti questi anni, la sua filosofia e Siddharta attua un monologo a dir poco affascinante.
    Ora c’è da chiedersi se quel che Hesse fa dire al suo personaggio non sia altro che quello che lui ha dedotto da anni di studi sui libri del nonno, ma su una cosa non si può che essere d’accordo: Siddharta è un Buddha.
    Ciò che trasmette questo libro non è solo un insegnamento morale, ma una lezione di vita su come giudicare per essere giudicati, su come cercare la conoscenza e su come anche il più puro degli uomini si possa ritrovare nel peccato.

    said on 

  • 5

    Magnifico!

    Questo libro per me è un capolavoro. Non sono mai stato vicino alla cultura e filosofia orientale; l'ho sempre considerata sfarzosa, lontanissima ed inapplicabile al nostro stile di vita europeo/occidentale. Questa storia, ed in particolare il mondo in cui è scritta ed il pensiero che se ne ricav ...continue

    Questo libro per me è un capolavoro. Non sono mai stato vicino alla cultura e filosofia orientale; l'ho sempre considerata sfarzosa, lontanissima ed inapplicabile al nostro stile di vita europeo/occidentale. Questa storia, ed in particolare il mondo in cui è scritta ed il pensiero che se ne ricava, ha denudato quel lontano mondo di tutte le atmosfere a mia detta troppo filosofiche e non concrete, 'occidentalizzando' il tutto. Spesso nella lettura ci impattiamo in riflessioni profonde che risvegliano gli echi più profondi di Siddharta e del lettore, ma per farlo l'autore non utilizza frasi complesse o troppo astratte ma anzi, semplici e comprensibili; perfetta quindi se non si cerca una lettura troppo impegnativa ma rilassante e profonda allo stesso tempo. Solamente in alcuni casi ho dovuto rileggere alcuni passaggi per comprenderne al meglio il significato. Questo che dico però è opinabile: avendolo preso dalla biblioteca dalla mia scuola mi sono ritrovato tra le mani un'edizione scolastica, pensata per i ragazzi, infatti presenta molte note sul testo, dandoti informazioni sul significato di nomi di alcuni personaggi o chiarendo e spiegandoti in altre parole i dialoghi più ostici. Come un mio amico mi aveva già anticipato, lo sfogo intellettuale di Hesse si rivela alla fine, all'epilogo di tutto quindi fate attenzione alle ultime pagine e non leggete con superficialità perché sono veramente profonde !
    Per mio figlio, se mai ne avrò uno, questa dovrà essere una lettura obbligatoria!

    said on 

  • 3

    Non so aspettare. Digiunare, ero più bravo prima. Pensare? Penso di star finalmente imparando come si fa a non farlo più.

    Oh, finalmente ho capito perché mi sono sempre state antipatiche a pelle tutte le dottrine, quale che fosse il padronato di cui si facevano grancassa: le dottrine spoilerano. Ti vogliono raccontare il finale mentre tu a malapena sei all’inizio. Anche il Siddharta, con la sua dottrina dell’anti-in ...continue

    Oh, finalmente ho capito perché mi sono sempre state antipatiche a pelle tutte le dottrine, quale che fosse il padronato di cui si facevano grancassa: le dottrine spoilerano. Ti vogliono raccontare il finale mentre tu a malapena sei all’inizio. Anche il Siddharta, con la sua dottrina dell’anti-indottrinamento, qualche seduzione la comporta, per questo bisogna leggerlo quando il rischio di lasciarsi indottrinare lo si è debellato alla meno peggio da sé.

    Dovrebbero scriverci, su una bandella per il “Siddharta”, “Vietato ai minori di 30 anni, minimo.”, e nella riga sotto dell’avvertenza: “Cerca prima di invecchiare, poi vieni qua e ricorda com’è stata e come sarebbe potuta essere”. Se ci scrivi “Vietato” però corrono a leggerlo tutti. Allora dovrebbero scriverci “Consigliatissimo ai minori di 30 anni”, e se uno di meno di trenta anni corre a leggere un libro che gli stanno consigliando moltissimo, beh se lo merita, di certo non è un cercatore a modo e quindi non si perde niente, se lo legge, trovando troppo anzitempo.

    Garbata, preziosa, lirica, la scrittura in traduzione di Hesse, nella mia copia che ho il sospetto sia un falso, ovvero non un’edizione Adelphi ma una copia dell’edizione Adelphi: ha la copertina di cartone sgranatuccio, le pagine di grana grossa, l’inchiostro di pessima qualità e la stampa che lascia lineette di spazio bianco in mezzo alle lettere; e questo fa ancora più onore, a Hesse: in un’epoca dove a essere contraffatte sono le borse da marchio, gli euro di ferro e di carta e i seni delle donne e le natiche degli uomini, o viceversa, o i seni e le natiche di tutt’e due, venir copiato per essere venduto al mercato nero è il più gran bel complimento che gli si possa fare. L’unica altra copia di un libro opera di falsari che mi sia capitato di comprare è stata “Lettera a un bambino mai nato” di Oriana Fallaci.

    “Siddharta”, pare, è stato e è tuttora un romanzo generazionale, per diverse generazioni, per questo non l’avevo mai letto né volevo leggerlo. “Lettera a un bambino mai nato” pure è stato un romanzo generazionale, di tutt’altro segno, e quello l’ho letto: per quanti anni fossero potuti passare io un bambino in grembo non l’avrei mai portato, allora leggere la lettera della Fallaci al suo bambino mai nato mi ha dato e non mi avrebbe potuto togliere niente, e se verso l’aborto sono del parere che non abortirei né vorrei mai che si abortisse e se sono del parere che nessuno può scegliere oltre la donna che la gravidanza vuole portarla avanti oppure no, è perché ho letto quel libro della Fallaci. ‘Siddharta’ di Hesse non ho voluto leggerlo, e ho fatto bene, e non l’avrei letto, se non l’avesse letto un mio amico.

    Quest’estate un amico, quaranta anni, un agente plurimandatario che è pure una sorta di guida spirituale per un gruppo cattolico di giovani adulti, mi chiama eccitatissimo e ispirato: ha letto Siddharta al tramonto su una spiaggia della Calabria, è in preda a furori mistici, vuole parlarne con me, non si capacita del fatto che io il Siddharta non l’abbia mai letto (“Ti leggi ogni collo di cacchio e non ti sei mai letto Siddharta!”; e commette il solito errore di chi, conoscendomi, si figura io sia uno che c’abbia una ‘cultura’ o che me ne sia mai fregato qualcosa averne una; io sono uno che legge perché ha smesso di bere e fumare e in genere le droghe non lo divertono la decima parte di un libro, anche del più mediocre; io leggo per vizio, che è il piacere per il piacere, ah), d’altronde neanche io riuscivo a capacitarmi del fatto che si potessero avere dei mistici furori su una spiaggia della Calabria, e quando ne avremo il tempo gli chiederò come fa, uno che apprezza il Siddhartha, a non diventare molto più anticlericale di come è lui, cioè un anticlericale come me? Infine gli ho promesso, a luglio scorso, che l’avrei letto anche io, questo libro di Hesse. Dicembre mi è sembrato un buon mese. Ho evitato il rischio di trovarmi in Calabria, su una spiaggia, a farmi venire i misticismi al tramonto.

    Lo avessi letto tra i dieci e i venti, venticinque anni, Siddharta lo avrei odiato. Adesso, a trentadue, con un po’ di siddhartismo secreto in privato, al riparo dalla tentazione delle imitazioni, posso leggerlo, godermene la forma, non lasciarmi innervosire da tutte le anticipazioni che dà. Il suo percorso di rinnegazione, solitudine, amicizia, amore, di inimicizia e poi grande passione per il mondo e la sua mondanità, il suo comprendere che quel poco di buono che in questa vita possiamo fare consiste nell’imparare a diseducarci, a svelenarci, a provare compassione, a accettare i limiti, a essere felici per la voce del fiume, sono disposto a ascoltarlo. Io non sono ancora nella fase in cui persino la morte e lo squilibrio di tutte le cose mi diventano amabili o sopportabili, ce ne sono di pensieri che non condivido con le conclusioni che Hesse passa a Siddharta, ma il bello è questo: che ognuno si smarrisca lunga la propria strada, che traccia da sé mentre è convinto di starne cercando una che già c’è ma chissà dov’è. Però bisogna stare in cammino, per poter apprezzare il cammino degli altri. Altrimenti non si fa che alimentare i secolari disprezzo e rancore che provano gli stanziali verso qualsiasi tipo di nomade. I nomadi possono essere odiosi, ma gli stanziali sono degli odiatori provetti, e tra le due essere odiato è tanto più bello che l'essere un odiatore.

    Un consiglio siddhartiano consapevole della debolezza e inconsistenza delle parole quando non vogliono essere racconto ma comandamento? Uno valido per ogni occasione: nel dubbio, se uno sceglie di commettere ‘tutte le pazzie dell’amore’, se pure sbaglia, sbaglia bene (e ‘sbagliare bene’ è copyright di Ligabue, non c’è da fare i furbi).

    said on 

  • 3

    Sarà anche Hesse, ma non subisco il fascino di autori facenti parte di una certa cerchia intellettuale, nè condivido il parere dei lettori della suddetta cerchia. Bello, sicuramente, ma nulla più.

    said on 

  • 4

    Sicuramente un'opera rilevante della letteratura del Novecento, che poi possa piacere o meno.
    Il protagonista percorre un viaggio attraverso se stesso, alla ricerca del nirvana, della pienezza interiore.
    Nel tentativo di raggiungere uno stato di perfetta beatitudine, Siddharta intrapr ...continue

    Sicuramente un'opera rilevante della letteratura del Novecento, che poi possa piacere o meno.
    Il protagonista percorre un viaggio attraverso se stesso, alla ricerca del nirvana, della pienezza interiore.
    Nel tentativo di raggiungere uno stato di perfetta beatitudine, Siddharta intraprende diverse vie, le quali lo portano a vivere una serie di situazioni e identità completamente diverse tra loro, ma tutte assolutamente significative. Sembra proprio che la vita vada sperimentata, riflettuta e vissuta a pieno per poter poi essere in grado di vivere a pieno il proprio essere. L'ansia di giungere alla saggezza assoluta, alla pace e alla comprensione dell'essere, porta a compiere una profonda analisi di se stesso e del mondo.
    Forte orientamento spirituale, un libro credo unico nel suo genere. Da leggere, secondo mia modesta opinione!

    said on 

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